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Nata a Napoli nel 1602 in una famiglia di grandi pittori, Diana De Rosa, detta Annella, figlia del pittore Tommaso De Rosa e di Caterina De Mauro, era la sorella maggiore di Giovan Francesco (Pacecco) De Rosa, lui pure pittore.N.B . Diana, secondo il De Dominici, era una donna bellissima ed era «cara al maestro Stanzione sia come collaboratrice in pittura che per la sua bellezza, come modella».
Anche le sue sorelle Lucrezia e Maria Grazia, la quale sposò Juan Do, erano molto belle e con Diana furono soprannominate le «tre Grazie napoletane», vezzeggiativo che fu poi ereditato dalle tre figlie di Maria Grazia, anch’esse bellissime
CURIOSITA’:Sul loro rapporto tre Annella e Stanzione si è a lungo discusso esecondo alcune antiche fonti qualcuna ipotizzavano e riportavano addiritura un intrigante intreccio romanzesco secondo cui la donna sarebbe morta per mano del marito ingiustamente geloso. Secondo un fantasioso aneddoto riferito sempre dallo stesso biografo De Dominici, il maestro Massimo Stanzione si recava spesso dalla sua pupila anche in assenza del marito per controllare i suoi lavori e per elogiarla. Questa vicinanza, però, scatenò chiacchiere. E in un ambiente carico di gelosie e invidie, le voci bastavano a rovinare tutto. Il marito di Annella, Agostino Beltrano, anche lui pittore e allievo di Stanzione, cominciò quindi a guardarla con sospetto. La goccia che fece traboccare il vaso , avvenne quando una serva della pittrice, che più volte era stata redarguita dalla padrona per la sua impudicizia, incollerita da ciò, riferì ingigantendone i dettagli, della benevolenza dimostrata dal maestro verso la discepola, scatenando la gelosia di Agostino, il marito, il quale accecato dall’ira,in un impeto di collera sguainata la spada,trafisse a fil di spada spietatamente la consorte A seguito di questo episodio il Beltrano, pentito dell’enormità del suo gesto ed inseguito dall’ira dei parenti di Annella, si rifugiò prima a Venezia e poi in Francia dove visse molti anni prima di ritornare a Napoli.
Quindi il De Domenici ci narra di un classico delitto d’onore, oggi diremmo femminicidio.
Una bella storia da romanzo nero. Peccato sia falsa.
Nel 1951, lo storico Ulisse Prota Giurleo trovò l’atto di morte di Annella: morì di malattia il 7 dicembre 1643, a soli 41 anni, non trafitta dal marito, ma dopo una vita di successi professionali che le permise di lasciare ai figli una discreta somma di denaro guadagnata in tempi diversi da lei e dal marito Agostino Beltrano.
Oggi la critica, confortata da dati documentari, non crede più fortunatamente a tale favoletta.
Insomma l’ennesima donna schiacciata tra realtà e leggenda, vittima non di una lama ma di una narrazione tossica che riguarda anche le sue opere e la sua ascesa che nel tempo è stata accompagnata da dicerie velenose come quella relativa ai suoi dipinti dove molti erano dicevano che fossero in realtà firmati da Stanzione o realizzati dal marito.
N.B. Nel museo di Francoforte sul Meno (Städelsches Kunstinstitut )Massimo Stanzione, per rendere eterno il ricordo della sua allieva, la raffigura nel quadro “Susanna e i Vecchioni”, che richiama l’episodio biblico.
Il resto è sparito, attribuito ad altri o semplicemente dimenticato. Una “pittrice senza opere”, come qualcuno l’ha definita.





