LA LAVA DEI VERGINI

Il borgo dei vergini  è quella zona cittadina che si trova prima di giungere alla sanità; è anche detto borgo barocco per il predominare di tale stile nella sua architettura.

Il nome deriva da una fratria religiosa greca, quella degli EUNOSTIDI dediti alla temperanza ma sopratutto alla castità.

Borgo delle vergini oggi

Tra storia e leggenda si dice che una ragazza di nome Ocna, figlia di un magistrato, si innamorò di Eunosto; questi era un giovane di bell’aspetto che suo malgrado fece innamorare Ocna anche se mai egli si adoperò in alcun modo per incentivare tale sentimento.
La ragazza corteggiò a lungo il ragazzo senza mai ottenere risposta. Infine travolta dalla passione tentò di sedurlo con una vera e propria aggressione, ma Eunosto reagì bruscamente e si difese con la forza. Ferita nell’orgoglio oltre che nel corpo Ocna raccontò ai fratelli di essere stata vittima di un tentativo di stupro e i due la vendicarono uccidendo il ragazzo. Quando, poco dopo, si seppe la verità, gli assassini furono incarcerati e la ragazza si uccise, mentre i cittadini vollero tributare un omaggio a Eunosto dedicandogli un tempio.

Nel borgo dei vergini affacciano vari edifici religiosi: chiesa di Santa Maria dei verginichiesa delle missione ai verginichiesa di Santa Maria Succume Miseris ai vergini. Nelle vicinanze altre due importanti chiese: la prima è quella di Sant’Aspreno ai Crociferi nella parte dette delle “Crocelle” ( detta così per la presenza dei frati di San Camillo de Lellis ) mentre la seconda e’ la chiesa di Santa Maria della Misericordia ai vergini detta popolarmente della Misericordiella.

La zona dei Vergini era una zona che si trovava lungo il percorso di un torrente che scendeva dalla collina di Capodimonte e dai colli Aminei e per questo periodicamente veniva invaso dalla grande massa di acqua che scendeva dalle colline.
All’epoca dalla collina dei Camaldoli ( 450 metri di altezza ) si formava un torrente piovano che seguendo burroni e pendii sboccava a mare in tre punti diversi, lambendo le mura della città.

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img.2 – Borgo vergini

Un primo torrente percorreva la discesa dell’arenella, seguiva il Cavone, piazza Dante e per il tracciato di Monteoliveto sboccava a mare.
Un secondo torrente scendeva per S. Rocco, Miano, i Ponti Rossi, Arenaccia e sfociava a mare presso il ponte della Maddalena.

Poco prima dei Ponti Rossi all’altezza di Capodimonte questo ramo si biforcava dando origine al terzo torrente di acque: questo scendeva per la sanità, i vergini, via Carbonara e raggiungeva il mare presso la porta del mercato.

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Rione Sanità, via dei Vergini

Fino a quando i luoghi vicini a questi torrenti erano disabitati i danni non si avvertirono ma con il formarsi del borgo della sanità il torrente divenne un flagello perchè una vera e propria fiumana invadeva le strade trascinando con se tutto quanto incontrava nel suo percorso e scaricandolo a mare.

Gli esiti di queste antiche alluvioni si possono vedere ancora oggi poichè, talvolta sulle tabelle viarie di Napoli, possiamo vedere il nome di una strada preceduta dalla qualifica di CUPA, CAVONE, ARENA, CANALE, CANALONE.
Era chiamato CANALE o CANALONE ( a seconda della lunghezza o larghezza ) la cavità naturale formato dal fluire delle acque.

Dove il canale si incassava formava una CUPA e dove questa era più ridotta e profonda diventava un CAVONE.

L’ARENA era invece un canale molto largo, poco profondo ed il letto sabbioso il quale una volta asciutto per mancanza di acqua diventava un ARENAIO ( come piazza Arenella ).borgo-vergini-6

La lava!!! La lava!!! Così la popolazione del quartiere Sanità che conviveva con queste alluvioni, dava l’allarme per scappare ai piani più alti dei palazzi per mettersi in salvo, dalla fiumana d’acqua e detriti che scendeva con un impeto spaventoso.

Per ovviare a questo fenomeno ( la lava dei vergini ) il torrente fu incanalato in un collettore che traforando la collina di Miradois usciva presso piazza Ottocalli e si immetteva nell’alveo dell’Arenaccia. Ma ben presto per il continuo accrescimento della città risultò insufficiente. Inoltre nel 1767 in occasione della costruzione di via Foria ( dal nome del palazzo Forino) il tratto attraversato dal torrente nell’allora Largo delle pigne ( attuale piazza Cavour ) fu spianato, abbassando di oltre due metri il livello della strada.

Ma nonostante tutto la lava dei vergini implacabile continuava a provocare disastri.
Scrive Eleonora Puntillo nel suo libro: “La Lava dei Vergini era qualcosa di tremendo e di spettacolare, una sciagura ormai secolare da cui gli abitanti si difendevano con la fuga, riparando ai piani alti delle case, passandosi a gran voce l’allarme quando la pioggia si faceva intensa e faceva prevedere l’arrivo della piena”.

La sanità oltre che arena, per il fondo sabbioso la poco profondità e larghezza poteva considerarsi un Cavone per le sue alte pareti.

Guido Martone, dirigente comunale encomiabile, così raccontò: “La strada trasformata in fiumana era una vista terribile. Per osservare il fenomeno, non appena iniziò una intensa pioggia di settembre, chiesi ospitalità a una famiglia, che abitava al primo piano nei pressi di piazza Vergini, e attesi alla finestra. L’acquazzone imperversava sempre più intenso, sentii urlare più volte ‘a lava! ‘a lava!, un grido man mano più vicino mentre venivano calate saracinesche e chiusi in fretta i battenti di negozi, portoni e bassi. Davvero impressionante con i chiusini che saltavano, la pavimentazione che si gonfiava ed esplodeva. Il torrente carico di detriti correva trascinando tutto quello che incontrava da via Fontanelle e da via Sanità, dalla zona di San Gennaro dei Poveri, dalle pendici di Capodimonte e da quelle di Materdei, spazzava piazza Vergini e si buttava su via Foria raggiungendo piazza Carlo III e piazza Garibaldi”.

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Rione Sanità, via dei vergini

Una volta terminata la piena, lasciava comunque le strade allagate e impraticabili e per passare da un marciapiede all’altro bisognava imbastire tavole di legno su cui attraversare e funi di sostegno a cui aggrapparsi per evitare di cadere.
La abitazioni e i negozi al piano terra erano tutte protette da scalini rialzati per evitare che l’acqua potesse entrare (ancora oggi si possono vedere questi ingressi rialzati a protezione della lava).

Martone (allora direttore del servizio fognature del comune) studiò la zona, verificò di persona la rete delle fogne che risalivano all’800 ed erano percorribili e scoprì l’intoppo: una confluenza tra un canale scolmatore e la galleria sotterranea costruita per portare la “lava” dei Vergini verso il mare era bloccata e faceva da tappo. La confluenza bloccava il bacino. L’acqua non defluiva e provocava l’alluvione.
Fece deviare lo scolmatore liberando la galleria sotterranea e fece costruire un collettore pedemontano alle Fontanelle destinato a raccogliere in una vasca di sedimentazione i detriti che venivano portati via dopo ogni pioggia.

Cosi finalmente si riuscì a liberare la sanità dalla “lava dei vergini”.

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