Il complesso religioso di Santa Maria degli scalzi, composto dalla chiesa e dall’adiacente convento nasce per ‘modificazione’ del magnifico palazzo dei Duchi di Nocera all’inizio del XVII secolo ad opera dei Carmelitani Scalzi.

Tutta la  zona  era anticamente un casale fuori dal nucleo abitativo urbano chiamato ” Casciello ” ed era servita da una strada ripida e impervia  Il luogo per questo motivo era ovviamente poco urbanizzato rispetto ai limitrofi agglomerati ed era quindi ottimo per fondare un monastero.

L’ ordine dei  frati de Carmelitani Scalzi , dopo aver raccolto grazie al frate Pietro della Madre di Dio , (un predicatore carmelitano spagnolo) numerose offerte dei credenti e sopratutto una grande donazione del reggente Alfonso Maros de Gorotiola , decise di acquistare con questi proventi  il palazzo con ampi giardini di Carlo Carafa , duca di Nocera ,affidando poi il progetto per le modificazioni del palazzo  e la costruzione del complesso a Giovan Giacomo di Conforto.

Il complesso religioso, composto dalla chiesa e dall’adiacente convento  venne  quindi costruito tra il 1604  ed il 1620  ad opera dei Carmelitani Scalzi su disegno di Giacomo di Conforto che la concepì secondo lo schema della croce latina ad unica navata con cappelle laterali. per non vedenti ,che rimarrà allocato nel complesso.

Successivamente nel  1640  vi furono inizialmente applicati per la modifica della facciata, ,la costruzione della Cappella di Santa Teresa d’Avila , delle scale e di qualche intervento interno, interventi di Cosimo Fanzago a cui seguirono  nel 1679 anche interventi realizzati dell’architetto Francesco Antonio Picchiati che lavorò sopratutto alla sagrestia e al monastero.

L’attuale a Chiesa,  per la vicinanza al Museo Archeologico, è nota anche con il nome di  Santa Teresa agli Studie localiazzata nella omonima via di Santa Maria degli Scalzi rappresenta il classico esempio in città dell’adattamento dell’architettura conventuale che grazie a valenti architetti si andava in quel periodo ad adattare via via  in maniera sorprendente alle complesse morfologie del suolo napoletano nelle sue talvolta violente trasformazioni e mutazioni dovute alla varie esigenze che si andavano sviluppando .

La facciata, completata nel 1652 e attribuita a Cosimo Fanzago che oggi possiamo ammirare fu infatti  modificata nel suo attacco al suolo nel 1835 in seguito alla realizzazione del grande asse stradale che avrebbe messo in comunicazione il centro antico della città di Napoli con la Reggia di Capodimonte. 

Nonostante tutto questo essa  è la testimonianza della feconda e poliedrica attività del grande  Cosimo Fanzago. Il profilo elegante e discreto dell’ingresso è movimentato dalle paraste bianche accanto al portale che dialogano cromaticamente con le sculture in stucco poste entro le nicchie raffiguranti Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce.

N,B, La lunga bella scalinata a doppia rampa che introduce all’ingresso della chiesa fu  realizzata per porre rimedio all’abbassamento del livello stradale.

L’ attuale chiesa Chiesa  insieme al convento e ai suoi chiostri, come potere osservare si erge su un’alta scalinata a doppia rampa non risalente all’epoca della costruzione , Essa fu infatti realizzata su disegno di Antonio Annito ,che sostituì nel 1835  la precedente . Tali lavori si resero  necessari  in seguito all’abbassamento del manto stradale che Gioacchino Murat volle fortemente realizzare per dar luogo ad un’arteria stradale il cui scopo era congiungere piu facilmente il centro della città con l’allore periferica zona di Capodimonte .

L’interno della chiesa come vi abbiamo accennato è a croce latina, con navata unica e cappelle laterali. In esso sono presenti alcuni tra i più belli ambienti pittorici seicenteschi napoletani .

Nella terza cappella destra sono conservati affreschi di Giovan Bernardo Azzolino, mentre nella seconda a sinistra quelli di Battistello Caracciolo raffiguranti Storie dell’Ordine Carmelitano, eseguiti tra il 1616 e il 1620. Nel transetto, invece, troviamo due tele di Giacomo del Po con la Fuga dall’Egitto e San Giovanni della Croce alla Battaglia di Praga .

Nella Cappella di San Giuseppe, Fabrizio Santafede eseguì San Giuseppe e Gesù Bambino, mentre nell’abside sono conservati due dipinti di Paolo De Matteis raffiguranti la Madonna del Carmine che dà lo scapolare a San Simone Stock e Santa Teresa che scrive la sua regola.

In sagrestia è conservato un dipinto di Luca Giordano con l’Estasi di Santa Caterina.
L’altare maggiore è un’opera di Giuseppe Sanmartino, realizzata tra il 1748 e il 1748, proveniente dalla chiesa del Divino Amore. L’altare maggiore precedente, realizzato da Dionisio Lazzari nel 1672, presenta anche due porte laterali (1691) e un ciborio più recente (1772), tutti realizzati con pietre policromo e bronzo dorato.  L’opera, per la sua bellezza e preziosità, fu trasferita nel  1808 nella Cappella Reale del Palazzo Reale di Napoli ( dove tutt’ora si trova ) in seguito alla soppressione degliordini religiosi e quindi dello stesso monastero di Santa Maria degli Scalzi , da parte dei francesi

Alla sinistra dell’abside, si apre la Cappella di Santa Teresa d’Avila che venne progettata nel 1640 da Cosimo Fanzago . Essa  presenta decorazioni in marmo commesse e stucchi, con sculture in stucco e due dipinti di Ippolito Borghese. All’interno è conservata anche una statua di Santa Teresa, in argento, realizzata nel 1798 come copia di quella esistente nella Chiesa di Santa Teresa a Chiaia. Inoltre, sono ormai andati persi alcuni affreschi di Massimo Stanzione.

CURIOSITA’: Nella chiesa è anche conservato l’unica testiminianza artistica ,in una chiesa napoletana ,di un esponente della dinastia degli Asburgo : la scultura che raffigura l’imperatore Carlo VI , eseguita da Giacomo Colombo nel 1715.

All’inizio dell’ottocento  i due chiostri  rischiarono seriamente di essere distrutti per un grandioso progetto di ampliamento del vicino Real Museo Archeologico , ma esso non vide mai la luce grazie alla strenua opposizione dei frati Teresiani  che risiedevano nel convento. 

Sul finire del XIX secolo la parte meridionale del convento, comprendente i monumentali spazi aperti, fu ceduta alla città per la realizzazione di pubblici servizi e oggi i due chiostri fanno parte dell’istituto per non vedenti Paolo Colosimo.  Solo il chiostro piccolo ha subito in parte a delle modificazioni per  adibirlo a sala interna  ( la cosidetta ” Sala delle vendite “.

Il chiostro grande con il suo magnifico e splendido pozzo in marmo non ha subito invece sostanziali modifiche.

La parte settentrionale del complesso, tutt’ora di proprietà dei Carmelitani Scalzi è affidata dal 2018 alla “cura” de i Ricostruttori nella preghiera.

CURIOSITA’:  Dal 1927 cominciò a trasferirsi preso il complesso coventuale di Santa  Maria degli Scalzi ,ll’istituto ” Paolo Colosimo ” uno dei più importanti istituti per ciechi d’Italia .

 

 

 

 

 

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