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Formatosi al Conservatorio di Napoli sotto la guida di maestri come Beniamino Cesi per il pianoforte e Paolo Serrao per la composizione, Martucci divenne rapidamente un pianista di respiro internazionale. intraprendendo una brillante carriera concertistica .
Le sue tournée lo portarono in Francia, Germania e Gran Bretagna, e il suo nome fu accolto con stima da figure leggendarie come Anton Rubinstein e Franz Liszt. Ma ridurre Martucci alla sola dimensione del virtuoso sarebbe limitante: la sua grandezza risiede soprattutto nella visione culturale che seppe incarnare.
In un’Italia musicale dominata quasi esclusivamente dal melodramma, Martucci compì una scelta radicale e coraggiosa: rinunciò consapevolmente all’opera lirica teatrale per dedicarsi alla musica strumentale, sinfonica e cameristica. Una scelta controcorrente che gli costò una popolarità più ampia, ma che oggi lo consegna alla storia come il maggiore esponente della musica strumentale italiana tra Otto e Novecento.
Divenne così il principale interprete italiano della grande tradizione sinfonica europea, contribuendo alla diffusione in Italia di Beethoven, Schumann, Brahms, Wagner e Franck. Storica fu la prima esecuzione italiana del Tristano e Isotta di Richard Wagner, da lui diretta a Bologna nel 1888.
Accanto all’attività compositiva, Martucci fu direttore d’orchestra e instancabile animatore culturale. Fondò l’Orchestra Napoletana e contribuì in modo decisivo alla diffusione in Italia della musica sinfonica tedesca e francese. Storica rimane la prima esecuzione italiana del Tristano e Isotta di Richard Wagner, da lui diretta a Bologna nel 1888: un evento che segnò una svolta nel panorama musicale nazionale.
Dal 1886 al 1902 fu direttore del Liceo musicale di Bologna, e poi nuovamente del Conservatorio di Napoli. In queste istituzioni formò intere generazioni di musicisti: tra i suoi allievi spiccano Ottorino Respighi per la composizione e Giovanni Anfossi per il pianoforte, testimoni di una scuola rigorosa ma aperta, profondamente europea nello spirito.
La vita privata di Martucci fu segnata dall’unione con Maria Colella, sposata nel 1879 e destinataria di alcune delle sue opere più importanti, incluse entrambe le sinfonie. Alla sua morte, avvenuta a Napoli il 1º giugno 1909, lo Stato riconobbe il valore della sua opera concedendo alla vedova una pensione annua: un gesto che suggellava ufficialmente il peso culturale della sua figura.
Oggi, documenti e oggetti appartenuti a Martucci sono conservati nel Museo Provinciale Campano di Capua, a testimonianza di un legame mai interrotto con la sua città natale. Ma il suo lascito più autentico resta la musica: una musica che parla di rigore, di libertà intellettuale, di fedeltà a un’idea alta dell’arte.
Ricordare Giuseppe Martucci significa non solo celebrare un gande musicista , ma anche riscoprire un artista libero, che seppe seguire la propria visione senza piegarsi alle mode del suo tempo per seguire, con coerenza e passione, la voce più intima del proprio genio
La sua musica resta una voce alta e necessaria nella storia culturale italiana, capace ancora oggi di parlare a chi cerca profondità e rigore



