PIAZZETTA NILO

Piazzetta Nilo è un piccolo spiazzale situato lungo la via Spaccanapoli , nel decumano inferiore che rappresenta il cuore del centro antico di napoli e non a caso la piazza e la statua del dio Nilo che la caratterizza sono dette “il Corpo di Napoli”. Piazzetta Nilo era anticamente chiamata piazzetta Bisi, dove Bisi stava per ‘mpisi, e cioè impiccati; era quindi la piazza dei condannati a morte che la attraversavano in tristi cortei verso il loro patibolo. La piazza prende il nome dalla statua del Dio Nilo eretta dagli Alessandrini che duemila anni fa si stanziarono con abitazioni e botteghe in questo punto della città, ed eressero tale monumento in memoria della loro patria lontana. Nella vicinanza della piazza si può ammirare la piccola Chiesa di Sant’Angelo a Nilo e il Palazzo Diomede Carafa. Caratteristica principale della piazza è la statua raffigurante il dio Nilo che giace sdraiato possente e muscoloso, col il viso arricchito da una saggia barba lunga che inbraccia una cornucopia adornata con fiori e varia natura, simbolo della fertilità e dell’abbondanza , il fianco appoggiato su di un sasso ed i piedi su una testa di coccodrillo.
La scultura, ha subito nel corso dei millenni varie “peripezie” sparendo per un certo periodo nel XV secolo, perdendo la testa nel XVII secolo (poi ricostruita dagli amministratori dell’epoca); malgrado tutto oggi la statua è ancora lì dove la vollero gli Alessandrini più di duemila anni fa.
Il Dio Nilo è un’entità fluviale, quindi figlia dell’oceano. Fu eretto dai coloni nilesi nel periodo Greco-Romano.
La gente del luogo non era affatto infastidita, anzi: fin dagli albori, i napoletani tendevano ad accogliere usi e costumi di altre popolazioni, soprattutto se questi erano portatori di buona fortuna.
Così iniziarono i culti che la popolazione fu costretta a celebrare di nascosto dal Sacro Romano
I culti dedicati a Iside erano i più famosi ma paradossalmente i più segreti: essi venivano infatti celebrati solo dagli adepti, per lo più alessandrini.
I misteri eleusini furono i più importanti anche per la popolazione già presente prima dell’avvento della colonia egizia. La leggenda vuole che la figlia di Persefone, Demetra, fu rapida da Ade e portata per sempre negli inferi. Zeus per consolare la prigioniera riusciva a riportarla alla luce per sei mesi all’anno, che coincide con il periodo in cui la natura si ridesta dall’inverno, quindi con la primavera.
Il dio Mitra era apprezzato dagli uomini, o meglio dai soldati, che si incontravano segretamente negli ipogei dove sorgevano i templi sotterranei ( mitrei ) dove poter venerare questa divinità non accettata dalla religione ufficiale.
Proprio per questa serie di culti paralleli o addirittura contrari alle credenze riconosciute, la statua del Dio Nilo fu decapitata e spodestata e perduta per secoli.
Finché nel Medioevo non fu ritrovata. Mancante, oltre che della testa, anche di vari pezzi – tra cui le teste del coccodrillo e della Sfinge mai più ritrovati. Al loro posto, migliaia di capelli, fogli di carta che chiedevano grazie alla divinità, monete e qualsiasi cosa pur di convincere il Dio Nilo ad aiutare quella gente bisognosa.
Nel XVII, per amore del Neoclassico, furono eseguiti numerosi restauri, ricerche e ciò che hanno portato alla ricostruzione della statua per come la conosciamo oggi.
Così nel 1667 la statua fu posta su quello che viene chiamato “sedile” di marmo, recante una scritta in latino che in grandi linee racconta le vicissitudini vissute da questo pezzo importante di storia e cultura partenopea.
La statua ha subito di recente un ‘ importante restauro con il ripristino definitivo della piccola testa di sfinge marmorea , trafugata oltre 50 anni fa e recuperata lo scorso dicembre in Austria.

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