LA REGGIA DI CASERTA

La reggia di Caserta unitamente al Parco della reggia, all’Acquedotto carolino e al Complesso monumentale del Belvedere di San Leucio e’ stato inserito dal Comitato dell’Unesco tra i beni protetti e sito del “Patrimonio dell’umanità”.la-reggia-32

Fu per rivaleggiare con le grandi corte europee che Carlo di Borbone, re di Napoli, decise la costruzione di un gigantesco palazzo reale, situato a una trentina di chilometri a nord di Napoli. Egli non aveva ancora una sua vera e propria reggia e riteneva che la famiglia reale avesse bisogno di quiete e di aria salubre per la propria salute e che Caserta, da lui ben conosciuta nella frequentazione di numerose battute di caccia nella zona, fosse l’unico sito adatto a questo scopo. Volle pertanto costruire in piena campagna una “Versailles italiana” destinata alla villeggiatura e alla caccia. Egli con questa immensa costruzione intendeva dare più lustro al suo regno e contemporaneamente realizzare il vecchio sogno ambizioso dei suoi avi: una costruzione che ricordasse quella di Versailles, ma che si presentasse ancora più sfarzosa, ampia, deliziosa.
Egli volle pertanto realizzare a Caserta la reggia che gli mancava e nel 1751 incaricò l’architetto Luigi Vanvitelli di progettare un palazzo che potesse competere con le grandi residenze dei sovrani europei.
Vanvitelli accettò la sfida e presentò un progetto che raccolse l’approvazione entusiasta del re e della regina, Maria Amalia di Sassonia.

Carlo di Borbone acquisto’ quindi il terreno con annessa  villa del 500 degli Acquaviva dal duca di Michelangelo Caetani pagandolo non poco ( quasi 500.000 ducati ) ed ordinò la costruzione della Reggia.
I lavori iniziarono nel 1752 e si protrassero, con alcune interruzioni, fino al 1774:  ancora  oggi a distanza di anni  è considerato il più grande palazzo reale del mondo.
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La realizzazione del palazzo durò molto più a lungo del previsto perchè la costruzione fu abbandonata per molti anni dopo il ritorno di Carlo di Borbone a Madrid ( dove divenne re col nome di Carlo III ) .
Nell’ultimo anno, morto Luigi Vanvitelli, i lavori furono proseguiti dal figlio Carlo che li portò a termine senza però poter rispettare esattamente il progetto paterno per mancanza di fondi. Durante il regno di Ferdinando IV la reggia ospitava la corte in primavera e in estate ed era spesso teatro di feste, ricevimenti e battute di caccia; divenne poi la dimora preferita di Ferdinando II.

Dopo la breve pausa durante il regno di Ferdinando IV che vide l’avvento di Gioacchino Murat, la reggia è stata prevalentemente frequentata dai Borboni.

Nel 1861 con l’Unità d’Italia la Reggia divenne di proprietà dei Savoia e  fece parte dei beni della corona fino al 1921, quando passò allo Stato.  Ai Savoia  è legato proprio uno  degli aneddoti più famosi della Reggia che catalogando gli oggetti presenti nelle stanze reali ed in particolare nel bagno della regina, parlarono del bidet, fino ad allora sconosciuto in Italia ( ma già presente in Francia ) come uno strano oggetto a forma di chitarra.                                                                                             Durante la seconda guerra mondiale il palazzo fu gravemente danneggiato dalle bombe  ( e poi fortunatamente restaurato ) Alla fine di quello stesso anno la 5° armata tedesca occupò la reggia e firmeranno poi nello stesso luogo la resa agli alleati a metà del 1945.

La reggia si divide nel palazzo con cappella e teatro annessi ed i due giardini .

Il palazzo in quanto a splendore e grandezza, non ha nulla da invidiare al suo modello, la reggia di Versailles: 247 m di lunghezza, 184 m di larghezza, 1200 locali, 34 scale e 143 finestre solo sulla facciata principale.

Il numero di abitanti dell’ intero complesso andava da un minimo di 700 tra famiglia reale, corte, servitù e milizia, per arrivare ad un numero vicino alle 2000 in caso di feste.
Il suo parco si estende su una lunghezza di 3 km e fra prati, boschi e fontane, copre una superficie di circa 120 ettari.
L’edificio, a pianta rettangolare, si affaccia su quattro grandi cortili interni e conta 1200 stanze suddivise su 5 piani .

All’entrata del palazzo ci sono le imponenti e scenografiche scale d’onore che conferiscono alla reggia il senso di regalità per il quale sono state create. Sulle rampe ci sono due leoni e tre statue che rappresentano la Verità, la Maestà ed il Merito.la-reggia-48

Il grande Scalone d’Onore,  collega comunque  il piano inferiore ed il piano  superiore,  conducendo agli appartamenti reali.
Sul vestibolo superiore di fronte alla Grande Scalinata d’Onore, è possibile visitare la Cappella Palatina; che progettata da Vanvitelli, anche nelle decorazioni, è certamente la stanza che più di ogni altro mostra una chiara analogia con l’omologa di Versailles progettata da Jules Hardouin Mansart. Essa era usata dai regnanti per le celebrazioni dei sacri riti.

La cappella appare divisa in un’aula centrale dove sedevano cortigiani ed ospiti ed una tribuna sopraelevata dove sedeva il re. Nell’Abside di questa cappella possiamo ammirare l’Immacolata Concezione di Giuseppe Bonito, scampata al bombardamento della seconda guerra mondiale che distrusse buona parte della cappella.

Seguono il Salone degli Alabardieri, il Salone delle Guardie e il Salone di Alessandro il Grande, la cui decorazione si rifà alla leggenda di Ercole e alla ” eta’ degli eroi “, una delle tre fasi della filosofia della storia di Giambattista Vico, autore caro a re Carlo e a Vanvitelli.

Gli appartamenti reali, composti dall’appartamento nuovo e dall’appartamento vecchio, costituiscono con l’arredo e gli ornamenti un vero e proprio museo, che permette di seguire il passaggio dal rococò al neoclassicismo.
L’Appartamento nuovo, così chiamato perché costruito nell’Ottocento, consta di tre stanze: la sala di Marte, la sala di Astrea e la sala del trono, la più grande del palazzo.

Molte stanze erano dotate di anticamere dove gli ospiti solitamente aspettavano di essere ricevuti come da usanza del’epoca.  Il re usava ricevere le udienze in diverse sale; quella di Marte veniva usata per ricevere gli Ambasciatori e gli uomini di Stato, la Sala di Astrea ( dea della giustizia ) era invece quella dove venivano ricevuti gli Ambasciatori Ufficiali e dove si amministrava la giustizia.                                                                                                                                                            Le sale di rappresentanza sono note come Stanze delle Stagioni perché hanno  stoffe  e  soffitti affrescati con allegorie delle stagioni.la-reggia-3

La sala del Trono è quella dove venivano tenuti i balli di corte. Essa è adornata da 46 medaglioni raffiguranti i volti dei precedenti re di Napoli mentre al centro c’è il trono in legno dorato e adornato da due leoni con ai lati due sirene ed in cima una cornucopia simbolo di abbondanza.

L’Appartamento del re, anch’esso ottocentesco, risente nel decoro e negli arredi dell’influenza francese, soprattutto nelle stanze da letto di Francesco II e Gioacchino Murat. L’Appartamento Vecchio era abitato già alla fine ‘700 da Ferdinando IV.

Il bagno del re aveva una toletta in marmo di Carrara, una grossa vasca in granito fornita di acqua corrente grazie all’acquedotto Carolino creato da Vanvitelli. L’acqua era però fredda e veniva riscaldata da un camino presente nella stanza.

Le stanze della regina Maria Carolina sono elegantemente decorate ed erano poco accessibili per tutti. Si tratta di 4 piccoli ambienti decorati secondo il gusto ” rocaille”.

In una prima stanza da ‘ lavoro ‘ troviamo pareti rivestite in raso giallo e specchi prodotti presso la Real fabbrica di Castellammare. Al soffitto un lampadario in bronzo dorato e legno arricchito da piccoli pomodori che alludono alla fertlità della terra campana ( antica Campania felix ).                                                                                                                                       Nella seconda sala le pareti sono rivestite da specchi arricchiti da festoni di fiori bianchi in stucco. Troviamo poltrone, un tavolo e consolles. Davanti alla finestra vi è un caratteristico orologio costituito da una gabbia dorata con inizialmente dentro un uccellino in pietre dure che fu donato ( insieme ad un altro esemplare presente nella stanza da lavoro ) alla regina da sua sorella Maria Antonietta, regina di Francia.

La regina aveva un bagno più piccolo ed intimo di quello de re dove non faceva entrare nessuno e addirittura anche le sculture che troviamo  hanno gli occhi bendati. Il  bagno è dotato di sapienti giochi di specchi che le rendevano possibile vedere il cortile e l’anticamera senza essere disturbata o osservata. Delle malelingue dicevano che lo facesse per non essere scoperta dal re quando era in compagnia degli amanti.

La vasca da bagno attualmente presente è in marmo bianco di Carrara con interno in rame dorato.                                          La regina fece installare in questo bagno il primo bidet della storia d’Italia: In questa stanza infatti era anche presente in un piccolo spazio chiuso,  un bidet in legno foderato di rame  del 700. Quando nel 1860 il Piemonte invase il Regno delle Due Sicilie , depredando le ricchezze, i danari e le fabbriche del Sud per arricchire il Nord, i Savoia si impossessarono dei siti reali napoletani e fecero l’inventario di tutte le cose esistenti, di cui molte sconosciute.
Nella Reggia di Caserta i Savoia videro per la prima volta un bidet (nella stanza della regina )  e nell’inventario lo definirono  ” oggetto sconosciuto a forma di chitarra “.

La Biblioteca Palatina occupa tre grandi ambienti: voluta da Maria Carolina, conta oltre diecimila volumi. In una grande sala è stato ricostruito il Presepe Reale con figure originali, sul modello di quelli che ogni anno erano allestiti a corte, in omaggio all’antica tradizione presepiale napoletana rispettata e alimentata dai sovrani borbonici.

Un altro gioiello del Palazzo è il Teatrino di Corte progettato da Vanvitelli in un secondo momento per espressa volontà del re Ferdinando IV, grande appassionato di teatro. Costruito a ferro di cavallo, con 42  palchi distribuiti su 5 livelli  e un sontuoso maestoso  palco reale con la statua della fama che sorregge un baldacchino.
Nella Quadreria di otto sale sono contenuti i ritratti dei re e delle regine della famiglia dei Borbone, sia d’Italia che di Francia. Una raccolta di dipinti proviene dalle collezioni dei Farnese e un gruppo di sculture antiche, tra cui la gigantesca statua di Ercole e il gruppo marmoreo raffigurante Alessandro Farnese incoronato dalla Vittoria.

Possiamo inoltre ammirare un importante gruppo di dipinti raffiguranti vedute di porti del Regno dipinti da Philipp Hackert, un pittore austriaco.
Un’ala del palazzo ospita invece il cosiddetto Museo dell’Opera o Museo Vanvitelliano, che raccoglie disegni, schizzi, piante delle opere vanvitelliane e soprattutto modellini in legno della reggia, realizzati quasi tutti dall’ebanista Antonio Rosz.

Un grande portico al di fuori del palazzo costituisce l’ideale collegamento con il parco e la cascata, posta scenograficamente al culmine della fuga prospettica così creata.la-reggia-6
Vanvitelli progettò e realizzò un enorme viale completamente dritto che termina nella parte superiore della cascata situata nella parte finale del parco della Reggia di Caserta. Lungo l’asse centrale si alternano vasche, fontane monumentali e cascate, secondo il tema iconografico dell’acqua e della caccia.

Il meraviglioso parco si estende su una superficie di 120 ettari, con una lunghezza di 3,3 km L’acqua è fornita dall’Acquedotto Carolino, che alimenta le piscine, le fontane ed il palazzo.
A tal proposito è  interessante notare che nella parte settentrionale del giardino Luigi Vanvitelli costruì una ampia vasca utilizzata come cisterna che doveva servire nel caso di un guasto all’acquedotto carolino; esso non fu mai adoperato, ed in epoca francese divenne luogo di allevamento delle api per la produzione di miele (di qui il nome “Aperia”). Nel 1826, durante il regno di Francesco II, fu adibito “ad uso di Flora”, vale a dire di serra, per la coltivazione di piante arboree. Vi fu perciò collocata la statua di Flora o Cerere, opera realizzata da Tommaso Solari.

Il Parco è un tipico esempio di giardino all’italiana, costruito con vasti prati, aiuole squadrate e soprattutto un trionfo di giochi d’acqua che zampillano dalle numerose fontane.

Lungo tutto il viale principale scorre acqua che proviene dalla cascata posta a monte di un bellissimo acquedotto creato in 16 lunghi anni dal Vanvitelli che fu chiamato in onore di re Carlo appunto “Carolino “. Questo porta acqua agli  appartamenti della reggia ai giardini e a tutte le statue.

Le fontane sono veramente tante e rappresentano tutte divinità pagane o animali mitologici. Tra le più importanti statue  che simboleggiano i quattro elementi della natura: le statue dei delfini, la fontana di Eolo, il bagno di  Venere  e  la fontana di Venere e Adone e la grande fontana di Diana e Atteone.

Secondo la mitologia greca, Il giovane Atteone, durante una battuta di caccia si imbattè casualmente nella grotta in cui Diana e le sue compagne facevano il bagno. Non appena si accorse della sua presenza la dea, adirata per l’oltraggio subito gli spruzzò dell’acqua sul viso trasformandolo in un cervo impedendogli così di raccontare ciò che aveva visto.  Il cacciatore scappando giunse ad una fonte dove, specchiatosi nell’acqua, si accorse del suo nuovo aspetto. La fontana mostra la scena di Atteone che inseguito e catturato dai suoi stessi cani, questi inferociti gli si aizzano contro sbranandolo.

Il percorso dei giochi d’acqua comincia dalla Fontana del Canalone, detta anche Cascata dei Delfini perché il getto scaturisce dalle gole di tre giganteschi delfini. La Fontana di Eolo è costituita da una grande vasca nella quale si raccoglie l’acqua che cade dall’alto. Nella Fontana di Cerere o Zampilliera i getti d’acqua sono lanciati da due delfini, quattro tritoni e dalla raffigurazione simboliche di due fiumi; al centro è posta la statua di Cerere. Dalla Fontana di Venere e Adone l’acqua discende in una vasca attraverso una serie di dodici rapide. Il percorso termina con la Vasca di Diana e Atteone, dove scende dopo un salto di 78 metri, l’acqua della Grande Cascata.la-reggia-8

A destra della fontana di Diana e Atteone con la cascata superiore, si trova il Giardino inglese ( primo esempio di giardino informale italiano ) creato su richiesta della regina Maria Carolina d’Austria, moglie del re Ferdinando IV che investi’ la sua fortuna personale per realizzarlo in quanto, nelle sue intenzioni, doveva non solo reggere il confronto, ma oscurare il Petit Trianon di Versailles, quest’ultimo commissionato dalla sorella Maria Antonietta Regina di Francia.

Il Giardino Inglese occupa una superficie di 24 ettari e fu realizzato da Carlo Vanvitelli e dal giardiniere inglese John Andrew Graefer. ( l’acqua che alimenta questo giardino proviene dall’Acquedotto Carolino ).
È ricco di piante esotiche e rare e abbellito da serre, aiuole, boschetti e viali che seguono ed enfatizzano l’accidentata conformazione del territorio.la-reggia-9
Nei laghetti del parco vi sono due isole ricche di vegetazione, di cui la più grande ha un tempietto in rovina, con colonne di granito provenienti dalle rovine di Pompei e il più piccolo ha una sorta di padiglione utilizzato come ricovero per anatre, cigni ed altri uccelli acquatici che vivono nel lago.
Il Criptoportico è una finta rovina romana, costruita poco dopo la scoperta di Pompei. Fu volutamente costruita come una rovina, per dare gli ospiti della Corte la sensazione di camminare nella città romana recentemente scoperta ed in fase di scavo.
La struttura è un ninfeo circolare con le pareti di tufo in cui si aprono grandi nicchie decorate in stucco a opus reticolatum romano, contenenti undici statue, alcune delle quali provenienti da Pompei, altre dalla collezione Farnese. Troviamo qui uno splendido laghetto, il Bagno di Venere, dove la dea è ritratta, come se emergesse dai flutti, in una statua in marmo di Carrara, scolpita da Tommaso Solari.

La Palazzina Inglese, edificata tra il 1790 e il 1794 come abitazione del giardiniere Graefer e’ un fabbricato a due piani, che prevedeva anche un locale destinato alla conservazione dei semi e degli attrezzi. Graefer effettuava continue escursioni in Campania, a Capri, sul litorale Salentino e a Palermo per rifornirsi di piante e, grazie ai contatti con i botanici inglesi, riuscì ad ottenere anche molti esemplari e sementi provenienti dall’Australia, dalla Cina e dal Giappone, dai quali creò ibridi e numerose rarità presenti nel giardino.

La reggia è stata nel tempo scelta da famosi registi come scenario per famosi films come: Mission Impossible III, Io speriamo me la cavo, Angeli e Demoni ( di Dan Brown e Tim Howaerd ),  alcune scene dei primi due episodi di Star Wars girate da JJ Abrams ed il bellissimo “Li chiamavano briganti !” ritirato immediatamente dalle sale cinematografiche ed oggi visibile solo su You Tube ( perchè scomodo alla storia dell’unità d’ Italia ) capolavoro di Pasuale Squitieri( assolutamenta da non perdere l’epilogo finale di Lina Sastri ).

 

 

 

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