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Nato a Bisceglie il 16 ottobre del 1605 e figlio primogenito del grande pittore Cesare Fracanzano . il suo nome nella nostra città è certamente meno noto e familiare di quelli di Ribera o di Luca Giordano, eppure le sue opere appartengono alla storia di luoghi che conosciamo tutti molto bene: Capodimonte, i Girolamini, o il Gesù Vecchio.
Egli improntò il suo stile pittorico non solo al Ribera, ma anche al Tintoretto, ai fratelli Carracci,e a Guido Reni e ci ha lasciato in città, pregevoli dipinti come il San Giovanni Battista del museo di Capodimonte, le due splendide tele conservate nella quadreria del Pio Monte: della Misericordia ( Pietà e Guarigione di un indemoniato ),il San Michele Arcangelo nella Certosa di San Martino, il Cristo confortato dagli angeli conservato nella quadreria dei Gerolamini, una pala di San Francesco Saverio nella Basilica Santuario del Gesù Vecchio, la Madonna della speranza, e gli affreschi della volte e dell’abside nella Chiesa di Santa Maria della Speranza , ed infine l’ Assunzione della Vergine e Santi presso l’Eremo di Camaldoli.
N.B. Si dedicherà anche alla decorazione realizzando un ciclo nel coro della chiesa della Sapienza .
Per avvicinarci a lui possiamo partire da una curiosità tramandata dal suo biografo: tra i volti dei suoi dipinti si ritroverebbe quello della moglie, Beatrice Covelli, una donna della vita quotidiana del pittore che come vedremo avrebbe prestato i propri lineamenti a figure destinate alla preghiera.
Secondo Bernardo De Dominici, infatti Beatrice era la sua modella prediletta. La somiglianza tra alcune figure è stata richiamata anche dagli studi successivi, mettendo in relazione la Maddalena di San Domenico Maggiore, un angelo del Cristo flagellato dei Girolamini e altre immagini sacre.
Cesare apparteneva a una famiglia nella quale dipingere era un mestiere condiviso. Suo padre Alessandro, originario di Verona, era pittore; lo era anche il fratello minore Francesco. Le loro vicende unirono la Puglia a Napoli, contribuendo a quella circolazione di artisti e idee che rese così ricco il Seicento meridionale. Il rapporto con la bottega di Jusepe de Ribera, ricordato da De Dominici, colloca i fratelli Cesare Fracanzano e Massimo Stanzione nel vivo della cultura figurativa napoletana.
La loro era una pittura che dava peso ai corpi, alle rughe, alla povertà degli abiti, alla presenza concreta delle persone. Entrambi rappresentarono per la nostra città, due figure di passaggio verso il nuovo corso della pittura che appariva più aperto al colore e alle soluzioni che avrebbero preparato la stagione barocca.
Seguire il percorso artistico di Cesare e del fratello significa attraversa musei, chiese e ambienti conventuali, spesso lontana dai percorsi più frettolosi.
I luoghi dove maggiormente prende forma la sua trasformazione pittorica cittadina, si trovano a Capodimonte dove possiamo ammirare il suo San Giovanni Battista; nella Quadreria dei Girolamini dove si conserva il Cristo confortato dagli angeli. Al Gesù Vecchio dove lavorò per i gesuiti, e nella chiesa di Santa Maria della Sapienza intervenne nella decorazione del coro.
La storia di Cesare, però, conduce anche oltre Napoli. Al Museo del Prado di Madrid si conserva il dipinto dei Due lottatori, talvolta identificati con Ercole e Anteo, già registrato nel 1700 nelle collezioni del palazzo del Buen Retiro.
Nell’ultima fase della sua attività , dopo aver rascorso lunghi anni di maturazione artistica a Napoli, nel 1626 decise di tornare definitivamente a Barletta dove sposò Beatrice Covelli ed operò in chiese e palazzi signorili, con saltuari spostamenti a Napoli, Roma ed altre località pugliesi. Morì tra il 1651 e il 1652.
CURIOSITA’ : Molte sue tele sono conservate proprio a Barletta, nelle Chiese di Santa Maria di Nazareth ( La Sacra Famiglia , San Francesco Saverio, Sant’Elena e Immacolata), Sant’Andrea (Natività), Madonna del Carmine (Immacolata), San Ruggero(Crocifisso, San Nicola di Bari), San Gaetano (Sant’Anna, Sacra Famiglia); Purgatorio (Madonna dei suffragi, Testa dell’Eterno); nel Palazzo arcivescovile (Natività, Il martirio di San Sebastiano, Immacolata e Santi, Cristo apparso a San Francesco) nella Pinacoteca, Collezione Gabbiani, (l’Assunta, San Pietro, San Giovanni della Croce).
Altre tele presenti in Italia sono: a Taranto in Palazzo Carducci Artenisio , a Corigliano Calabro,nella Chiesa madre di Santa Maria Maggiore (Sant’Agata in carcere) e a Palermonella Galleria Regionale di Palazzo Abatellis.
Morì a Barletta tra la fine del 1651 e il novembre del 1652.





