CHIESA DEI SANTI FILIPPO E GIACOMO

I Santi Filippo e Giacomo erano  molto venerati dai Napoletani che festeggiavano la loro ricorrenza (il primo di maggio) con balli, canti e grandi libagioni a corredo di processioni e funzioni anche all’aperto.

La chiesa dei Santi Filippo e Giacomo si trova nel cuore storico della città,  in via S. Biagio dei Librai, uno dei tratti della famosa via Spaccanapoli.

Essa racconta a noi  la storia di una delle antiche eccellenze della città, quella dell’arte della seta. Bisogna infatti ricordare che Napoli dal 1580 al 1630 si impose come grande città produttiva di seta.   L’antica arte fu di grande importanza dal punto di vista economico e resistette sino alla fine dell’800 quando la rivoluzione industriale tolse il primato alla città partenopea.

La chiesa venne  di fatto edificata nel 1593, per volere degli artigiani e dei mercanti della zona, riuniti nella Corporazione dei Setaioli .

La corporazione nacque a Napoli ufficialmente nel 1477 ( affondando le origini nell’alto medioevo)  come Consolato dell’Arte della Seta con tre consoli, un tessitore e due mercanti:  essi si occuparono di abolire i dazi doganali  ( permettendo così di esportare senza dover pagare alcun tributo ) e  istituirono una sorta di impunità iscrivendosi al libro delle arti della seta, e infine costituirono  anche un tribunale. Nello stemma della corporazione compaiono i tre fili di seta più pregiati.

I consoli della seta, spostandosi dalla zona Mercato dove ebbero la prima sede, ampliarono il conservatorio già esistente che ospitava le figlie dei tessitori poveri di Napoli. I consoli acquistarono anche il palazzo del principe di Caserta Acquaviva per costruire il nuovo conservatorio delle figliuole povere dell’arte della seta (attualmente ospita una scuola) e successivamente il palazzo del duca Spinelli di Castrovillari (resta all’interno la stradina che separava i complessi mutato in corridoio del complesso). Il conservatorio si occupava anche del maritaggio delle fanciulle qui accolte dai 5 ai 14 anni, potevano essere orfane oppure erano figlie dei vari artigiani dell’arte della seta che non potevano offrire un futuro diverso alle figlie, qui vi potevano rimanere a vita oppure essere aiutate nel maritarsi.

Al complesso furono aggregate le chiese di Santa Maria delle Vergini e di San Silvestro che in un secondo momento assunsero la denominazione di SS. Filippo e Giacomo, protettori dei setaioli e contro le malattie cutanee.

Tra le tante storie legate alla corporazione dell’Arte della Seta, che alla fine del ‘500 trasferì la sua sede proprio nella Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo vi è quella emersa recentemente dove a seguito di ricerche fatte, sono stati scoperti  atti in cui si accerta che Don Giulio Genoino apparteneva alla corporazione dei setaioli e che, attraverso i soldi della stessa corporazione, riuscì a riscattare la moglie di Masaniello, arrestata per contrabbando d’olio.

L’aspetto attuale della chiesa  è frutto del successivo intervento restaurativo dell’architetto Gennaro Papa nel 1758.

La facciata è costituita da due ordini sovrapposti, il primo in stile ionico e il secondo in stile corinzio, ognuno dei quali presenta due nicchie in cui trovano posto le statue di San Giacomo e San Filippo (in basso), realizzate da Giuseppe Sanmartino, e quelle della Religione e della Fede (in alto), opera di Giuseppe Picano,( allievo dello stesso Sanmartino). Tutte le sculture vennero completate nel 1758.

L’interno si presenta a navata unica, con quattro cappelle per lato e senza transetto e lo spazio absidale è coperto da cupola. Sul pavimento maiolicato, opera di Giuseppe Massa, è presente al centro lo stemma della Corporazione della seta e dei tintori.

Vi lavorarono  grandi marmorari come Trinchese,e Francesco Pagano ,e pertanto  la Chiesa presenta una ricca decorazione  in stucchi e marmi policromi che viene riproposta nella balaustra dell’altare maggiore con disegni di fiori e putti e nelle due notevoli acquasantiere presenti ai lati della navata .

Gli affreschi delle pareti e del soffitto della navata e del coro sono stati eseguiti nel 700 da Jacopo Cestaro, autore anche delle due tele laterali nella tribuna con il Martirio di S. Giacomo e la Predicazione di S. Filippo.

  Sull’altare maggiore è posta una tavola di Ippolito Borghese, in cui è raffigurata la Vergine e Santi, mentre all’ingresso troviamo dipinti di Ippolito D’Elia

L’antica sacrestia settecentesca conserva il vecchio altare maggiore rimasto in chiesa fino al 1757 quando fu sostituito da quello marmoreo. Si tratta di un lavoro di Marco Antonio Tibaldi purtroppo attualmente conservato in parte a causa di ruberie avvenute negli anni ’70-’80. La tela è invece attribuita a Fabrizio Santafede. Resta anche un trono ligneo con lo stemma con le tre balle di seta della corporazione.

Nella cripta venivano sepolti i poveri della corporazione, vera e propria area cimiteriale che accoglieva i resti con la doppia sepoltura con la scolatura e seppellimento dei resti, i morti erano calati dall’alto.

La chiesa ospita anche i resti di San Nostriano, vescovo molto amato dai napoletani.

Sono emersi  recentemente anche due nuovi spazi sotterranei: un’inedita zona archeologica e un ipogeo con un misterioso altare ( massone ?) posti proprio sotto il pavimento a gigli borbonici dei fratelli Massa e Chiaiese.

I resti archeologici sono quelli dell’antico asse viario della Napoli del 1300-1400 con una pavimentazione a spina di pesce e mattoni, il piano di calpestio del palazzo del duca di Castrovillari, un tratto di muro in opus reticulatum e probabilmente resti di una domus di epoca romana.

 

 

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