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Angela Luce, pseudonimo di Angela Savino , nata a Napoli il 3 dicembre 1937 è stata un’artista ed interprete unica capace di unire teatro, cinema e canzone: dalla Piedigrotta al David di Donatello, una carriera che racconta mezzo secolo di cultura napoletana e italiana
Aveva solo quattordici anni quando salì sul palco della Piedigrotta Bideri con “Zi’ Carmilì’”. Doveva riempire i tempi prima dell’ingresso dei grandi nomi. E invece fu il pubblico a fermarsi per lei. I bis, l’affetto, l’entusiasmo: nacque così, quasi per caso, una cantante naturale, dalla voce chiara e dall’interpretazione maliziosa e intelligente. Lei però ha sempre detto di sentirsi soprattutto attrice.

E il destino le diede ragione. Ancora giovanissima sostenne un provino con Eduardo De Filippo
Alla richiesta di recitare qualcosa, rispose che aveva preparato due poesie. Eduardo la interruppe: «Questa non ha bisogno di provino». Con lui lavorò per quattro anni, interpretando ruoli centrali del repertorio eduardiano, da Natale in casa Cupiello fino alla registrazione televisiva de Il contratto per la Rai.
In teatro collaborò anche Peppino De Filippo e Nino Taranto calcando poi palcoscenici internazionali: dal Teatro Sarah Bernhardt di Parigi all’Old Vic di Londra, fino a Buenos Aires e New York. Portava Napoli nel mondo, senza mai tradirne l’essenza.
Parallelamente, il cinema la consacrò tra i volti più riconoscibili del grande schermo italiano. Lavorò con maestri come Mario Mattoli , Dino Risi, Luchino Visconti , Pier Paolo Pasolini , fino ad arrivare a Pupi Avati e Mario Martone .
Proprio con Martone vinse nel 1995 il David di Donatello come miglior attrice non protagonista per “ L’amore molesto “ un riconoscimento che suggellava una carriera già immensa. Con Avati fu intensa protagonista ne ‘ la seconda notte di nozze ‘ ottenendo la nomination al Nastro d’Argento. In totale, oltre ottanta film, accanto a giganti come Totò, Sordi, Mastroianni, Manfredi, Gassman.
Ma Angela Luce non ha mai smesso di cantare. Nel 1975 conquistò il secondo posto al Festival di Sanremo con il brano “ Ipocrisia”, diventato poi un classico.
Ma per molti resterà per sempre la voce di “So’ Bammenella ’e copp’ ’e quartiere”, un classico del 1917, scritto da Raffaele Viviani e resa immortale dalla nostra Angela Luce perché custodita nell’Archivio Storico della Canzone Napoletana in due diverse incisioni, a distanza di decenni: ( un caso unico.)
La sua era un’interpretazione totale, fisica. Diceva: «Se dai al pubblico la voce, la verità, la bellezza, lui ti ripaga con l’applauso». Ed è quello che è accaduto per oltre sessant’anni di carriera, iniziata nel 1951 e proseguita con una longevità straordinaria.

Angela Luce era anche poesia. Nel libro Momenti di… luce, presentato da Pupi Avati, raccolse testi intimi e profondi, premiati con il riconoscimento speciale al Premio Camaiore. Posò per Aligi Sassu che le dedicò un ritratto intitolato “Angela”. Fu ricevuta dai Presidenti della Repubblica Sandro Pertini e Oscar Luigi Scalfaro.
Napoli la celebrò nel 2013 al Teatro Mercadante per i suoi sessant’anni di carriera, tributandole una serata d’onore carica di affetto.
E poi c’era la donna. Nell’ultima intervista televisiva, nel 2025, si era commossa ricordando l’amore giovanile per Peppino Gagliardi : un sentimento intenso, mai dimenticato, raccontato con sincerità e senza retorica. Anche in questo era profondamente napoletana: passionale, orgogliosa, incapace di mezze misure.
Amava sedersi al pianoforte della sua casa a via Caracciolo, guardare il Vesuvio e, nelle giornate limpide, Capri e Sorrento. Da lì osservava la sua città, quella che aveva vissuto, cantato e raccontato per tutta la vita.
Con la sua scomparsa avvenuta il 20 febbraio 2026, all’età di 88 anni, non salutiamo soltanto un’artista. Salutiamo una testimone preziosa del Novecento italiano, una donna che ha attraversato il dopoguerra, la grande stagione del teatro, il cinema d’autore, la canzone classica napoletana e la televisione pubblica, senza mai perdere autenticità.
Angela Luce non è stata soltanto un’interprete. È stata un ponte tra cultura popolare e arte alta, tra memoria e modernità. Una voce che sapeva farsi carezza e graffio, una presenza scenica capace di riempire il palco con uno sguardo.
Oggi Napoli la piange ma non dimenticheremo mai le sue indimenticabili interpretazione di So’ Bammenella ‘e copp ‘e quartiere e gli album degli anni Settanta come Che vuò cchiù e Cafè Chantant.
A renderla immortale sarà sempre quel famoso testo scritto da Raffaele Viviani e rilanciato dalla cantante, So’ Bammenella ’e copp’ ’e Quartiere” oggi presente nell’Archivio Storico della Canzone Napoletana (che di Angela Luce conserva oltre 100 interpretazioni) .
Grazie a questo brano Angela Luce e’ infatti l’unica artista al mondo che può vantare la conservazione nel suddetto Archivio della doppia esecuzione di uno stesso brano, una risalente agli anni 60 ed un’altra al 2004.
Napoli, grazie a lei, continua a cantare, perché Angela Luce della sua città rappresenta appieno l’anima vibrante: bellissima, dissacrante, accogliente, violenta, trasgressiva, dolce, malinconica, istrionica e sincera.








