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Nel venerdì santo tutte le campane della nostra città tacciono in segno dil lutto. In questo giorno si commemora infatti la crocifissione e la morte di Gesù sulla croce.
drammaticita’ con cui sono rappresentate le immagine femminili e’ impressionante : la Madonna che perde i sensi e cade riversa all ‘ indietro , Maria di Cleofa che si torce la mani e stringe i denti e il movimento dei capelli di Maddalena che corre in avanti urlando il suo dolore …… insomma un capolavoro da non perdere …..
Un cristo morto che però in pochi conoscono è quello che si trova attualmente posto nella seconda cappella di destra adagiato su un tappeto di velluto rosso nella chiesa di San Carlo all’Arena, Esso1835 fu ritrovata per caso nel 1835,in un ambiente della chiesa dello Spirito Santo ,. Si trattava di un bel crocifisso in marmo pregiato datato 1599 , realizzato da Michelangelo Naccherino, uno dei più importanti e quotati artisti trasferitisi a Napoli nel XVI secolo.fra i più famosi e quotati del suo secolo.Poco tempo dopo, nel 1836, si decise che la scultura venisse trasferita nell’attuale chiesa di San Carlo all’Arena, e posta sul suo altare maggiore dove vi rimase fino al 1923 , quando la chiesa fu colpita da un forte incendio le cui fiamme, divorando il legno della croce, provocarono la caduta a terra dell’opera che purtroppo si distrusse in mille pezzi spargendo ovunque schegge sul pavimento della chiesa. La statua era ormai compromessa, ridotta a un cumulo di macerie informi che di certo non aveva più alcun uso. Fu qui che avvenne un miracolo . Un gruppo di anonimi fedeli credenti ,spinti dalla commozione e dalla fede, addolorato per i danni subiti dalla chiesa, decise di riunirsi per salvare il salvabile. E lentamente cominciarono a raccogliere i frammenti del crocifisso e un po come un puzzle sacro da dover ricomporre con un lavoro certosino riuscirono a ricomporre la statua con strumenti di fortuna : colla e amore. Solo le braccia non si poterono ricostruire., esse infatti non furono trovate ed ancora ogi a distanza di tanti anni trascorsi , la statua appare monca. Dopo quest’episodio, il volto del Cristo appare dolce e pacato , come se avesse trovato pace. Seppur mutilato e pieno di segni (che rievocano il dramma), il Cristo, non più sulla croce, appare sereno in quanto oggetto di venerazione da parte dei fedeli, Esso nonostante le sue evidenti fratture attualmente rappresenta forse l’opera più importante della chiesa ,sia dal punto di vista artistico che religioso.
Un colpo di bombarda attraverso’ il muro , penetro’ nel tempio e avrebbe fatto saltare il capo del Cristo se questi non l’ avesse chinato . Cosi’ solo la corona di spine salto’ via .
Quindi la palla cadde con gran fragore sopra certe tavole dentro la chiesa . Era il 17 ottobre del 1439 , una data che i napoletani ricordano come quella del ” miracolo del Crocifisso “.
La notizia del fatto si sparse nel campo aragonese e arrivo’ fino ad Alfonso , che ordino’ al fratello di sospendere il bombardamento ; ma don Pietro continuo’ , pagando con la morte la sua disobbedienza . Infatti un colpo sparato dal campo angioino gli tronco’ di netto la testa .
Ma prima di terminare lasciatemi almeno citare qualcosa su quel crocifisso che nei Prima di quartieri spagnoli , rappresentano da anni uno dei simboli storici di questo luogo.
La Croce di Cariati , eretta nel 1836, come ex voto per la protezione del colera rappresenta un importante punto di riferimento storico e devozionale nel cuore del quartiere, e il suo restauro ha rappresentato un lavoro di squadra tra associazioni, Comune e la comunità locale
Essa venne posta in quel luogo per la prima volta dai fedeli come ringraziamento a Dio nel 1836, quando la città fu colpita dal colera che causò oltre 5.000 vittime,ed ancora oggi viene considerata dalla gente locale che vive in questo quartiere , un simbolo di protezione del popolo napoletano contro pestilenze, epidemie e catastrofi naturali.
Nacque con una particolarità: il Cristo non guardava verso il mare, ma verso la collina quasi a dare il benvenuto ai viandanti provenienti dalle terre agricole del Vomero per giungere nel centro della città. Fu restaurata nel 1884 e poi posizionata dopo un restauro nel 1980. Il crocifisso, crollato dal basamento nel 2023 in seguito ad una tempesta di vento è stato custodito dal parroco e dai fedeli della Chiesa di S. Maria del Carmine alla Concordia che si trova situata nel cuore dei Quartieri Spagnoli. Poi è stato affidato agli “Scugnizzi a vela” per importanti interventi di restauro. Gli “Scugnizzi a vela” e gli esperti volontari, oramai abituati a restaurare antiche e storiche imbarcazioni a vela in legno, sono intervenuti per restaurare e consolidare i legni della croce. Asportata vie la vecchia vernice e la diffusa marcescenza, armati di scalpellino gli Scugnizzi hanno fatto riemergere , dopo un lungo restauro durato circa due anni, l’anima lignea del 1836, lavorando di cesello per riportare all’antico splendore la Croce di Cariati.
Oggi, ritornata nel suo basamento originale, tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli, la croce , cosiderata un simbolo dei quartieri spagnoli, ha ripreso il suo ruolo di talismano laico e sacro,capace nella credenza popolare di proteggere le persone di quei vicoli e vegliare sull’intero quartiere spagnolo.
Il suo ritorno e la sua presenza nel popolare quartiere è molto più di una semplice ricollocazione: la croce rappresenta un importante punto di riferimento per intere generazioni nonchè un riferimento e un segno di delimitazione territoriale, quasi una “porta” del quartiere.
La sua presenza nel suo originale luogo, dove per secoli ha vegliato sui Quartieri Spagnoli rappresenta un faro spirituale di fede e speranza incastonata nell’anima popolare della città, ma sopratutto l’anima di un gesto collettivo di rinascita, spirituale e civile, realizzato da una comunità che ha saputo unire memoria, resilienza e rigenerazione sociale.
Il suo ritorno simbologicamente è molto più di una semplice reliquia restaurata , ma il simbolo di una comunità che non si rassegna al degrado né all’indifferenza.
In un’epoca che spesso frantuma, questa è la storia di chi unisce. Di chi crede che la bellezza si possa riparare, e che la spiritualità – quando è condivisa – sia ancora capace di guarire i quartieri e il cuore degli uomini.









