CASTEL CAPUANO

Castel Capuano , fu edificato dal normanno Guglielmo di’ Altavilla detto ” il Malo ” , nella seconda meta’ del XII secolo e funziono’ da reggia e da fortezza.
Costruito in stile tipicamente medievale, costituiva un baluardo imprendibile; fu nel tempo modificato e ampliato e qualche volta utilizzato come residenza reale
Sorto sul luogo che ospitava una fortezza bizantina, il maniero prendera’ il nome dalla vicina Porta Capuana – dove partiva la strada che conduceva a Capua –
Federico II comprendendone l’ importanza per la posizione strategica che occupava nel complesso delle mura ordino’ nuovi lavori per renderlo più’ ampio e solido.
Fu ulteriormente ampliato da Carlo I d’Angio che trasferendo la capitale del regno da Palermo a Napoli si ‘ stabili’ in Castel Capuano .
Nel 1484 gli Aragonesi lo inglobarono nella cinta muraria cittadina trasformandolo in residenza reale .
Nel 1540 , non essendo piu’ funzionale come fortezza , per lo spostamento in avanti delle mura urbane, il castello fu adibito per volere di don Pedro Di Toledo ,a sede dei Tribunali .
Il vicere’ , lo fece ristrutturare per riunirvi tutti i tribunali fino ad allora sparsi in diversi luoghi della citta . Da quel momento sara’ chiamato ‘ il palazzo della vicaria ‘, perche’ era il Vicario del Regno a presiedere al governo del potere giudiziario .
Le esecuzioni capitali avevano luogo nello spazio antistante la facciata settentrionale e le gabbie di ferro con dentro le teste recise dei giustiziati , oppure le mani o i piedi, troncati , dei condannati , venivano appese all’angolo del castello prospiciente via Carbonara.
Nel largo davanti alla porta principale del Castello , a destra , sopra una base quadrata di pietra , esisteva una antica colonna romana di marmo bianco che veniva indicata come la << colonna infame della vicaria >>.
Secondo vecchie leggi, quando un fallito dichiarava di non possedere più niente ,e quindi , di non poter pagare i suoi debiti, doveva salire sulla base di pietra della colonna, calare le brache, mostrare il deretano nudo ai suoi creditori e pronunciare le parole:< cedo bonis >
Le due parole latine volevano dire < sono morto per i beni di fortuna> ed il gesto significare< cosi’ sono ridotto>. Il debitore condannato doveva essere legato abbracciato, con i pantaloni completamente calati e cosi, tra gli squilli di tromba del banditore, doveva proclamare per una o più ore la frase.
Nel 1546 Don Pietro de Toledo aboli’ l’ umiliante pena della colonna , sostituendola con un’altra più’ decorosa.
Il debitore che ricorreva al disonorevole beneficio doveva, dopo che il suo nome e la formula d’uso erano stati gridati dall’esecutore , restare ritto accanto alla colonna , a capo scoperto , per un’ora, davanti ai suoi creditori.
Tale usanza duro’ fino al 1736 , cioè fino a quando Carlo di Borbone l’aboli, facendo abbattere la colonna infame.
Ben più’ a lungo duro’ l’altro uso che della base della colonna si faceva ; l’esposizione , cioe’ dei corpi senza vita delle persone morte tragicamente , onde permetterne il riconoscimento: una sala mortuaria all’aperto.Tale macabra esposizione ebbe , finalmente , fine nel 1857.
Ancora oggi il castello conserva la sua antica funzione di Tribunale . Una funzione che ha mantenuto sino ai nostri giorni , ospitando i protagonisti di quella che e’ passata alla storia come la scuola Giuridica napoletana ( un’eccellenza internazionale ).
L’ edificio e’ insufficiente oggi per il regolare svolgimento della giustizia e con la costruzione del nuovo palazzo di giustizia ( centro direzionale ) in un altro luogo , la sede dei tribunali , dopo quattro secoli ben presto lasceranno Castel Capuano .
A breve gli uffici dovrebbero del tutto traslocare al centro direzionale : la speranza e’ che il maniero ricordato da Miguel de Cervantes nel ” Don Quijote de la manche ” possa diventare un punto di riferimento per il turismo culturale .
La struttura e le caratteristiche di Castel Capuano com’erano in origine, non esistono più’, tante sono state nel corso dei secoli, le modifiche apportate all’ interno ed all’esterno dell’edificio. La prova e’ data dalle numerose lapidi , marmi, scritte ed epigrafi che si vedono per ogni dove , perche’ ogni apportatore di modifiche , si faceva un dovere , specialmente i vicere’ spagnoli , di segnalare ed eternare il cambiamento fatto o il restauro compiuto.
Anche i borboni nel 700 e nell’800 fecero eseguire nuove modifiche che finirono per falsare il carattere antico del castello che oggi non ha proprio più’ niente della fortezza normanno – Sveva e della reggia angioina-aragonese.
L’ingresso principale reca lo stemma di Carlo V re di Spagna ( ma anche precedentemente re di Napoli con il semplice nome di Carlo di Borbone ).
Nella parte posteriore e’ sita la fontana del Formiello del XV secolo che prese il nome dall’ omonimo acquedotto .
Nel passato una delle vicende più’ tragiche che ebbero come scenario il palazzo di giustizia fu l’accoltellamento dell’aristocratico napoletano Ser Gianni Caracciolo , nel 1432; la tragica morte del cavaliere che aveva conquistato il cuore della regina Giovanna e insieme a quello anche un grande potere.
L’amante della regina Giovanni Caracciolo , meglio conosciuto come Ser Gianni , era un uomo di grande coraggio , distintosi nelle guerre al seguito di re Ladislao e una volta divenuto il favorito della regina penso’ bene di sfruttare la sua favorevole posizione .
La regina lo nomino’ Gran Siniscalco e Ser Gianni con gran senso politico e con il controllo delle finanze regie ,rinsaldo’ amicizie ed alleanze con uomini importanti e potenti,cominciando quell’ascesa che doveva farlo diventare il vero padrone del regno.
Ser gianni dominava completamente la regina e si fece assegnare il principato di Capua e l’ importante ducato di Venosa Egli comandava ed agiva come un vero padrone , ma aveva anche molti nemici e non ne tenne conto , quando ,oltrepassando i limiti , arrivo’ ad insultare la regina che aveva rifiutato di concedergli il principato di Salerno.
Sessantenne , amareggiata e stanca , Giovanna non amava più il favorito , fu quindi facile convincerla della necessita’ di liberarsene . A convincerla del tutto fu Covella Ruffo , duchessa di Sessa , tanto intima di Giovanna quanto acerrima nemica del favorito.
La regina , convinta , acconsenti a firmare l’ ordine di arresto del Gran Siniscalco ma i propositi dei congiurati erano ben altri e Ser Gianni venne assassinato .
Alla regina fu detto che all’ ordine di arresto egli aveva opposto resistenza con le armi e rimasto ucciso nella lite ( invece fu ucciso con inganno senza che avesse potuto tentare il minimo gesto di difesa ).
Il gran Siniscalco fu sepolto nella chiesa di San Giovanni a Carbonara , la stessa dove era stato sepolto re Ladislao , fratello di Giovanna e un anno dopo il figlio gli fece erigere un monumentale sepolcro.
Sul corriere di Napoli il 20/01/1896 , Salvatore Di Giacomo così ricorda l’evento avvenuto a Castel Capuano.
…” trascinato per quella grande scala de’ due finestroni ‘, fu gettato in fondo al cortile di Castel Capuano il corpo di Ser Gianni Caracciolo . Rimase li’ , in camicia, a un piede aveva ancora una lunga calza rossa…
Nelle carceri del castello hanno sostato , a volta per lungo tempo prigionieri illustri :
Vi fu rinchiuso per motivi mai del tutto chiari Gianbattista Marino.
Pare che nella prigione il poeta sarebbe finito per aver ingravidato la fanciulla da lui amata , tale Antonella Testa , nel tentativo di costringere il padre di lei ad assecondare le nozze.
Ma la morte della ragazza dopo un aborto, avrebbe fatto scattare denuncia e arresto. Nel 1770 Giocomo Casanova venne a trovare il marchese di Petina , convivente di una sua ex amante di Londra , arrestato per falso.
Sei anni dopo sara’ il marchese De Sade a visitare le carceri del Castello.
Nel 1893 Gabriele D’Annunzio rischiera’ di esservi rinchiuso dopo una sentenza di condanna a 5 mesi di detenzione poi condonata per indulto , per adulterio .
( la signora coinvolta era Maria Gravina , moglie del Conte Ferdinando Anguissola e dalla relazione nacque una bimba )
La vicaria aveva poi una grotta di massima sicurezza , un imbuto sotterraneo conosciuto come ” la fossa del Panaro”che ebbe tra i suoi prigionieri illustri Eleonora Pimental De Fonseca , giornalista ed eroina del 1799.

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