COSE DI NAPOLI

Appena solo qualche anno fa, ricordo che quando nelle rare pause del mio lavoro mi inoltravo per i vicoli dei decumani alla scoperta dei tanti bei posti che caratterizzavano quella zona, spesso mi accorgevo di essere solo.
Ho imparato a scoprire la mia Napoli in estate, quando, libero dal lavoro e rimasto solo in città ho incominciato a setacciare i vari quartieri come se fossi un turista qualsiasi. Lentamente è salita la passione che con il tempo si è trasformata in una vera e propria ossessione, ipnotizzato dalla bellezza e dal mistero dei luoghi.
Si, perchè questa città rischia di ossessionarti per la sua eccessiva bellezza: uno scrigno senza fondo, ricca di storia, cultura, musica, rumori e sapori. Il rischio che si corre è la dipendenza artistica di cui presto ti accorgi non poterne fare a meno.

La città è intrisa di storia e di tante dominazioni, ciascuna delle quali ha lasciato un pezzo del proprio patrimonio culturale  con i suoi palazzi e le sue chiese antiche che se le studi a fondo finisci per sentirle tue.
Se leggendo impari un pò la storia di Napoli non puoi rimanere indifferente di fronte a tanti monumenti e vecchi palazzi e vieni rimbalzato automaticamente indietro nel tempo, proiettato tra greci, romani, normanni, angioini, durazzo, aragonesi, francesi e  spagnoli.

Rimani così imbrigliato nella storia e nella città che si richiude su di te quasi avvolgendoti.
Non ti lascerà mai più, una volta entrato in empatia con te, e solo chi arriva a questo stadio può capire il vero significato di frasi famose come “A Napoli piangi due volte: quando arrivi e quando te ne vai ” oppure “Vedi Napoli e poi muori”  (frase celebra di Goethe scritta nella lettera del 2 maggio 1787 nella sua opera viaggio in Italia). Gli edifici religiosi a Napoli si accavallano e si stratificano sopratutto nel centro storico a breve distanza tra loro ma ognuno ha qualcosa di speciale e di magico da raccontare.

La chiesa angioina di San Pietro a Majella con il suo soffitto reso splendido dalle opere del Mattia Preti e la bella e preziosa balaustra di Cosimo Fanzago.
L’affresco un pò consumato che rappresenta “la Madonna del Soccorso” e la sua bella storia, ma sopratutto il  Cristo nero di epoca medievale vestito con una tunica. Accanto ad essa nell’ex convento della chiesa si trova il Regio Conservatorio di musica frutto dell’Unione di quattro precedenti istituti musicali dislocati in vari punti della città.
In questo luogo si sono formati un numero elevato di grandi compositori italiani come Bellini, Zingarelli, Donizetti, Mercadante, Cilea e tanti altri.

 

 

 

 

La  chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta cosi chiamata da una pietra con una croce incisa su cui fu posta un’immagine della Madonna che quando la si baciava procurava l’indulgenza che fu costruita  con il preciso obiettivo esorcistico di scacciare una volta per tutte il diavolo che si presentava sotto forma di un abominevole porco terrorizzando i passanti di turno.


La chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco, sul cui esterno sono poggiati teschi e femori ( a chiesa d’à cap e mort )  detta del purgatorio per la volontà di celebrare messe con offerte ai defunti. In questo luogo come in nessun altro si vede il grande cuore del popolo napoletano che ancora oggi si occupa dei defunti privi di nome e quindi del tutto dimenticati dai vivi per “alleviarne” le pene mediante preghiere.
Pensate che per secoli in questa chiesa sono state adottati dei teschi di un anonimo defunto (una capuzzella) per prendersene cura proteggendolo (talvolta in una piccola e rudimentale bacheca in legno e vetro) ed onorandolo con devozione continua tramite fiori,  lumini e preghiere amorevoli  per “arrefrescare  l’anime” e magari ottenere anche la sospirata grazia.


A Napoli, infatti la chiesa da sempre non è semplicemente il luogo  in cui si va a messa. La chiesa è un luogo di devozione, è il luogo dove si vanno a chiedere grazie future e offrire ex-voto per quelle ricevute.  Per molti fedeli, insomma, è una sorta di chiesa personale in cui non mancano mai luci e fiori, del santo  a cui rivolgersi.
Il culto religioso è stato sempre molto forte e sempre molto presente in città e molto rappresentato dai vari regnanti di turno che ci hanno lasciato quasi 500 chiese appartenenti a diverse epoche e stili architettonici.

Alle 500 cupole vanno aggiunti altri luoghi di culto, più piccoli, ma importanti allo stesso modo per la città: le circa duemila edicole votive, importanti esempi di architettura religiosa appartenenti a diverse epoche nate con il  duplice scopo di evangelizzare il popolo  e creare una rete di illuminazione stradale per i vicoli più bui in maniera da rendere più sicura la povera gente che  la sera si rintanava in casa da brutti incontri (delinquenti e ladri).


Le piazze sono ricche di storia alle quali sono state assegnati nomi nuovi, per la maggior parte di queste dai Savoia, cancellando anni di periodo borbonico ma anche e sopratutto periodi legati ai viceré, alla Regina Giovanna, ai Normanni, a Federico, a Ladislao, ai romani, greci, Angioini e aragonesi, a rivoluzioni fallite, ai massacri fatti dalla plebe, alle cuccagna fatte per il popolo (Piazza del Plebiscito)  o  tristi  palcoscenici di pubbliche esecuzioni (Piazza del Carmine)  .
Una delle piazze più grandi d’Italia e più ricche di storia è certamente la nostra bella Piazza del Plebiscito. Questa è il luogo simbolo di Napoli maggiormente rappresentato dai mass media nel mondo e vero luogo di incontro per grandi manifestazioni o concerti in città.

Inizialmente era solo un grosso slargo (Largo di Palazzo) antistante una iniziale residenza vicereale che all’epoca (‘500) aveva un aspetto di maniero fortificato. Successivamente questa primitiva residenza si trasformò in un maestoso palazzo reale mentre l’antistante spazio chiamato Largo di Palazzo divenne per oltre due secoli teatro di grandi parate militari e scenografiche feste popolari come le famose cuccagne.
Al re francese Gioacchino Murat si deve invece la costruzione del magnifico lungo colonnato ad emiciclo che doveva, nelle sue intenzioni, essere il foro Murat e che invece alla fine a completamento del progetto divenne solo l’anticamera alla Basilica di San Francesco di Paola fatta costruire da Ferdinando I di Borbone come ex voto per la riconquista del Regno. Egli fece pure adornare la piazza con due statue equestri fatte costruire da Antonio Canova che raffiguravano una se stesso e l’altra il padre Carlo I di Borbone.
La piazza che quindi doveva raffigurare stavolta il trionfo dei Borbone, oggi si chiama del Plebiscito e rappresenta invece la loro sconfitta: dopo la caduta del Regno delle due Sicilie infatti un “Plebiscito ” decretò da questa piazza l’annessione (o la conquista?) dell’intero sud alla dinastia dei Savoia.

Al di sotto di questa piazza si trova un lungo tunnel che partendo dai pressi del palazzo Reale di Piazza Plebiscito arriva fino alla vecchia Caserma di Via Morelli.
Si tratta del Tunnel Borbonico, ossia la via strategico-militare voluta da Ferdinando II di Borbone che doveva consentire alle truppe e ovviamente a sé stesso di scappare rapidamente verso il mare a partire da palazzo Reale, qualora se ne fosse presentata l’occasione (i moti del 1848 dopotutto erano ricordo non troppo lontano).
Durante la Seconda Guerra Mondiale  il Tunnel venne riscoperto e utilizzato come rifugio antiaereo dove  la popolazione di Napoli si nascondeva quando cominciava a suonare l’allarme. Capitava a volte che la gente trascorresse più giorni nascosta nel tunnel: motivo per cui venne dotato di impianto elettrico, brande per dormire, attrezzatura per cucinare e gabinetti per i bisogni fisiologici.
Finita la guerra il Tunnel si trasformò da rifugio antiaereo a deposito giudiziario dove trovarono riparo auto e moto sequestrate in quanto rubate o truccate, alcune delle quali sono oggi ancora visibili.

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Il Palazzo Reale costruito da Domenico Fontana, è stato ininterrottamente la sede del potere monarchico a Napoli e nell’Italia meridionale: suoi inquilini furono dapprima i viceré spagnoli e austriaci, poi i Borbone e infine i Savoia.
Inizialmente il porticato inferiore , della sua facciata ( misura circa 170 metri) secondo il progetto del Fontana era aperto e solo successivamente  lo chiuse Luigi  Vanvitelli nel 1756.
L’architetto ne modificò radicalmente la facciata chiudendo alternativamente gli archi voluti dal Fontana creando delle nicchie che dovevano ospitare delle statue.

Solo un secolo dopo e per volontà di Umberto I, nelle nicchie furono collocate le otto statue marmoree raffiguranti secondo lui, i più rappresentativi sovrani delle dinastie che hanno regnato a Napoli. Essi sono in ordine cronologico: partendo da sinistra avendo di fronte la facciata: Ruggero il Normanno, Federico II, Carlo I d’Angiò, Alfonso V d’Aragona,  Carlo V d’Asburgo-Spagna,  Carlo III di Borbone,  Gioacchino Murat, ed infine Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d’Italia.
Ma una Piazza più grande non corrisponde necessariamente storia più grande. Noi abbiamo piazze molto più piccole e sicuramente meno scenografiche ma sicuramente molto, ma molto più ricche di storia come Piazza San Gaetano lungo Via Tribunali.

 

Che emozione  trovarsi in questa Piazza, trovarsi nell’antica Agorà greca. Pensare quante persone nei secoli hanno  solcato quel luogo ti fa sentire la storia che si è svolta in millenni e millenni proprio sotto i tuoi piedi!
A proposito… sotto i nostri piedi ma nel sottosuolo in questo luogo ci possiamo arrivare. Basta recarsi in una rientranza poco distante dalla Piazza per accedere alla Napoli sotterranea. Qui si può  godere di  un  bellissimo percorso guidato della durata di circa 90 minuti  che si snoda per diecimila metri sotto il cuore del centro antico, dove oltre che ammirare i resti dell’antico acquedotto greco-romano e dei rifugi antiaerei della seconda guerra mondiale si possono visitare il museo della guerra, gli orti ipogei ed i resti dell’antico Teatro greco-romano dove l’Imperatore Nerone pare vi abbia cantato e recitato.

Vi rendete conto di quanto tutto questo sia magnifico? Ho girato molto in giro per il mondo ma non ho mai trovato tanta magia, storia e leggenda uniti in un solo fazzoletto di pochi chilometri.
Via tribunali poi è in assoluto la zona di Napoli che più di ogni altro posto possiede una sua  anima. E’ la zona più antica della città nonchè uno dei luoghi simbolo della Napoli gotica e misteriosa ed è sopratutto una zona ricca di monumenti e chiese storiche.
E’ un tratto di strada molto suggestivo e caratteristico, percorrere questa strada e la vicina  spaccanapoli significa di fatto incontrare dal vivo la cultura napoletana, assaporare il profumo dei suoi cibi, calarsi nella sua lingua e nella sua musica.
In piazza San Gaetano vi è un concentrato di storia e arte da brividi. Il mio sogno è abitare in questo luogo o magari nel vicino palazzo Filomarino dove per lungo tempo ha risieduto il grande maestro di tutti noi amanti di Napoli, il grande Benedetto Croce; ma ho paura che poi rischierei di non fare null’altro che girare, vagare ed imbambolarmi di fronte a tanta arte…. è meglio evitare. E’ un luogo troppo bello e pericoloso se hai un’anima.

Potrei vivere intere giornate in questi luoghi senza rendermi conto che il tempo passa.
Sono presenti  in questa piazza oltre all’amichevole (oramai) statua di San Gaetano due stupende chiese.
La Basilica di San Paolo Maggiore eretta sulle rovine del tempio romano dei Dioscuri, Castore e Polluce la cui navata centrale mostra dei preziosi affreschi di Massimo Stanzione e La basilica di San Lorenzo Maggiore con il contiguo monastero e il bel campanile in piperno.

 

 

 

Questo monastero rappresenta il vero cuore storico della Napoli antica: in questo luogo infatti risiedettero periodicamente, la prima università di Italia fondata da Federico II di Svevia nel 1224 e, stabilmente, il Tribunale della citta. Dal suo balcone Masaniello con il suo discorso aizzò la folla alla rivolta.
Sulla facciata del campanile della basilica guardando in alto, vediamo apposti i 7  stemmi rappresentanti i  vecchi sedili di Napoli in cui per tanti anni venne suddivisa la città.
La bella chiesa gotica dove Boccaccio incontrò Fiammetta,  è una delle chiese più importanti medievali di Napoli, fatta erigere da Carlo d’Angiò per assegnarla ai frati francescani. La sua facciata  del 700 è stata realizzata dal celebre architetto napoletano Ferdinando Sanfelice mentre nel suo spartano interno gotico ricordo di essere stato completamente  rapito dalla bellezza dell’ altare maggiore di Giovanni da Nola a mio parere una delle più belle opere rinascimentali della città.

 


Ma non finisce qui perchè al di sotto di questa meravigliosa chiesa e annesso monastero vi sono i resti importantissimi e quasi intatti della Neapolis greco- romana, con le sue vie, le botteghe ed addirittura un forno.

Dalla piazza si intravede lateralmente al monastero di San Lorenzo l’affollata e famosa via San Gregorio, popolare e nota in tutto il mondo per la presenza di botteghe dove si costruiscono pastori e presepi. In questo luogo si rischia di sostare ore per fermarsi ed ammirare le tante botteghe di artigiani  e magari comprare un piccolo corno portafortuna da regalare ad amici o parenti (o cuorn è importante e sadda regalà p fà effett)

Nascosta tra le tante botteghe si trova una della più belle sorprese delle mie tante escursioni in questo posto: La chiesa di San Gregorio Armeno con il suo bellissimo chiostro il cui interno mostra una delle decorazioni barocche più ricche e sfarzose della città, dove spiccano preziosi affreschi di Luca Giordano. Ma la cosa più sorprendente è nascosta  in  fondo a destra  dove si trova  la cappella di Santa Patrizia, secondo patrone di Napoli il cui sangue contenuto in un’ampolla si liquefà in presenza del popolo credente ogni anno il 25 agosto.

In questo luogo esisteva un tempo un Tempio dedicato alla dea Cerere (Demetra) alla quale i cittadini prima greci e poi romani offrivano come ex voto delle piccole statuine di terracotta fabbricate nelle tante botteghe del luogo.
Il poeta napoletano Stazio, vissuto nel I secolo d.C. ci ha riferito di  Demetra, Apollo e i Dioscuri come all’epoca i patroni della città, mentre il geografo Strabone, sempre nel I secolo d.C. aggiunse tra questi anche la tomba della sirena Partenope (all’epoca oggetto di venerazione) che si trovava presso la riva del mare.

A proposito di strade strette come quella di San Gregorio ricordo che un’altra importante emozione mi è stata data nel corso del tempo dai numerosi  vicoli che si sviluppano in questo luogo talvolta talmente stretti e lunghi che spesso la prospettiva è tale da far sembrare che nella parte terminale del vicoli i palazzi sembrano convergere e unirsi l’uno con l’altro.

Inizialmente non vi nascondo che avevo un pò di timore ad inoltrarmi tra questi vicoli ma poi la curiosità ha preso il sopravvento e lentamente mi sono sempre più addentrato in questi percorsi per scoprirne i più nascosti segreti.  Ho così potuto spiare all’interno dei cosidetti “bassi” dove talvolta sono anche stato invitato ad accomodarmi e quasi “costretto” con piacere a bere un buon caffè. Ho così potuto, laddove ne avessi bisogno, ancora una volta constatare la generosità del popolo napoletano. Unica difficoltà è stata quella di abbandonare il luogo per l’ora di pranzo poichè anche in questo caso mi era stato proposto di fermarmi a tavola con loro. Inutile dirvi che oramai sapevo già tutto di loro, della loro famiglia, del loro lavoro, figli, problemi e piaceri.

Mi sono avventurato in questi vicoli ed ho scoperto vecchi monasteri  di suore in clausura meglio conosciute come “Le Trentatrè“, vecchi chioschi monumentali deturpati da scellerate passate decisioni politiche come quello di Santa Patrizia e quello del complesso di S.Marcellino e Festo entrambi preda della Facoltà di Medicina destinata a Caserta.
A proposito lo sapete che in questo complesso conventuale si trova, nel Museo  di Paleontologia,  lo scheletro di un grosso dinosauro carnivoro?

Ma se dobbiamo far vedere un chiostro ad un amico che viene a trovarci (magari da Milano o Torino) non possiamo non pensare a quello maiolicato del Monastero di Santa Chiara realizzato da Antonio Domenico Vaccaro i cui viali sono ricoperti da maioliche fatte da Donato Massa e suo figlio rappresentanti le allegorie dei quattro elementi fondamentali: acqua – terra – Aria  e  fuoco.


Ovviamente dobbiamo anche fargli vedere la bellissima vicina annessa chiesa gotica del trecento con il suo campanile, famosa in tutto il mondo e fatta costruire per volere di Roberto d’Angiò e della sua seconda moglie Sancia di Maiorca.
Su questo bellissimo campanile con le sue iscrizioni  in lettere gotiche affacciava dal balcone della sua stanza da studio, il grande filosofo Benedetto Croce a cui hanno dedicato la strada sottostante. Questa, percorrendola, termina in una delle più importanti piazze della Napoli antica, ricca di famosi palazzi nobiliari e dal cui centro si eleva una guglia con sopra una statua bronzea di San Domenico, scolpita da Francesco Antonio Picchiatti e voluta dal popolo per la peste del 1656.

La bella Piazza San Domenico su uno dei suoi lati è occupata dalla scalinata della chiesa antica di San Michele Arcangelo a Morfisa e della parte absidale della trecentesca chiesa di San Domenico Maggiore voluta da Carlo II d’Angiò e in cui insegnò teologia San Tommaso D’Aquino (fra i tanti suoi alunni Giovanni Pontano, Giordano Bruno e Tommaso Campanella).
Mamma mia che spettacolo! Che opera d’arte! Una chiesa bellissima in cui si possono ammirare importanti opere d’arte appartenenti a Luca Giordano, Tino da Camaino, Cosimo Fanzago, Giovanni di Nola, Francesco Solimena, Tiziano e Caravaggio.


Nella sua sagrestia invece sono custoditi i feretri che contengono i resti dei re e  dei principi aragonesi ed anche quello  che resta di Antonello Petrucci, il segretario del re Ferrante, decapitato nel 1486 per aver partecipato alla congiura dei baroni.
Una chiesa ricca di storia e di veramente tanti personaggi  illustri che talvolta hai addirittura la sensazione di incontrarne qualcuno. E’ un posto incredibile!
Ma tutto il luogo è incredibile, ricco di storia, di particolarità significative ed interessanti.

La statua del Nilo, per esempio, nella vicina piazzetta ci ricorda che nella nostra città circa duemila anni fa si instaurò con abitazioni e botteghe anche una colonia alessandrina.
La statua raffigura il dio Nilo,  che  i napoletani credettero in seguito d’identificare nel “corpo di Napoli”. Egli  giace sdraiato possente e muscoloso, con il viso arricchito da una saggia barba lunga che imbraccia  con il braccio destro una cornucopia adornata con fiori e varia natura, simbolo della fertilità e dell’abbondanza.

Da questo punto in poi la via Spaccanapoli , chiamata così perchè a guardarla dal belvedere della certosa di S. Martino divide in due parti uguali la Napoli ottocentesca, prende il nome di San Biagio dei Librai (nome dovuto alla corporazione dei librai)  in cui ebbe i natali nella vecchia libreria paterna il filosofo Gianbattista Vico.
Camminando in questa antichissima via ho scoperto palazzi bellissimi ricchi di storia tra i quali due in particolare mi hanno colpito: il palazzo Santangelo, con il suo bellissimo portale  eretto nel 400 da Diomede Carafa dove in fondo al cortile possiamo scorgere la copia in terracotta dell’enorme testa di cavallo donata da Lorenzo il Magnifico (realizzata a Firenze da Donatello)  ed il bellissimo palazzo Marigliano dove  ha vissuto Costanza Chiaramonte regina di Napoli ed  ex moglie del re Ladislao di Durazzo.
La testa del cavallo il cui originale in bronzo  è oggi conservato al museo nazionale, una  di quelle cose la cui storia ti fa innamorare di Napoli.

Pare infatti che fino al Medioevo, nei pressi di dove oggi si trova il Duomo si trovasse la statua di un cavallo imbizzarrito di bronzo che si  dice fosse scolpita dal mago Virgilio, con una stregoneria e che tale statua avesse il potere di guarire i cavalli malati che ornati con  ghirlande di fiori e tarallini (simbolo del grano e della fertilità) per guarire, dovevano girare tre volte intorno alla statua.
Il colossale cavallo nel 1322 per decisione dell’arcivescovo, contrario a  tali riti pagani venne completamente fuso per  fare  le campane del Duomo, ad eccezione della testa che fu poi alloggiata nel palazzo Carafa.
C’è chi racconta in questi vicoli che quando suonano, tendendo l’orecchio si sente il nitrito del cavallo di Virgilio.
Questa è Napoli! Dovete imparare ad abbandonarvi alle sue regole e alle sue tradizioni, alle sue credenze ed  ai suoi ritmi,  alla sua originalità, alle sue contraddizioni e ai suoi  contrasti  divenuti nel tempo il suo punto forte creando atmosfere suggestive e difficili da dimenticare.
Chi di voi per esempio non e’ rimasto perplesso di fronte ai due scheletri conservati nel piano sotterraneo della cappella Sansevero realizzate dal medico palermitano Giuseppe Salerno, sotto la direzione del Principe Raimondo di Sangro? Questi due modelli anatomici eretti non in forza del loro scheletro, bensì dal sistema arterioso e venoso pietrificato,   rimane ancora oggi un grande mistero che si presta a chiacchierate leggende come quella della iniezione in circolo di due sventurati servitori  di una strana sostanza  creata in laboratorio dal principe, che avrebbe provocato la “metallizzazione” dei vasi sanguigni.

 

Il sacro ed il profano hanno vissuto a braccetto per lungo tempo insieme in questa città come per esempio è accaduto per la chiesa di Sant’Eligio Maggiore dove il popolo era solito invocare il santo protettore per la guarigione dei cavalli ammalati, i quali venivano recati davanti la chiesa per essere benedetti. Quando la guarigione si otteneva, i ferri, che avevano portato il cavallo infermo erano inchiodati sulla porta come oggetti votivi.
Di questa usanza antica (che ebbe origini dal rito pagano di portare i cavalli a girare intorno al famoso cavallo di bronzo di Virgilio) rimasero le vestigia fino agli ultimi tempi, e la benedizione dei cavalli si faceva nella corte della chiesa di San Antonio Abate.
Oppure per la chiesa di San Giovanni a mare che all’epoca lambiva il mare, fondata nel XII secolo. Il Santo protettore di questa chiesetta era la biblica figura di San Giovanni che battezzò nel fiume Giordano nostro Signore Gesù.
L’immediata vicinanza al mare consolidò un rito, ripetuto ogni anno nella notte di San Giovanni il 23 giugno, che prevedeva un battesimo collettivo nelle acque marine.
Il popolo festeggiava la ricorrenza con un bagno collettivo nelle acque del mare, il quale però spesso degenerava fino ad arrivare ad un punto tale che dovette essere soppresso, dal viceré Spagnolo per la piega pagana e misterica che stava prendendo.
Questa festa infatti, originata da un motivo religioso (si intendeva ricordare il battesimo di Gesù nel fiume Giordano) finiva con un bagno notturno e una volta inibita la comune morale ci si abbandonava a poco licenziosi atti amorosi (il bando di abolizione del periodo vicereale parla di promiscuità fra “homini et femine“).
Ma non basta perché il pagano lo ritroviamo anche nella chiesa della Madonna di Piedigrotta  ai piedi della Cripta Neapolitana ( dove si trovano i sepolcri  di Virgilio e di Leopardi ) costruita per rendere cristiano un luogo pagano dove Priapo veniva festeggiato con riti orgiastici.

A proposito di riti orgiastici sapete che la zona del  Chiatamone era  ricca di  grotte scavate per estrarre il tufo dedicate al culto di Serapide e Mithra? Questa  furono per lungo tempo teatro di oscuri riti mitriaci e orgiastici  propiziatori fino a che il vicerè non vi pose fine con una ordinanza.

Non è immune dal paganesimo anche la bella chiesa barocca del Gesù Nuovo nell’omonima piazza dove la sua facciata è ricca di strani significati.
In questa chiesa  possiamo ammirare le pitture e le decorazioni marmoree dei piu’ influenti artisti dell’epoca ( Cosimo Fanzago, Francesco Solimena, Luca Giordano, Massimo Stanzione, Giovanni Lanfranco, Aniello Falcone) e nella cui  prima cappella a destra riposa il medico santo Giuseppe Moscati . All’ interno della chiesa è stato anche ricreato una suggestiva rappresentazione degli ambienti dove lui teneva studio.

Quello che maggiormente mi colpì di questa chiesa almeno nel momento in cui decisi di farne conoscenza è la diversità di stile della sua facciata con il suo interno.
La sua bellissima facciata appare in stile rinascimentale mentre il suo interno è barocco. La spiegazione si trova nel fatto che la facciata è l’unico superstite del bel palazzo del nobile Sanseverino che fu per il resto abbattuto dai Gesuiti che poi avendo acquistato il palazzo decisero di trasformarlo in chiesa.
La facciata è caratterizzata da bugne di piperno di forma piramidale con la punta rivolta verso chi guarda che mostrano delle incisioni particolari simili ad ideogrammi di un misterioso alfabeto.
Secondo alcuni sono il risultato di un maleficio fatto contro i suoi occupanti da parte dei maestri pipernai nell’atto di costruire l’immobile in quanto corrotti dai loro nemici.
Secondo altri si è trattato solo di un errore di imperizia degli operai che finì per ottenere risultati malefici sul palazzo.
Secondo altri invece non si tratterebbe di magia ma solo di uno spartito musicale scritto in lettere aramaiche (cosa che spesso accadeva nel tardo umanesimo) la cui riscrittura è oramai stata decifrata compilando addirittura un concerto  intitolato «Enigma».
Ma il misto tra sacro e profano continua anche nella Piazza del Gesu’ e nel suo obelisco con la sua Madonna dell’Immacolata interamente fatta con materiale di rame che in alcuni momenti della giornata, con il gioco di luce ed ombre, vista in una determinata prospettiva da dietro sembra somigli all’immagine della morte con la falce.  Un’ antica leggenda vuole che chiunque riuscisse, semmai, a vederne l’immagine di faccia ne acquisti in cambio l’immortalità.
Il luogo è ricco di leggende e secondo anziane persone anche di famosi fantasmi come quello della Regina Giovanna che ogni anno nella ricorrenza della sua morte (22 maggio) avanza lentamente lungo i viali nel chiostro della vicina chiesa di Santa Chiara.
Per la grande regina, assassinata nel sonno da quattro sicari, nessun funerale fu celebrato, nessuna benedizione e ……… nessuna tomba.
La regina morta era scomunicata e non poteva pertanto essere inumata in terra sacra.
Le sue spoglie furono prima tumulate nella sacrestia di Santa Chiara e poi buttate in una fossa comune coperta da una lastra di marmo vicino all’ingresso del chiostro.
State attenti, la regina avanza con il capo chino e solo raramente pare alzi lo sguardo che a dire di molti sia terrificante. Chiunque incontri questo sguardo pare incontri poi la morte.
Potreste anche incontrare lo spettro della bella D’Avalos, e del suo amante Fabrizio Carafa, scoperti in flagrante e fatti ammazzare nel ‘500 dal marito di lei, il geloso Carlo Gesualdo principe di Venosa. Oppure quello della belle donna dai capelli rossi di nome Maria, considerata una strega che come un’ombra scura, vaga in via Port’Alba fra le librerie e le pizzerie, senza pace e senza sosta.
O potreste addirittura nel vicino vico De Sanctis, dove di trova la famosa Cappella Sansevero, sentire, sopratutto in alcune notti di luna piena, l’eco dello scalpitio dei cavalli della carrozza del principe Raimondo de Sangro ed ogni notte, prima della mezzanotte, in prossimità della sua abitazione sentire i  rumori dei suoi passi.
Non vi dovete meravigliare di tutti questi fantasmi: questo è il luogo ideale per loro, qui essi
vengono tollerati, rispettati, temuti e talora addirittura ….. coccolati e amati.
I nostri genitori ma sopratutto i nostri nonni  ci hanno spesso raccontato di portoni che cigolano, lampadine che si spengono e si accendono da sole, usci che sbattono, bisbigli in una stanza vuota, rumori  di passi in una stanza vuota, lampadari che oscillano senza scosse di terremoto, soffi di vento e tintinnio di catene in stanze chiuse da anni.
Napoli è una città secondo molti racconti ricca di apparizioni di fantasmi e case infestate da «monacielli» , strane figure come quella della  “Bella Mbriana e luogo ideale per il proliferare di streghe ( le «janare» ) e strani racconti.
Qui un tempo si dice che addirittura sotto la piazza dove si trova la chiesa della Pietrasanta vi abitasse il diavolo in persona che tutte le notti travestito  da enorme maiale si aggirava minaccioso per la piazza e le strade limitrofe per spaventare col suo diabolico grugnito i passanti.
In verità in questo luogo si trovava un tempio dedicato a Diana, dea della Luna e della caccia, protettrice delle donne. Il culto per la dea Diana era riservato alle sole donne (perché a queste prometteva parti non dolorosi).
Gli uomini ne furono sempre più infastiditi, tant’è che tali donne venivano appellate modo dispregiativo col sostantivo di ianare, dianare o sacerdotesse di Diana, ed infine bollate di stregoneria, capaci di invocare il demonio.
Ma questo è niente: pensate che sotto questa struttura sono stati ritrovati misteriosi percorsi  artificiali risalenti al periodo tra il 1200 e il 1300 che  passando sotto l’attuale Istituto Diaz,  scendono verso l’antica via del Sole fino alla Cappella e al Palazzo Sansevero in piazza San Domenico Maggiore per poi risalire verso via Tribunali ad angolo con via Nilo e di via Atri, terminando alla chiesa.
In questi cunicoli sono stati ritrovati sulle pareti incise ben 36 croci che  sembrano appartenere all’ordine cavalleresco dei templari. È stata rinvenuta anche una croce latina a triangolo rovesciato che ricorda la coppa di Cristo che contiene il soma, la bevanda dell’immortalità, il Santo Graal.
Secondo alcuni il percorso è lo stesso riportato in codice antico sul bugnato della chiesa del Gesù Nuovo in piazza del Gesù, dove un tempo vi era la fontana egizia di Morfisia del 67 d.C., alimentata dall’acqua del Sebeto, la fontana dell’immortalità, trasferita dal 1656 all’interno del complesso monumentale.

Una grande città esoterica dove il popolo nella sua grande filosofia di vita mostra una esuberante confidenza con la vita e una grande familiarità con la morte e con l’Aldila.
Le anime dei morti, infatti, vengono viste come entità spirituali a cui potersi rivolgere con familiarità ma anche con dovuto rispetto per chiedere grazie ed intercessioni, nonchè per ottenere guarigioni, vincite al lotto ed altri favori, per cui esse vanno venerate quasi allo stesso modo dei santi al punto da costringere  la chiesa ad abolire il culto dei morti.

La grande testimonianza di tutto questo lo si trova nel famoso Cimitero delle Fontanelle
che si trova nel cuore del Rione Sanità, dove sono raccolti  oltre 40.000 resti di povere persone di cui la maggior parte causati dalla peste, che scoppiò a Napoli nel 1656.
Si  tratta di cave di tufo che furono utilizzate come deposito di cadaveri per togliere dalla città i tanti sparsi cadaveri colpiti dalla pestilenza.
La città falcidiata dal terribile morbo vedeva accumulati centinaia di cadaveri in numerosi slarghi o piazza. Questo ‘incredibile  scenario appare  ben rappresentato in un quadro  di Gargiulo Domenico detto ” Micco Spadaro ( Micco diminutivo di Domenico e Spadaro perchè era questo il mestiere del padre ) custodito nella certosa di San Martino dove si intravede anche la demolita porta Reale.
Ma secondo alcuni, oltre a questi cadaveri “ufficiali”, nella cava sono stati disposti anche i resti di persone abbienti che richiedevano di essere tumulate nelle Chiese.
Le chiese dopo un certo periodo di tempo divennero sovraffollate e non si riusciva quindi a trovare spazio per nuovi ricconi e alti aristocratici alla ricerca di una nobile sepoltura in chiesa. Non potendo rinunciare ad un cotanto guadagno, però le persone addette ugualmente accettavano la commissione. Di giorno si svolgeva il funerale, così come voleva il defunto e la notte i becchini trafugavano il corpo portandolo alla cava, per evitare l’affollamento.
Un giorno a causa del sistema fognario praticamente inesistente, in seguito ad un allagamento della cava, i resti furono riportati in superficie, dando vita ad uno spettacolo apocalittico spaventoso. Solo dopo questa sciagura si decise di dare alle ossa una disposizione, costruire un altare e riconoscere ufficialmente la cava come ossario.
Alla fine dell’Ottocento padre Gaetano Barbati coordinò alcuni devoti ( un gruppo di popolane del rione Sanità, denominate “e’ maste“) per riordinare le ossa in cataste e fece costruire la sobria chiesa di Maria Santissima del Carmine nel sito delle Fontanelle.
E’ così che è nato il Cimitero delle Fontanelle di Napoli: una enorme grotta di tufo dove pian piano vennero accatastati ossa e teschi dei napoletani che per un motivo o per un altro erano costretti ad abbandonare la vita terrena.
In questo luogo i napoletani hanno con il tempo incominciato  l’usanza di adottare il cranio di uno dei morti di identità ignota al quale chiedere servigi e favori, come se fosse un membro della famiglia. La capuzzella da quel momento diveniva parte integrante della famiglia e le venivano riservate cure e preghiere.
Al teschio adottato ci si rivolgeva preghiere in cambio di una grazia e se  la grazia non arrivava, se ne sceglieva un altro con il quale si iniziava la stessa trafila. In questo ossario è quindi possibile capire il rapporto che i napoletani hanno con la religione, la morte, i defunti, il destino, il lotto, la fortuna.
Alcuni dei crani del Cimitero delle Fontanelle sono diventati “famosi” tra i Napoletani: per esempio il teschio del Capitano, attorno al quale ruotano diverse leggende, e quello di Donna Concetta,  diventato  un vero e proprio talismano della fertilità poichè aiuta le donne devote a restare incinte.  Questo luogo si contende con la sedia della fertilità presente nella chiesa di Santa Maria Francesca nei quartieri spagnoli (dove pero ci si deve sedere sulla sedia) il luogo alternativo alla medicina tradizionale per avere una gravidanza dopo i falliti tentativi di riproduzione assistita.
Verità, leggenda, credenza popolare, qualunque essa sia, il cimitero delle fontanelle ancora oggi è un luogo sacro per i napoletani.
Oggi il culto dei morti è vietato dalla città di Napoli, ma molti continuano a crederci ed a lasciare preghiere e fiori alla “capuzzella” perché tra sacro e profano avere un amico nel mondo dei morti od un santo in cielo e’ un bisogno che ti può aiutare nei momenti difficili.

Avere un amico nel cielo a cui rivolgersi in caso di necessità è un innato senso espressivo del sentimento religioso dei napoletani  che a differenza di altri luoghi non si presta solo a rispetto ed obbedienza verso la figura sacra in maniera distaccata. In questa città al nostro Santo Patrono noi ci rivolgiamo in maniera amichevole e confidenziale per risolvere anche le questioni più piccole e delicate e per chiedere un consiglio fraterno in uno strano rapporto di complicità. Egli è un nostro amico ma è anche un Santo meritevole di rispetto, illustre e venerabile, e guai a chi ce lo tocca.

Un tempo il vecchio buon padre di famiglia al quale si doveva rispetto ed obbedienza era a Napoli chiamato “o cap e casa“e rappresentava un uomo al quale si riconosceva il comando del nucleo familiare ed al quale ci si poteva rivolgere con il dovuto rispetto ma in maniera confidenziale per avere piccoli consigli per risolvere le varie questioni.

Se venite a visitare la nostra città’, dovete prima di tutto quindi andare a trovare o “padron e casa” , cioè il nostro San Gennaro . Lui è il nostro “cap e casa “.
Lo hanno fatto in passato  rispettando il rito, Re, Regine e Generali  che sono entrati in Napoli  nel corso di Secoli.
Essi dopo aver vinto con la forza delle armi i vari eserciti prima di entrare in città ad esercitare il loro diritto di conquista dovevano prima superare la prova più difficile, l’approvazione di San Gennaro a cui spettava l’ultima parola in fatto di gradimento dei nuovi governanti, senza di questa a nulla sarebbero valsi mesi di assedio e cruenti battaglie.
Ed è per questo motivo che ci ritroviamo il famoso Tesoro di San Gennaro; un enorme collezione di 21.610 capolavori, frutto  per la maggior parte fatto di donazioni avvenute ad opera di  imperatori, re, regine e papi  fatti sia per devozione ma sopratutto per ingraziarsi il popolo. E’ l’unico tesoro al mondo che è stato costruito senza spargimenti di sangue e battaglie. Esso è solo il frutto di donazioni del popolo e di ruffiani conquistatori.
Per venerare il nostro santo patrone dovrete recarvi nel Duomo di Napoli e precisamente nella stupenda cappella di San Gennaro considerata un concentrato di capolavori dall’inestimabile valore.
Il cancello  e il pavimento disegnati dal Fanzago, i marmi pregiati, le sculture di scuola berniniana, gli argenti lavorati, l’altare del Solimena, i numerosi affreschi e pitture e le nicchie che custodiscono il busto d’argento e le ampolle col sangue di San Gennaro rendono la cappella una vero e proprio gioiello artistico.

 

Il prossimo gioiello sarà invece la nuova stazione della metropolitana di Piazza Municipio dove si trova il  più grande castello del mediterraneo.
I  napoletani lo chiamano Maschio Angioino, mentre il suo nome originale e’ Castel Nuovo, per distinguerlo dal vecchio Castel dell’Ovo e da Castel Capuano.

 

Vicino a questo castello, sotto la piazza, durante il corso dei lavori per la Metropolitana, è stato ritrovato l’ubicazione esatta dell’antico porto di Neapolis. I lavori hanno portato alla luce nuove scoperte archeologiche ( imbarcazioni di epoca romana, fondazioni portuali, anfore da trasporto etc.) .
Sono riemersi dalla terra circa 200 reperti, derivati dalle antiche attività commerciali: balsamari, monete, ceramiche, suole in cuoio di sandali romani, pentole in terracotta, anfore, attrezzi da marinaio, ancore etc.
La nuova stazione della metropolitana di Piazza Municipio  unirà la tecnologia con gli antichi resti romani e greci, dove persino le mura diventeranno parte della copertura della stazione. Un grande connubio unico tra antico e contemporaneo; una stazione metropolitana che sarà anche un polo museale e dove i viaggiatori potranno ammirare i reperti archeologici all’interno dei lunghi corridoi di vetro e metallo.
Se la Metropolitana partenopea, era già stata definita dal Telegraph, la più bella d’Europa, questa è destinata ad esserne il vero fiore all’occhiello e la stazione più bella del mondo.
Il castello possiede un Arco trionfale, voluto da Alfonso d’Aragona per eternare il proprio trionfo a mio parere una delle più belle opere  del rinascimento italiano.
Nella famosa sala chiamata da quel giorno “dei baroni ” avvenne l’arresto, la prigionia, e poi il supplizio dei baroni ribelli, attirati nel castello da Ferrante d’Aragona con inganno.
Come tutti i castelli ha una sua leggenda che vede protagonista un grosso coccodrillo che ingurgitava i prigionieri condannati a morte

 

Il vecchio castel Capuano edificato dal normanno Guglielmo d’Altavilla è stato trasformato sin dai tempi dei vicerè per riunirvi tutti i tribunali e da quel momento chiamato palazzo della vicaria. Ancora oggi conserva l’antica funzione di Tribunale.
La vicaria aveva poi una grotta di massima sicurezza, un imbuto sotterraneo conosciuto come “la fossa del Panaro” che ebbe tra i suoi prigionieri illustri l’eroica giornalista Eleonora Pimental De Fonseca.
Le esecuzioni capitali avevano luogo nello spazio antistante la facciata settentrionale e le gabbie di ferro con dentro le teste recise dei giustiziati, oppure le mani o i piedi, troncati, dei condannati, venivano appese all’angolo del castello prospiciente via Carbonara.
Nel largo davanti alla porta principale del Castello, a destra, sopra una base quadrata di pietra, esisteva una antica colonna romana di marmo bianco che veniva indicata come la << colonna infame della vicaria >>.
Secondo vecchie leggi, quando un fallito dichiarava di non possedere più niente e quindi  di non poter pagare i suoi debiti, doveva salire sulla base di pietra della colonna, calare le brache, mostrare il deretano nudo ai suoi creditori e pronunciare le parole: < cedo bonis >
Le due parole latine volevano dire < sono morto per i beni di fortuna> ed il gesto significare< cosi’ sono ridotto>. Il debitore condannato doveva essere legato abbracciato, con i pantaloni completamente calati e cosi, tra gli squilli di tromba del banditore, doveva proclamare per una o più ore la frase.

 

 

E’ incredibile vero la storia che pervade la città ? Ovunque vai hai qualcosa da sentire e imparare con i suoi aneddoti, le sue verità, le sue leggende, i suoi misteri, le sue curiosità, i suoi silenzi ed i suoi rumori.

Napoli è una città che possiamo considerare caotica e talvolta poco funzionale (ci stiamo pero’ attrezzando ) ma ricca di storia, e di grandi attrazioni turistiche molto interessanti. Sono talmente tanti i luoghi suggestivi da vedere che ogni giorno mi alzo e capisco che ancora non conosco questa città, ogni giorno c’è un nuovo monumento da scoprire, una nuova vecchia chiesa da esplorare, una nuova emozione ……..

E’ una città che  pervade anima e mente, e pone inevitabilmente il  dubbio che lo stato di abbandono e talvolta degrado in cui talvolta versa sia volontariamente voluto. Non è spiegabile infatti la comune incapacità, da parte di chi per anni ha amministrato la nostra città di valorizzare tutto questo patrimonio artistico ed architettonico.
Di fronte a tanta bellezza cultura e arte per anni il mio unico pensiero era  “che peccato che nessuno conosca questi luoghi e questa storia …. che occasione sprecata per fare turismo e far risorgere la nostra città‘…..
E più passava il tempo e più giravo per la tante strade più purtroppo mi accorgevo che spesso neanche gli stessi i napoletani sapevano dei luoghi e non conoscevano nulla della propria città’.
La sensazione era quella di uno che ha vinto il Superenalotto e non si è accorto di avere il biglietto vincente.
Avrei voluto gridare a tutti di fermarsi, guardare, respirare ed ammirare tante volte e tanti luoghi ma non conoscevo nessun sistema ed allora animato da passione ho deciso di incominciare a scrivere queste pagine che voi trovate nel  sito “Cose di Napoli “.

Inizialmente doveva essere un libro ma non era immediato e volevo strillarvi subito di non perdere l’occasione di vivere questa città.
Ma una nuova epoca sta nascendo. Il tanto nuovo RISORGIMENTO napoletano sta nascendo ed una nuova speranza sembra anche tra mille difficoltà pare che stia prendendo piede.
Oggi scendendo per le stesse strade, gli stessi vicoli e visitando le stesse chiese spesso non riesco neanche ad entrare per la grande mole di turisti presenti …

E’ bello vedere la chiesa di San Gregorio piena di persone e ricordare quando tante volte da solo ho passato intere ore ad ammirare la sua volta barocca, oppure ricordare le intere mattinate in solitudine nella chiesa di Santa Maria La Nova e dei suoi  chiostri affrescati dove si trova il monumento sepolcrale  attribuito a Vlad III, alias Conte Dracula.
Ricordo di essere stato nella chiesa di San Giovanni a Carbonara per intere ore completamente solo ad ammirare il bellissimo monumento di re Ladislao eretto dalla sorella Giovanna e alle sue spalle nella cappella Caracciolo del Sole  quello del gran Siniscalco Sergianni Caracciolo ma sopratutto ho avuto la fortuna di scoprire con grande ammirazione un bel Crocifisso del Vasari.

 


Non riuscivo a capire il perché non si pagasse un minimo contributo per entrare in questi luoghi di culto e di arte ma sopratutto non riuscivo a capire perchè nessuno frequentasse o visitasse un luogo come la chiesa di Sant’Anna  dei lombardi per ammirare  il bellissimo “Compianto del Cristo Morto “di Guido Mazzoni, un vero capolavoro da non perdere. Ricordo di essermi emozionato nel vedere queste 8 statue a grandezza naturale di persone dolenti nella loro espressione  intorno al corpo di Cristo deposto.
Ma il vero capolavoro di questo luogo è  la bellissima vecchia Sagrestia con la volta divisa in riquadri, affrescata dal Vasari
Ovviamente ero ancora una volta in compagnia di poche persone e ricordo addirittura di aver cercato di dirottare un gruppo di turisti diretto verso Piazza Municipio ad entrare in questa chiesa. Ho inutilmente tentato di convincere la guida turistica ma questi non convinta continuò diritto verso i classici luoghi a tutti più noti.

Oggi vedere tanta gente mi riempe il cuore, vedere la rinascita di Napoli mi inorgoglisce e non vi nascondo che talvolta mi e’ anche scesa una lacrima in viso nel vedere tanta gente curiosa di visitare le nostre bellezze.
Talvolta ho ceduto il passo anche con rammarico come se mi avessero sottratto un qualcosa di mio ma poi con gioia e amore mi sono anche prodigato per dare qualche piccola informazione in più lasciandomi di nuovo sopraffare dall’innato senso di far conoscere a tutti la nostra città.
La voglia di far conoscere ad altri ciò che nel frattempo avevo appreso al fine di amare e rispettare la nostra città ha pervaso in questi anni la mia anima e la mia mente.
Mi illudo talvolta di aver minimamente partecipato a questa rinascita culturale e questo mi ricarica di energia. Eccomi allora di nuovo pronto giù a girare per i vicoli stavolta servendomi magari delle tante abbandonate scale alla ricerca di cose nuove e devo dire che questa città non mi smentisce mai ed ogni volta torno a casa con qualcosa di nuovo.
Le sue pietre, i suoi luoghi, i suoi monumenti parlano con la ricchezza di tutti i tempi passati.
È qualcosa di cui andare tanto fieri ed orgogliosi che persino l’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura  nel 1995 ha dichiarato il centro storico di Napoli Patrimonio dell’Umanità, con la seguente motivazione:
Si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa.
E’ davvero uno scrigno di arte e cultura con un patrimonio storico, artistico ed umano unico al mondo. Noi siamo figli di gente antica come qualche tempo fa ci ricordato l’amato Luciano De Crescenzo.

Napoli è una città che resta nel cuore di chiunque la visita che resta affascinato non solo dalle bellezze storiche , architettoniche e paesaggistiche della città ma anche dal calore di un popolo cordiale e gentile che contrariamente a tanti pregiudizi e luoghi comuni ha un grande cuore ed un gran senso di accoglienza e amore verso il prossimo di qualunque colore e luogo  esso sia .In questa città nessuno che vi arriva si è mai sentito solo accolto dalla gentilezza e dalla cordialità dei napoletani e dalla loro compagnia .La nostra ” napoletanità “è una cosa unica ricca di amore , passione e calore .

Napoli è una città viva , movimentata , ricca di arte e storia che si intreccia ai colori della sua gente , del loro dialetto ,dei suoi vicoli , dei suoi odori e dei suoi rumori .

Una delle più belle città del mondo , a metà strada tra oriente ed occidente e certamente capitale dell ‘ anima .
Uno scrigno prezioso di cui per anni abbiamo perso le chiavi ma che conserva piccoli e grandi gioielli dimenticati come la chiesa dei Girolamini dove riposa in pace il grande filosofo Gian Battista Vico.
La chiesa del 500 dello Spirito Santo, modificata a fine 700, in cui è sepolto il pittore Massimo Stanzione, stroncato dalla peste del 1656.
La  chiesa di Sant’Angelo a Nilo con il sepolcro del cardinale Brancaccio  commissionata a Donatello da Cosimo dei Medici
La chiesa di Santa Maria dell’Incoronata dove si sposarono e furono incoronati Giovanna I d’Angiò e Luigi di Taranto
La chiesa del Carmine con il miracoloso crocifisso e le spoglie del povero Corradino.
La chiesa di Santa Maria della Pace e la famosa sala del lazzaretto.
La chiesa di Santa Maria Donnaregina vecchia con il sepolcro della regina Maria d’Ungheria.
La chiesa di Santa Maria Regina Coeli e la Cappella  dedicata a Santa Giovanna Antida Thouret.
La chiesa dei SS. Severino e Sossio in cui sono custoditi i sepolcri dei tre figli  delle nobildonna Ippolita De Monti, moglie del nobile Ugo Sanseverino, uccisi dallo zio per sete di denaro, ed eredità. I sepolcri rappresentano una delle più belle opere di Giovanni Merliano da Nola.
La chiesa di Santa Caterina a Formiello dove sono conservate le reliquie dei beati martiri d’Otranto massacrati dai turchi .
La Chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina costruita agli inizi del secolo XVI da Jacopo Sannazzaro in cui e’ conservato un quadro di Leonardo da Pistoia raffigurante San Michele  che da sempre è considerato come il “diavolo di Mergellina ” poiche’ rappresenta un giovane bellissimo che calpesta un demonio dalla testa di una donna.
La chiesa dei Santi Apostoli dove e’ sepolta il poeta Giambattista Marino
La chiesa di Santa Maria Francesca e la sedia della fertilita’.
La basilica barocca di Santa Maria della Sanità, capolavoro di Fra’ Nuvolo e punto di accesso alle Catacombe di San Gaudioso nel rione Sanità .
L’antica chiesa di  Santa Agostino Maggiore alla Zecca .
La Basilica di San Pietro ad Aram dove  San Pietro celebrò la prima messa e battezzò Santa Candida e Sant’Aspreno, i primi napoletani convertiti al Cristianesimo.
La Chiesa di San Giorgio  ai Mannesi costruita fra la fine del IV e gli inizi  del V secolo d.C dove oltre che pregevoli affreschi di Francesco Solimena e  Alessio D’Elia recentemente e’ stato ritrovato  una tela raffigurante San Giorgio appartenente ad   Aniello Falcone.                                                                                                                                                            La chiesa della Nunziatella dei padri gesuiti sulla collina di Pizzofalcone, rifatta dall’architetto Ferdinando Sanfelice e impreziosita dagli affreschi sulla grande volta di  Francesco De Mura ( Assunzione della Vergine ) e della bellissima Adorazione dei magi sul catino dell’abside. Ma sopratutto la balaustra ed il fantastico altare con i suoi gruppi di Angeli  di  Sammartino ( lo stesso del Cristo Velato ) a mio parere forse da considerare la sua migliore opera.
La chiesa di San Francesco di Paola in Piazza del Plebiscito, fatta costruire da  Ferdinando IV al suo rientro a Napoli  quale voto per aver riavuto il trono.
Ma anche la volta della cappella di Sansevero affrescata  da un arista non molto famoso, Francesco Maria Russo, rappresentante la Gloria del Paradiso dipinta con una particolare mistura di colori  inventata dal Principe Sansevero capace di non far alterare la pittura nel tempo . Sono passati 250 anni , i colori non sono mai stati ritoccati e sono ancora vivi e raggianti come il primo giorno .

Mi fa piacere spendere una piccola parola in più per la bella chiesa del Carmine che si trova nella storica omonima piazza che per anni e’ stata un triste  palcoscenico di pubbliche esecuzioni. Questa chiesa e’ ricca di storia e affascinanti racconti  come quello del miracoloso Crocefisso ligneo e che costo’ la testa al fratello del re don Pietro d’Aragona.
In questa chiesa si venera l’immagine di una Madonna detta la Bruna, dipinta, secondo la credenza, da San Luca in persona ed è anch’essa oggetto di leggenda.
Si dice che il dipinto della vergine fu per breve tempo spedita a Roma, ma immediatamente rispedita a Napoli per ordine dello stesso papa, per i .. ..troppi miracoli che aveva fatto …. Insomma per paura di offuscare la gloria di San Pietro fu rimandata a Napoli.
Durante il viaggio di ritorno continuò a fare miracoli sanando ciechi, sordi e acciaccati e quando finalmente giunse a Napoli fu ovviamente accolta con grandi onori e feste.
L’ intero popolo di Napoli gli andò incontro in una solenne processione  e la scortarono fino al suo ingresso in chiesa.
La Madonna oramai famosa divenne immagine di culto e moltissimi fedeli nel tempo vennero a Napoli in processione.
Ma non finisce qui. La chiesa conserva nel suo interno i resti del povero Corradino di Svevia sfuggiti alla caccia dei nazisti e quelli di Aniello Falcone, qui sepolto in un luogo rimasto ignoto.
Inoltre in questa chiesa è conservato il pulpito dal quale il capopopolo Masaniello arringò la folla prima di essere ucciso.
La storica piazza come vi dicevo è stata per anni palcoscenico delle pubbliche esecuzioni.
Questa Piazza oggi abbandonata e destinata alla confusione di un mercato rionale è circondata da chiese importanti, e  tutte cariche di storia, da Sant’Eligio a San Giovanni a mare, sino al Carmine maggiore.
E’ un luogo in cui puoi respirare storia , e in cui probabilmente di notte vagano i fantasmi di personaggi celebri che vi hanno perso… la testa …. come Il giovane Corradino di Svevia, Antonello Petrucci ,(ed altri partecipanti alla famosa congiura dei baroni )  Pandolfello Alopo ( amante della regina Giovanna II ) , il brigante Michele Pezza detto ” fra diavolo ” , ed i martiri della Repubblica Partenopea del 1799  come Mario Pagano , Domenico Cirillo , Eleonora Fonseca Pimental e la povera Luisa Sanfelice .
Vedere oggi questa piazza ed il suo confusionario degrado nessuno immaginerebbe il suo triste passato. Per anni  al centro della piazza e’ stato stanziato in permanenza sulla palco per la decollazione dei nobili  ( i nobili avevano il privilegio di essere tagliata la testa ) una forca per la gente comune ed il trave per la corda, riservata ai delitti minori.
Qui si sono consumati crimini terribili, come la decapitazione del giovane Corradino, l’esecuzione dei congiurati delle rivolte baronali , l’impiccagione dei rivoluzionari della repubblica , Antonello Petrucci , il conte di Sarno ,  Pandolfello Alopo , Michele Pezza detto ” fra diavolo ” , Eleonora Fonseca Pimental ,  Luisa Sanfelice , Luigi Durazzo e tanti altri .
L’ elenco dei giustiziati su questa piazza sarebbe veramente lungo  … in mente  mi vengono subito  a pensarci  bene Roberto e Raimondo Cabano , Filippa la catanese ed il conte Terlizzi , bruciati vivi nel 1343 perche’ colpevoli dell’assassino di Andrea di’ Ungheria ( leggete qualche volta la storia di Giovanna I d’Angio … e’ una storia bellissima!!! ).

 

Che città’ ! Che luogo incredibile ! Che bello ! Storia , leggenda , arte , mistero e capolavori .
Voi oggi fareste fatica a capire che 10/15anni fa  quasi nessuno conosceva la cappella Sansevero che era facilmente visitabili e senza nessuna fila.
A nessuno interessava il Cristo Velato e potevamo guardarlo affascinati per ore senza fretta. Oggi, ogni giorno, ci sono lunghe , interminabile file di visitatori capaci di aspettare ore pur di ammirare questo capolavoro che si può senz’altro definire una delle opere piu’ affascinanti e misteriose che si possano vedere in Italia .
Questa cappella ha senz’altro contribuito piu’ di ogni altro luogo alla rinascita culturale di Napoli e al destato nuovo interesse turistico per la nostra città rappresentanti uno dei siti per cui un turista sceglie di vedere Napoli.
La cappella e’ un luogo ricco di simboli esoterici e religiosi nascosta tra i vicoli di Napoli e legata alla sinistra figura del Principe di Sansevero , gran maestro della massoneria napoletana , famoso per i suoi esperimenti , per le sue invenzioni e sopratutto per aver composto straordinarie formule chimiche rimaste ancora oggi del tutto segrete e misteriose . Per il popolino era una sorta di  dottor Faust e intorno al suo palazzo aleggiavano strane dicerie che portarono a ritenere il Principe capace di utilizzare come cavie per i suoi esperimenti addirittura esseri viventi ,  rapiti per strada  . La gente temeva il Principe e temeva il luogo da cui udiva  provenire dai luoghi sotterranei dei prolungati rumori che non tacevano neanche di notte , accompagnati da stani bagliori .

 

In questa cappella una delle opere che piu’mi ha colpito e’ quella del sepolcro di un antenato del famoso principe che si chiamava Cecco Di Sangro .Egli era un comandante agli ordini di Filippo II e divenne famoso durante una campagna nelle Fiandre dove si dice rimase chiuso due giorni in una cassa pur di riuscire con questo stratagemmi ad entrare nella rocca di
Amiens e prendere di sorpresa i suoi nemici .
Secondo una leggenda , raccontata anche da Benedetto Croce , questo monumento ricorda anche la morte del Principe il quale in prossimita’ della sua fine si fece tagliare a pezzi e rinchiudere da uno schiavo moro ,in una bara da cui poi doveva uscire vivo e sano in un tempo prefissato ( come Cecco ) .Ma la sua famiglia , che non sapeva nulla del suo tentativo di resurrezione ,  apri’ la cassa  poco tempo dopo mentre i pezzi del corpo erano ancora in processo di saldatura , e il principe , come risvegliato nel sonno , fece per sollevarsi , ma ricadde subito gettando un urlo da dannato .

Ma possiamo non soffermarci sulle due bellissime opere della “Pudicizia Velata ” e sul  “Disinganno “, che simboleggiano la madre ed il padre del Principe ?
La statua della Pudicizia Velata  opera dello scultore Antonio Corradini anche lui appartenente alla massoneria e’ un’opera che Raimondo De Sangro volle dedicare alla madre , Cecilia Gaetani d’Aragona , venuta a mancare a soli 23 anni , quando il Principe non aveva ancora compiuto il primo anno di eta’.
La statua rappresenta una bellissima donna con il capo ed il corpo ricoperti da un sottilissimo velo che si  regge ad una lapide spezzata che e’ il simbolo della giovane eta’ della madre nel momento della sua morte .
Il principe dedica alla mamma mai conosciuta la virtu’della Pudicizia proprio come forte contrasto allo stile dissennato del padre .
Antonio Di Sangro era infatti uno spudorato libertino ed il Principe gli dedico’ la statua del ‘Disinganno ‘scolpita da Francesco Queirolo in cui e’ raffigurato un uomo che tenta di sfuggire ad una rete per andare incontro alla fede simboleggiata da un angelo alato che gli presta aiuto . Essa vuole significare la redenzione del padre , il quale dopo una vita dissoluta , vuole uscire ” dall’ inganno terreno ” per convertirsi finalmente alla fede .
Infatti Antonio Di Sangro dopo un’a vita dissoluta e depravata decise di ritirarsi in un convento per diventare sacerdote .
L’ effetto della rete che avvolge la statua e’ qualcosa di incredibile !

 


Ma il vero  capolavoro che attira milioni di visitatori  ogni anno , al punto di averlo eletto tra i luoghi piu’ famosi e visitati in Italia e’ il Cristo Velato del Sanmartino , posto al centro della navata e raffigurante Cristo morto e disteso , coperto di un velo, che ne lascia intravedere ogni particolare del suo capo , tutte le fasce muscolari e le ferite attraverso il marmo.
Il velo che si adagia sul corpo del Cristo pur essendo di marmo appare troppo soffice e delicato per essere vero al punto da destare nel tempo la perplessita’che la morbidezza del velo non sia frutto dell’abilita scultorea di Giuseppe Sammartino ma sia da attribuire ai poteri esoterici del Principe  Raimondo Di Sangro che sembrava solidificare con un liquido di sua invenzione tessuti e persino organi del corpo .
A questa statua quindi nel corso degli anni si sono associate sia la diceria del popolo che vedeva nella trasparenza del  velo un tessuto marmorizzato che l’ alchimista Raimondo avrebbe fatto sovrapporre ad una normale statua di un uomo disteso sia la  diceria circa l’ accecamento del Sanmartino affinche’ non ripetesse l ‘ opera per un altro committente. Addirittura secondo molti dopo  l’ultimo pagamento effettuato dal Principe a saldo dell’ opera ormai finita , si sarebbero perse le tracce dell’artista , eliminato  dallo stesso Principe , per  disfarsi di uno scomodo testimone che avrebbe potuto svelare il suo segreto.

Questa e’ un’opera che rappresenta Napoli in tutte le sue sfaccettature : nella sua contraddizione , nel suo mistero , nella sua magia , nella sua poesia , leggenda , storia e  nella favolosa arte dei suoi  tesori nascosti.
Pensate che il famoso Casanova ammirato di tanta bellezza cerco’ di acquistare l’ opera a qualsiasi prezzo finendo con il dichiarare che pur di appiopparsi del Cristo avrebbe rinunciato anche a dieci anni della sua vita.
Altre grandi opere invece non hanno avuto bisogno di denaro per averle con se e non hanno  nemmeno necessitato di chiedere consenso ad alcuno .
Le fontane della citta’ per la maggior parte le hanno portate via trafugandole insieme a tante altre opere , i vari viceré’ che si sono succeduti durante il periodo spagnolo ( ma anche i francesi hanno fatto la loro parte ) .
Rimangono comunque a noi alcuni capolavori come la fontana di  Monteoliveto, dedicata al re di Spagna Carlo II  , la fontana dell’Immacolatella sul lungomare scolpita da Pietro Bernini e dal Naccherino , la seicentesca fontana del Sebeto del Fanzago al largo Sermoneta nella zona di Mergellina , la fontana con la statua della sirena Partenope ,
In  Piazza Sannazzaro , la meravigliosa fontana del Nettuno in Piazza del Municipio e la mitica fontana di Spina corona, la cui fondazione si perde nella notte dei tempi.
La fontana rappresenta un’arpia greca dalle cui mammelle sgorga il latte che spegne le fiamme del vulcano ( e’ soprannominata per questo motivo anche la fontana delle ” zizze”: si dice che questa  fontana sia magica e misteriosa e sotto di essa vi sia una camera rituale in ci si svolgevano riti pagani.
Sacro , profano , riti pagani , massoneria , fantasmi , templari , entita’ spirituali , allegria , disperazione , arte , amore , vita , anime di morti che non vanno via ….

Una grande citta’ esoterica dove il popolo nella sua grande filosofia di vita mostra una esuberante confidenza con la vita e una grande familiarità con la morte e con l’Aldila .
Le anime dei morti , infatti ,vengono viste come entità spirituali a cui potersi rivolgere con familiarità ma anche con dovuto rispetto per chiedere grazie ed intercessioni , nonchè per ottenere guarigioni , vincite al lotto ed altri favori , per cui esse vanno venerate quasi allo stesso modo dei santi ( la chiesa ad un certo punto preoccupata scese in campo e ne abolì il culto ).
Una città che ha fatto delle contraddizioni e dei contrasti il suo punto forte e la sua originalità creando atmosfere suggestive e difficili da dimenticare.

Una città’ di umanita’ profonda , vera , viva fatta di eccessi e talvolta di strana  indifferenza da parte dei suoi abitanti  raccontata forse come non mai dal grande Pino Daniele come tutti se la immaginano , ricca di mille colori , piena di voci di bambini che non ti fanno sentire solo .

Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de’ criature
Che saglie chianu chianu
E tu sai ca’ nun si sulo

Napule è nu sole amaro
Napule è addore e’ mare
Napule è na’ carta sporca
E nisciuno se ne importa
E ognuno aspetta a’ sciorta

Napule è na’ camminata
Int’ e viche miezo all’ate
Napule è tutto nu suonno
E a’ sape tutto o’ munno
Ma nun sanno a’ verità.

Napule è mille culure
(Napule è mille paure)
Napule è nu sole amaro
(Napule è addore e’ mare)
Napule è na’ carta sporca
(E nisciuno se ne importa)
Napule è na’ camminata
(Int’ e viche miezo all’ate)
Napule è mille culure
((Napule è mille paure)
Napule è nu sole amaro
(Napule è addore e’ mare)

Il testo di questo  famoso brano tra i maggiori successi dell’artista parla infatti delle contraddizioni tipiche della citta’di Napoli e di quelle sensazioni di indifferenza mista a rassegnazione che e’ presente nel popolo napoletano .
Daniele esprime quel misto di sentimento e riflessioni che ogni napoletano che vive la propria città’ ha ogni volta che ( in alcune circostanze ) gira per le strade di alcuni luoghi di Napoli . L’inconfutabile bellezza , le grandi tradizioni , la fama storica ma talvolta anche una noncuranza ed una indifferenza del napoletano di fronte a determinate situazioni che ti portano rabbia e ti fanno riflettere .

Ma forse le  contraddizioni ed i  contrasti della nostra citta’ sono anche il suo punto forte e la sua originalità creando atmosfere suggestive difficili  da dimenticare. Puo’apparirci talvolta anche  caotica e poco funzionale ma e’ ricca di anima , poesia e  particolarità .E’ il  cuore colorato di Napoli.
Se incominciate a girare per i suoi vicoli e le sua stade , tra i suoi innumerevoli monumenti , non smetterete mai piu’ di farlo e la cosa incredibile e’ che pare che le cose da vedere siano talmente tante da non bastare una sola vita per goderle tutte.     Sono tanti i volti di Napoli che si scoprono attraverso i suoi vicoli nello scorrere della vita quotidiana e attraverso il suo folklore . Il tripudio di colori e suoni che troverete nel nostro  mercato alla Pignasecca lo troverete solo in altri pochissimi luoghi nel mondo perchè i prodotti che hanno reso i nostri piatti famosi in tutto il mondo ed i suoi profumi che sentirete quando passeggiate tra questo vicoli li troverete solo in questo luogo .                                                                                                   Quando passeggiate tra i vicoli di questa città sarete sempre accarezzati dai profumi della nostra tavola , dal nostro ragù , la nostra frittatina di maccheroni e dalla nostra famosa pizza .
A pensarci bene  quante cose in questi ultimi dieci anni ho visto e rivisto e quante volte mi sono perdutamente innamorato . La citta’ mi ha completamene rapito ed io non ho fatto nulla per resistergli  abbandonandomi alle sue regole e ai suoi ritmi  . Ho capito che in questa citta’ non basta guardare e ricordare le cose . Bisogna raccoglier nella memoria i colori , i rumori , le voci, gli odori , i sapori e la musica .
La città’ si offre a tutti i gusti . Gli appassionati di arte potranno scegliere  il centro storico dei decumani con palazzi storici , chiese e conventi nati sulle insulae della vecchia città’ greco romana .
Nel sottosuolo possiamo vedere le tracce dei diversi passati ben visibili nei percorsi sotterranei che partono dal Duomo o dalla Basilica di San Lorenzo .

Nel popolare Rione Sanità che ha dato i natali al grande Totò ,in questo quartiere ricco di diverse architetture civili e religiose di grande rilevanza storica artistica , oltre al citato cimitero delle Fontanelle , possiamo ammirare la meravigliosa chiesa di Santa Maria alla Sanità e i due fantastici palazzi di Ferdinando Sanfelice (detto  “Ferdinà lievate a sotto” )  due vere perle architettoniche di rara maestria .
Gli appassionati di Archeologia hanno il Museo Archeologico Nazionale dove possono ammirare la gigantesca statua di Ercole e il colossale Toro facente parte dell’intera collezione Farnese , gli antichi oggetti  ed affreschi provenienti dagli scavi di Pompei e  come se non bastasse , una delle piu’  belle  collezione di arte egizia in Italia .

Amate l’arte ? Nessun problema . Oltre ai vari dipinti presenti ovunque nelle nostre chiese abbiamo per voi il nostro bellissimo Museo di Capodimonte immerso nel suo grandioso parco con la sua meravigliosa pinacoteca dove sono esposti dipinti di Tiziano, Caravaggio, Botticelli, Goya, Masaccio, Caracci, Bruegel, Mantegna e molti altri.
E come non fermarsi per lungo tempo  ad ammirare  il grande dipinto del Caravaggio (La Flagellazione di Cristo  ) che e’ l’opera  più famosa  conservata nel museo.
Ma io sono rimasto colpito da un’opera di Artemisia Gentileschi che rappresenta Giuditta che decapita Oloferno , un dipinto del seicento che rappresenta il desiderio di rivalsa della Gentileschi per la violenza di uno stupro che aveva subito e che per prima volta nella storia, una donna aveva avuto il coraggio di denunciare.

Ma e’ assolutamente da non mancare di visitare anche la famosa fabbrica di Porcellane di Capodimonte i cui prodotti sono da sempre famosi in tutto il mondo.
Ma anche le  belle passeggiate tra i cortili  del vasto parco , con i suoi viali, i prati e lo splendido Belvedere da cui si puo’ ammirare un panorama mozzafiato sullo splendido golfo di Napoli .
Ancora quadri ? Rechiamoci nel bel complesso dei Girolamini in Via Duomo dove la sua quadreria vi mostrera’ opere di pittori appartenenti alla scuola napoletana come Massimo Stanzione – Luca Giordano – Battistello Caracciolo -Francesco Solimena oltre a opere di Guidi Reni – Sammartino – Ribera e Francesco Gessi.
Ricordate che in questo luogo vi e’ una famosa Biblioteca che possiede 160 mila volumi religiosi e laici, numerosi manoscritti del Seicento, ventisei “Legature Canevari”, oltre seimila composizioni e opere musicali.

Non basta ? E allora ecco a voi  la bellissima Pinacoteca del Pio Monte della Misericordia che custodisce una delle più importanti raccolte private italiane aperte al pubblico:  circa 150 tele  dei più noti pittori attivi a Napoli, tra cui Luca Giordano, Vaccaro, Stanzione, Caracciolo e Ribera, oltre che la prestigiosa collezione donata dal pittore Francesco De Mura . Ma ricordate che il vero  fiore all’occhiello del complesso è il grande quadro dell’altare maggiore eseguito da Caravaggio tra il 1606 e il 1607: Le sette Opere di Misericordia, ispirate al celebre artista dai caratteristici vicoli napoletani ( l’opera sembra ambientata in un vicolo di Napoli ).

E che dire della bella collezione di quadri  esposta a Palazzo Zevallos Stigliano ( opera   magistrale di Cosimo Fanzago ) in Via Toledo dove nella bellissima pinacoteca ricca di oper d’arte si possono ammirare opere di Artemisia Gentileschi , Luca Giordano , Francesco Solimena , Bernardo Cavallino  ,  Francesco De Mura , Pitloo , Giacinto Gigante e tanti , tanti altri grandi artisti . Pensate che sono esposti ben 120 opere di arte .
Ma sopratutto si trova  l’ultimo capolavoro del Caravaggio cioe’il bellissimo “Martirio di Sant’Orsola”.

Se ancora non siete soddisfatti venite con me al Complesso monumentale di Santa Maria Donnaregina dove ha  sede Il Museo Diocesano che presenta una ricca collezione di arte sacra.
Ma voglio strafare e decido di portarvi con me sulla collina del Vomero.
Qui nel punto più alto della collina esiste in complesso costituito dal Castel Sant’Elmo, la Certosa di San Martino con il suo bel chiostro ed una splendida chiesa barocca.

Nel castello i patrioti innalzato l’ albero della libertà, avevano proclamato la “Repubblica Napoletana, una e indivisibile”, dichiarando caduta la monarchia borbonica.
Nel sottosuolo di questo castello sono presento enormi cisterne d’acqua e le segrete terrificanti prigioni dove a lungo fu imprigionato il grande filosofo domenicano Tommaso Campanella. Sono anche presenti segreti passaggi sotterranei che conducevano al Palazzo Reale .
Ma vi avevo condotto fin qui per vedere quadri e allora venite con me nel museo nazionale di San Martino . Qui potete ammirare una  importante selezione di quadri dipinti di vedute napoletane e la famosa tavola Strozzi .

Nel museo si trova  la bella imbarcazione reale di Carlo di Borbone  chiamata ‘gondola ‘ usata per le passeggiate nel golfo di Napoli ,e la più’  grande raccolta presepiale d’Italia  col celebre presepe Cuciniello . Un vero capolavoro con circa 800 statuette di cui alcune risalenti al 700 a cui  parteciparono a suo tempo i migliori artisti di Napoli e dintorni .
Nella Certosa possiamo ammirare opere di  Battistello Caracciolo – Luca Giordano – Giuseppe Ribera – Massimo Stanzione – Guido Reni – Antonio Vaccaro – Francesco Solimena – Francesco De Mura.
La chiesa è stracolma di capolavori del barocco napoletano come la persecuzione dei Certosini di Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro , le tele di Giuseppe Ribera e gli affreschi della volta di Giovanni Lanfranco.
E’ impossibile comunque indicare tutte le opere, i dipinti, le statue, gli affreschi delle pareti e delle volte che  sono presenti nelle pareti laterali.
Uno dei capolavori piu’ belli e’ certamente la bellissima balaustra realizzata con del marmo misto ad alabastro.

Dai giardini a terrazze della Certosa si puo’ godere di un magnifico panorama su tutto il golfo di Napoli.
A proposito di golfo. Gli appassionati di paesaggistica hanno scelto il luogo ideale . Da molti posti di Napoli se vi fermate un attimo potrete osservare dei panorami fantastici e unici al mondo . Ma vi devo dare un piccolo consiglio . Se potete dovreste fare uno sforzo per vedere questo panorama alla luce dell’Alba .
Una cosa meravigliosa. La citta’sembra un acquerello dai profili indefiniti . Lontano sotto un cielo arancione prende lentamente forma il Vesuvio come una macchia mentre piccole pennellate leggere ed imprecise delimitano di un celeste imperlato di schiuma di mare tutto il golfo . Ai primi colori che si affacciano sul tufo giallastro di Castel dell’Ovo , senti che ti afferra  un insopportabile desiderio di felicita’ . Aspettate solo ancora un po e dopo qualche minuto si rivelano nuove forme e nuovi colori  delle tante case colorate  .Aspettiamo ancora solo pochi minuti e vediamo che  lentamente il golfo assume poi sotto i nostri occhi ammirati il colore dell’arcobaleno urbano .
Il Castel dell’Ovo rimane sempre li come continua a fare da secoli poggiato sul suo bel isolotto di Megaris che un tempo faceva parte del famoso complesso luculliano che era una lussuosa dimora del Patrizio romano Lucio Licinio  Lucullo.
In questo luogo venne a morire trasportata dalle onde sulla spiaggia dell’isolotto , la sirena Partenope , ( dal greco ” “vergine” )

La sirena affranta per non aver saputo ammaliare con il suo canto l’eroe Ulisse ( che aveva dato ascolto ai consigli di Circe), si getto’ dall’isola ( i Galli o Capri ) ed il suo cadavere fini’ trasportato dalle onde sull’isolotto di Megaride dando luogo al culto di Partenope che fu vivo per secoli.
Il castello invece vive della magia di Virgilio il quale per assicurare il favore degli Dei alla citta’, avrebbe posto un uovo magico alchemico ( l’ATHANOR ) nelle fondamenta del castello dentro una gabbia. Questo uovo nella sua integrita’avrebbe segnato  le sorti della citta’ : se restava integro  e non si rompeva  garantiva   il benessere e la prosperita’ della citta’. Se invece  si fosse rotto Napoli sarebbe stata distrutta.
Che bello passeggiare nel  caratteristo Borgo Marinai a ridosso del castello e magari fermarsi ad uno dei suoi tanti bar ad oziare o meglio ancora cenare in uno dei suoi tanti tipici ristoranti .
Il nostro lungomare . Che spettacolo ! Inizia da Via Partenope e prosegue oggi per lunga parte pedonale fino a Piazza Vittoria per poi divenire Via Caracciolo e terminare con il porticciolo turistico di Mergellina . Che passeggiate . Quanti ricordi !
E non dimenticate la Riviera di Chiaia con la scenografica Villa Pignatelli e la bella Villa Comunale , il cosiddetto giardino delle Tuileries napoletano dove per anni si e’ tenuto il Real Passeggio dell’aristocrazia napoletana tra  gruppi di statue di soggetto mitologici, busti marmorei , belle fontane ,una  famosa cassa armonica in stile liberty  e l’acquario Dohrn,( il piu’ antico d’Europa ).

Via Caracciolo, Mergellina e  Largo Sermoneta dove possiamo ammirare la seicentesca  fontana del fiume  Sebeto  che un tempo bagnava Napoli ,realizzata da Carlo Fanzago.
Ma se parliamo di fontane fatevi allora ammaliare  da quella con la statua della sirena Partenope in piazza Sannazzaro ( dedicata al poeta  Jacopo Sannazzaro ) .
Dal  porticciolo di Mergellina partono gli aliscafi per il paradiso scomposto in tre luoghi : Ischia , Procida e Capri .
Ma anche sulla nostra terraferma si trova il nostro angolo di paradiso terrestre che si chiama  Posillipo (  dal greco < Pausillipon > letteralmente inteso come < pausa al dolore > o luogo dove cessano gli affanni).
E’ stata meta di esponenti di spicco dell’alta aristocrazia romana , uomini di affari e politici desiderosi di delizie come Mario Silla , Crasso , Pompeo, Cesare , Bruto , Lucullo , Cicerone e tanti altri .
Come si puo’ non rimanere incantati di fronte alla visione dell”affascinante palazzo Donn’Anna a picco sul mare , realizzato in maniera incompiuta dall’architetto Cosimo Fanzago ?

 

Splendide ville , eleganti palazzi, e alcune chiese caratterizzano questa zona collinare e panoramica della citta come l’ottocentesca Villa Rosebery , attualmente destinata con il suo parco di oltre 66 mila  metri quadrati a residenza estiva del Presidente della Repubblica Italiana. Oppure la bella Villa Volpicelli  , neogotica con finestre bifore e torri di guardia merlate .“Villa Palladini” nella piccola insenatura di riva fiorita (che e’ stata utilizzata come location  nella famosa soap opera Rai “ Un posto al Sole”. )
Ma non possiamo non ricordarci di quel piccolo borgo che ha caratterizzato la nostra adolescenza. Marechiaro era il luogo dove si poteva e si può’ ancora affittare sul posto  una barca che vi condurra’ lungo un tratto di costa frastagliato dove si trovano i resti di un antico edificio di epoca romana chiamato ” Palazzo degli spiriti “perché’ di notte pare si sentono  misteriosi lamenti . Quanti tutti in mare da questi scogli …
Nessuno puo’ resistere alla tentazione una volta giunto al borgo  di Marechiaro, di andare a vedere la famosa  fenestrella e Marechiaro ‘ resa celebre dai versi di Salvatore Di Giacomo nel 1885.

Ma pensando a Posillipo mi viene subito in mente l’imponente Grotta di Seiano ,aperta dall’architetto Lucio Cocceio Aucto nel primo secolo a.C. che permette l’accesso all’imponente complesso archeologico-ambientale della Villa Pausillypon detta anche Villa di Pollione. Questa, pensate era un villa tanto grande che Ovidio la paragonà ad una citta’ mentre Plunio Seneca e Svetonio la descrissero particolarmente lussuosa, con piscine e vasche dove venivano allevate murene che si cibavano di schiavi infedeli e ribelli .

 

 

Immaginate la sua grandezza. Essa si  estendeva  dal promontorio di Trentaremi alla Gaiola. Fu lasciata da Publio Vedio  Pollione in eredita’ all’ Imperatore Augusto che la trasformo’ ulteriormente  dando vita ad un complesso di varie strutture di  Otium , distribuite scenograficamente dalla collina fino al mare .
Faceva parte di questa struttura anche l’ isolotto della Gaiola , anticamente collegato all terraferma , che secondo molti , e’  infestato da una  jettatura ad opera di Virgilio che da queste parti teneva la sua scuola . E se solo per un attimo pensiamo a tutto quello che e’ successo ai vari proprietari che si sono succeduti nel tempo alla bella  Villa Paratore che si trova sull’isola un poco poco ci crediamo anche noi .

Mistero e leggenda in questo bellissimo luogo hanno caratterizzato tantissimi bellissimi  giorni nei quali spesso e’ venuta  fuori anche un po’ di rabbia nel vedere, alla fine della discesa di Coroglio , il bellissimo isolotto di Nisida incredibilmente chiuso al pubblico ed ai turisti (   l’isola “che non c’è”)  .
In verita’ in questa zona nel passato purtroppo hanno fatto l’incredibile scempio di porre gli impianti industriali dell’ ex area Italsider , una grande ‘industria siderurgica che per anni ha deturpato l’ambiente . Alla sua chiusura e’ rimasto ovviamente l’ impianto chiuso che devasta l’intera area . Siamo  oramai rassegnati da anni  in attesa di una promessa radicale bonifica di  riconversione turistica e culturale del luogo .
Unica magra consolazione e’il polo della ” Citta’ delle scienze “, che rappresenta l’ unica parte delle strutture della immensa vecchia fabbrica Italsider, recuperata ad oggi.
Questa parte della città, a dire il vero, spesso nonostante la sua indubbia bellezza mi ha sempre trasmesso una vena di tristezza per la presenza di questa eterna presenza di scheletri in acciaio simbolo delle mancate promesse non mantenute dai vari governi che si sono dati la staffetta in questi anni.

Spesso quindi ci siamo rifugiati in un incantevole luogo situato a poca distanza: il Parco Virgiliano. L’area panoramica più estesa della città dalle cui belle terrazze che affacciano sul mare dove si può ammirare  l’intero golfo di Napoli.
Panorama ? E allora come non ricordare  via Orazio , via Petrarca e via Manzoni dove da alcune terrazze si puo’ godere di un bellissima vista sul golfo di Napoli .
Ho talvolta temuto che la nostra città’ stesse per morire dimenticata dallo stato e purtroppo anche dai nostri uomini  politici locali , preda solo di testate giornalistiche pronte solo a raccontare le cose peggiori che facevano maggiore audience .
Ma girando, capivo che non poteva finire perché alla cultura e alla storia non ci sono limiti.
Napoli è stata sempre viva, ed oggi le sue pietre, i suoi luoghi, i suoi monumenti parlano con la ricchezza di tutti i tempi passati come possiamo vedere nel campanile della Pietrasanta che rappresenta una sorta di riassunto storico della nostra città’.In questo campanile  infatti vediamo una grande quantità di frammenti architettonici provenienti dalla riutilizzazione di molti materiali di spoglio provenienti da monumenti di epoca precedente.
Sono tutti pezzi di varie epoche utilizzati come blocchi di costruzione incastonati nella struttura insiema a colonne e capitelli .
E’ bello chiudere questo articolo e questa lunga chiacchierata in quello che è il luogo più antico della città. Ho scritto tanto su Napoli, ho camminato tanto per le sue strade e tra i suoi monumenti e vi assicuro che non esiste al mondo città più bella.
Ho capito che noi napoletani non siamo ancora coscienti di quanto sia meravigliosa la nostra Napoli e vi invito a conoscerla girando come se foste turisti della vostra città’.
Dopo vi sentirete veramente orgogliosi di essere napoletani  e avrete imparato ad amarla.
Ma non dobbiamo essere solo orgogliosi e non amare!
Non possiamo essere orgogliosi di essere napoletani e poi non rispettarla in tante piccole cose. Le sue mura, le sue strade, i suoi monumenti storici meritano rispetto.
Nel mio sito ho scritto tanto della città e solo per lo scopo di far conoscere Napoli ai napoletani ma soprattutto perché possiate AMARLA.
Dobbiamo conoscerla, sentirla nostra e solo dopo essere orgogliosi di essere suoi figli.
Perchè noi non dobbiamo aver bisogno che venga chicchessia a dirci quanto è bella la nostra città, non dobbiamo essere orgogliosi e senza amore: dobbiamo prima amare questo luogo meraviglioso, curarlo, coccolarlo, difenderlo, e solo allora il nostro orgoglio può avere senso.

Con Amore per la mia città

Antonio Civetta

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