IL MISTERO DEL PIROSCAFO ERCOLE

Tredici giorni prima della proclamazione dell’Unità d’Italia, sparì nel nulla, tra Palermo e Napoli, il piroscafo “Ercole”. . Fra i passeggeri c’erano alcuni ufficiali garibaldini guidati da Ippolito Nievo, che avevano il compito di portare a Torino la documentazione economica relativa alla spedizione militare dei Mille custodita gelosamente in una cassa.

Ippolito Nievo ,era un giovane scrittore idealista che aveva partecipato come volontario alla spedizione dei mille e presto , molto presto , divenne colonnello con incarico da parte di Garibaldi di un delicatissimo ruolo , quello cioe’ di vice intendente di finanza .

Fu quindi l’uomo  che amministrava i soldi della spedizione di cui manteneva la contabilita’nel bene e nel male, divenendo in tal modo anche il depositario nonche’ conoscente di numerosi fatti scomodi e segreti di cui era meglio non sapere ,

Nella cassa, da cui Nievo non si separava mai, erano contenuti soldi, ricevute, fatture, lettere e tutto quello che riguardava la gestione dell’ingente patrimonio garibaldino e di quello “trovato” nelle casse delle banche siciliane.
Ippolito Nievo aveva minuziosamente annotato nei suoi registre tutte le entrate e le uscite dei soldi finanziati per la spedizione dei mille ivi compresi le ingenti somme usate per corrompere l’esercito borbonico ( aveva annotato nomi , cifre , somme e tanti segreti ) .
Egli era stato invitato a presentarsi con urgenza a Torino , dal suo diretto superiore , il generale Acerbi, insieme alla sua cassa (con le piastre turche e i preziosi libri contabili) dopo che l’ala conservatrice aveva sollevato una questione sulla dubbia amministrazione della spedizione. L’intendente generale Acerbi, il 16 marzo, aveva infatti inviato a Ippolito Nievo, un telegramma imponendogli di lasciare Palermo al più presto con incarico di riportare nella capitale piemontese nel piu’ breve tempo possibile la scottante documentazione . Era cosa molto urgente, in quanto il governo si trovava in forte imbarazzo e il fatidico giorno della proclamazione dell’ unita’ di’ Italia era oramai troppo vicino ( non si poteva certo mostrare che l’ Italia si fondava sulla corruzione ……. ) .
Era in atto da qualche settimana una campagna di stampa e discussione sui beni economici e sulla gestione dei fondi dissipati in malo modo dai Garibaldini e se quelle carte fossero arrivate nelle mani di un tribunale ma anche se il solo Nevio avesse potuto parlare davanti ad un giudice molte persone avrebbero potuto subire conseguenze abbastanza imbarazzanti in Italia e all’estero
Nevio era stato convocato a Torino perche’doveva dare conto della gestione e amministrazione finanziaria dei mille ed egli volle partire il piu’ presto possibile e la prima nave che partiva era proprio l’ercole .
Il rendiconto non arrivò mai a Napoli, da dove doveva proseguire per Torino. Il console amburghese Hennequin, che a Palermo curava gli interessi inglesi, aveva cercato vanamente di dissuadere Nievo dall’imbarcarsi su quella nave, ma il Vice Intendente ignorò, forse consapevole del suo destino, il criptico avviso dell’annunciata prima strage di Stato dell’Italia unita.
Le sue carte non sarebbero dovute arrivare a Torino e all’estero dove c’era qualcuno che temeva clamorose rivelazioni .
Nel suo rendiconto , Ippolito Nevio , dimostrava, con meticolosa precisione, l’operato di tutta l’Intendenza delle finanze garibaldine. Nel fascicolo erano contenute notizie riservate, che non sarebbe stato opportuno rivelare perché avrebbero acclarato il coinvolgimento dell’ Inghilterra nel finanziare la spedizione dei mille.
Di notizie “riservate” sul coinvolgimento inglese nel 1860 si era da sempre vociferato , ma nessuno aveva mai presentato documenti certi ……
Si parlava di un finanziamento di 10mila piastre turche (paragonabili a circa 15milioni di euro attuali) che era arrivato a Garibaldi dalla massoneria inglese.
La spedizione Garibaldina venne finanziata sia dal governo Cavour che dalla nazione Inglese (circoli politici e massoneria scozzese presbiteriana anti papista ) .
A tal proposito ricordiamo che nel ‘68, Giulio Di Vita, studioso massone, presenta un rapporto al Collegio Maestri Venerabili del Piemonte. Titolo: ‘Finanziamento della spedizione dei Mille’. Di Vita scopre negli archivi londinesi che i britannici versarono a Garibaldi 3 milioni di franchi francesi in ‘piastre’ oro turche. Una cifra enorme per convertire molti dignitari borbonici alla democrazia liberale.
Un tale ingente finanziamento poteva essere opera solo di un governo come quello inglese.
Lo scopo anglosassone era quello di colpire il Papato, con l’ausilio del generale Garibaldi, noto antipapista, agevolando la formazione di uno stato protestante , esercitare il controllo assoluto del mediterraneo e di conseguenza mettere definitivamente le mani sulle miniere di zolfo siciliane .
La provenienza del denaro utilizzato doveva rimanere segreta ; i soldi messi a disposizione di Garibaldi era stata data da gente che voleva rimanere segreta , gente che apparteneva ai vertici dell’ esercito Garibaldino , agli ambienti piemontesi vicino a Cavour e al governo inglese che temeva in caso di divulgazione della notizia , di mettere in crisi i rapporti con altre potenze europee.
La sparizione di quei documenti faceva quindi comodo a tutti .
Quel rendiconto non doveva vedere la luce perché avrebbe rivelato la pesante ingerenza del governo di Londra e dei circoli massonici inglesi nella caduta del Regno delle Due Sicilie.
Nievo aveva dovuto gestire questo ingente finanziamento ( in piastre d’oro turche )proveniente dalle massonerie britanniche, per favorire l’arrendevolezza di gran parte degli ufficiali borbonici e delle alte cariche civili : un’immobilità quella dei generali borbonici che con il loro atteggiamento avevano paralizzatoll’Esercito e soprattutto la Marina borbonica, senza la quale il più grande Stato della penisola italiana, con la terza flotta europea di quel tempo, sarebbe difficilmente caduto.
La reazione militare borbonica siciliana fu infatti tardiva, lacunosa, e caratterizza da molti tradimenti, senza i quali il più grande stato italiano dell’epoca, che vantava la terza flotta europea di quel tempo, difficilmente sarebbe caduto sotto l’urto di mille popolani male armati e peggio addestrati.
Innegabile appare infatti che un manipolo di pochi uomini sbarcati a Marsala mise in fuga 100mila uomini al prezzo di soli 78 caduti .
La capitolazione di Palermo, si dice, avvenne con l’oro dato al generale Lanza e la resa dell’isola fu firmata a Palermo su una nave di bandiera britannica mentre , guarda caso, lo sbarco dei mille avvenne a Marsala, feudo britannico con la protezione di due navi da guerra di sua Maestà.
Una volta ottenuto l’armistizio con l’esercito Borbonico si passo ‘ alla requisizione del Banco di Sicilia e ai suoi soldi ( 5 milioni di Ducati cioe’ circa 200 milioni di euro di oggi ) .
I corrotti generali borbonici , si arresero in cambio di parte del danaro prelevato dalle casse del Banco di Sicilia ( il prezzo dell’armistizio pare sia costato circa 60.000 Ducati ).
Sentirete dire che l’evacuazione dell’esercito borbonico da Palermo finì il 19 giugno 1860, quando la Banca di Sicilia era ancora chiusa al pubblico. Al pubblico sì, ma non ai direttori, ai presidenti e ai tesorieri del Banco. Furono essi responsabili, insieme a Crispi, del pagamento ai generali borbonici, perché lasciassero Palermo senza più combattere. Il pagamento avvenne con soldi prelevati dai conti correnti dei i palermitani. Il Banco fu poi successivamente rimborsato, per la Legge del 1867 sul ripianamento dei debiti contratti da Garibaldi sul Banco di Sicilia e di Napoli nel 1860. Ma alcune partite non furono rimborsate, perché non furono presentate pezze d’appoggio valide.
Quindi la liberazione di Palermo avvenne addirittura con i denari dei siciliani e non solo degli inglesi e se di alcune partite non si ebbe il rimborso fu perché non si poteva dire come i denari erano stati usati.
Il Vice Intendente idealista Ippolito Nievo era rimasto nauseato da ciò che aveva visto, da come veniva trattato il popolo siciliano e di come le cose erano andate contro le sue aspirazioni.
Dopo solo un anno dallo sbarco dei mille , la Sicilia era stata completamente annessa al territorio sabaudo , grazie sopratutto ai soldi usati per corrompere alte cariche ufficiali e civili .
Il danaro provenienti da fondi internazionali serviva per foreggiare e stipendiare tutti ; corrotti appalti , false commesse militari , sprechi , promozioni facili , aumento di stipendi spesso raddoppiati , e reddite elargite ai potenti del posto .
I Garibaldini facevano una carriera molto rapida e su 24.000 combattenti vi erano 6 mila ufficiali ben pagati ( in un normale esercito dell’epoca vi era un solo ufficiale ogni 30.000 soldati ).
Ippolito Nievo riceveva continue pressioni ambientali per aumentare i gradi e sperperare denaro , ma egli ligio al suo dovere di amministatore ( questo probabilmente gli costo’ la vita ) trascrisse tutte le irregolarita’ in maniera rigorosa nei suoi libri contabili.
Venivano arruolati con il facile soldo , centinaia di nuovi combattenti , molti dei quali passavano in cambio di raddoppiato stipendio dall’esercito borbonico a quello sabaudo ,
basti pensare che un’armata di appena 1.085 uomini sbarcata a Marsala, in Sicilia, in breve tempo ( un mese ) era divenuta di 43 mila uomini.
Il rendiconto non arrivò mai a Napoli, da dove doveva proseguire per Torino.
Nievo, viceintendente generale dei Mille, con la sua giubba rossa, seguito dai suoi salì a bordo dell’Ercole senza ascoltare i consigli di Hennequin junior, figlio dell’agente della compagnia Calabro-sicula a cui la nave apparteneva, che suggeriva di partire con l’Elettrico, vapore più piccolo, più veloce e sicuro che avrebbe lasciato gli ormeggi tre giorni dopo.
Il console aveva cercato di dissuaderlo dall’imbarcarsi su quella nave, ma il Vice Intendente non era uomo dall’abbandonare né il suo equipaggio né il prezioso carico, e non comprese il criptico messaggio del’annunciato disastro.
Lunedì 4 marzo 1861 , salpo’quindi in tutta fretta , dal porto di Palermo , con il battello a vapore Ercole in direzione Napoli insieme al suo inseparabile baule e ai suoi preziosi documenti : il suo arrivo a Napoli era previsto per la mattina seguente .
A bordo c’erano ottanta persone tra equipaggio e passeggeri e, custodito in una voluminosa cassa, il Rendiconto con tutti i documenti giustificativi che lui aveva predisposto.
Dietro l’Ercole, tre ore dopo, partì il Pompei, un altro battello di gran lunga piu’ veloce che viaggiava sulla stessa rotta, mentre, proveniente dallo stretto di Messina e diretto a Napoli, il vascello militare inglese “Exmouth” si avvicinava alla rotta dell’Ercole (un vascello da guerra della marina inglese ).
Ai suoi lati partono anche due tartane sgangherate ( che trasportavano frutta ) dai nomi altisonanti ( arcangelo Gabriele e la Madonna dell’arco ) .
L’ Ercole parti’con il mare buono ma nel suo avvicinarsi a Napoli si dice incontro’ una grossa tempesta e nonostante fosse in compagnia delle altre navi , appena superato l’orizzonte di esso si persero le tracce .
E’ l’ unica nave che non arriva a Napoli la mattina seguente mentre le altre imbarcazioni seppure di minore consistenza e seppure in ritardo arriveranno nel porto di Napoli .
A Napoli nessuno si accorse del mancato arrivo e trascorrono parecchi giorni senza che nessuno si muova e cerchi l’Ercole .
Lo stesso giornale ufficiale di Palermo non da’ nessuna notizia del mancato arrivo di questo battello che faceva servizio normalmente tra Palermo e Napoli .
Tutti fanno finta di niente e nessuno lo cerca ; probabilmente gia’ si sapeva che doveva sparire ( Ippolito nella sua ultima lettera alla cugina la saluta con un triste addio ).
Mancano pochi giorni (12) alla proclamazione del regno di’ Italia e Ippolito e la sua documentazione rappresentano un pericolo per il futuro regno di’ Italia .
La confusione in quel periodo era al massimo. Governi che si scioglievano, eserciti che passavano di mano, navi che cambiavano bandiera. Solo i portuali si resero conto che il vapore non aveva gettato le cime in banchina. Oramai erano trascorsi troppi giorni: undici. Nessuno si mosse, neppure il ministero della Guerra, né la compagnia marittima, né le autorità portuali. I giornali tacquero, le famiglie rimasero ignare.
Solo dopo 2 settimane si ha qualche sporadica e generica notizia della barca sparita nel nulla ; un qualsiasi naufragio lascia sempre dei resti della imbarcazione evidenti in superficie , sopratutto se il relitto e’ fatto di legno e invece nulla , proprio nulla si ritrova della nave .
Se fosse affondata a causa del mare mosso avremmo avuto restituito dal mare del fasciame della nave , oppure resti del suo carico o perlomeno i corpi dei passeggeri imbarcati e negli stessi fondali marittimi non si e’ mai trovato nulla , anche qualche decennio fa, quando il pro-nipote di Nievo, Stanislao, addirittura è sceso con un batiscafo sui fondali di Capri a cercare risposte ( senza successo ).
I giornali continuavano a tacere finché l’opposizione parlamentare fece un tale chiasso che da Napoli , tempo dopo , partì il Generoso a perlustrare l’ampio tratto di mare tra le Eolie e Capri , ma di Nievo, le casse con i soldi e i libri contabili non si e’ mai piu’ ritrovato nulla.
Le ipotesi sulla scomparsa erano le più incredibili. Si passava dallo scoppio delle caldaie a sud di Capri, al dirottamento volontario in Albania, dal sabotaggio alla cattura da parte di pirati arabi. Alla fine prevalse la teoria che la nave fosse naufragata all’altezza di Capri in seguito all ‘ esplosione delle caldaie per problemi alle macchine .
Ma ci fu anche la relazione del capitano , del vascello inglese Exmouth, che come testimone disse di aver avvistato il relitto a 140-150 miglia da Palermo, sulle coste della Calabria. Contrariamente alle altre relazioni, che davano l’Ercole affondato vicino a Capri, il comandante della nave inglese, ultima ad aver avvistato il vapore che trasportava Nievo e i suoi documenti, non parlava quindi di affondamento ed affermava di aver avvistato il relitto sulle coste calabresi.
Difficile dubitare che potesse aver sbagliato, in quanto gli inglesi registrarono tutto ciò che accadde in quell’avventura e inoltre l’Ercole era ben conosciuto dai britannici, come tutte le navi che avevano preso parte alla campagna del 1860. Ma c’è anche da supporre che la relazione del capitano Paynter potesse in qualche modo servire a depistare le indagini sulla fine dell’Ercole: anche gli inglesi volevano nascondere una verità che li avrebbe messi in difficoltà. Il naufragio dell’Ercole restò quindi avvolto nel mistero.
La nave, gli 80 uomini, le 232 tonnellate di merce e soprattutto le casse con le piastre e i preziosi libri contabili di Nievo erano svaniti nel nulla senza lasciare una traccia.
L’11 marzo 1861 nasceva il regno di’ Italia . Undici giorni prima una nave a vapore naufragava sparendo portando con se Nievo, le casse con i soldi e i libri contabili.
Tutto definitivamente scomparso come i suoi temibili segreti che quei libri nascondevano. .

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