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Oggi 15 febbraio si celebra la nascita di un artista molto amato da a tutti noi napoletani .
Il primo documento ufficiale di lui ritrovato lo si trova attualmente conservato nelle carte dell’Archívio di Stato Militare di Napoli , ed e’ risultato della sua visita di leva avvenuta nel 1971.
Proviamo a leggero : Clemente Antonio, statura 1,64, torace 0,85, figlio di ignoto e di Clemente Anna, nato il 15 febbraio del 1898 al rione Stella di Napoli; professione: Artista comico”. Già a 18 anni quindi la sua professione era ufficialmente quella di comico.
EH SI ! Avete letto bene .
Antonio Clemente, figlio di padre ignoto …
Il grande Totò’ quindi era figlio di N.N.(nomen nescio, cioè “padre ignoto”) e assunse il cognome della madre: Clemente
Sul suo atto di nascita “appena si leggeva”: Antonio Clemente nato il 15 febbraio 1898, figlio di padre ignoto e di Clemente Anna.
Il padre biologico era il marchese Giuseppe De Curtis, scapolone di 33 anni che non conviveva con la sua compagna e che non riconobbe il neonato alla nascita .
Questo atto di registrazione anagrafica fu per il nostro Totò’ una ferita profondo che caratterizzò molto la sua vita .
Nella Napoli di fine Ottocento, essere “figlio naturale” e per di più senza padre ufficiale, significava portare addosso un marchio sociale pesantissimo. Non era solo una questione burocratica: era una condizione che incideva sull’identità, sull’onore, sulle opportunità. Totò crebbe con quel vuoto anagrafico e simbolico, sentendosi , come racconterà poi, “figlio di nessuno”.
Quella mancanza lo segnò profondamente. Per tutta la vita coltivò un desiderio quasi ossessivo di riscatto sociale e genealogico. Non era soltanto ambizione: era il bisogno di legittimazione. He di trasformo nel promo in una vera ossessione tanto che sí adoperò una vita intera per il riconoscimento di paternità.
Insomma il grande Totò’ tanto fece e tanto disse che con il tempo riusci poi a prendersi la sua bella rivincita ..
Nel 1933, all’età di 47 anni , ormai artista affermato, egli riuscì infatti finalmente a essere riconosciuto legalmente dal padre naturale e con atto di tribunale, a far modificare il suo atto di nascita.
Nel 1921 infatti mamma Anna sposò il marchese Giuseppe De Curtis che poi riconobbe Antonio, e il suo cognome cambiò in De Curtis.
Da quel momento assunse il cognome De Curtis.
Non fu soltanto un atto formale: per lui significò cancellare quel marchio di “N.N.” che aveva percepito come un’ingiustizia per tutta l’infanzia e la giovinezza.
Si racconta che quel momento gli diede un senso di pace, ma non cancellò del tutto l’ossessione per il rango e la legittimazione sociale.
Egli infatti non contento, nel 1933, si fece adottare dal nobile decaduto marchese Francesco Maria Gagliardi Focas per poterne ereditare la lunga impressionante serie di titoli nobiliari altisonanti che lui amava declamare con solennità caricaturale nelle interviste e nelle apparizioni pubbliche.
CURIOSITA’ : In un primo atto dil Tribunale stabiliva che l’atto di nascita del 1898 fosse rettificato con il completamento del cognome del nascituro “in modo che si legga De Curtis dei Griffo Fucas Gagliardi”
Nel documento successivo del 1946 il Tribunale ordinava che a margine dello stesso atto di nascita fosse aggiunto il titolo di “Principe e di Altezza Imperiale”.
Il suo nome completo divenne allora quindi celebre per la lunghezza quasi comica:
Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio…e seguiva un interminabile elenco di titoli: principe di Bisanzio, duca di Macedonia, conte, ecc.
Totò amava recitarli con ironia e compiacimento, come una litania grottesca: era insieme gioco teatrale e rivincita personale.
Era una scena irresistibile: il grande comico che, con serietà impeccabile, enunciava una genealogia bizantina degna di un imperatore trasforma in questo modo la due ferita in una maschera dietro la quale c’era qualcosa di profondamente serio. Quei titoli rappresentavano per lui una rivincita contro l’umiliazione infantile;
la costruzione simbolica di un’identità “alta” dopo essere stato considerato “figlio di nessuno”;una forma di teatro applicato alla vita.
In fondo, Totò trasformò in comicità la sua battaglia personale per il riconoscimento. La sua ossessione per il titolo, per il “lei”, per la dignità formale, ed il bisogno di essere riconosciuto, nominato, legittimato.
Non è un caso che molti suoi personaggi siano nobili decaduti, aristocratici squattrinati, uomini che pretendono rispetto formale anche quando tutto crolla intorno a loro.
Oggi nella sua cappella al Cimitero del Pianto sulla sua tomba si legge FOCAS FLAVIO COMNE-NO DE CURTIS DI BISANZIO E… CLEMENTE.
Per celebrare la sua nascita oggi vi consiglio quindi di recarvi a fare un giro alla Sanità, un quartiere pieno di installazioni che ricordano Totò..
Ovviamente il punto di arrivo non può che essere la casa nativa di Totò, a Via Santa Maria Antesaecula dove però ci aspetta una delusione; non c’è nulla da visitare, ma solo guardare due balconi sgarrupati e una lapide molto emozionante. Si annuncia da sempre che qui si debba realizzare qualcosa di celebrativo; ma al momento si vedono solo lavori in corso.
Ovviamente è inutile cercare il Museo di Totò, esposizione che viene annunciata da decenni e da anni rinviata …








