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Nel venerdì santo tutte le campane  della nostra città tacciono in segno dil lutto. In questo giorno si commemora infatti la crocifissione e la morte di Gesù sulla croce.

E anche l’unico giorno dell’anno liturgico in cui non si celebra l’Eucarestia e si commemora la Passione e Morte di Gesù seguita dalla Via Crucis,
Una delle piu suggestive  rappresentazioni di questo episodio la possiamo trovare nella bella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi recandoci nella cappella Orilla, dinanzi  al grande capolavoro creato dal famoso scultore modenese Guido Mazzoni trasferitosi a suo tempo alla corte aragonese .
 Si tratta di 8 statue in terracotta a grandezza naturale realizzate nel 1492 dal famoso scultore modenese trasferitosi alla corte aragonese , che rappresentano un gruppo di persone dolenti intorno al corpo di Cristo deposto .
In questo capolavoro il volto del Cristo deposto e’ incredibile e imperdibile , mentre la

 drammaticita’ con cui sono rappresentate le immagine femminili e’ impressionante : la Madonna che perde i sensi e cade riversa all ‘ indietro , Maria di Cleofa che si torce la mani e stringe i denti e il movimento dei capelli di Maddalena che corre in avanti urlando il suo dolore …… insomma un capolavoro da non perdere …..

Ovviamente nella nostra città larappresentazione del Cristo morto che tutti noi meglio conosciamo  e’ il famosissimo Cristo Velato del Sanmartino , posto al centro della navata della cappella Sansevero raffigurante Cristo morto e disteso , coperto di un velo, che ne lascia intravedere ogni particolare del suo capo , tutte le fasce muscolari e le ferite attraverso il marmo.

Un cristo morto che però in pochi conoscono è quello che si trova attualmente posto nella seconda cappella di destra adagiato su un tappeto di velluto rosso nella chiesa di San Carlo all’Arena,  Esso1835 fu ritrovata per caso nel 1835,in un ambiente della chiesa dello Spirito Santo ,. Si trattava di un bel  crocifisso in marmo pregiato datato 1599 , realizzato da  Michelangelo Naccherino, uno dei più importanti e quotati artisti trasferitisi a Napoli nel XVI secolo.fra i più famosi e quotati del suo secolo.Poco tempo dopo, nel 1836, si decise che la scultura venisse trasferita nell’attuale chiesa di San Carlo all’Arena, e posta sul suo altare maggiore dove vi rimase fino al 1923 , quando la chiesa  fu colpita da un forte incendio  le cui fiamme, divorando il legno della croce, provocarono la caduta a terra dell’opera che purtroppo si  distrusse   in mille pezzi spargendo ovunque schegge sul pavimento della chiesa. La statua era ormai compromessa, ridotta a un cumulo di macerie informi che di certo non aveva più alcun uso. Fu qui che avvenne un miracolo . Un gruppo di anonimi fedeli credenti ,spinti dalla commozione e dalla fede, addolorato per i danni subiti dalla chiesa, decise di riunirsi per salvare il salvabile. E lentamente cominciarono a raccogliere i frammenti del crocifisso e un po come un puzzle sacro da dover ricomporre con un lavoro certosino riuscirono a ricomporre la statua con strumenti di fortuna : colla e amore. Solo le braccia non si poterono ricostruire., esse infatti non furono trovate ed  ancora ogi a distanza di tanti anni trascorsi , la statua  appare monca.  Dopo quest’episodio, il volto del Cristo  appare dolce e pacato  , come se avesse trovato pace.  Seppur mutilato e pieno di segni (che rievocano il dramma), il Cristo, non più sulla croce, appare sereno in quanto  oggetto di venerazione da parte dei fedeli, Esso nonostante le sue evidenti fratture attualmente rappresenta forse l’opera più importante della chiesa ,sia dal punto di vista artistico che religioso.

A proposito di venerazione…come dimenticare in questa circostanza il miracoloso Crocefisso ligneo, conservato nella bellissima Chiesa del Carmine ?
Esso fu oggetto episodio  realmente accaduto nel lontano 17 ottobre del 1439 , quando il re aragonese tentava di conquistare la nostra città.. Fu questa la triste circostanza nella quale il futuro regnante di Napoli perse il suo amato fratello.
L’ esercito di Alfonso , comandato da suo fratello Pietro , era attestato in una zona, oggi corrispondente al borgo Loreto . In quel luogo c’era tra l’altro , una postazione con le bombarde rivolte verso il campanile del Carmine dove si erano rifugiati gentiluomini del seggio di Portanova sostenitori delle armi angioine.
L’ infante don Pietro, ad un certo punto , notando del movimento nei pressi della chiesa ordino’ di aprire il fuoco in direzione del campanile .
Un colpo di bombarda attraverso’ il muro , penetro’ nel tempio e avrebbe fatto saltare il capo del Cristo se questi non l’ avesse chinato . Cosi’ solo la corona di spine salto’ via .
Quindi la palla cadde con gran fragore sopra certe tavole dentro la chiesa . Era il 17 ottobre del 1439 , una data che i napoletani ricordano come quella del ” miracolo del Crocifisso “.
La notizia del fatto si sparse nel campo aragonese e arrivo’ fino ad Alfonso , che ordino’ al fratello di sospendere il bombardamento ; ma don Pietro continuo’ , pagando con la morte la sua disobbedienza . Infatti un colpo sparato dal campo angioino gli tronco’ di netto la testa .
Oggi il Crocefisso e’ ancora visibile nella chiesa del Carmine sotto l’arco del transetto in un grande tabernacolo intagliato .
Potermmo andare avanti ad oltranza nel citare i tanti crocifissi d’Arte presenti nella nostra città ma come non ricordare almeno la magnifica tela dipinta da Caravaggio nel 1607,che si trova esposta al Museo di Capodimonte ?
La flagellazione di Cristo fu ordinata per adornare  la cappella di famiglia dei De Franchis  (un’importante famiglia di magistrati)  e fu pagata all’artista  circa 300 ducati . Una cifra straordinaria per l’epoca ma nulla se pensiamo a quanto possa valere oggi.
Il quadro  conservata nel museo di Capodimonte che attrae maggiormernte l’ attenzione di numerosi visitatori e’ famoso per la ricerca artistica sulla luce che illumina appieno solo il corpo del Cristo mentre tutto il resto è nell’ombra.
N.B. Caravaggio nella sua breve sosta a Napoli dipinse anche  tre magnifiche tele per la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, ( tra cui la ” resurrezzione di Cristo ” ) perdute a causa del terremoto del 1805
Va bene ! Mi fermo qui … non continuo … ma lasciatemi citare almeno un mio piccolo punto debole … un piccolo dipinto che adoro ..  che si trova nella stupenda chiesa di San  Giovanni a Carbonara e pochi lo citano presi dal grande numero di opere presenti .
Mi raccomando … in questi giorni  non mancate di vederlo ed ammirarlo.
Il  Crocifisso di Giorgio Vasari reallizato in olio su tela, lo trovate sulla parete destra
della splendida cappella gentilizia della famiglia Somma.
Esso rappresenta il Cristo alla Croce all’imbrunire, su uno sfondo di un paesaggio arido in cui risalta il tronco spezzato e secco di un albero, oltre ad un secondo albero piegato e case in lontananza.
Peccato solo che si tratta dell’unica realizzazione del grande  maestro rimasta nella chiesa.
Il Crocifisso esposto nella  chiesa  di San Giovanni a Carbonara fu infatti commissionato a Giorgio Vasari insieme ad altre opere,  il 18 settembre del 1545, mentre si trovava ancora in città e mentre stava completando il ciclo degli affreschi dell’oratorio degli Olivetani.
L’artista fiorentino dipinse  16 opere su tavola raffiguranti Storie del Vecchio Testamento ed Episodi della vita del Battista che  dovevano decorare le ante degli armadi della sacrestia. Le bellissime opere sono state sottoposte ad un rigoroso restauro ed esposte anche al museo di Capodimonte.

Ma prima di terminare lasciatemi almeno citare qualcosa su quel crocifisso che nei Prima di quartieri spagnoli , rappresentano da anni uno dei simboli storici di questo luogo.

La Croce di Cariati , eretta nel 1836, come ex voto per la protezione del colera rappresenta un importante punto di riferimento storico e devozionale nel cuore del quartiere, e il suo restauro ha rappresentato un lavoro di squadra tra associazioni, Comune e la comunità locale

Essa venne posta in quel luogo   per la prima volta dai fedeli come ringraziamento a Dio nel 1836, quando la città fu colpita dal colera che causò oltre 5.000 vittime,ed ancora  oggi viene  considerata dalla gente locale che vive in questo quartiere , un simbolo di protezione del popolo napoletano contro pestilenze, epidemie e catastrofi naturali.

Nacque con una particolarità: il Cristo non guardava verso il mare, ma verso la collina quasi a dare il benvenuto ai viandanti provenienti dalle terre agricole del Vomero per giungere nel centro della città.
Fu restaurata nel 1884 e poi posizionata dopo un restauro nel 1980. Il crocifisso, crollato dal basamento nel 2023 in seguito ad una tempesta di vento è stato custodito dal parroco e dai fedeli della Chiesa di S. Maria del Carmine alla Concordia che si trova  situata nel cuore dei Quartieri Spagnoli. Poi è stato affidato agli “Scugnizzi a vela” per importanti interventi di restauro.
Gli “Scugnizzi a vela” e gli esperti volontari, oramai abituati a restaurare antiche e storiche imbarcazioni a vela in legno, sono intervenuti per restaurare e consolidare i legni della croce. Asportata vie  la vecchia  vernice e la diffusa marcescenza, armati di scalpellino gli Scugnizzi hanno fatto riemergere , dopo un lungo restauro durato circa due anni, l’anima lignea del 1836, lavorando di cesello per riportare all’antico splendore la Croce di Cariati.

Oggi, ritornata nel suo basamento originale, tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli, la croce , cosiderata un simbolo dei quartieri spagnoli, ha ripreso il suo ruolo di talismano laico e sacro,capace nella credenza popolare di proteggere le persone di quei vicoli e vegliare sull’intero quartiere spagnolo.

Il suo ritorno e la sua presenza nel popolare quartiere è molto più di una semplice ricollocazione: la croce  rappresenta un importante punto di riferimento per intere generazioni nonchè un  riferimento e un segno di delimitazione territoriale, quasi una “porta” del quartiere.

La sua presenza  nel suo originale luogo, dove per secoli ha vegliato sui Quartieri Spagnoli rappresenta un faro spirituale di fede e speranza  incastonata nell’anima popolare della città, ma sopratutto l’anima di un  gesto collettivo di rinascita, spirituale e civile, realizzato da una comunità che ha saputo unire memoria, resilienza e rigenerazione sociale.

Il suo  ritorno  simbologicamente è  molto più di una semplice reliquia restaurata , ma il simbolo di una comunità che non si rassegna al degrado né all’indifferenza.
In un’epoca che spesso frantuma, questa è la storia di chi unisce. Di chi crede che la bellezza si possa riparare, e che la spiritualità – quando è condivisa – sia ancora capace di guarire i quartieri e il cuore degli uomini.

 

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