La monumentale chiesa dei Girolamini è un qualcosa di incredibile .

E un luogo che chi ama la nostra città non può mancare di visitare almeno una volta nella sua vita . Un vero capolavoro del barocco napoletano che per chi ama l’arte è una tappa obbligatoria  da visitare.

Non perdete questa occasione …

La  chiesa sottoposta a  continui  e frequenti interventi di manutenzione e recupero nel corso di tutta la seconda metà del Novecento , dopo  una chiusura durata oltre trent’anni  è oggi stata finalmente  riaperta al pubblico .

Il cinquecentesco edificio religioso, con i suoi 68 metri di lunghezza e i 28 metri di larghezza, è  uno i più vasti edifici di culto di Napoli. Nel suo  interno si possono ammiraare  capolavori del tardo-manierismo romano e napoletano, del naturalismo e del più vero  barocco napoletano. Qui sono infatti presenti  straordinarie opere di Luca Giordano, Guido Reni, Pietro da Cortona e di tanti altri grandi artisti che arricchirono la chiesa contribuendo a creare un luogo fondamentale del barocco in città.

 Per darvi un’idea di quanto questa chiesa sia un luogo straordinario da vedere, per il momento vi dico solo che essa,  per la sua decorazione barocca in oro,  fu detta “la Domus Aurea” e oggi rappresenta in citta,  uno dei migliori esempi di architettura e di arte barocca napoletana. Questa meravigliosa chiesa, insieme  all’intero complesso omonimo, contiene  infatti  tante testimonianze d’arte da poter essere considerato  un vero e proprio museo.

N.B. Il complesso monumentale è stato dichiarato monumento nazionale nel 1866 e a partire dal 2010 tutto il convento è stato interamente musealizzato.

Questo vasto complesso monumentale dei Girolamini ospita oltre alla  Chiesa in stile barocco, anche  due bellissimi chiostri,  una prestigiosa quadreria dove sono esposte numerose opere di artisti di scuola napoletana e di tanti importanti pittori operanti in città, ed infine una ricca biblioteca (la più antica di Napoli) dove vengono conservati importanti e rari manoscritti.

L’intero  complesso monumentale, deve il suo nome ai religiosi seguaci di san Filippo Neri che ebbero come loro primo luogo di riunione la chiesa di San Girolamo della Carità a Roma.

I padri per edificare una chiesa anche a Napoli, aquistarono il Palazzo Seripando di fronte alla Duomo, e tutti i palazzi che delimitavano l’area. Essi  abbattendo anche antiche chiesette crearono  così lo slargo per la facciata della chiesa dei Girolamini, detta anche di San Filippo Neri.

CURIOSITA’: Nella degradata piazzetta dei Girolamini, antistante la chiesa, il noto artista di strada britannico Banksy, molto conosciuto per i suoi graffiti  di street art satirici, irriverenti  e subversivi, ha dipinto su un anonimo muro di un vecchio palazzo un pò scrostato,  uno dei graffiti più significativi della sua arte dipingendo una Madonna che al posto dell’aureola mostra  sopra il capo l’immagine di una pistola. Vicino all’opera dell’artista  esiste anche una vecchia edicola votiva con una immagine di una Vergine con Bambino che sembra “guardare”  perplessa la Madonna di BanKsy  in un accostamento di grande impatto che sembra quasi sottolineare un legame profondo tra criminalità e religione in città .

L’opera che ultimamente un gruppo di privati  ha finalmente coperto con una cornice, è uno dei graffiti più significativi dell’artista inglese di cui nessuno conosce il volto ed ha un elevato valore artistico ed economico perché Banksy è attualmente lo street artist più famoso al mondo.

La realizzazione del  largo dei Girolamini, avvenuta attraverso, i lavori di demolizione che come vi abbiamo accennato,  interessarono anche alcune chiesette e proprietà delle famiglie Seripando e Filomarino, avvennero sotto la supervisione dell’architetto  Domenico Fontana

N.B. Il  palazzo Seripando  che sorgeva di fronte al Duomo fu  acquistato con le donazioni della Curia arcivescovile e della nobiltà napoletana al costo di 5.800 ducati circa.

Inizialmente il complesso era costituito da una chiesa, di dimensioni ridotte rispetto all’attuale e un annesso convento ottenuto dall’adattamento di  palazzo Seripando.

La  chiesa che ovviamente diede anche il nome alla piazza fu costruita tra il 1592 e il 1609 su progetto del fiorentino Giovanni  Antonio Dosio secondo le forme del classicismo toscano e continuata poi nella sua costruzione dopo la sua morte, da Dionisio Nencioni di Bartolomeo.

N.B. Dosio per la costruzione della chiesa prese a modello la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini di Roma.

Essa fu terminata nel 1619, tranne la cupola che fu innalzata nel 1650  da Dionisio Lazzari, insieme alla facciata, poi rifatta nel 1780 su disegno di Ferdinando Fuga in marmi bianco e bardiglio. Questa, fiancheggiata da due bassi campanili, venne decorata dalle statue dei SS. Pietro e Paolo, iniziate da Cosimo Fanzago e ultimate poi da Giuseppe Sammartino , autore anche di quel Mosè e Aronne che adorano le tavole della legge sul portale centrale.

Il prospetto della facciata se l’osservate bene , noterete che essa  è impaginata su due ordini delimitati da una trabeazione: nel registro inferiore, articolato per mezzo  di lesene scanalate, si aprono tre portali, di cui quello centrale è il maggiore; il gruppo scultoreo sovrastante il portale centrale, opera di Sanmartino, raffigura quel Mosè ed Aronne con lle tavole dei comandamenti in ebraico sorrete da angeli di cui prima vi abbiamo accennato.

La parte superiore della facciata è alleggerita mediante un finestrone rettangolare sormontato da un timpano  triangolare, oltre il quale svetta un coronamento costituito da untimapno   arcuato e spezzato, al centro del quale si innalza un setto decorato con l’immagine della Madonna col Bambino, detta “della Vallicella “, sempre opera di Sanmartino (  ll’autore  del  famoso  Cristo Velatopersente nella Cappella di Sansevero ).

.N,B, .La facciata come vedete  è delimitata da due campanili gemelli dotati di orologi;  uno solare e uno di sei ore.

Fu sempre Ferdinando Fuga che provvide ad aggiungere alla chiesa i due campanili . Egli infatti oltre ad ampliare la  chiesa,  vi aggiunse anche i due campanili e  rifece quella  facciata che oggi tutti ammiriamo in marmi bianco e bardiglio.

N.B. La facciata consta di due ingressi: quello di sinistra, dopo un ampio scalone e passando anche per il settecentesco oratorio dell’Assunta , uno dei cinque oratori del convento utilizzato tutt’oggi per le funzioni religiose, conduce direttamente alla navata di destra della chiesa; quello di destra invece, conduce ai due chiostri monumentali da cui poi si sviluppano tutti gli altri spazi del complesso.

CURIOSITA ‘L’ingresso alla chiesa avviene anche dalla laterale via Duomo tramite il chiostro della porteria al civico 142 dove in origine sorgeva il rinascimentale palazzo Seripando. 

Nel corso di tutto il Seicento e Settecento la chiesa fu notevolmente arricchita di opere d’arte, prevalentemente di autori tardo- manieristici di scuola romana, quali il Pomarancio, Federico Zuccari e Marco Del Pino ma anche  di scuola napoletana come per esempio Fabrizio Santafede ,Giovanni Bernardo Azzolino e Belisario Corenzio,

Vi lavorarono ovviamente anche molti esponenti del barocco romano, bolognese e napoletano come Guido Reni, Pietro da Cortona, Ludovico Mazzanti, Francesco Gessi, Luca Giordano, Giacomo Del Pò, Nicola Malinconico e Francesco Solimena.

Negli stessi secoli lavorarono alle cappelle laterali e più in generale alle decorazioni interne della chiesa incredibili scultori come Pietro Bernini, Jacopo Lazzari, e il Sammartino.

N.B. La monumentale chiesa fu poi restaurata  ancora una volta dopo la seconda guerra mondiale, perché danneggiata da un bombardamento,

L’interno, che come vi dicevamo  è molto vasto, e ricchissimo di oper d’arte,  presenta una pianta a croce latina suddivisa in tre navate per mezzo di 24 colonne di granito provenienti dall’isola del giglio.  Le 11 cappelle,  6 al lato di sinistra(  (cornu Evangelii ) e 5  sul lato destro (cornu Epistulae), hanno  diverse decorazioni di artisti appartenenti alle scuole toscana, romana ed emiliana.

Sulla controfacciata c’è un bellissimo affresco di Luca Giordano raffigurante la cacciata dei mercanti del tempio del 1684l , mentre  ai lati, sulle porte di accesso ai campanili, ci sono gli affreschi datati 1736 di Ludovico Mazzanti   che rappresentano La cacciata di Eliodoro (a sinistra)] e La punizione di Ozia (a destra).

 

 

 

 

La navata è affrescata lungo le arcate con immagini di santi, eseguiti nel 1681 da Giovan Battista Beinaschi.

Tra la navata centrale e quella a sinistra, lungo il colonnato, è visibile una lapide in memoriadi Giambattista Vico,  sepolto, secondo le antiche guide di Napoli, nell’ipogeo sotto la cappella di Sant’Agnese.

Il pavimento è composto da mattonelle in cotto alternate a mattonelle in maiolica; queste ultime presentano un disegno della stella a otto punte, simbolo mariano. Un’unica mattonella, collocata all’ingresso, si distingue dalle altre perché è decorata con il simbolo della croce di Malta.

Il soffitto a  cassettoni  gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943 venne decorato nel 1627 dai napoletani Marcantonio Ferrara, Nicola Montella,  e da Giovanni Iacopo De Simone  con La Gloria di San Filippo e La Madonna della Vallicella.

La cupola conserva frammenti di un ciclo di affreschi facenti parte della ricostruzione del 1845, eseguiti da  Camillo Guerra  con scene del Paradiso.

Il  presbiterio  è cinto da una balaustra marmorea e nell’abside, a pianta rettangolare, è collocato sul fondo il dipinto di  Giovanni Bernardibo Azzolino  raffigurante la Madonna della Vallicella e tutti i santi con ai lati le due grandi tele di  Belisario Corenzio raffiguranti la Cattura di Cristo e la Crocifissione realizzate intorno al l 1615 circa

A sinistra del presbiterio si apre la cappella di S. Filippo Neri, con marmi di Jacopo e Dionisio Lazzari e affreschi del Solimena.  Essa ospta anche una bella scultura di Ottaviano Lazzari sulla Madonna e sul Cristo del XVII secolo,  il bell’ altare è invece opera di Dionisio Lazzari, La  pala d’altaredella verrgine che appare a San Filippo,  è invece stata eseguita da Giovan Battista Salvi (detto il Sassoferrato) . Dalla porta a sinistra di questa cappella si va alla sagrestia, con decorazioni settecentesche, pavimento e ricchi armadi.

Intorno all’altare sono collocate le statue lignee scolpite da Giuseppe Picano,  allievo di Giuseppe Sanmartino, raffiguranti San PietroSant’AndreaSan Giovanni e San Giacomo, tutte del 1780 circa;

N.B. i bozzetti delle prime due si trovano esposte al Metropolitan di New York.

Ai lati della balaustra sono collocati due  Angeli reggi fiaccola del 1787 scolpiti in marmo bianco di Carrara da  Giuseppe Sammartino.

L’altare è ottocentesco,in quanto  l’originale seicentesco opera di Dionisio Lazzari è ora collocato nella chiesa di Sant’Agata sui due golfi vicino Sorrento  .  La tribuna è invece caratterizzata da un’opera attribuita a  Luca Cambiaso  su Angeli che portano i simboli della Passione, da un dipinto sul Compianto sul Cristo morto del 1603 di Giovanni Bernardo Azzolino, da un frammento di un dipinto su Angeli che portano i simboli della Passione del 1680 circa di Luca Giordano e da una Flagellazione databile 1605-1610 di ignoto autore.

Alla destra di uno degli ingressi laterali della chiesa maggiore, vi è il Cappellone dell’Assunta, che era il luogo dove erano solito riunirsi gli artisti (coloro che esercitavano lavori manuali) e i mercanti, che in principio costituivano due congregazioni differenti, ma che successivamente si fusero in un’unica congregazione, detta proprio dell’Assunta. La struttura, nel suo insieme, presenta una pregevole decorazione tardocinquecentesca e settecentesca.

Di Ludovico Mazzanti si sono invece conservati nei peducci una serie di Evangelisti, affrescati nel 1735-40, mentre nelle arcate del transetto possiamo ammirare gli affreschidi Francesco Solimena databili 1727-30 , su AbramoMelchisedechMosè e Davide.

Il transetto si compone di quattro cappelle: nelle pareti frontali sono due cappelloni costituiti da grandi altari, altre due cappelle lungo la parete presbiteriale invece fungono da absidi delle rispettive navate laterali.

Nella parete di fondo del transetto sinistro è il cappellone della Natività, che fu costruito nel 1601-05 da Dionisio Nencioni di Bartolomeo   su progetto di  Giovanni Antonio Dosio, a sua volta incaricato da Caterina Ruffo.

La grande cappella presenta sculture in marmo di  Pitreo Bernini  su Santa Caterina d’AlessandriaSan SimoneSan MattiaSanta Caterina da SienaSan Bartolomeo e San Giacomo (databili 1606 circa).

Di Jacopo Lazzari  è invece l’altare con balaustra mentre le tele sono di Fabrizio Santafe che sulla fascia superiore vede collocato l’Annuncio ai pastori del 1606,

Di Cristoforo Roncelli , detto il Pomarancio sono invece le opere della  pala d’altare della Natività. datate 1606.

La sacrestia,che  in linea d’aria si trova alle spalle dell’abside, è raggiungibile da due porte poste sulle cappelle presbiteriali del transetto.

Nella sua volta, è presente un notevole  affresco seicentesco raffigurante San Filippo Neri irealizzato da Giovan Battista Beinaschi ( secondo il Celano esso è invece unìopera di Luca Giordano ) . In questa bellissima sacrestia di particolare pregio vi è anche anche un mafnifico  pavimento a commesso marmoreo e gli armadi in noce che recano lo stemma del cardinale Vincenzo Maria Orsini di Gravina, ( poi papa col nome di Benedetto XIII ).

Le porte dorate della sala e l’altare sulla parete frontale sono databili al XVIII secolo, su quest’ultima è la tela copia dell’incontro di Cristo con San giovanni Battista di Guido Ren, il cui originale è oggi in  quadreria; l’ambiente è infine decorato nella cupoletta e nella volta da affreschi del 1750 , attribuiti a  Leonardo Antonio Olivieri.

La sacrestia ha ospitato fino ad epoche recenti anche l’antica raccolta d’arte dei padri oratoriani; i quadri erano anche collocati nella sala attigua che conduce alla chiesa attraverso il cappellone dei Martiri, nel transetto destro. Fino al 1907 era presente in loco anche ildipinto di Sant’Antonio Abate dipinto dal Correggio  poi spostato in quell’anno  al Museo Nazionale di Capodimonte.

I sotterranei dell’edificio, al di sotto dell’altare maggiore, rappresentano un luogo dove religione e superstizione hanno convissuto per secoli. I sotterranei ospitano infatti una sala che aveva il compito di accogliere centinaia di ossa, che un tempo erano oggetti di culto come nel Cimitero delle Fontanelle. I teschi presenti , In base a un’antica tradizione,  erano oggetti di culto, tant’è che vi si trovano ancora bigliettini di richieste fatte dai credenti, esattamente come accadeva nel ben più vasto cimitero delle fontanelle

Ad esso si accede da dietro l’altare  maggiore, e si sviluppa tutto  al di sotto della sacrestia, Questa è costituita da due stanze: la prima serviva come sepoltura nella terra dei padri oratoriani, la seconda è invece come vi abbiamo detto, custode di centinaia di ossa. Inoltre il luogo è caratterizzato da un affresco raffigurante San Filippo, la cui base è accompagnata da un altarino in marmo.

CURIOSITA’:La leggenda vuole che il sotterraneo fosse un’altro laboratorio di studio di Raimondo di Sangro principe di Sansevero.

Tutte queste opere sono appena quelle presenti nella chiesa che a buona ragione viene considerata in città uno dei  più ampi edifici di culto della nostra citta ,

La chiesa fa comunque parte  del prestigiosissimo complesso dei Girolamini che comprende  i chiostri,  l’oratorio. la quadreria ed una celebre Biblioteca dei Padri Oratoriani, che come tutti sapete è stata vituperata  negli anni scorsi da furti eccellenti.

Quindi le opere di questo edificio di culto non afferiscono alla sola chiesa.

La bellissima Biblioteca, considerata le più antica tra quelle napoletane, occupa quattro stupende sale settecentesche e due moderne e come tutti oramai sanno è un luogo a lungo frequentata da Giambattista Vico e Benedetto Croce. In essa sono custoditi  circa 200.000 manoscritti, di cui circa 6.500 riguardanti composizioni ed opere musicali dal XVI al XIX secolo.

La biblioteca è inoltre ospitata in sale di grande pregio artistico delle quali, la maggiore per rilevanza artistica e dimensione, dedicata proprio a Giambattista Vico , che donò le prime edizioni di tutte le sue opere al convento.  Al primo piano del complesso religioso, infine, alcune sale ospitano la collezione della storica  Quadreria, un cero e proprio piccolo museo dove  si trovano esposte  opere di pittori appartenenti alla scuola napoletana come Massimo Stanzione, Luca Giordano, Battistello Caracciolo, Francesco Solimena oltre a opere di Guido Reni,  Sammartino, Ribera e Francesco Gessi.

Dei due bellissimi chiostri, quello  degli aranci, è una vera e propria oasi verde. Le sue aiuole, che ospitano alberi di agrumi, sono poste ad un livello inferiore rispetto a quello del porticato e vi si accede con 2 scale. Il chiostro maiolicato oltre alle caratteristiche mattonelle in cotto e le piastrelle in maiolica ( fondo bianco e decorazioni blu ) dispone di un pozzo del 500 alimentato a suo tempo dalle acque della Bolla .Dal chiostro grande è i possibile raggiungere altri ambienti, come i restanti quattro oratori, dei Dottori, della Purificazione, di San Giuseppe e dei Mercanti e la storica  biblioteca , custode  della più antica raccolta libraria della città

CURIOSITA’;Verso la fine degli anni Settanta del 900, Gerardo Marotta ottenne dallo stato l’autorizzazione a collocare nella Biblioteca sia il patrimonio librario sia alcune attività dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ma il progetto non andò in porto a causa del terremoto del 1980, che determinò anche l’utilizzo dei locali come ricovero temporaneo per sfollati. Da allora è iniziata un’epoca di abbandono che si è protratta per decenni. Negli ultimi tempi sono cominciati i restauri che hanno restituito alla città questo patrimonio artistico così importante

La prestigiosa biblioteca negli  anni passati è stata al centro di una dolorosa vicenda giudiziaria. Nel 2012 la Procura apri infatti  un’indagine a seguito di una denuncia per furto fatta dagli storici bibliotecari dell’antica istituzione Mariaro-saria e Piergianni Berardi. A gestire la rete di ladri, antiquari e collezionisti compiacenti sarebbe stato lo stesso direttore della biblioteca, Marino Massimo De Caro, nominato nel 2011 dall’allora ministro per i Beni e attività culturali, Lorenzo Ornaghi. Una volta sottratti alla biblioteca, i volumi antichi venivano manomessi per eliminare traccia della provenienza e poi inseriti nei mercati italiani e internazionali per essere venduti anche per decine o addirittura centinaia di migliaia di euro. Insieme al direttore è stato arrestato anche il conservatore della biblioteca, padre Sandro Marsano e l’intero complesso bibliotecario è stato posto sotto sequestro dai Carabinieri. Il 15 marzo 2013, Marino Massimo De Caro viene condannato, con rito abbreviato, alla pena detentiva di sette anni per peculato e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Altre tredici persone  quella circostanza furono arrestate e condannate tra cui il senatore Marcello Dell’Utri.

I volumi ad oggi recuperati sono solo 2400 e rappresentano solo una parte del grande saccheggio .Gli scaffali lignei semivuoti della sala “Giambattista Vico ” rappresentano lo scempio di una delle piu’ antiche biblioteche pubbliche italiane .

CURIOSITA’; Il Vico Girolamini nel medioevo veniva chiamato “San Giorgio ad diaconiam” che poi cambiò in “”vico Cafatino” dalle case dell’omonima famiglia napoletana. Il nome della  piazza deriva invece dalla bella chiesa detta “dei Gerolomini” , Essa  intitolata a Santa Maria della Natività  viene anche comunemente detta anche di S. Filippo Neri.  Su questa piazza,  come ricordato da Benedetto Croce.si trovava anche la  casa dove visse il Vico per circa 20 anni,  Sempre nella stessa piazza di fronte alla chiesa si trovaquello che una volta ea  il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, dove studiò Giovan Battista Pergolesi; l’attività del conservatorio terminò a metà 700. Sulla piazza si apre anche la Chiesa di S.Maria della Colonna nel suo rifacimento del 1715 che faceva parte del conservatorio.

N.B.Su questa piazza affaccia anche il palazzo Manso dove fu ospitato il Tasso dall’allora proprietario Gian Battista Manso della Scala , marchese di Villa. Egli nel 1608 armato dalla voglia di educare i giovani delle casate nobili alla eventuale carriera ecclesiastica. decise di fondare un seminario e stabilire  la sua sede  in questo palazzo di famiglia  presente nel centro storico in vico Gerolamini ( poi divenuto vico S.S. Filippo e Giacomo ). Nel 1656,  fu poi acquistato anche il palazzo di Via Nilo,  già di proprieta di Girolamo d’Affitto, principe di Scanno, che divenne la sede definitiva del seminario denominato Monte Manso .La gestione del Seminario fu affidata ai padri gesuiti ai  e per un breve periodo ai anche ai padri Somaschi.  Il seminario venne chiuso nel1820  e il palazzo venne trasformato gradualmente in abitazioni private.

La leggenda demoniaca

Come ogni luogo particolarmente affascinante, anche la Chiesa dei Girolamini e’ ovviamente  accompagnata da alcuni racconti strani che gli abitanti della zona si tramandano da generazioni . La singolare e misteriosa leggenda, che aleggia, sembra  anche essere stata scritta in un manoscritto tutt’oggi ancora conservato nella biblioteca.

Essi parlano di una strana storia di natura demoniaca che si aggira ancora oggi tra le colonne della chiesa, ma anche nelle strade e nei vicoli dell’ intera zona 

La leggenda risale al 1690, e riguarda quanto accaduto durante il suo soggiorno ad un giovane frate novizio di nome Carlo Maria Vulcano che spinto dal rigore paterno, per imparare l’arte della meditazione e sfuggire alle tentazioni entrò nel Convento dei Girolamini

Sembra che infatti egli durante il suo soggiorno venne perseguitato e cacciato via da uno spirito ancora oggi presente all’interno del convento. Da quella notte infatti in ricorrenza si verificarono ancora oggi  alcune  vicende paranormali legate ad una strana presenza che il popolo associa al  Diavolo.

Tutto come vi dicevamo, inizio’ quando Don Carlo Maria Vulcano, un nobile napoletano, entrò nel Convento per imparare l’arte della meditazione e sfuggire alle tentazioni. 

La notte del 4 maggio 1696, il ragazzo fu simprovvisamente vegliato nella sua cella da un grande rumore. Quando aprì gli occhi vide un uomo completamente vestito di bianco, con un’immensa fiamma al posto del volto . Questo si avvicina al giovane e pronuncia queste parole: “devi lasciare il noviziato“.

Il povero ragazzo,  terrorizzato, comincia a pregare per allontanare la strana figura, ma questi lasciando la stanza, fece cadere a erra un un mobile di legno, con un fracasso e un’onda d’urto che fece finire giù anche una bacinella d’acqua che, al contatto con il pavimento svanì nel nulla.

L’accaduto , portò il giovane noviziato a scappare dalla stanza urlando. In aiuto del ragazzo, giunse NIccolo’ Squillante , maestro dei novizi Girolamini. L’uomo  dopo aver ascoltato l’accaduto, lo convinse di aver fatto un brutto incubo e gli disse di tornare a letto.

 

Diavolo

 

Ma l’inferno era solo appena cominciato.

Da quel giorno  le visioni notturne non cessarono e ogni notte torturarono il giovane Carlo Maria. Gli spiriti divennero giorno dopo giorno più insistenti e non si limitavano a spaventarlo ma gli lanciavano pietre, rompevano mobili, colpivano le porte, rubavano oggetti, lasciavano iscrizioni misteriose sulle pareti che comparivano e sparivano dai muri . 

diavolo dispetti giovane frate

Carlo Maria Vulcano, venne continuamente torturato per un mese intero dai dispetti del diavolo , il quale incomincio a sbizzarirsi in modo originale facendo apparire orinali volanti e grosse lucertolone nel letto.

Inoltre lentamente la presenza del maligno incomincio a diffondersi  in tutto il Convento tanto che anche gli abati, talvolta,  presi di mira,  non solo venivano presi a calci nelle terga ma addirittura  venivano anche percossi dagli spiriti .

Un giorno quando i frati di  svegliarono  di buon mattino per cominciare le preghiere, videro addirittura nel corridoio svolazzare i loro materassi e cuscini e quando si fece sera, nessuno di loro trovò più le chiavi del dormitorio , morivo per cui , vista l’ora tarda che si era fatta, i frati furono tutti o costretti a dormire per terra  : si scoprirà il giorno dopo che  tutte le chiavi erano finite in fondo al pozzo.

Tutti caddero nel panico più totale: perché il Diavolo ce l’aveva con i poveri religiosi del complesso dei Girolamini?

Le pregriere   si intensificarono ed I frati del convento provarono continuamente ed in tutti i modi a cacciare via queste entità. Dopo vari ed inutili tentativi provarono anche con l’esorcismo e parlando con questi spiriti, capirono che si trattava del diavolo in persona . Accadde infatti che il   demonio, decisamente seccato dal fatto che  nessuno aveva capito le sue intanzioni, , decise di intervenire in prima persona andando a colloquio con i rettori del convento : ci sono  ben quattro dialoghi , ben dettagliati e riportati minuziosamente, che  Satana ebbe con il priore, padre Don Maria Squillante .

Fu solo a quel punto che i frati, sempre più spaventati e avviliti, capirono che la soluzione era legata a don Carlo Vulcano. Era proprio lui la vittima del Diavolo: il demonio cercava in tutti i modi di corrompere la sua anima e indurlo alla perdizione. Proprio per questa ragione decisero di allontanare il ragazzo per un po’ di tempo .

Don Carlo Maria Vulcano fu quindi trasferito a Capri il 20 settembre nel convento S.S. Salvatore 

Il Diavolo però seguì il giovane anche in questo viaggio e portò scompiglio alle suore e sul monastero caprese. Tra le azioni diaboliche si narra che andarono perse le chiavi di tutte le porte di accesso, le sedie andarono a fuoco tutte insieme e sparirono oggetti sacri e cibo.

L’infestazione del Diavolo continuò fino a quando Carlo Maria, stanco di questa vita, rinunciò alla vita sacerdotale il 30 marzo 1697. Da quel giorno, il Diavolo lasciò in pace sia il ragazzo che i conventi in cui aveva trovato rifugio.

Camminando per le celle del Convento dei Girolamini però sembra ancora che ci sia un’oscura presenza pronta a manifestarsi per portare nella perdizione le anime più pure.

La storia che vi ho descritto  è raccontata in un libretto anonimo chiamato “Cronache” ed edito da Granco Di Mauro , oggi introvabile. Esso fu  scritto pochi giorni dopo gli strani eventi.

Divertiti… affascinati o spaventati ?

Non vi meravigliate !

Non è inusuale trovare situazioni sinistre nei conventi napoletani, teatri di fatti e avvenimenti che vedono impiegate le forze del bene contro le forze del male, atti di magia e stregoneria celati fra antiche mura religiose.
Il perché di tanta magia è spiegato dal fatto che il centro storico di Napoli è ricco di energie antiche che rimandano ai culti egizi, greci e romani, su cui sono state erette molte chiese …

Napoli è da sempre stata quindi considerata  un’importante città fulcro di importanti forze del bene e del male, nonchè cardine e sede ,  sospesa tra bene e male, di un’incessante lotta tra luce e tenebre . In essa, queste forze si sprigionanano  in particolare in  due importanti triangoli i cui apici non sono altro che  i tre punti energetici della cintura di Orione che riflessi sulla terra , interseca i decumani ed i monumenti ad essa associati.In questi due triangoli considerati in città dei luoghi esoterici,  aleggiano strane forze.

Esse caratterizzano il nostro  centro antico di Napoli, che oltre a celare meravigliosi gioielli del patrimonio artistico cittadino, pare sia anche  caratterizzata da misteriosi avvenimenti che sembrano scaturiscano proprio dal flusso di forze energetiche che  pare infatti si celino proprio  nel   sottosuolo di questi luoghi  , che si è visto  essere pieno di cunicoli e tenebrosi anfratti ,Essi sono stati per secoli i luoghi amati dai sacerdoti egizi della dea Iside ma anche dello stesso Satana, che pare ami Napoli e spesso la frequenta.

Altrimenti non si spiegherebbero  tutte quelle storie popolari che vedono il diavolo in città. fra il dipinto di Mergellina , il Palazzo Penne o quello presente sotto il Campanile della Pietrasanta.

Per non parlare di Goethe, che addirittura parlava di un “paradiso abitato da diavoli“.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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