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Il 15 giugno 1932 moriva a Napoli Adelaide del Balzo Pignatelli. Una data che oggi passa quasi inosservata, come se il tempo avesse cancellato il ricordo di una delle donne più colte, influenti e impegnate dell’Italia tra Otto e Novecento.
Eppure Adelaide del Balzo Pignatelli non fu una figura marginale. Educatrice, scrittrice, promotrice culturale e sostenitrice dell’istruzione femminile, dedicò gran parte della propria vita alla diffusione della cultura e al progresso sociale, contribuendo a ridefinire il ruolo della donna in una società ancora profondamente segnata da pregiudizi e limitazioni.
La sua vicenda rappresenta uno di quei paradossi che la storia napoletana conosce bene: personalità che nel loro tempo furono protagoniste della vita culturale e civile vengono progressivamente oscurate da una narrazione pubblica spesso ripiegata su pochi nomi, su cliché consolidati e su una memoria selettiva che finisce per dimenticare chi ha costruito, lontano dai riflettori, una parte importante della nostra identità collettiva.

Nata a Napoli il 10 gennaio 1843 da Francesco, duca di Caprigliano e da Paolina Capece Minutolo, questa incredibile grande donna della nostra città, visse  in un ambiente particolarmente fervido di stimoli, soprattutto quello della famiglia materna. La madre, infatti, insieme alle sorelle, a Teresa Filangieri e Laura Acton raccoglieva intorno a sé un’élite culturale femminile molto radicata nella Napoli di inizio Ottocento.

Profonda conoscitrice del latino, del greco, della musica e delle arti, sposò in età da matrimonio,  il dotto umanista Francesco Pignatelli della Melissa, principe di Strongoli, ultimo discendente di una delle più illustri famiglie partenopee, che avevano manifestato sin dalla rivoluzione napoletana del 1799, una fervida passione politica.

Vivendo in questo clima culturale, Adelaide, pur seguendo il percorso dell’impegno filantropico, che tradizionalmente era segnato per le nobildonne, animata da una solida preparazione umanistica e da un vivo interesse per la cultura, Adelaide divenne il fondamento di una visione moderna della società, nella quale l’istruzione rappresentava il principale strumento di emancipazione.

La seconda metà dell’Ottocento fu un periodo di profonde trasformazioni. L’Italia unita cercava di costruire una propria identità nazionale, mentre il divario sociale e culturale tra le diverse regioni restava marcato. In questo contesto, la questione dell’educazione femminile assumeva un’importanza crescente. Le opportunità di studio per le donne erano ancora limitate e l’accesso alle professioni restava fortemente condizionato da pregiudizi e convenzioni sociali.

Adelaide del Balzo Pignatelli comprese con lucidità che il progresso di una società non poteva prescindere dalla formazione delle donne. Non si limitò a sostenere questa idea sul piano teorico, ma la tradusse in iniziative concrete. Un momento decisivo della sua vita arrivò nel 1891, quando assunse la guida del complesso educativo di Suor Orsola Benincasa.

N.B. Dama di corte della regina Margherita di Savoia sin dal 1869, Adelaide , riuscì  ad ottenere la nomina nel 1891 di ispettrice del Ritiro di Suor Orsola Benincasa.
Sotto la sua direzione, l’antico istituto religioso venne progressivamente trasformato in un moderno centro di formazione, capace di offrire alle giovani percorsi educativi sempre più avanzati. L’obiettivo perseguito da Adelaide era quello di preparare le donne ad un ruolo indispensabile al nascente Stato unitario, fornendo loro un’adeguata formazione professionale. Per la principessa di Strongoli “le scienze dovevano non solo ampliare gli orizzonti delle conoscenze, ma avere ripercussioni vantaggiose e tangibili sui molteplici rapporti della vita reale”.
La sua concezione dell’istruzione era particolarmente innovativa. Non vedeva la scuola soltanto come luogo di trasmissione del sapere, ma come uno strumento per garantire autonomia e dignità. Per questo promosse percorsi professionali che consentissero alle donne di acquisire competenze spendibili nel mondo del lavoro. Una scelta che oggi può apparire naturale, ma che all’epoca rappresentava una significativa sfida culturale.
La sua sensibilità sociale emerse anche nei momenti di emergenza. Durante la devastante epidemia di colera che colpì Napoli nel 1884, si impegnò nell’assistenza agli orfani e alle famiglie più vulnerabili. Fu un’attività che rivelò una concezione della filantropia lontana dalla semplice beneficenza occasionale. Adelaide cercava infatti di creare strutture stabili, capaci di offrire opportunità di crescita e non soltanto aiuti temporanei.
Tra le sue iniziative più importanti vi fu anche la promozione della formazione infermieristica, settore che proprio in quegli anni stava acquisendo una dimensione professionale moderna. Attraverso la fondazione della Croce Azzurra contribuì a diffondere una nuova cultura dell’assistenza sanitaria, fondata sulla preparazione e sulla competenza.
CURIOSITA’: L’indirizzo di studi che aveva sede nello stesso istituto del Suor Orsola  dava la possibilità alle donne di seguire corsi per diventare infermiere, la cui direzione fu affidata a Graziana Baxter, una professionista diplomata nell’ospedale John Hopkins di Baltimora, mentre la pratica professionale veniva svolta nell’ospedale cittadino Gesù e Maria.
In un contesto storico di grande arretratezza culturale per le donne, soprattutto quelle del Sud, la realizzazione di un progetto di costruzione di un percorso abilitante ai mestieri e alle professione era  la testimonianza della nuova visione sociale del femminile di Adelaide del Balzo. Per lei , la promozione della cultura femminile nel Mezzogiorno d’Italia era un imperativo categorico: solo attraverso la costruzione di una professionalità come quella maschile le donne avrebbero potuto incidere sui cambiamenti che i tempi dettavano. “L’educazione femminile deve elevarsi ad altezza artistica e giungere a profondità scientifica se si vuole che l’abilità delle mani non rimanga un incosciente meccanismo relegato tra quelle che si dicevano opere servili”.

Per fare tutto ciò non esitò, con l’aiuto di Benedetto Croce, a individuare e scegliere per il Suor Orsola i docenti migliori tra cui l’italianista Nicola Zingarelli, lo storico dell’arte Adolfo Venturi, lo storico Giuseppe De Blasiis, il vulcanologo e geologo Giuseppe Mercalli, la scienziata Marussia Bakunin Ogliarolo e il filosofo Giovanni Gentile.

Quando il 13 febbraio nel 1900 alla Camera dei Deputati si discusse del diritto allo studio delle donne l’onorevole Tozzi, additò il Suor Orsola Benincasa come un modello di riferimento.

Il suo impegno le valse il riconoscimento di numerose istituzioni culturali. Fu tra le poche donne ammesse all’Accademia Pontaniana, una delle più antiche e prestigiose accademie italiane. Un risultato che testimonia il prestigio intellettuale raggiunto in un’epoca in cui gli spazi della cultura ufficiale erano ancora largamente riservati agli uomini.

La modernità di Adelaide è attestata ancora da un’altra scelta coraggiosa, quella di farsi affiancare in qualità di direttrice delle Scuole e del Convitto da Maria Antonietta Pagliara, una pedagogista froebeliana che, a seguito di nomina reale, dal 1901 fu la prima donna in Italia a guidare un istituto universitario.

N.B. La stretta collaborazione tra Adelaide e Maria Antonietta, che vestiva sempre l’uniforme delle femministe inglesi, portò alla realizzazione del progetto di riforma degli istituti femminili industriali e commerciali e per le facoltà di scienze domestiche che, nel 1906 la Pagliara presentò al ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio.

A quasi un secolo dalla sua scomparsa, Adelaide del Balzo Pignatelli purtroppo sopravvive soprattutto nelle pagine degli studiosi di storia dell’educazione e della cultura italiana, mentre Napoli, la città che la vide trascorrere gli ultimi anni della sua vita e nella quale si spense, sembra averne quasi dimenticato l’eredità.
Eppure proprio nella nostra città la sua vicenda umana e culturale meriterebbe di essere riscoperta, perché racconta una Napoli diversa da quella degli stereotipi: una città capace di esprimere personalità che hanno contribuito al progresso civile, alla formazione delle nuove generazioni e all’emancipazione femminile.
La sua esperienza mostra come il cambiamento sociale possa nascere da un lavoro paziente, quotidiano e spesso poco visibile. In un tempo in cui l’accesso all’istruzione femminile era tutt’altro che scontato, ella comprese che educare significava costruire futuro.
La memoria collettiva della nostra città ed i tanti narratori oggi apparsi ( dove si trovavano tutti 20 anni fa ? ) oggi celebrano spesso il ricordo di sovrani, calciatori e volgari personaggi trash.
Più raramente si sofferma su quelle donne che, senza clamore, hanno costruito strumenti concreti di crescita civile.
Su quei personaggi come Adelaide del Balzo Pignatelli che hanno contribuito in modo significativo a trasformare il ruolo delle donne nella società tra Otto e Novecento.
Ricordare oggi questa donna napoletana di straordinario interesse storico, non significa soltanto rendere omaggio a una protagonista del passato, ma restituire alla memoria collettiva della nostra città , una figura che ha lasciato un segno profondo nella storia culturale del nostro Paese.
Ricordarla nel giorno della sua morte significa sopratutto riflettere sul valore della cultura come strumento di libertà e sulla responsabilità di chi sceglie di mettere conoscenza, competenza e privilegio al servizio della collettività. È forse questa la lezione più attuale che Adelaide del Balzo Pignatelli continua a consegnarci.

 

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