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C’è un dipinto, oggi conservato nelle sale del Museo e Real Bosco di Capodimonte, che racconta in una sola scena una parte importante della storia della Napoli angioina. È il San Ludovico di Tolosa , un capolavoro di Simone Martini venne realizzato proprio negli anni della canonizzazione del giovane principe Roberto d’Angiò .

In questo bellissimo dipinto , il giovane santo Ludovico, con la mitra sul capo e il saio francescano sotto le vesti episcopali, tiene tra le mani una corona e la porge al fratello Roberto, inginocchiato davanti a lui. È un’immagine che racchiude una vicenda singolare: Ludovico era nato principe, apparteneva alla famiglia che governava il Regno di Napoli e avrebbe potuto aspirare al potere, ma aveva scelto di rinunciare ai propri diritti dinastici per dedicarsi alla vita religiosa e alla spiritualità francescana. Il dipinto, documentato tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento nella chiesa di San Lorenzo Maggiore, fu realizzato negli anni successivi alla sua canonizzazione e ancora oggi rappresenta una delle testimonianze più significative della Napoli angioina.

È una scena che a Napoli assume un significato particolare: un santo rinuncia alla corona terrena e, simbolicamente, la consegna al fratello.

 Il giovane santo, seduto frontalmente con gli abiti episcopali, porge una corona al fratello Roberto, inginocchiato davanti a lui.

Ora prima di fare un viaggio indietro nel tempo e recarci nella Napoli angioina , bisogna innanzitutto chiarirci le idee sul questo antico nome .
Lodovico è la forma tradizionalmente più comune e diffusa per pronunciare questo nome , mentre Ludovico è invece sopratutto nella storia e nella cultura una variante meno comune ( a volte viene chiamato “Luigi” in italiano, o “Louis” in francese) .

Ma San Ludovico è uno di quei santi che un buon napoletano non può non sapere , perchè è indissolubilmente legato alla nostra città.
E per narrare di questo santo dobbiamo necessariamente fare un tuffo nel passato ed esattamente nel periodo della dominazione angioina a Napoli.

 

Ludovico era infatti il terzogenito di re Carlo II d’Angiò ( detto “lo zoppo “) e di Maria d’Ungheria ed era destinato per eredità regale ad essere lui il futuro re del regno di Napoli, visto che suo fratello primogenito Carlo Martello divenne re dì Ungheria ( il secondo figlio era una donna (Margherita) e quindi il trono doveva andare in successione al terzo che era Ludovico.
La cosa non vi deve sembrare strana perche la mamma, Maria d’Ungheria , era figlia del re. d’Ungheria Stefano V e sorella del futuro re Ladislao IV che dopo qualche anno venne assasinato lasciando un vuoto sul trono. Il pontefice alla sua morte designò erede Maria d’Ungheria che pero’ cedette i diritti al trono di Ungheria al suo primogenito Carlo
Martello.
Ludovico era quindi come secondogenito maschio il predestinato a diventare il nuovo re di Napoli , ma egli invece rinunciando ad ogni prospettiva di grandezze terrene decise di improntare la propria vita alle rigide regole della povertà francescana,

Decise di dedicare la sua vita non alla comoda ricca ed agiata vita benestante reale ma in maniera caritevole decise di dedicare il suo tempo alla promozione dei valori cristiani, ai poveri, i malati, i giudei vittime di persecuzione ed emarginazione e i carcerati ai quali si recava spesso a far visita. Decise quindi di rinunciare al regno in favore del fratello Roberto (quarto figlio) ed entrò nell’ordine francescano.
Ma mi sembra a questo punto giusto ricordare a tutti un episodio che provabilmente ha influito non poco su questa decisione di Lodovico.
Quando in epoca angioina regnava Carlo d’Angiò, il figlio Carlo II ( il padre di Lodovico ) non ascoltando i consigli del padre , subendo una grande sconfitta con la sua flotta nel golfo di Napoli , venne fatto prigioniero e portato in Sicilia dove vi rimase per ben 5 anni.
Quel giorno il re Carlo d’Angiò perdette nello stesso momento la flotta e suo figlio e per giunta solo sette mesi dopo, il 7 gennaio 1285, mentre a Foggia si affannava a radunare armati per invadere la Sicilia, lo colse la morte.

Ovviamente il figlio Carlo Il, destinato alla successione reale era prigioniero in Sicilia e quindi durante questo tempo il regno fu retto dal figlio primogenito Carlo Martello assistito da un consiglio. Verso la fine del 1228, grazie alla mediazione del papa finalmente riebbe la libertà in cambio di ostaggi ed il pagamento di una forte somma di denaro.
Gli ostaggi richiesti erano tre dei suoi figli maschi (Ludovico, Roberto e Raimondo) che rimasero in prigione al posto del padre fino al trattato di Anagni in seguito al quale vennero liberati
Lodovico venne quindi condotto come ostaggio in Catalogna e vi rimase per lunghi sette anni sette anni, risiedendo in diversi castelli della regione (Montcada, Siurana, Barcellona), dove sotto la guida di due frati francescani avvenne la sua formazione culturale .Nello stesso periodo Ludovico fu in contatto epistolare con il teologo francescano Pietro di Giovanni Olivi al quale fece segretamente il voto di entrare nell’Ordine dei frati minori.
Quindi egli ebbe modo di conoscere i Francescani proprio durante il periodo in cui fu ostaggio in Catalogna e una volta riacquistata la libertà, rinunciò al trono per venire ad essere ordinato sacerdote nel febbraio 1296, a ventidue anni, e vescovo nel dicembre successivo. Fu inviato a reggere la diocesi di Tolosa.

Nel ricco episcopato Ludovico, improntò la propria vita alle rigide regole della povertà francescana. Divenuto poi Vescovo di Tolosa , consumato dalla sua malferma salute, si addormentò presto ( a 61 anni )nella pace del Signore .

Ludovico fu infatti colto da una malattia che, nell’arco di quattordici giorni, lo condusse alla morte, avvenuta la sera del 19 agosto 1297 ( tubercolosi ).Venne in seguito nominato Santo per il suo impegno nell’aiutare i bisognosi e per la sua vita esemplare.
In seguito alla sua morte, il corpo di Ludovico fu trattato secondo una consuetudine del tempo (poco dopo però condannata dalla Chiesa), cioè furono separate le ossa dalla carne. La parte della carne fu seppellita nel chiostro del convento dei frati minori di Marsiglia , mentre le ossa vennero traslate nella chiesa dei frati minori.Di qui, tuttavia, vennero asportate nel 1423 dagli aragonesi di Alfonso V di Aragona, in occasione del sacco di Marsiglia da questi perpetrato, e trasportate nella cattedrale di Valencia, in Spagna. Nonostante i tentativi dei marsigliesi di recuperarle per via diplomatica, queste rimasero a Valencia fino al 1956, quando il vescovo di quella città, Marcelino Olaechea y Loizaga e l’arcivescovo di Marsiglia Jean Delay giunsero a un accordo: due vertebre del santo furono portate a Marsiglia e inumate nella chiesa di san Ferreolo. Da qui furono rubate nel 1993 e mai più ritrovate.

Come quindi potete  notare la tavola di Simone Martini , oggi presente al Museo di Capodimonte non è soltanto un’opera religiosa. È anche un documento politico.

 

CURIOSITA’ :Per la chiesa francescana di San Lorenzo Maggiore , la famosa tavola di Simone Martini è stata a lungo collocata prorio nella Basilica  di San Lorenzo che fu fortemente voluta dagli Angioini come  uno dei grandi luoghi della Napoli medievale. E proprio qui, secondo le ricostruzioni, Ludovico ricevette l’ordinazione sacerdotale.

La grande tavola, entrata nelle collezioni di Capodimonte nel 1957, è oggi uno dei documenti più importanti della Napoli trecentesca e della cultura della corte angioina. La sua cornice originaria, riccamente decorata, doveva contribuire a creare un effetto quasi simile a quello di un’opera in metallo prezioso; nella parte inferiore, la predella raccontava episodi della vita di Ludovico e ne anticipava la santità. L’opera è documentata a San Lorenzo Maggiore tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, anche se la sua collocazione originaria rimane discussa.

CURIOSITA’ :La Cattedrale di Valencia, secondo antichi racconti,  custodisce il Santo Graal, considerata la reliquia più sacra del cristianesimo. La coppa sacra è stata utilizzata da Gesù durante l’Ultima Cena ed è conservata nella Cappella del Santo Calice. La parte superiore della coppa è considerata la reliquia sacra, mentre la base è una coppa capovolta con perle e pietre preziose aggiunta nel XI secolo per proteggerla. Realizzata in agata sardonica venata, la coppa è stata nascosta durante la persecuzione di Valeriano nel 258 d.C. e successivamente trasportata nel monastero di San Juan de la Pena durante l’occupazione mussulmana. Nel 1399, il Santo Graal è diventato parte del reliquario della Corona d’Aragona e in seguito è stato trasferito alla Cattedrale di Valencia nel 1437. La reliquia è un importante luogo di pellegrinaggio per i fedeli e ha visto la celebrazione dell’Eucaristia da parte di Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI nel 1982 e nel 2006.

 

La sua presenza a Valencia non è un caso, ma il culmine di un lungo e avvincente viaggio attraverso secoli di storia e tradizioni. Dalle mani degli apostoli, si dice che sia stato portato a Roma da San Pietro e custodito dai papi per diversi secoli. Per sfuggire alle persecuzioni, fu poi nascosto in diversi luoghi in territori ospagnolo, in un peregrinare che lo vide attraversare terre remote e monasteri segreti. Arrivato infine a Valencia nel XV secolo, il calice trovò la sua dimora definitiva nella Cappella del Santo Calice della Cattedrale di Valencia, dove è venerato dai fedeli di tutto il mondo.

N.B. S e vi risulta difficile arrivare fino a Valencia ricordatevi che anche nel  cuore del centro storico di Salerno, in Piazza Abate Conforti, civico 8, è conservato una cappella dedicata a San Ludovico , Si trtta di un piccolo gioiello dell’arte gotica con un bellissimo affresco stellato sulle   volte a crociera ed una una serie di decori medioevali, tra cui spicca un affresco trecentesco raffigurante san Ludovico d’Angiò, secondogenito di Carlo II lo Zoppo e di Maria d’Ungheria, vissuto alla fine del XIII secolo e proclamato santo nel1317 da  papa Giovanni XXII.

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