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Titina, Annunziata all’anagrafe è stata un’attrice, drammaturga e sceneggiatrice italiana, tra le più grandi del teatro italiano del Novecento.
Nata a Napoli nel quartiere Chiaia di Napoli, in via dell’Ascensione, il 23 marzo del 1898, Annunziata era la prima dei tre figli nati dalla relazione tra Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo, giovane nipote della moglie Rosa. Dopo Titina nasceranno Eduardo e poi Peppino.
L’anno dopo comparirà con i fratelli nell’operetta La Gheisha e rimarrà per qualche anno nella Compagnia Scarpetta, fino a quando non raggiunse l’età per cui le era ormai impossibile interpretare ruoli da bambina .
A partire dal 1912 iniziò quindi a lavorare con varie compagnie teatrali, compresa quella di Francesco Corbinci, dove incontrò Pietro, un giovane attore che apparteneva ad una delle famiglie teatrali napoletane più numerose: i Carloni. Si sposeranno nel luglio del 1922 e ebbero un figlio, Augusto, il quale lavorò di rado nel cinema sia come aiuto regista e sia come sceneggiatore ed intraprese poi la carriera di giornalista parlamentare.
Nel 1931 debuttò a Roma con la Compagnia del Teatro Umoristico di Eduardo De Filippo ribattezzata poi Il Teatro Umoristico I de Filippo, ottenendo insieme all’intera compagnia un successo straordinario.
N.B. Con loro lavoreranno anche Tina Pica, Pietro Carloni, Dolores Palumbo.
Il l21 giugno 1944 muore la mamma Luisa. Per Titina, che l’aveva avuta sempre accanto, è un grave colpo. A dicembre Eduardo e Peppino sciolgono la compagnia, si dividono il repertorio e seguono strade diverse.
Titina a questo punto decise di seguire il fratello Eduardo, entrando a far parte della Compagnia di Eduardo e con esso crea la Compagnia Umoristica Eduardo e Titina De Filippo e poi Il Teatro di Eduardo con Titina De Filippo.In questo periodo ottenne grandi successi. Napoli milionaria (1945), Filumena Marturano (1946), Questi fantasmi! (1947).
N.B. Notevole in questo periodo anche la sua produzione di commedie teatrali, tra cui Quaranta, ma non li dimostra e Virata di bordo, interpretata con Nino Taranto e Angela Luce.
CURIOSITA’:Quando la nuova compagnia Teatro di Eduardo con Titina De Filippo , il 25 marzo 1945, esordirono al San Carlo,( l’unico teatro di Napoli non requisito dagli alleati), con Napoli milionaria!, Titina interpreta la parte di Donn’Amalia, un ruolo nuovo ed impegnativo per lei, che però la stessa ormai matura e sobria nella recitazione, interpreata in maniera sublime mostrandosi a proprio agio tanto nelle parti comiche che in quelle drammatiche;la sua recitazione è naturale, essenziale e moderna; offre al pubblico, con il rigore di una grande attrice, le mille sfaccettature dei personaggi che interpreta magistralmente e che, travalicando i confini della napoletanità, diventano simboli universali della condizione femminile.
Dopo un avvio debole, Filumena Marturano è un trionfo: al Mediolanum di Milano, Titina riceve trantadue chiamate in proscenio, uno spettatore le bacia l’orlo del vestito. Il 13 luglio 1947 reciterà Filumena davanti a Pio XII.
Nel 1948 durante una delle repliche, una forte bronchite ed un collasso mettono a repentaglio la sua vita; è stenosi mitralica: «un collasso dovuto a debolezza generale, dopo di aver ancora una volta recitato Filumena col cuore ancora colmo del successo e del battimani di un pubblico addirittura frenetico, all’inizio dell’anno teatrale .
Ritiratasi dalle scene nel 1954, causa la grave malattia,Titina iniziò a dipingere e con la tecnica del collage cominciò a creare quadri formati da pezzetti di carta colorata. . Aveva cominciato per passatempo durante una convalescenza dopo le prime avvisaglie della malattia, ottenendo però risultati lusinghieri, tanto da tenere più di una mostra in Italia e a Parigi.
CURIOSITA’ : Jean Cocteau in quell’ocasione ammirandola gli sussurra : «Questi pezzetti di carta che arrivano da tutte le parti, finiscono per obbedirvi e per assomigliarvi».
Nello stesso anno Eduardo apre il Teatro San Ferdinando a Napoli e Titina gli scrive: «Mi sento un corpo senz’anima condannata ad una atroce immobilità. […] Non mi so rassegnare».
E non si rassegna: si candida nelle liste della Democrazia Cristiana come indipendente, capirà presto che quella non è la sua strada. Si dedica al volontariato e intanto accetta di recitare in alcuni film. In televisione appare nel Musichiere e l’anno seguente ne Il Novelliere regia di D’Anza. Nino Taranto le offre ancora di lavorare insieme.
Titina scrive Virata di bordo, poi si ritira definitivamente e vive gli ultimi anni curando la sua famiglia, circondata dall’affetto dei suoi nipoti. Muore della malattia che l’aveva costretta a ritirarsi dalla scena teatrale, il 26 dicembre 1963. I funerali riuniranno attori, compagni di lavoro da De Sica a Totò; Eduardo, Peppino e i loro figli e poi tantissima gente che la seguiva e l’amava, per la sua dolcezza e la sua forza, la sua umiltà e la sua arte.









