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Napoli è stata la città più cercata sui social dai turisti nell’estate 2023, con 2.740.000 ricerche uniche nel solo mese di giugno, a fronte degli 823.000 di Roma: un risultato mai verificatosi prima nella storia del Bel Paese.

Durante il weekend di Ognissanti, Napoli ha registrato oltre 550.000 presenze di visitatori italiani e stranieri. Questo numero rappresenta un boom turistico, quasi il triplo rispetto allo stesso periodo del 2024
Le feste natalizie stanno entrando nel vivo, nell’anno del Giubileo e come spesso accade negli ultimi tempi  per altre ricorrenze, i dati dei flussi per il ponte dell’Immacolata – se rapportati a quelli degli anni scorsi – vedono il capoluogo partenopeo infrangere ogni record, con dati e cifre di gran lunga superiori a quelle del passato recente.
Secondo le previsioni dell’Osservatorio comunale al Turismo  saranno ben 350mila le presenze distribuite su 4 notti nel ponte che andrà dal 7 al 10 dicembre.
Il calendario favorevole, con l’8 dicembre che quest’anno cade di lunedì, alimenta ulteriormente la crescita dei flussi turistici, confermando Napoli tra le mete più vivaci e richieste del periodo natalizio.
E non finisce qui… per la prossima Pasqua sono addirittura previsti circa  un milione di visitatori.

Si tratta di un evento probabilmente unico e spinto senz’altro dal boom di visibilità internazionale ottenuto grazie al terzo scudetto conquistato dalla squadra azzurra.Lo testimoniano i numeri: più di 100.000 pagine social creati solo a ridosso dello scudetto, oltre 100.000 articoli in giro per il web che parlano della città di Napoli.

E poi, la televisione e i media classici: la città ha avuto una copertura h24 per mesi, con interviste, speciali, approfondimenti e reportage da ogni parte del mondo.Una sovraesposizione simile non poteva non attirare la curiosità di tutto il globo nei confronti di una città che, per il suo carattere anticonformista e la ricchezza espressiva dei cittadini, sa conquistare facilmente chiunque.

Per chi come me , ha vissuto la Napoli estiva deserta dei lontani primi anni 2000, quella di oggi sembra una visione impossibile pensando alle testate internazionali e nazionali che nel 2010 avevano ormai abbinato alla Campania l’onnipresente parola “monnezza” o la notizia negativa di turno.Per chi come me,ha vissuto in estate ore ed ore da solo e senza nessun turista o napoletano , nei musei, nelle biblioteche  e nelle antiche chiese di questa città ad ammirare favolosi capolavori , oggi tutto questo sembra un miracolo .Fino a qualche anno fa, in una Napoli mortificata attraverso gli anni da terremoto, camorra, monnezza ,epidemia di colera, corruzione malaffare e mal governo, nell’indifferenza dello stato che ha sempre espresso la sua soliderietà solo a parole, i turisti evitavano di fermarsi,terrorizzati dall’idea di subire scippi , frodi e fregature di vario tipo e proseguivano direttamente per Capri, Ischia, Pompei e costiera sorrentina o amalfitana .Nel 2019 il Comune di Napoli decise addirittura di mettere in piedi un osservatorio per esercitare azioni legali nei confronti dei diffamatori seriali.Era un periodo difficile per la nostra città Nessuno conosceva la nostra città, tantomeno i napoletani stessi .I tour operator non consigliavano il centro storico ai viaggiatori .Le crociere non consigliavano  nelle loro tappe camminare per Napoli perché la ritenevano pericolosa .I viaggiatori sbarcati a Napoli venivano dirottati subito a Sorrento o a Pompei .I decumani allora  non interessavano proprio a  nessuno .I napoletani all’epoca non avevano ancora  ben percepito che il turismo era per loro una grande risorsa economica e quindi la bellezza dei vari musei , palazzi nobiliari e antiche chiese a loro poco interessava .Oggi che Napoli nella sua bellezza porta soldi , stranamente a tutti interessa ( e’ amore per la città o amore per i soldi ?)All’epoca sempre più spesso mentre  da solo giravo per i stretti cardini ,  proprio chiedendo ai residenti locali ( che ancora abitavano  gli antichi vasci ) mi rendevo sempre più conto che nessun napoletano conosceva la sua città .

Fu allora che decisi quindi di scrivere un blog chiamato “ cose di napoli ‘ solo per far conoscere Napoli ai napoletani .Ho sempre sperato insomma che napoli venisse rivalutata agli occhi del mondo ma sopratutto ai stessi occhi dei napoletani .Qualche timido risultato con il tempo si è visto . Qualcuno ha letto i  tanti articoli e molti ancora oggi li copiano integralmente ma finalmente i napoletani hanno incominciato lentamente a capire l’importanza del proprio patrimonio culturale con i monumenti,i suoi palazzi e le sue chiese antiche.

Peccato solo che a far conoscere realmente Napoli ci siano invece volute due famose fiction come Gomorra e Mare fuori ed un effetto scudettoGrazie a loro la nostra città è stata di nuovo scoperta e rivalutata come ai vecchi tempi.Oggi finalmente tutti si stanno accorgendo di Napoli, compresi i napoletani stessi che pubblicano continuamente sui social belle cose di Napoli .

Tutti contenti ?No !Oggi mi rendo conto che avevo totalmente sbagliato le previsioni .Oggi sono amareggiatoNon avevo calcolato il fatto che sono i napoletani ad abitare questa città .I napoletani appena hanno scoperto la loro città hanno anche provveduto subito a distruggerla Non avrei mai voluto  che finisse così .Non avrei mai immaginato lontanamente che  Il nostro centro storico. dchiarato dall’Unesco nel 1995 Patrimonio dell’umanità per la sua unicità nel possedere  un impianto urbanistico storico fieramente difeso dalle omologazioni architetturali tanto di moda nel resto del mondo , oggi invece rappresenta solo il più  grande e importante sito Unesco d’Europa che puzza di fritto .Chi poteva mai immaginare che i nostri antichi ‘ vasci “ considerati dall’Unesco delle vere e proprie opere d’arte ,  un giorno si sarebbero tutti trasformati in bar , barretti , ristoranti , pizzerie e friggitorie ?Chi mai poteva solo lontanamente ipotizzare che Via San Sebastiano, oggi non è più la storica strada  piena di negozi di musicisti , ma solo un luogo come tanti altri ricco di paninoteche , friggitorie e barretti che hanno preso il loro posto ?Neanche nei peggiori degli incubi avrei potuto immaginare che nei nostri decumani oggi si assiste solo ad un consumo incontrollabile di cibo e alcool .Negli ultimi quattro anni nei storici decumani  hanno chiuso circa una trentina di attività culturali tra librerie, case editrici e piccoli centri culturali.Al loro posto sopratutto nell’ultimo anno sono  invece nate in maniera esponenziale patatinerie, friggitorie, pizzerie, gelaterie, paninoteche , centri scommesse , bar , barretti , negozi di souvenir made in China  e  varie attività di dubbio gusto come kebabbari o friggitorie di zeppole e panzarotti .Per meglio valutare l’involuzione di un luogo e  assistere a una vera e propria fiera dell’orrore, oggi basta guardarsi intorno e assistere inermi alla nascita istantanea di bugigattoli che esalano nuvole di vapori e puzza di fritto, allo spuntare da un giorno all’altro di locali commerciali che spacciano un cuoppo o una zeppola per “la vera qualità” di Napoli, ai balletti di buttadentro con mandolino e maschera di Pulcinella.Basta giungere solo nei pressi dei decumani per sentire l’orribile puzza di frittura che invade i cardini per poi arrivare in un lunapark straripante di montagne di cibo e giostre con la testa di Pulcinella e finti panni stesi conditi da file di bandiere  e cartonati colmi di frasi dialettali.

Una deriva ancora non chiara nemmeno ai stessi napoletani,che non hanno ben capito come la camorra per alimentare  il suo business ben presto costringerà tutti gli abitanti a sloggiare per lasciare terreno utile alla costruzione di b&b, case vacanze, pensioni, hotellucci, pizzerie, tarallerie, cuopperie, friggitorie, insomma, qualsiasi tipo di farlocca imitazione del più famoso e ormai macchiettistico Nennella, un ammasso senza capo né coda che quasi viene vomitato giù, tanto che quando mi capita di passare per via Toledo distolgo lo sguardo.

E se i decumani volgono certamente  verso  la sua fine , certo non se la passano bene nemmeno i Quartieri Spagnoli che ugualmente sono perduti,

Certo, nessuno rimpiange l’Âge d’or, che va dalla fondazione dei quartieri nel XVI secolo, fino al Secondo dopoguerra del XX secolo. In cui dominavano la prostituzione, il contrabbando e traffici di ogni genere equamente suddivisi tra la grande e la piccola criminalità organizzata. Quelle sue stradelle a tela di ragno, in cui i muri avevano indelebili e ampie chiazze di sporco e di umidità causate dalla lebbra dell’incuria e del passare del tempo, per cui l’intonaco era un lontano ricordo, oggi appaiono rutilanti, costellate di luci al neon delle insegne che reclamizzano B&B a buon mercato e di affollate pizzerie sulle terrazze, piene di gente e di chiasso.

Ma creiamoci almeno il problema del perché i quartieri spagnoli prima erano un luogo tanto pericoloso ed oggi invece non succede nulla di pericoloso .Nessun scippo  , nessun furto e nessuna sparatoria  .E’ lo stato che ha ordinati tutto questo o magari qualcun’altro ?Chi e’ che vigila ? Lo stato o uomini di malaffare ?E se così fosse chi gestisce allora il mercato del turismo e sopratutto della ristorazione in questa città ?Napoli oggi dà l’idea di una città che sfrattando i suoi storici cittadini dal centro storico sta  perdendo la sua unicità omologandosi ad altre città , La città pare che sia solo qualcosa in via di sterilizzazione che si sta trasformando  in mercanzia, come già accaduto a molte città europee.Sempre più orfana delle sue classi popolari, con i suoi diecimila  sfratti esecutivi presenti oggi nel centro storico la città  sta convergendo verso una monocultura turistica molto simile a un’economia di rendita di tipo “estrattiva” come quella basata sul petrolio e sulla risorse minerarie .
Napoli con i suoi migliaia di ristoranti , pizzerie , bar , friggitorie e pasticcerie è’ una città destinata a sconvolgere l’ecosistema sociale a favore della cattedrale planetaria dei consumi effimeri.Oggi la Napoli che va tanto di moda spinta dai tour operator è purtroppo ancora maggiormente legata a quelle due fiction che tanto l’hanno celebrata  nella sua narrazione tossica .La città appare ancora purtroppo  mitizzata agli occhi dei turisti. nei suoi aspetti criminali raccontati da fiction come Gomorra e Mare Fuori , ma le voci del passato sono state messe in ombra dalla valanga di immagini con il volto di Maradona ai Quartieri Spagnoli e delle strade del centro storico stracolme di turisti e dalle recensioni entusiaste dei viaggiatori che in maniera estremamente superficiale si fermano  su una narrazione storica di una città divertente con la sua limonata a cosce aperte, e sregolata nella sua malamovida  notturna .Anche i social network, che non hanno mai lesinato su meme e cattiverie sui classici stereotipi del capoluogo campano, hanno improvvisamente  trovato un nuovo filone di visualizzazioni sfruttando il fenomeno scudetto e la conseguente ondata di turismo folcloristo sorta nel murales di Maradona e nei vicoli imbanditi a festa .

Napoli improvvisamente ha trovato anche un un nuovo filone di influencer .Sullo stupido social Tik Tok risulta addirittura essere la città più vista con 27 miliardi di visualizzazioni .Molti ovviamente hanno esultato davanti a questo titolo, diventato uno dei più virali del 2023, ma in realtà c’è molto da riflettere. Escludendo il calcio, stravincono infatti da un anno nelle ricerche del pubblico i seguenti termini: “video trash napoli” “food porn napoli” “con mollica o senza” ed un’infinità di show che diverte e intrattiene il grande pubblico sui social solo perché rappresenta il “trash napoletano” , cioè quella immagine del napoletano che tanto piace a chi ci vuole fenomeni da baraccone .Su questa piattaforma social , creata dai cinesi per rimbambire il mondo occidentale , l’intrattenimento è dominato da un enorme sottobosco di soggetti che esaltano comportamenti estremi del folklore napoletano .Oggi se cercate svago e divertimento basta cercare “Napoli” su Youtube per trovare una produzione di short e video amplissimi dove ogni giorno su Tik Tok si esibiscono un campionario di personaggi ridicoli, e ignoranti, che alle prese con tutti i loro limiti, vengono serviti al lettore di chi ci considera per il suo diletto veramente poca cosa .Per sfruttare la massima diffusione su internet, questi personaggi usano unlinguaggio dove il nobile dialetto napoletano appare  infarcito di espressioni volgari che vanno ben oltre l’immaginabile.Grazie alla loro volgarità e ad vestiario griffato e trash, oggi la sceneggiata napoletana  è diventata portatile nella sua versione digitale .Dall’arrivo della Pandemia in poi , un’enorme mole di tiktoker napoletani hanno cominciato a invadere un social demenziale come Tik Tok , esportando ignoranza a mondi sempre più lontani.La prima ad esplodere sulla piattaforma creata per rendere stupidi i nostri giovani ragazzi ( ma anche molti adulti ) è stata senza dubbio una certa Rita De Crescenzo  ( svergognata” per i più intimi ) che al suo preludio sul proscenio annuncia se stessa,  con un tragico : “Chiappareeella… fiocco di neveee…”.Anche  il marito della De Crescenzo, Giggiolone, non se la passa male sullo stupido social . Qui egli è infatti famoso famoso per il suo tormentone “Buongiorno pescheria”Anche altri suoi parenti “ricottari” e altri TikToker come Laura la Divina , Very e Sas e nonna Adele  hanno un loro seguito e non se la cavano male a sporcare l’immagine di Napoli.Certo non potranno mai eguagliare ilBoss al Castello delle Cerimonie che nella sua ’evoluzione di “nu matrimonio napulitano” rappresenta sempre il top di quelle macchiette strumentalizzate atte a far sentire falsamente superiori gli italiani che ridono delle loro gesta , . In questo reality i napoletani si superano e si prestano continuamente ad interpretare scene grottescheSotto una lieve patina di modernità, con i neomelodici vestiti da rapper americani,molti sposi napoletani e della provincia che spesso sono umili e semplici persone, che quasi sempre si indebitano ancestralmente per il matrimonio, qui vengono derise anche per la dialettica e per gli strafalcioni che accompagnano sovente la cerimonia.Questa produzione costruisce un vero e proprio stereotipo narrativo della città, che attira ovviamente un pubblico alla ricerca esatta di ciò che vede.Di fronte a tale domanda di intrattenimento trash o negativo, una considerevole fetta di pubblico napoletano spesso si adegua o, peggio, si diverte e si ritrova in questa tipologia di comunicazione. Sono pressoché infiniti gli spettacoli chiassosi che intrattengono i turisti, dai piatti rotti nei locali agli insulti in un dialetto storpiato, volgare e lontano parente di quella lingua delle canzoni dei posteggiatori e delle commedie popolari di Viviani.Buffoni o criminali. Questa città non ha via di scampo.A gonfiare i numeri dietro l’hashtag Napoli c’è poi l’immensa produzione dei creators locali, chi esperto e chi improvvisato, che producono migliaia di ore di filmati che raccontano e spesso spettacolarizzano la città, i suoi modi di dire, la sua quotidianità: sono circa 20 gli account più seguiti concentrati sul solo comune di Napoli, che diventerebbero centinaia contando quelli sotto i 10.000 follower.Anche l’immenso successo della narrativa criminale di Mare Fuori e di Gomorra è un fenomeno che ha fatto discutere molto: sono fenomeni presi, come spesso accade nel grande pubblico, in modo totalmente acritico e hanno contribuito, seppur involontariamente, a segnare un nuovo carattere negativo sull’immagine di Napoli così come è accaduto con Il film “Il Padrino” e la Regione Sicilia, assaltata ogni anno da visitatori alla ricerca della maglietta di Don Vito Corleone.Anche il  “camorra tour” di Scampia o addirittura il “finto scippo” sono diventati attrazioni proposte ai turisti proprio come accade già in Sicilia da decenni.Ma non vi preoccupate …Non avete  inventato niente, avete solo  riscoperto storie vecchie.Questo dibattito legato ai problemi della comunicazione di una Napoli esclusivamente volgare e divertente non l’abbiamo inventato oggi noiTutt’altro, esiste dal XIX secolo in maniera quasi analoga.L’attrazione dei turisti nei confronti dei luoghi comuni popolari, del caos, dei “vicarielli” e delle scene legate alla miseria culturale di un popolo strumentalizzato e mortificato, in realtà, diventavano un vero e proprio parco giochi per i visitatori stranieri, che chiedevano agli scugnizzi napoletani, per pochi spiccioli, di replicare dei teatrini di miseria. Famoso era ad esempio al Lago di Agnano l’attrazione della grotta “ del cane “ dove i turisti erano accompagnati da guide locali per divertirsi nel vedere svenire (e spesso morire) i cani avvelenati dalle esalazioni di gas.Ecco poi che i fotografi, dai più ai meno famosi, vendevano migliaia di cartoline con napoletani travestiti da pulcinella che mangiano pasta con le mani: era un mercato talmente florido che il podestà di Napoli nel 1929 fu costretto a vietare la vendita di queste foto spiegando che erano attività lesive per la dignità cittadina.Anche il turismo della camorra non l’abbiamo inventato con Gomorra e Mare Fuori: nel 1906, dopo il processo Cuocolo nacque in città un florido filone letterario sulla criminalità napoletana che fece le fortune di numerosissime penne locali e alimentò quel binomio fra criminalità e Napoli che rimarrà ben impresso negli stereotipi territoriali locali.Napoli insomma e’ da secoli sempre la stessa .Vittima dei suoi stessi abitanti .Napoli e’ da sempre un paradiso abitato da diavoli come sosteneva il Piovano Arlotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il  turismo indubbiamente porta benessere alla città ma  i napoletani pur di guadagnare qualcosina si accontentano di un turismo povero , veloce , e sopratutto  sterile basato su balli , cibo e risate.  Il turismo devi invece saperlo gestire e non può essere affidato a gente che alla fine del suo mandato lascia tutti i problemi della città rimasti irrisolti e ogni visione di futuro scomparsa dal discorso pubblico. Non puoi affidarti al solo presente facendolo tra l’altro gestire da privati e sempre più spesso da gente di malaffare. 

Il turismo ha bisogno di cultura per essere affidabile e durare nel tempo . 

Se lasciato in mano a gente ignorante che continuerà a pensare di gestirlo con il murales di Maradona o la festa scudetto presto svanirà ‘ e in un contesto come quello napoletano che vede livelli record di disoccupazione e ex percettori di reddito di cittadinanza ( 165mila persone in città (quasi il 17% della popolazione) e 422mila nella più vasta area metropolitana, che conta circa tre milioni di abitanti (dunque il 14%), assisteremo gradualmente ad un ridimensionamento del turismo di massa e a una decrescita infelice, un autentico tracollo, che significa ulteriore aumento della disoccupazione, impoverimento generale, mancanza di servizi essenziali.

Napoli ha sempre avuto l’ambizione di vivere di turismo e, da poco più di dieci anni a questa parte, ha iniziato a veder realizzarsi il suo sogno, che però tale sembra essere destinato a restare se è vero che le uniche professioni in crescita in questi anni sono state quelle dei barman, dei camerieri e dei receptionist improvvisati delle case vacanze, un nuovo sottoproletariato spesso a nero e senza prospettive.

In cambio la a nostra città sta inoltre perdendo la sua unicità : basti pensare che a ll’inizio del 2023 la Prefettura di Napoli ha comunicato l’avvio di 12 mila procedure di sfratto esecutivo in città, di molti napoletani che abitano quei luoghi da intere generazioni  Molti di questi sfratti sono dovuti proprio al cambio di destinazione d’uso degli appartamenti, che passano da uso residenziale a uso turistico sotto il tacito consenso del comune e sopratutto della sovraintendenza dei beni culturali e paesaggistici che con il suo silenzio – assenso favorisce ogni giorno decine di illeciti che avvengono sopratutto nel centro storico . 

E tutto questo senza considerare il sommerso. Sui siti di prenotazioni online, da AirBnb a Booking, da Expedia a Trivago, tanto per citarne alcuni, i B&B, gli affittacamere e le case vacanza registrati sono circa il 40% in più di quelli che risultano al Comune.

Gli stessi napoletani stanno praticamente  riuscendo nella biblica opera in cui non sono riuscite le tante dominazioni presenti nel corso dei secoli in città .Moltissime persone che da sempre vivevano nel centro storico sono state ultimamente quasi tutte sfrattate dal “padrone di case “ perché lo stesso gli ha comunicato che non affittavano più l’immobile perché la avrebbero adattata a B&B attraverso piattaforme come Airbnb e Booking.

Gli stessi napoletani stanno insomma sottraendo le case ai residenti storici del luogo per darle ai  turisti.

Chi quindi da generazioni viveva sopratutto nel centro storico,e oggi uole continuare a viverci,  fatica a trovare soluzioni abitative, . Ci sono giovani famiglie che cercano casa da più di un anno e purtroppo non la trovano e questo sopratutto per il conseguente aumento vertiginoso del costo degli affitti .
Peggio ancora le cose vanno per chi invece vuole acquistare un immobile nel centro storico .Con la bolla specilativa sulle abitazioni che il turismo ha c omportato oggi è praticamente impossibile trovare un appartamento in vendita nel centro storico . Ad essere scomparsi sono sopratutto monolocali e bilocali mentre i pochi che eventualmente si trovano sono addirittura lievitati nei suoi costi del 30- 40% % .
Una città che espelle i residenti dal suo centro e dove il trasporto pubblico non brilla per eccellenza, vede solo peggiorare notevolmente la sua qualità della vita per i suoi cittadini
Vincolare la narrazione di un territorio esclusivamente al turismo può essere un boomerang davvero pericoloso.
La città continuando di questo passo presto diventera’ sempre più un parco giochi per turisti.
Napoli è stupenda e lo sanno tutti. Però, i napoletani ( con il dovuto rispetto di quelli buoni ), stanno rendendo questa gloriosa città, un cesso; soprattutto il centro storico.
il turismo di massa , la gentrificazione della citta’, e la trasformazione delle sue strade in “quartieri friggitoria” sta cambiato il volto di interi quartieri popolari e creato una gigantesca trasformazione nella microeconomia locale.
Negli ultimi quattro anni nei storici decumani hanno chiuso circa una trentina di attività culturali tra librerie, case editrici e piccoli centri culturali.
Al loro posto sopratutto nell’ultimo anno sono invece nate in maniera esponenziale patatinerie, friggitorie, pizzerie, gelaterie , paninoteche , centri scommesse , bar , barretti , negozi di souvenir made in China e arie attività di dubbio gusto come kebabbari o friggitorie di pesce o zeppole e panzarotti .

A Napoli i turisti stanno letteralmente cacciando i napoletani dal centro città  ed anche sottraendo alloggio ai poveri studenti fuori sede ma ahche  abitazioni per chi lavora in questa citta tutti i giorni.

Meglio affittarle come B&B ai turisti ….così ci guadagnano molto di più.

Stanno praticamente sottraendo le case ai residenti storici del luogo per darle ai  turisti.
Tutto questo paradossalmente confermato oggi dalla nuova uscita  classifica nazionale sulla qualità della vita che vede  Napoli  collocarsi  nelle ultime posizioni (98esima su 107 città).
Non è una sorpresa, ma è comunque un dato che merita qualche riflessione.
Le classifiche riuniscono molti indicatori – lavoro, redditi, servizi, ambiente, sicurezza – e restituiscono una fotografia complessiva.
In questa immagine la città risulta forte dove già sappiamo di esserlo, ovvero turismo e cibo, e molto più debole dove la vita quotidiana pesa davvero, cioè nel lavoro stabile, nei redditi adeguati, ,nei costi della vita quotidiana che grazie allo stesso turismo risultanopiù che raddopiati e  nell’accesso ai servizi sopratutto quelli legati alla viabilità.
Non è una contraddizione nuova.
Negli ultimi anni l’immagine di Napoli è cresciuta più velocemente della sua struttura sociale ed economica.
Napoli attira, ma fatica a trattenere i giovani che continuano a partire; le opportunità di lavoro non bastano, molte energie non trovano nessuno spazio e, poi, bisogna accompagnare e sostenere le imprese, gli esercenti, gli artigiani evitando che la burocrazia diventi un ostacolo a chi crea valore.
È questo lo scarto che dobbiamo colmare.
Una città può essere bellissima e riconosciuta in tutto il mondo, ma se non garantisce possibilità reali a chi la abita, la qualità della vita resta enormemente fragile, se non addirittura peggiorata per colpa del turismo .
Diciamoci la verità: la grande sfida da vincere non è difendere una posizione in classifica (Napoli non puoi numerarla…), ma costruire una città capace di rispettare inanzitutto coloro che tutti i giorni vi abitano .
Perché una città che non mette i suoi residenti al centro, che non garantisce qualità, accessibilità, servizi e possibilità reali di vivere i quartieri che la compongono, finisce inevitabilmente per perdere entrambe le cose, i residenti e, col tempo, anche i visitatori.
Chi abita  ed è residente in  questa città  ed ogni giorno la vive , ci lavora la osserva cambiare, la vorrebbe vedere svilupparsi senza perdere sé stessa, non puo far altro che soffrire ne vedere una città sempre più caotica , anarchica, violenta e irregolare nella sua totale mancanza di regole ( vedi il fenomeno del tavolino selvaggio che affligge interi quartieri ).
Quando una città diventa incapace di garantire vita quotidiana ai suoi residenti, il sistema entra in una spirale da cui si torna indietro con grande difficoltà.
La tutela dei residenti non è un limite allo sviluppo del turismo, è la sua condizione base di sopravvivenza stessa. Ogni volta che un negozio di calamite di plastica e souvenir prodotti in serie o un bar , ristorante o  pizzeria viene aperto con modalità poco trasparenti , sostituendi di fatto na storica bottega di artigianato, il turismo sta espellendo Napoli da se stessa.
Le  persone che che restano, e sono  residenti  di un centro storico definto dall’Unesco Ptrimonio Mondiale dell’Umanità , crescendo  i figli in questo  quartiere,  non fanno altro che fortificare le radici identitarie di quel luogo  e senza di essi la nostra  non è plù una città, è un palcoscenico per selfie. Un set f tografico perfetto per qualche giorno, ma privo di quella densità umana che fa sì che una strada, un mercato, un bar diventino luoghi di appartenenza. I residenti sono i custodi reali dell’identità di un popolo, mantengono vive le tradizioni, Il linguaggio, i rituali, la memoria collettiva. Se li perdiamo, nel lungo periodo perderemo anche il turismo, perché i viaggiatori tornano dove per cepiscono una comunità viva, non in una città svuotata.
Insomma dobbiamo smetterla di misurare la crescita della nostra città , come fa il nostroassessore al turismo e questa giunta comunale intera, in base ai numeri dei turisti che arrivano in città , come se l’aumento dei vitatori fosse di per se’ , una garanzia di sviluppo .
NONE’ COSI’ ….
NON FUNZIONA IN QUESTO MODO !
La quantita’, non coincide con la qualità … l’affollamento non coincide con il valore … la crescita numerica non coincide con il benessere collettivo .
Il  turismo non può essere messo davanti alla vita quotidiana dui chi Napoli la abita .
Nel centro storico , dove è oramai impossibile passeggiare per un normale cittadino residente e dormire per uno che vi abita, stanno scomparendo botteghe artigiane, laboratori, piccole imprese che per decenni hanno custodito competenze, tradizioni e micro-economie locali. Al loro posto cresce un tessuto commerciale sempre più omologato, dominato quasi esclusivamente dal food e da attività orientate a un consumo turistico veloce, con dinamiche di prezzo e margini che nessun artigiano può sostenere.

 

 

 

 

 

 

Negli ultimi cinque anni a Napoli è scomparso il 42% delle abitazioni destinate alla locazione per i residenti. Quasi una casa su due non esiste più nel mercato tradizionale ed è stata convertita all’uso turistico. Di fronte a questa trasformazione, gli affitti rimasti disponibili hanno registrato un aumento del 38% mentre la quota di reddito che una famiglia napoletana deve destinare all’alloggio si avvicina ormai alla metà dell’intero salario. Non è un semplice trend immobiliare, è qualcosa di più simile ad una frattura sociale.
A completare il quadro arrivano i dati del monitoraggio di Inside Airbnb, che fotografa la pressione degli alloggi turistici sull’intera città. Napoli conta oggi 11.027 annunci attivi tra case vacanze e bed and breakfast. In termini reali significa che più di undicimila famiglie, circa trentatremila persone, sono state di fatto espulse dai propri quartieri. E il numero più alto d’Italia e uno dei più significativi  nel Sud Europa se rapportato alla dimensione urbana.

 

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