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Ruggero Leoncavallo uno dei più importanti compositori e librettisti italiani, celebre per essere uno dei massimi esponenti del Verismo musicale , venne alla luce il 23 aprile del 1857 nella nostra città nel quartiere di Chiaia e rappresenta uno di quei nomi che, pur avendo dato lustro internazionale alla città, oggi non sempre occupa il posto che meriterebbe nella memoria collettiva.
Figlio di un magistrato, trascorre parte dell’infanzia lontano da Napoli, seguendo gli spostamenti del padre. In Calabria assiste, ancora bambino, a una vicenda di passione e violenza che il padre è chiamato a giudicare. È un’immagine che resta, e che anni dopo diventerà materia viva per il suo capolavoro “Pagliacci” .
Ma è Napoli il luogo in cui sceglie di restare e formarsi. Qui studia al Conservatotio di San Pietro a Maiella e frequenta i teatri cittadini, respirando l’opera non solo come studio ma come esperienza quotidiana. È una formazione fatta di ascolto, osservazione e contatto diretto con la realtà.
Dopo gli anni all’estero e i tentativi non sempre fortunati, la svolta arriva nel 1892 quando decide di scrivere un’opera che riprenda gli episodi calabresi a cui ha assistito durante l’infanzia.
Nasce così, in soli cinque mesi, “Pagliacci”. L’opera, acquistata da Edoardo Sonzogno, viene rappresentata al Teatro Dal Verme di Milano nel maggio del 1892 con la direzione del grande maestro Arturo Toscanini . Il successo è strepitoso: l’opera viene replicata infinite volte a Londra, Parigi, New York, Buenos Aires, Mosca, Stoccolma.
È la sua opera più celebre: un dramma di gelosia e sangue tra attori girovaghi, essenziale e diretto. Il successo è immediato e internazionale. L’opera contiene anche la celebre aria “Vesti la giubba”, con il noto verso “Ridi, pagliaccio”, diventato simbolo universale del dolore nascosto dietro la scena. Non solo: Pagliacci sarà anche tra le prime opere a essere registrate integralmente su disco, contribuendo alla sua diffusione mondiale.
Leoncavallo prova a confermarsi con altri lavori, non sempre con lo stesso esito. Ma nel 1899 trova un nuovo equilibrio con Zazà, opera ambientata nel mondo dei café chantant: un ambiente che conosce bene e che gli permette di raccontare un’umanità più quotidiana, fragile, vicina al pubblico.
Accanto al teatro, mostra anche una notevole sensibilità melodica: nel 1904 compone Mattinata per Enrico Caruso, contribuendo a creare una delle prime canzoni pensate per la diffusione discografica.
Negli anni successivi continua a comporre tra difficoltà economiche e cambiamenti di gusto, fino agli ultimi tempi segnati dalla malattia. Muore nel 1919, lontano da Napoli, ma senza aver mai reciso davvero quel legame originario.
Gli ultimi anni di vita furono caratterizzati da problemi di salute: scopr’ di essere affetto dal diabete . Trascorre il periodo della prima guerra mondiale in Toscana, dove compone nel 1916 l’opera patriottica “Mameli “ ed alcune operette. Per le cure del diabete era solito recarsi a Montecatini dove Ruggero Leoncavallo morì’ il 9 agosto del 1919, all’età di 62 anni , lasciando a tutti noi un’eredità che va oltre il successo di un singolo titolo. La sua opera continua infatti ad ancora oggi rappresentata nei teatri di tutto il mondo, non solo per il valore musicale, ma per la sua capacità di raccontare l’essere umano nella sua fragilità più autentica.
Ricordare oggi Ruggero Leoncavallo significa anche questo: riportare alla luce un artista nato a Napoli che ha saputo portarne il nome nei teatri di tutto il mondo e che, proprio per questo, merita di essere riscoperto e restituito alla memoria della sua città.
CURIOSITA’: Il 9 agosto del 2019,nel centenario della sua scomparsa le poste italiane hanno enesso un fracobollo ordinario appartenente alla serie tematica ” il patrimonio artistico e culturale italiano ” dedicato a Ruggero Leocavallo .


