FRATIE ,SEGGI , DECUMANI , CARDINI E ANTICHE DIVINITA’

La fondazione della nostra città nasce in seguito al fenomeno dell’espansione greca lungo le coste del Mediterraneo che avvenne a partire dall’VIII secolo per durare fino al principio del VI secolo a.C..
In questo periodo molti greci erano infatti solito intrapendere imprese coloniali allo scopo non solo di conquistare un nuovo territorio dove importare la cultura greca ma anche e sopratutto  per cercare una nuova fonte  di nuovi guadagni commerciali
In Grecia in quel periodo la crescita demografica era alta e sopratutto nel VIII secolo la società era anche caratterizzata da una grave crisi economica . La mancanza di adeguati mezzi di assistenza , quindi impose  la necessità di ricercare al di fuori della propria terra di origine , territori  più lucrosi da un punto di vista commerciale ma anche come nuova terra dove far vivere i propri cittadini . .Questo periodo  vide pertanto protagonisti nel bacino mediterraneo numerosi navigatori greci che interessarono in prevalenza le coste dell’Italia merdionale e portarono ad un graduale  processo di ellenizzazione con la conseguente fondazione di insediamenti coloniali .
L’Apoikia , cioè la colonia greca , era la filiazione diretta  di una singola città greca che rappresentava essere  nel tempo , comunque la metropolis , cioè  la città madre dell’impresa coloniale  . Era infatti questa città ( polis ) che decideva e sceglieva i cittadini da inviare in un territorio oltremare ed i criteri di scelta su chi inviare erano vari e cambiavano spesso in base alle circostanze . Talvolta erano infatti membri che appartenevano alle famiglie aristocratiche ma più spesso invece , sopratutto se l’impresa era particolarmente avventurosa e pericolosa , era gente di censo inferiore , priva di mezzi, gruppi o fazioni socialmente e politicamente compromessi , gli oppositori politici caduti in disgrazia oppure scelti con un determinato sorteggio che riguardava i figli maschi di tutte le famiglie di una polis.
La navigazione in quei tempi avveniva quasi sempre lungo le coste, nella stagione più propizia , tra marzo e ottobre , in ore diurne e per brevi tratti di mare . Navigare durante l’inverno era molto rischioso : il cattivo tempo , il cielo coperto , la foschia , l’impossibilità di avvistare facilmente le coste e sopratutto le difficoltà di orientamento , sconsigliavano le traversate in questa stagione . La velocità era piuttosto ridotta , le imbarcazioni leggere, dotate di vele e remi , difficilmente riuscivano a percorrere più di trenta miglia nel corso di una giornata .
Nel caso di più impegnativi spostamenti , come per i primi colonizzatori , si utilizzavano navi da guerra o navi lunghe a cinquanta remi , spesso anche vavi mercantili di maggior cabotaggio , più sicure e capienti ,  ed in grado di ospitare a bordo molti  viaggiatori con le loro masserizie al seguito .
La navigazione costituiva comunque un grosso pericolo .Quando si viaggiava in prossimitò delle coste si correva il rischio di insabbiarsi nei bassi fondali o di finire contro gli scogli . Perciò si preferiva navigare di giorno , con soste notturne a ridosso dei promontori o nelle insenature più riparate delle isole o degli scali portuali che s’incontravano lungo le rotte .
Un ruolo decisivo , prima che si intraprendesse una spedizione oltremare , veniva assunto dai sacerdoti del santuario di Apollo a Delfi , i cui responsi erano di vitale importanza per l’esito delle spedizioni e per la scelta del territorio dove stabilire il nuovo insediamento .
i grandi registi quindi di moltissime imprese coloniali furono  i sacerdoti di Apollo , e la stessa fondazione di Cuma avvenne su loro consiglio .
I coloni di Cuma , furono infatti guidati  , come attesta la tradizione , dal volo di  una colomba durante il giorno e dal suono di cembali nella navigazione notturna , lungo una rotta suggerita dall’oracolo di Delfi .
La scelta dove stanziare delle colonie  privilegiava le isole con alti promonntori larghe insenature e e nel nostro caso la scelta cadde su l’isola di Pitecusa , l’odiena Lacco Ameno nell’isola di Ischia .
La fondazione ufficiale di una colonia implicava la celebrazioni di riti religiosi e sacrifici promossi dal fondatore della colonia , l’oikistes  , e avveniva dopo che erano state superate tutte le difficoltà connesse allìorganizzazione della vita civile , politica ed economica della città compresi anche i rapporti con le popolazioni indigene che quasi sempre finivano per integrarsi nelle nuova comunità .
Le nuove  colonie in un primo momento  venivano a cofigurarsi come veri e propri stati autonomi , ma lentamente nel corso dei secoli , con il tempo , questo ruolo venne sempre più attenuandosi , attestandosi principalmente su vincoli meramente commerciali o militari . Furono comunque sempre ben conservati in ogni caso i legami di ordine religioso , culturale e politico con la madrepatria anche se ogni ogni nuova città emanò di tanto in tanto proprie forme costituzionali .
L’impianto urbanistico era , come vedremo di tipo regolare con la forma di un quadrato , con vie ortogonali e la ripartizione del territorio avveniva sin dal primo momemto in aree pubbliche , religiose e private . Sul prontorio, il  luogo più alto della polis , cinto da un forte sistema di fortificazioni si trovava l’acropoli su cui veniva edificato il Tempio dedicato alla divinità protettrice della colonia .
L’Agorà rappresentava invece , il centro della vita pubblica , politica e religiosa . Esso era il luogo dove avveniva l’organizzazione sociale e politica della città , si elaboravano le norme legislative e si stabiliva la scelta dell’assetto costituzionale con le varie magistrature e la formazione dei consigli e delle assemblee cittadine .

I primi greci  ad insediarsi  sul nostro litorale , furono alcuni navigatori che  all’incirca sul finire de IX secolo a. c. ,provenienti da Rodi , crearono una colonia commerciale sull’isolotto di Megaride e sul monte Echia ; si trattava di mercanti e viaggiatori che avevano bisogno di un punto di appoggio per le loro lunghe imprese marinare e commerciali .Costruirono semplici abitazioni ,piccoli templi adibiti al culto  e nessuna cinta muraria visto che la morfologia della costa svolgeva una naturale funzione protettiva .

Nei pressi dell’isolotto di Megaride , secondo antichi racconti grechi già all’epoca esisteva un antico porto con una torre denominata ” Torre di Falero ” in memoria del mitico eroe greco Ateniese compagno di Gisano . Egli partecipò insieme ad altri protagonisti ( tra cui i gemelli Dioscuri ) alla famosa spedizione degli Argonauti volta alla conquiste del ” Vello d’oro “, cioè del Vello ( mantello ) magico dell’ariete Crisomallo , che secondo la leggenda aveva il potere di guarire le ferite.

Curiosita’ : Eumelo Falero ,  reduce dalla vittoriosa impresa , decise di continuare il suo viaggio nel Mediterraneo sbarcando , intorno al 1225 a.C. ai piedi dell’attuale collina di Pizzofalcone . In questo luogo con i suoi fedelissimi uomini , abituati a solcare i mari e a fondare città , costruirono , in quell’area poi denominata Megaride , un piccolo borgo fatto di semplici abitazioni che affacciando su una piccola insenatura costituirono forse il primo antico porto della nostra città. Quindi , secondo alcune diverse versioni , prima della Dea Sirena , arrivò sulle nostre coste  un eroe Argonauta e la città si chiamava Phaleros e non Partenope e la mitica Torre non era altro che un monumento dedicato al fondatore della città , eretta nel punto dove , possiamo presumere egli prese terra .

Piu’ tardi intorno alla metà del VII secolo a.c. furono  poi i coloni greci provenienti da Eubea a fondare prima PITHECUSA ( oggi Lacco ameno di Ischia ) e poi Cuma, a far sorgere il primo nucleo urbano sempre nell’area a valle di Pizzofalcone, sulle sponde del fiume Sebeto che chiamarono Parthenope, ingrandendo l’iniziale piccolo punto di appoggio con il suo piccolo agglomerato di case e trasformandolo  in un vero e proprio centro abitato. Quindi Partenope sarebbe stata costruita solo in un secondo momento rappresentando di fatto solo un ampliamento della preesistente cittadina conferendole comunque il suo nome.

Vicino alla foce di quel corso d’acqua celebre nell’antichita’ ed oggi praticamente scomparso sotto il cemento, si vuole che i Cumani abbiano trovato altre genti ed un particolare culto , quello di una sirena, che dara’ il nome alla citta’: PARTHENOPE .

La sirena  si  chiamava Partenope , dal greco ” “vergine” e venne a morire sulle spiagge di Opicia ( cosi’ detta dagli antichi Opici , abitanti della Campania). Essa , affranta per non aver saputo ammaliare con il suo canto l’eroe Ulisse ( che aveva dato ascolto ai consigli di Circe ), si getto’ dall’isola ( i Galli o Capri ) ed il suo cadavere fini’ trasportato dalle onde sull’isolotto di Megaride dando luogo al culto di Partenope che fu vivo per secoli.
La citta’ le costrui’ un sepolcro e ogni anno con libagioni e sacrifici di buoi onoravano Partenope innalzata a prima vera protettrice della citta’.
Davanti alla sua tomba si celebravano giochi ginnici e attorno al sepolcro la citta’ con il tempo eresse le sue formidabili e maestose mura. .

CURIOSITA’ :  Secondo leggenda , Ulisse , legato all’albero della sua nave resistendo al canto di Partenope e a quello di Leucosia e Ligea nelle acque antistanti il piccolo arcipelago De li Galli , al largo di Positano , recò un grave affronto ed un gran dolore alle tre sirene metà donne e metà uccello ( solo nel medioevo l’iconografia le ritrarrà con la coda di pesce ) . Esse affrante e straziate dal dolore per l’onta subita , si suicidarono e andarono a morire, sospinte dalle correnti marine  in luoghi diversi . Leucosia scelse il Cilento ,l’attuale , Punta Licosa , Partenope come sappiamo l’isolotto di Megaride , mentre Ligea venne  trasportata fino alle foci del fiume Okimaros in Calabria dove alcuni pescatori la seppellirono  e poi venerarono .

Secondo altri racconti Partenope non sarebbe stata una sirena ma  una vera  donna in carne ed ossa , figlia del re di Fera giunta su queste sponde dall’isola di Eubea con molti calcidesi , oppure addirittura la figlia o la compagna dello stesso  Falero.

Parthenope divenne lentamente un’ importante citta’ della Magna Grecia , totalmente impregnata della relativa civilta’, cultura, etnia, pur essendo del tutto autonoma sia amministrativamente che politicamente. La citta’ risenti’ infatti fortemente dell’influenza ateniese. Ci furono grandi traffici commerciali tra le due citta’ e questi continui contatti favorirono e portarono grandi vantaggi sia in crescita culturale che civile.
Nei due secoli successivi ,Parthenope , pesantemente minacciata dagli Etruschi e dai Sanniti non ebbe grande sviluppo urbanistico. Ricordiamo infatti che mentre i greci occuparono tutta la costa , gli evoluti  etruschi occuparono tutta l’entroterra campana avendo in Capua la loro capitale ed estendendosi dietro al Vesuvio fino a Fratte e Pontecagnano ( Salerno ). Essi  godendo di numerose terre fertili avevano giò fondato le città di Capua e Nola .
Nel 524 a.c., gli Etruschi assalirono Cuma , non riuscendo ad espugnarla ma la loro pressione fu comunque un forte vincolo allo sviluppo di Cuma che comunque perse la roccaforte di Partenope .

CURIOSITA’; Pare , secondo alcuni studiosi  , che la perdita di Partenope  divenuta da piccolo e tranquillo borgo ,una prospera e popolosa città , fu una cosa che non dispiacque molto ai Cumani . Essi , infatti , un  tantino ingelosire la stessa Cuma , ed anche abbastanza  spaventati dal suo enorme sviluppo non si prodigarono  più di tanto nel difenderla , preferendo quindi perderla e vederla distrutta .

I Cumani e gli Etruschi ,animati dalle stesse ambizioni di dominio e di crescita per anni furono in guerra e dopo tante battaglie gli Etruschi furono definitivamente battuti in un epico scontro a mare che sancì la definitiva supremazia greca sul territorio campano .Fu una data storica ed importante ( 474 a.C.) poichè i cumani  , alleati con il tiranno di Siracusa Serone , vincendo questa  battaglia contro gli etruschi  ripresero il tranquillo dominio della zona.

Dopo quattro anni dalla vittoria sui rivali i Cumani decisero di espandersi e quindi  edificare una nuova più grande città per avere il pieno controllo di tutto il golfo e dei suoi traffici.
Fondarono quindi  a poca distanza da quel vecchio  primo impianto a suo tempo perso ,un’altra citta’, nella zona pianeggiante , che fu chiamata Neapolis , ” la città nuova . La piccola Partenope divenne così di conseguenza la città vecchia cioè  Palepolis  ( si ergeva sulla collina di Pizzofalcone ).
Si tratto’ in effetti di una nuova zona urbana , a poca distanza dalla prima costituendo con questa una sola polis ( il cui confine era il fiume Sebeto ).I greci partennopei per stare più sicuri nel costruire il nuovo avamposto decisero di proteggerlo con forti mura di tufo non rinunciando per questo ad un affaccio sul mare . La cosa nel tempo  si rilevò  certamente vincente visto che le mura resistettero tempo dopo persino agli attacchi di Annibale e soltanto i saraceni , intorno all’anno mille riuscirono a penetrare dal mare in città.

N.B. Neapolis , cioe’ la citta’ nuova fu la sede definitiva di quella colonia greca che quindi partita da Eubea si fermo’ prima a Pithecusa ( Ischia , isola delle scimmie ) e poi a Cuma . Parthenope fu invece poi chiamata Palepoli cioe’ citta’ vecchia .

L’antica Neapolis venne  eretta  come tutte le città greche in base a precise osservazioni astronomiche , definendo un particolare rapporto fra la situazione terrestre e quella cosmica , e riproducendo sul terreno la configurazione del cielo al momento della sua fondazione  ( a dir la verità questa concezione era anche nota anche agli Etruschi che  affermavano di averlo appreso dagli Dei  , i quali a sua volta  lo  trasmisero poi  ai romani ).

Gli antichi greci come prima accennato , costruivano le loro città e con essa anche Neapolis , conferendogli  com’era in voga in quel periodo la forma di un quadrato . Le città greche in quel periodo , Neapolis comresa , venivano progettate secondo un impianto di strade pseudo -ippodameo che ancora oggi sussiste inalterato ( Ippodamo da Mileto era un noto architetto che nel 470 a. C. per ordine di Pericle , dopo aver viaggiato a visitare le metropoli asiatiche di Babilonia e Ninive , importanto i loro schemi costruttivi permise la costruzione di città Alessandria , Pireo e la stessa Neapolis ).
Il quadrato , era una figura geometrica  considerata dai greci una figura stabile e fissa , e per questo motivo venne  considerato  la forma ideale di ogni costruzione, che però  non veniva mai realizzata in maniera casuale . Esso doveva sempre rappresentare una proiezione terrestre del cielo e doveva quindi per conferire alla costruzione  una adeguata armonia con lo spazio cosmico , essere sempre  orientato in rapporto ai punti cardinali .
 La scelta del luogo che precedeva la fondazione di una città ( o anche la costruzione di un edificio sacro ) era quindi qualcosa di estremamente calcolato : Essa non era mai casuale ma solo il frutto di una serie di indicazioni ” divine ” .
Una volta scelto il luogo dove erigere la città e stabilite le quattro direzioni dello spazio , veniva posto al centro dello stesso un palo eretto e conficcato nel suolo . Si attendeva a questo punto il giorno dell’equinozio  ( quando cioè il Sole sorge ad est e tramonta ad ovest ) per tracciare una linea sull’ombra proiettata dal palo dall’alba  al tramonto .
Si otteneva  in questo modo un primo asse viario  rivolta perfettamente verso Oriente corrispondente poi al Decumano Maggiore che incrociato da un secondo asse perpendicolare ( cardo ) che andava da nord a sud , dava luogo alla suddivisione della futura città in quattro parti ( quadranti ). Questi a sua volta venivano divisi poi in tre parti ognuna delle quali era destinata ad una tribù ( tribù deriva da tre ) o come nel caso di Napoli e Atene ad una Fratia .
Neapoli si estendeva inizialmente dalla sanità ( zona sepolcrale ) fino all’odierna zona del Corso Umberto : tutt’intorno scorrevano le acque della zone alte limitrofe come Capodimonte o i camaldoli
L’ antica  città di Neapolis , misurava inizialmente  in totale 3 Km e 770 metri ed era quindi divisa in quattro parti ,  di cui tre affidate ad altrettanti fratie ed una un’altra ( quella più interna ) , una per ogni quartiere , andavano a costituire un cerchio dove veniva a costituirsi  il centro della città.: un grande spiazzo ornato di portici considerato il centro civile e sacro della città. cioè l’Agora greca , divenuta poi il Foro in epoca romana . Esso era  il “forum”( centro nevralgico della città e punto di inrocio dei vari decumani e cardini ) ,  ossia la piazza principale della città, che oggi corrisponde per quanto riguarda la nostra città ,  all’attuale Piazza San Gaetano , con i suoi edifici pubblici ed il mercato .In questo posto si riuniva l’assemblea dei cittadini per discutere delle questioni di maggiore importanza    le sorti della città  ma anche per eleggere  i magistrati , tra i quali alcuni formavano il collegio sacerdotale della Laucerlachia che si occupava di celebrare riti e misteri.
La città era amministrata dall’Ordine dei Decurioni , un consiglio che deliberava sugli affari cittadini e da due magistrati supremi, detti Demarchi ( una specie di sindaco di quei tempi ) con i quali e strettamente per sole questioni edlizie collaboravano altri due magistrati denominati Agoranimi .

Una ulteriore magistratura detta Laucelarchia costituiva ,  invece ,un collegio sacerdotale che si occupava della celebrazione di riti e misteri.

In origine l’antica città greca Neapolis contava circa ottomila abitanti che divennero poi trentamila nel I secolo a.C.  ed a  capo della città vi era in una sorta di vera democrazia il Demos , cioè il popolo e la bulè , cioè l’assemblea , che assegnava le cariche pubbliche estraendo il nome di un cittadino mediante  un sorteggio cittadini (Questo sistema chiamato Demarchia nel tempo finì col perdere il suo originario valore , divenendo  il nome un solo titolo onorifico da assegnare a insigni personalità).  A faral da padrona nel tempo furono certamente i signori dell’oligarchia cittadina , i demarchi , che in seguito presero accordi segreti con i romani  . La città era un   vero crocevia di popoli e culture ed  era considerata da tutti una delle più dotte in Occidente . Erano presenti nel centro importanti scuole di filosofi e retori .Si parlava e vestiva greco anche in epoca romana e spesso venne celebrata da importanti poeti come Orazio , Ovidio, Stazio e e  Virgilio.
Per fronteggiare in sempre maggior numero di persone che volevano risiedere a Neapolis fu necessario ad un certo punto trovare nuovi indesiamenti nelle zone dell’attuale Chiaia , e Posillipo , nonchè dei campi flegrei e nei dintorni del porto commerciale di Pozzuili , raggiungibili attraverso il grande antro della crypta neapolitana .

La sua  architettura urbanistica come vi abbiamo accennato era   simile ad un grande quadrato compreso tra le attuali via Foria e Corso Umberto che veniva attraversato da tre grandi strade principali tutte con la medesima precisa larghezza ( 5 mt. e 92 cm.) disposte in maniera parallela da est verso ovest e  tutte rigorosamente  distanti 200 metri una dall’ altra . Queste strade erano chiamate decumani ( i decumanus dei romani e plateai dei  greci ) : il maggiore , il superiore e l’inferiore .Questi erano intersecati ad angolo retto (disposte da Nord a Sud ) da diverse stradine secondarie e minori dette Cardini ( cardines dei romani e stenopoi dei greci ) che corrispondono ai tanti vicoli del centro storico di oggi , larghe circa tre metri . L’ incrocio tra  questi assi dava come risultato le insulae , larghe 35 metri e lunghe 185 metri ( antenate degli antichi isolati ) . Ne sono tutt’ora presenti 19 lungo le quali non è raro sorprendersi a guardare e scoprire pezzi di antiche colonne  basamenti o iscrizioni  incastonate tra un palazzo e l’altro . 

Tra i principali cardini via del Sole era uno dei più importanti e non era certo rappresentato da quel piccolo tratto di strada che oggi vediamo mortificato senza alberi tra l’antica caserma dei pompieri , (oggi  un grande edificio vuoto e un enorme portone chiuso, dal quale una volta entravano e uscivano gli automezzi a sirene spiegate ) e l’obrobrio edile  del vecchio Policlinico . Della grande e maestosa , ariosa e alberata grande Via del Sole , oggi è rimasta solo una stretta stradina assolata e senza alberi, che sale dritta verso il decumano superiore . Del famoso l “vicus radii Solis”,( cioè strada del raggio di sole) in onore di Apollo ,  è rimasto purtroppo solo il nome. L’antica strada, ombreggiata da grandi pini marittimi ,inerpicandosi attraverso campi e orti saliva e conduceva nella parte più alta della città ,dove tra edifici civili , amministrativi e religiosi sorgeva l’ Agropolisi e si trovava  secondo alcuni studiosi , non solo  l’antico Tempio della Fortuna ,  ma dove oggi sorge l’antica chiesa di Sant’ Aniello a Caponapoli , anche l’antico  sepolcro della sirena Partenope . Da questo luogo , in cima alla Via del Sole , si poteva vedere il mare e il porto con le loro navi panciute da carico all’ancora , la cinta muraria della città e l’immancabile vulcano che incombeva sul golfo .

Un ‘altro importante cardine è quello oggi certamente  più famoso di tutti : lo stretto cardine di San Gregorio Armeno , nota come la via dei Pastori ed un tempo luogo dove sorgeva , nello spazio oggi occupato dalla bella chiesa di Santa Patrizia , l’antico Tempio dedicato a Demetra e la casa dove probabilmente venivano formate le sacerdotesse al culto di Cerere.

 

A svelare l’antico culto e tracce dell’importante Tempio sono stati ritrovati in questa zona due incredibili  bassorilievi,  di cui uno posto proprio nela stretta via di San Gregorio , accanto ad una bottega presepiale e l’altro presente invece nell’androne di un vecchio palazzo poco distante da Piazza San Gaetano .

Nella famosa via  San Gregorio Armeno, il bassorilievo , risalente all’incirca al VII secolo a.C. , raffigura una giovane  sacerdotessa  ( canafora ) di Demetra abbigliata con una veste leggerissima  drappeggiata e con un in testa un copricapo a forma di corona : nella mano destra regge una fiaccola ardente mentre nella sinistra cinge una cesta ricolma di oggetti sacri, che porta in processione a Demetra-Cecere . Si tratta , come vedremo di una scena tipica dei famosi Misteri Eleusini legati alla dea ,ovvero riti religiosi misterici di origine greca, praticati nella città di Eleusi e celebrati annualmente nel tempio di Demetra che  ricordavano principalmente il mito di Demetra o Cerere nella ricerca dell’amata figlia Persefone sottratta dal Dio degli Inferi, Ade.

L’altra epigrafe ,  in lingua greca , e risalente stavolta al II secolo D.C. è invece presente poco distante, in un palazzo presente alle spalle di piazza San Gaetano, e racconta la storia di Cominia Plutogenia, sacerdotessa di Cerere appartenente alla magistratura . La lastra , rappresenta una straordinaria testimonianza dell’importanza di cui godeva la donna nella Neapolis greco-romana e dimostra quanto Napoli fosse all’avanguardia per quel che riguarda l’emancipazione della donna già tanti e tanti secoli fa.

Entrambe le raffigurazioni, ci riporta alle Lampadoforie, quelle famose  corse di cui vi abbiamo parlato precedentemente che venivano organizzate in onore di Demetra e Partenope proprio attraverso queste strade.

DEMETRA - bassorilievo

 

Anticamente quindi come possiamo vedere , già nell’antenata Neapolis , dalle nostre parti  si dava un’ enorme importanza alla Donna e alla figura femminile in generale, come dimostrano i reperti storici e archeologici rinvenuti nel sottosuolo di Napoli, con templi e riti dedicati alle divinità della fecondità tra cui le maggiori Partenope, Cerere, Diana, custodi di profonde conoscenze legate al concetto di terra-madre.
Così, la chiesa di San Gregorio, si dice sarebbe stata voluta per volere di Sant’Elena mentre il convento fu fondato nel VIII secolo da un gruppo di monache armene fuggite dalla persecuzione con le reliquie del Santo.  Ed è questo luogo che fa da proscenio alle vicende di Santa Patrizia , patrona di Napoli assieme a San Gennaro , fuggita anch’ella dall’Oriente  e che trovo’ ospitalita’ presso l’isolotto di Megaride. Qui sono custodite le spoglie della santa e ogni anno nel giorno di Santa Patrizia (25 agosto ) avviene la liquefazione del suo sangue.

CURIOSITA’: Secondo il folklore popolare, Santa Patrizia è  venerata da tutte le ragazze in cerca di marito.

 

Le feste in onore di Demetra a Neapolis , venivano i celebrate  di notte dalle sacerdotesse napolitane , al chiarore di fiaccole di pino accese e le donne maritate , per tutto il periodo della festa che durava ben nove giorni , erano obbligate di stare lontano dai loro mariti.

CURIOSITA’: I due leoni rappresentano i personaggi mitologici di Melanione e Atalanta  , trasformati in leoni da Zeus   e condannati a trascinare il carro della dea come punizione per aver profanato un tempio di quest’ultima.

 

I decumani erano in numero di tre ( forse quattro ) mentre i cardini erano diciotto ed erano tutti uguali nelle loro dimensioni : circa 6 metri per i decumani e 3 per i cardini ( forse anche meno ). Ai lati opposti dei tre decumani vi erano delle porte , in quanto tutta la città era circondata da mura altissime impenetrabili che resistettero persino agli attacchi di Annibale

Il decumano maggiore  ,si trova al centro dei tre decumani  e si estende lungo tutta via tribunali portandosi  da Porta Capuana all’attuale Piazza Bellini dove si trovava la Porta Domini Ursitate che poi si chiamò Porta Donnorso.

Il decumano inferiore iniziava invece da via Forcella dove si trovava la Porta Ercolanese ( chiamata poi Furcillensis ) e proseguiva per via San Biagio dei librai fino  all’angolo di Piazza San Domenico Maggiore deve allora era presente Porta Puteolana ( poi chiamata Cumana ) chiamata poi Porta Reale e successivamente Porta dello Spirito Santo . Possiamo quindi dire che è in realtà  parte dell’attuale Spaccanapoli .

Il decumano superiore (così chiamato solo perchè si trovava più in alto degli altri due) si estende  da Porta Carbonara  chiamata poi S. Sofia che si trovava presso la chiesa dei S.S, Apostoli  fino a Porta Romana nei pressi di Costantinopoli e corrispondeva all’attuale percorso fatto da via S.S. Apostoli , via Anticaglia , via Pisanelli , via Sapienza e Largo Donnaregina .Attualmente esso prende il nome “Anticaglia” grazie alla presenza di numerosi resti di  costruzioni romane che caratterizzano la zona .In particolare caratterizzano il luogo due archi poco distanti uno dall’altro che cavalcano la stretta via poco dopo il Vico Cinquesanti che rappresentano i resti delle mura  delimitanti l’antico Teatro Romano che qui si trovava.

L’ipotesi di un quarto decumano prevede il susseguirsi di via San Marcellino , via Bartolomeo Capasso , e via arte delle Lana a distanza esattamente uguale a quella degli altri decumani ( 200 metri ).

L’incrocio tra tutti questi assi dava come risultato le insulae, larghe trentacinque metri e lunghe centottantacinque metri  ( antenate degli odierni isolati ) che erano tutte caratterizzate da imponenti edifici dedicati ad importanti  divinità greche oppure a famosi eroi  grechi . Le  strade principali e più frequentate  , che dividevano da oriente ad occidente l’antica città  era sopratutto tre .; la prima di queste andava dall’odierno sito di San Domenico grande fino a  Porta Nolana ed era denominata Furcillense , dalla greca forcuta lettera Y, chiamata pitagorica , scolpita in varie mura , tanto che si diceva che probabilmente Pitagora avesse qui avuto la sua scuola e la sua casa . La seconda , detta del Sole e della Luna , dai Tempi di Diana e di Apollo che qui si trovavano , incominciava dal complesso di San Pietro a Majella ,  e si prolungava per via dei Tribunali per poi giungere fino alla Vicaria . La terza , chiamata di Somma di Piazza , perchè si trovava nella zona più elevata della città , si estendeva dall’attuale sito della Sapienza fino al convento dei S.S. Apostoli .

 Lo schema della città era fondamentalmete corrispondente ad un  quadrato e divisa  principalmente in quattro quartieri e dodici settori secondo un grafico quadrato  dei dodici segni dello zodiaco su cui anticamente venivano eretti degli oroscopi.

Ognuna delle quattro aree in cui era composta la città , come gia detto , era poi divisa in tre parti , ciascuna delle quali governata da un particolare gruppo di abitanti della città , che risiedevano nella stessa zona , avevano la stessa etnia e praticavano lo stesso  culto  divino . Questo gruppo di cittadini furono detti a Napoli come ad Atene ”  FRATIE ” e vivevano tutti sotto  la protezione di una stessa divinità  .Si trattava in pratica di  una sorta di piccolo agglomerato di persone tutte appartenenti  alle principali famiglie dell’ epoca  (  demarchi ) che  di fatto si occupavano attivamente della vita pubblica in città . Tra le più importanti vi era quella degli Aristei , collegata al culto di Diana Arista cha pare si occupasse di prestiti nella zona orientale della città  , quella degli Artemisa collegata al culto di Artemide , quella degli Eunostidi nell’attuale rione Sanità , che traeva il nome dal bellissimo e casto Eunosto ucciso dai fratelli di Ocna , una giovane donna che vistasi rifiutata inventò una storia sessuale . Pentita si tolse la vita mentre i suoi fratelli furono imprigionati.

Altre  fratie importanti erano quella degli Ermei  dedita al culto di Hermes , protettore dei commerci mentre la più potente fratia degli Eumelidi che traeva il nome da dall’eroe divinizzato Eumelo occupava il centro della città  nella zona dell’Agorà.

N.B. Una certa rilevanza la possedevano delle fratie dove risiedevano importanti nobili famiglie : Kumei , Agarresi , Theodiati, Jonei , ed Eubei .

CURIOSITA’: Tutti gli  appartenenti ad una stessa Fratria. veneravano tutti  gli stessi  Fretori (protettori di una comunità) e   praticavano culti religiosi comunitari, si preoccupavano della sepoltura dei loro morti costruendo anche tombe comunitarie, stabilivano norme per i prestiti e per i mutui in denaro che avvenivano fra di loro ed infine fissavano regole per i sacrifici ed i giorni per le cene collettive.  Inoltre ogni fratia , piccola o grande aveva un governo formato da un  fretarca  a cui erano sottoposti i  calcologi  (esattori); i  frontisti (economi) ed i dioceti (tesorieri). Questa scala gerarchica governava i retori , cioè i semplici “soci” (maschi ed adulti). L’assemblea si riuniva in una propria sede chiamata  il fretion   mentre le discussioni concernenti il danaro collegiale e gli affari privati della stessa Fratria, si tenevano in un luogo detto invece agoreuterio .

Le Fratie erano dodici ed erano disposte urbanisticamente secondo uno schema  corrispondente ad un ‘immagine celeste . Essa riproduceva sul terreno la configurazione del cielo al momento della fondazione delle città ed era uguale a quello del grafico quadrato su cui anticamente venivano eretti gli oroscopi . Le dodici Fratie erano disposte intorno ad un’area centrale occupata dall’Agorà e ognuna di loro corrispondeva ad uno dei dodici segni zodiacali .
N.B. Non si è oggi ancora completamente certi del numero delle Fratrie napoletane, ma, in base alle incisioni ritrovate sulle lapidi anche d’epoca romana, se ne conoscono almeno dodici.

I nomi delle Fratie erano : Eumelidi , Theodati ,Eunostidi ( tutte nella parte superiore della città ) , Aristei , ( ad oriente del decumano maggiore )  ) , Artemisi ( ad occidente del decumano maggiore , Ermei , Cumei ( tra il decumano maggiore e quello inferiore ) , Eubei , Panclidi , Kretondai , Agarresi,  Antinioti  ( a sud del decumano inferiore ).

 

Gli ARTEMISI: la Fratria degli Artemisi deve il suo nome alla dea Artemide (Diana),figlia di Zeus e di Leto (Latona per i Romani) e sorella gemella di Apollo, il cui Tempio sorgeva sul sito della chiesa di Santa Maria Maggiore . Essa aveva sede nel Decumano Maggiore (Via Tribunali) dove sorgono, oggi, la Cappella del Pontano e il caratteristico campanile della Pietrasanta risalente al X o XI  secolo. Il suo Tempio sorgeva sul sito della chiesa di Santa Maria Maggiore che come tutti orami sappiamo  sorse come basilica paleocristiana  , su una preesistente struttura di epoca  romana  dedicato a Diana , dea della caccia , della luna. , e  protettrice delle donne in particolare delle partorienti nonchè  guaritrice , ed esperta in magie e sortilegi . Artemide infatti pur essendo dea della caccia e signora degli animali,  veniva solitamente invocata dalle donne che stavano per dare alla luce un bambino,e  poichè la madre della dea l’aveva partorita senza dolore, essa prometteva parti non dolorosi . Suoi simboli erano  l’arco, il cervo ,e  la falce di luna , mentre i suoi animali sacri erano la civetta ed il serpente , simbolo entrambi  della saggezza  ( uno in cielo el’altro in terra ) . Il suo albero sacro era l’ulivo, simbolo di pace. Il suo Tempio presente nell’attuale via tribunali ,  doveva  essere una struttura molto bella ed elegante come testimoniano i numerosi resti di pregevole fattura architettonica rinvenuti nelle sue fondamenta . Sono stati infatti ritrovati pregevoli sculture , eleganti capitelli di marmo d’ordine corinzio, pitture marmoree imitanti il porfido e molte iscrizioni greche.  Il Tempio era  una stuttura dove ad  accedere erano  le  sole donne, Gli uomini infatti non vi  potevano accedere e per tale motivo  furono molto ingelositi  da tale culto che li escludeva del tutto anche da questioni familiari. Essi erano anche molto  infastiditi da alcune  arti magiche  che di praticavano in quel luogo che incominciarono addirittura a temere. Gli uomini inoltre erano irritati dalla popolarità che il culto di Diana  riscuoteva in questa zona poiché molte  promesse spose  pur di evitare matrimoni infelici, preferivano votarsi alla Dea Diana  e offrire la loro castità. Le ragazze divenute poi sacerdotesse venivano appellate dagli stessi uomini amareggiati, in maniera dispregiativa col sostantivo di  ianare (da dianare o sacerdotesse di Diana) ed infine per vendicarsi bollate di stregoneria, capaci di invocare il demonio.

Artemide ( Diana ) era sopratutto la Dea  protettrice delle donne  che dovevano partorire . Essa veniva solitamente invocata dalle donne che stavano per dare alla luce un bambino, perché ne favorisse il parto  senza dolore. Ma era  spesso anche invocata dalle stesse donne  come   guaritrice , ed esperta in magie e sortilegi . Le sue sacerdotesse e seguaci, dette janare  ,erano temute e rispettate, in quanto depositarie di un sapere astronomico, religioso e medico senza tempo  che   si tramandavano tra di loro in maniera ereditaria . Erano a conoscenza di antichi culti misterici e praticavano  occulte formule di  magia. Esse erano anche esperte ostetriche, e praticavano gli aborti attraverso infusi di erbe, come il prezzemolo. Il ritrovamento negli scavi di Pompei di oggetti simili a raschietti ha fatto supporre l’ipotesi che nell’antichità venisse praticato anche l’aborto con raschiamento dell’utero.    Il suo culto era  riservato come vi abbiamo accennato alle sole donne  che sopratutto in  corrispondenza con la luna nuova, si recavano in processione al  suo tempio  per propiziare il parto o per ringraziare la dea per averle assistite ( in molti scavi sono emersi ex voto anatomici e statuette di madri con lattanti). Queste sacerdotesse  conoscevano il ciclo dei pianeti e miracolosi rimedi fito-terapici e pertanto secoli fa, quando non esistevano ospedali o ambulatori medici, era proprio a loro che si rivolgevano le genti locali per essere curate

Il termine janara era la trascrizione dialettale del latino dianara, che significa “seguace di Diana”, e come avete avuto modo di capire , esse furono molto screditate dalla parte maschile del popolo  che mal sopportavano questo culto che li escludeva totalmente . Essi mal vedevano  questo luogo frequentato da sole donne, temendo di perdere il loro potere in società, incominciarono a fare di tutto per screditarlo.Incominciarono con lo screditare le sacerdotesse accusandole di eresia, adulterio apostasia, blasfemia, e bigamia e tante altre numerose ingiurie con il solo scopo di annullarne il potere acquisito.

 

le ianare

Accanto al Tempio di Diana , dove oggi si trova la chiesa di Santa Maria Maggiore,  sorgeva , in un tratto stradale dove si intersecavano la Via del Sole con la Via della Luna, anche un tempietto dedicato al dio Pan  , nel luogo dove oggi invece troviamo  la cappella Pontano ,  un vero gioiello di architettura di epoca rinascimentale appartenente alla famiglia del poeta umanista Giovanni Pontano ,che abitava in quella via , nel vicino Palazzo Spinelli

.La cappella fu  commissionata nel 1492 dal famoso letterato umanista Giovanni Pontano ( segretario di Alfonso d’ Aragona )  , per dedicarla alla vergine e a S, Giovanni Evangelista e fu adibita a tempio funerario per sua moglie , Adriana Sassone.
Si tratta  di una piccola cappella gentilizia a semplice pianta rettangolare con un bellissimo pavimento di stile fiorentino del 400 in mattonelle policrome.

 

Il dio Pan era una divinità ellenica con il corpo di uomo e con gli arti inferiori di capra . Il suo aspetto era orribile avendo una coda ed un viso caratterizzato da una folta barba , un naso schiacciato e grandi corna .

Figlio del Dio Hermes e della ninfa Driope ( ninfa della quercia ) fu abbandonato dalla madre subito dopo la nascita poichè il suo aspetto era talmente brutto che ne rimase terrorizzata .Visse quindi sempre da solo vagando per i campi, i prati e le foreste in compagnia di altri fauni e ninfe con le quali condivideva i piaceri sessuali.
Aveva un espressione terribile ed aspetto orribile (bestiale ) ed in considerazione del fatto che era fortemente dotato nei suoi genitali era visto come la forza generatrice della natura in senso maschile nonchè considerato il simbolo della supremazia da parte del maschio .

Il suo aspetto repellente ,e la sua voce spaventosa incutevano in chiunque lo vedeva o udiva una grande paura . Il termine panico deriva appunto dal Dio Pan .

 

Il Dio Pan eraconsiderato il protettore dei boschie dei campi , dei greggi , dei pastori e degli animali selvatici . Protettori dei boschi e dei campi, conduceva una vita semplice e bucolica, suonava il flauti, allevava le api e dormiva all’ombra dei vecchi alberi, assaggiando con le ninfe tutti i piaceri del sesso. In epoca pre-cristiana, era considerato ovunque una divinità benevola e portatore di vita.

 

Ad esso ed ai suoi amici satiri sono state associate le ninfe , creature bellissime generate dalla natura e dotate di una forte carica sessuale (la parla ninfomane deriva da loro ). Le ninfe ed i satiri secondo leggenda si sono accoppiati tra loro in antichi rituali ( messe ) nei boschi sotto millenarie querce in un gioco sessuale antichissimo . I rituali orgiastici erano collegati alla fertilità dei campi e connessi con la luna ( Dea Selene, regina della notte e del culto dei morti ma anche Dea della fecondità ) simbolo in questo caso della seduzione che Pan operò con inganno nei confronti della Dea che lo rifiutava.

Nei riti orgiastici egli si accoppiava con tutte le sue sacerdotesse chiamate Menadi .

 

Pur essendo dotato di un carattere sempre allegro , gioviale e generoso ,disponibile con tutti , e sempre disposto ad aiutare quanti chiedevano il loro aiuto, con l’avvento del Cristianesimo il Dio Pan venne identificato col diavolo che nella cultura cristiana è avversario dell’uomo e delle creazione .

Una religione come quella cristiana che reprimeva il sesso non poteva certo accettare una mitologia che del sesso aveva fatto la propria stessa ragione di vita. L’unione di fanciulle apparentemente umane con esseri umani simili alle bestie era una cosa repellente da eliminare a tutti i costi .

Una unione selvaggia che non aveva nessun concetto di amore cristiano ma dominata solo da lussurie e piacere andava assolutamente eliminata e demonizzata perché fosse di monito agli uomini .

L’accoppiamento tra i satiri e le ninfe ( la donna con la bestia ) era vista all’epoca nell’immaginario collettivo come qualcosa di repulsivo da un lato ma anche attraente e conturbante dall’altro .Il fascino del proibito che poteva evocare un desiderio di puro atto sessuale nelle donne affascinate dall’altissima carica sessuale di questi esseri umanoidi, superdotati divenne peccato mortale da combattere per secoli con persecuzioni ed inquisizione .
Così le ninfe divennero streghe ed il Dio Pan Satana ed i loro piacevoli incontri nel cuore della foresta sabba infernali dove le streghe si accoppiavano con diavoli caprini e deformi
Nel ricordo di Pan e delle sue ninfe, migliaia e migliaia di donne hanno dovuto nel corso dei secoli affrontare il rogo, qualcunacolpevole di averlo incontrato solo nei propri sogni,altre di averlo amatoaccettandonei suoi doni, e altre colpevoli solo di averlo incontrato quale innocente vittima .

Alla chiesa non bastò demonizzarlo ma addirittura lo fece morire . Pan infatti è l’unico Dio immortale ad essere morto e quando la sua immagine muore lo fa per lasciare spazio all’ immagine del diavolo .

 

Curiosita’ : Feste pagane dedicate a Priapo, dio della Fecondita’, e anche quelle legate al culto mariano della Madonna del serpente ( o Madonna dell’Hidria ) diffuso gia’ da tempo nelle colonie della Magna Grecia., si svolgevano anticamente con una certa frequenza anche e sopratutto nella crypta Neapolitana proprio all’ingresso della tomba di Virgilio .

Le Feste pagane  fatte di riti orgiastici e propiziatori per la fertilità  (alle quali partecipavano giovani vergini ) avvenivano secondo dei  riti “segreti” della fecondita’ .In questi ,  le vergini ,designate da una sacerdotessa , venivano accompagnate in grotte sotteranee e denudate nel corso di una cerimonia ritenuta di fondamentale importanza. Esso sarà nel corso dei secoli un ” nudo iniziatico ” lentissimo a morire nei riti esoterici napoletani e si trasmettera’ nei secoli fino alle ” Tarantelle Cumplicate “che si tenevano nella grotta di Piedigrotta . Distesa su una” pelle marina ” ottenuta con unione di diverse pelli di pesci del golfo , la vergine veniva posseduta da un giovane vestito a sua volta da pesce .Il rito richiama la leggenda della sirena Partenope ,assimilandone  il corpo trovato morto su una spiaggia del golfo a un seme che, sepolto nella terra che lo accogliera’, fecondera’ i lidi partenopei.

Ma a  proposito di riti orgiastici non dobbiamo dimenticare anche quelli che si tenevano al  Chiatamone , che come sappiamo era ricca di grotte dedicate al culto di Serapide e Mithra, Questi antri ,fino a che il vicerè non vi pose fine con una ordinanza.  furono a lungo teatro di oscuri riti mitriaci e orgiastici propiziatori .

Stessa cosa che avveniva ogni anno nella notte di San Giovanni il 23 giugno ,nelle immediate vicinanze del mare , quandi il popolo festeggiava la ricorrenza del Santo con un bagno collettivo nelle acque del mare . La festa iniziata con un rito religioso nella bella chiesa di San Giovanni a mare ,  prevedeva come da copione poi , un comune battesimo collettivo nelle acque marine. Essa  pero’ spesso degenerava fino ad arrivare ad un punto tale che esso dovette essere soppresso, dal viceré Spagnolo per la piega pagana e misterica che stava prendendo il bando di abolizione del periodo vicereale parla di promiscuita’ fra ” homini et femine”.) Questa festa infatti , originata da un motivo religioso ( si intendeva ricordare il battesimo di Gesu’ nel Giordano ) finiva si con un bagno notturno , ma una volta inibita la comune morale ci si abbandonava spesso a poco licenziosi atti amorosi.
La festività , testimone di pratiche e rituali propiziatori  ,aveva inoltre   raggiunto un aspetto tipicamente pagano dove erano frequenti i rituali come il piombo liquefatto e versato nell’acqua bollente con effetti divinatori o la raccolta della rugiada in provette con effetti medicamentosi.

 

 

Tra il Tempio gestito dalle temute sacerdotesse di Diana e lo scandaloso Tempio del Dio Pan , capirete subito quanto questo luogo non piaceva affatto  agli uomini  ma anche e sopratutto come vedermo alla vecchia chiesa cattolica. I due Templi con il tempo vennero ovviamente distrutti ma il loro culto , sopratutto quello di Diana , anche se in maniera segreta continuava imperterrito a resistere.

Bisognava quindi inventarsi qualcosa di nuovo per  dare un nuovo significato al misterioso al luogo, ed a venire loro in aiuto fu  un’antica leggenda raccontava anche che sotto la piccola piazzetta antistante , ed esattamente sotto il famoso campanile ,  vi abitasse il diavolo in persona. Egli  tutte le notti travestito  da enorme maiale, pare che si aggirava minaccioso per la piazza e le strade limitrofe per spaventare col suo diabolico grugnito i passanti.

 

Il  feroce maiale  dal grumito infernale , appariva nel cuore della notte aggredendo i passanti e squarciando porte e finestre. Per tutti si trattava della personificazione del male: era il  Diavolo , incarnatosi nel corpo di un  maiale , con l’intento di suscitare terrore e disperazione.

Era ovviamente l’occasione che tutti  gli abitanti del luogo, di sesso maschile  ela chiesa cattolica aspettavano . Secondo loro , il centro di tale malvagità  si trovava proprio  sui vecchi resti del Tempio di Diana , dove alcune  donne  (streghe) continuavano a praticare strani vecchi rituali  sinistri in gran  segreto ,  che avevano il solo scopo di alimentare  la furia vendicativa di  Diana , che per vendicarsi della distruzione del tempio a lei dedicato aveva così consegnato alla città un orribile maiale , invaso di violenza e ira accecante che con il suo spaventoso grugnito , sembrava uscire dall’ inferno .

Il popolo napoletano anticamente, nonostante da tempo avesse accettato la fede cristiana, continuava di tanto in tanto a praticate culti pagani in città’ e fino a tutto il seicento si continuava a svolgere in questo luogo ogni mese di maggio una grande festa conosciuta come ” gioco della Porcella“.
Si trattava di una reminiscenza dei sacrifici di maialini dedicati a Demetra, dea della terra, che aveva il suo tempio poco lontano, vicino piazza San Gaetano, dove ora sorge la chiesa barocca di San Gregorio Armeno. Bisogna anche ricordare che durante il Medioevo era comunque consuetudine uccidere un maialino o una scrofa in questo periodo nella cattedrale principale di una città’ o paese.
Avete mai sentito ammazzare un maiale purtroppo? Le urla sono alte e strazianti e questo spaventava il popolo …  ed esse sembravano provenire proprio da quel luogo, da quella piazzetta ….. da sotto a quel campanile che fu considerato maledetto dal demonio.

N.B. Nel vicino Campanile della Pietrasanta , la cui architettura è costituito da frammenti di epoche diverse , si possono notare anche delle  delle piccole sculture in marmo di teste di suino, che fanno riferimento alla leggenda del Porco-Diavolo e alla Festa della Porcella.

 

Furono proprio  questi riti pagani e la paura di quete urla di maiali uccisi durante la famosa festa  le origini della intuizione, nel 533 d.C. che spinsero San PomponioVescovo di Napoli, a cogliere l’occasione per erigere una basilica Paleocristiana sui resti del tempio pagano di Diana. Egli non aspettava altro che l’occasione buona. Ed un giorno questa avvenne…

 

Un giorno, in concomitanza di più persone che avevano contemporaneamente deciso di praticare l’antico culto pagano, le urla di notte si levarono strazianti e spaventose.
Le persone impaurite associarono la presenza dell’animale alle donne che praticavano il culto della Dea Diana, quindi per loro quell’animale era il Diavolo travestito da maiale. Spaventati corsero dal vescovo Pomponio, e lo supplicarono di pregare la Madonna per allontanare il demonio. Il vescovo spinto dalla folla organizzo’ subito una messa che dedico alla vergina Maria pregandola di intervenire seduta stante.

La risposta avvenne secondo il vescovo durante la notte grazie ad un suo sogno: la Vergine avrebbe raccomandato a Pomponio di andare nel luogo dove appariva il demonio, e di cercare con attenzione un panno di colore celeste,  e di scavare sotto quel panno fino a quando non riusciva a trovare una pietra di marmo che li si nascondeva.
Quello era il luogo dove egli doveva costruire una Basilica paleocristiana da dedicare alla Madonna se voleva liberarsi del demonio.

Soltanto così si sarebbero liberati della satanica apparizione, e così nacque la chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, che deve il proprio nome alla pietra santa e che sembra si trovi ancora all’interno della chiesa stessa.
Sulla pietra che mostrava una croce incisa  fu posta un’immagine della Madonna e ad essa fu dato un potere enorme:  quando la si baciava essa procurava l’ indulgenza  da tutti i peccati ed il salvataggio eterno.
La famosa pietra Santa pare che fosse stata portata da pellegrini provenienti da Gerusalemme, ed in particolare si pensa che la pietra provenga dalla chiesa di Santa Maria Maggiore di Sion e che essa sia stata addirittura benedetta dal papa nell’anno 533. Dopo inutili tentativi di ricerca fu rinvenuta durante i lavori di restauro del  1657, eseguiti dal famoso architetto dell’epoca Cosimo Fanzago  e conservata nel suo interno. Essa fu posta ai piedi della statua della Madonna della Neve , un tempo presente nella chiesa ed oggi andata perduta .

Anora oggi , a distanza di secoli , la possiamo vedere esposta ai piedi della stessa cappella votive dedicata alla Madonna , incastonata su un piedistallo di pietra lavica nera .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Campanile appare impregnato di iscrizioni e simboli misteriosi fra cui la tavola del gioco romano «ludus latrunculorum»  una sorta di anrenato del gioco della dama .  Una  scacchiera , che richiama la pianta “ippodomea” di Napoli.

La scacchiera, ricordiamelo , è uno dei simboli della Massoneria  ed è il pavimento rituale di ogni loggia massonica. Ritroviamo il quadrato infatti  in riferimento alla Tetractys pitagorica ed è considerato il numero della manifestazione Universale nel concetto del quadrato Perfetto.

 

 

L’evento della costruzione della Basilica e la sconfitta del diavolo, simbolo del bene che prevale sul male, e’ stato per molti anni ricordato dallo stesso  vescovo con un particolare cerimoniale. Egli affacciato alla finestra della Basilica, ogni anno, per ricordare la data dell’evento, sgozzava dinanzi a tutti un’enorme suino che doveva essergli offerto dai fedeli. La pratica poi per fortuna è stata abbandonata perché ritenuta indecorosa e pagana.
Il furbo vescovo Pomponio provvide dopo la costruzione della basilica, a dare una nuova immagine all’intero luogo affidando la chiesa ai  monaci benedettini, che curavano sia uomini che donne con erbe speciali e pozioni medicamentose;  particolare attenzione fu data alle donne che soffrivano per parti difficili.
Incominciò contemporaneamente una campagna denigratoria e diffamatoria nei confronti di quelle misteriose sacerdotesse detentrici di poteri magici a lui e a tutta la chiesa sconosciuti. Con l’aggravante di aver rifiutato Dio, le dianare vennero di conseguenza designate come donne possedute dal diavolo che esse servivano con riti magici.  Secondo il tribunale dell’inquisizione si dedicavano all’esercizio della stregoneria grazie ai loro poteri occulti con l’unico intento di servire Belzebu’ ma non adorarlo . Esse infatti erano solo seguaci della misteriosa divinità Diana che  nella mitologia greco-romana, era seguita nelle sue peregrinazioni notturne da una schiera di morti senza pace: i morti anzitempo, i bambini deceduti prematuramente, le donne morte di parto , le vittime di morte violenta e quelle appartenenti ad entità   stregonesche .Con la decadenza della religione antica e l’avvento del cristianesimo, Diana assunse  «le sembianze inizialmente di una sorta di fata-maga – per poi giungere a quello di strega che dovevano necessariamente essere  combattute , distrutte e  perseguitate .   Tutte le donne che ricorrevano al culto di Diana furono a quel punto accusate di stregoneria e bandite dalla città.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La loro persecuzione iniziò come quelle di tutte le streghe,  con le prediche di San Bernardino da Siena.  Egli  le indicava come causa di sciagure e sosteneva la tesi secondo la quale dovessero essere sterminate. Nel 1486 fu addirittura pubblicato  il “Malleus Maleficiarum “, che spiegava come riconoscere le streghe, come processarle e come  interrogarle con torture atroci. Proprio attraverso tali torture furono raccolte diverse confessioni, nelle quali si parlava di sabba a Benevento, di voli, di scope e della pratica di succhiare il sangue dei bambini.  Di conseguenza molte di queste fantomatiche streghe finivano poi per essere mandate al rogo o al patibolo.

La chiesa della Pietrasanta ed il suo territorio circostante , come vedete è quindi ricca di misteri e come se non bastasse nel 2011 ,  gli speleologi hanno poi rinvenuto nel sottosuolo della chiesa della Pietrasanta dei simboli legati ai cavalieri Templari, seguaci del culto della Madonna Nera ( trasposizione della Dea egizia Iside ). Sotto questa struttura sono stati ritrovati  misteriosi percorsi  artificiali risalenti al periodo tra il 1200 e il 1300 che  passando sotto l’attuale Istituto Diaz ,  scendono verso l’antica via del Sole fino alla Cappella e al Palazzo Sansevero in piazza San Domenico Maggiore per poi risalire verso via Tribunali ad angolo con via Nilo e di via Atri, terminando alla chiesa.

In questi cunicoli sono stati ritrovati sulle pareti incise ben 36 croci che  sembrano appartenere all’ordine cavalleresco dei templari . È stata rinvenuta anche una croce latina a triangolo rovesciato che ricorda la coppa di Cristo che contiene il soma, la bevanda dell’immortalità, il Santo Graal.
Secondo alcuni il percorso è lo stesso riportato in codice antico sul bugnato della chiesa del Gesù Nuovo in piazza del Gesù, dove un tempo vi era la fontana egizia di Morfisia del 67 d.C., alimentata dall’acqua del Sebeto, la fontana dell’immortalità, trasferita dal 1656 all’interno del complesso monumentale.


 

CURIOSITA’: Nel sottosuolo della chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta è stato recentemente portato alla luce grazie ad alcuni appassionati speleologi , nell’ampia area semicircolare identificata come il posto dove secoli fa sorgeva il Tempio di Diana , un luogo , ricco di reperti archelogici come mosaici , vasche , un capitello e pietre in tufo risalenti al II secolo a. C. .

Esso  era non molti secoli fa un ambiente identificato come il sacello di sepoltura della facoltosa famiglia D’Aponte , che finanziò la costruzione della Basilica .Oggi il luogo , al quale si accede da una botola posta al di sotto dell’altare maggiore  è stato  da poco adibito  in un affascinante  percorso , dove si possono ammirare  una serie di importantissimi reperti provenienti dal Museo Archeologico di Nazionale di Napoli . La mostra battezzata “Sacra Neapolis” si snoda tra i sotterranei della Basilica, dove sono presenti resti di epoca greca e romana fanno che da cornice a una serie di reperti di grande rilevanza storica, come la stipe votiva di Sant’Aniello a Caponapoli, unica testimonianza di culto sull’acropoli della città greca.

L’associazione  Lapis Museum che da poco ha inaugurata la mostra , ha reso interessante il percorso accompagnandolo con una serie di istallazioni multimediali, foto  e video .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I NILENSI :   la Fratia  Nilense o Patriziana  era una delle più antiche e famose presenti in città . Essa   si trovava  tra l’attuale via mezzocannone e l’antico porto rinvenuto recentemente vicino al maschio angioino durante gli scavi per la nuova stazione della metropolitana . In questa zona risiedeva la colonia alessandrina come ancora oggi dimostra  la significativa presenza della statua del Nilo , detta ” il corpo di Napoli ” e vi erano pertanto presenti i tempi dedicati ad alcune importanti antiche divinità egiziane . In questa  Fratia , abitata sin da tempi lontanissimi dagli egiziani per ragioni di commercio, esisteva una volta parte dell’antico porto di napoletano che penetrando  infatti per un lembo di mare giungeva fino al colle di San Giovanni Maggiore dove secondo la maggior parte dei grandi storici , si ergeva il sepolcro ed il grande Tempio della dea sirena Partenope .  I primi coloni che si stabilirono in zona erano mercanti con il solo iniziale scopo di vigilare e tutelare sulle  proprie botteghei e sul loro commercio, ed una volta insediatisi nel tempo in maniera stabile  portarono ovviamente con loro anche i loro costumi , le proprie abitudini , ma sopratutto le loro divinità ricche di preziosi misteri ( non deve quindi sorprendere il fatto che in questa regione erano  presenti i tempi dedicati alle antiche divinità egiziane ) . La gente del luogo non era affatto infastidita, anzi ,  fin dagli albori, i napoletani tendevano ad accogliere usi e costumi di altre popolazioni, soprattutto se questi erano portatori di buona fortuna come gli  alesssandrini .  L’intera zona , che nel tempo prese la denominazione “Nilense ” proprio da una statua giacente del fiume Nilo , cominciava dall ‘ odierno S. Girolamo e prolungandosi per i quartieri di San Domenico grande , di Sant’Angelo a Nilo e del Salvatore,  giungeva poi fino al convento di San Severino e Sossio e l’attuale chiesa di San Giovanni a Mare .

 

La  principale divinità che comunque gli egiziani di Napoli adorarono non fu la statua del Dio Nilo  , ma la dea Iside , il cui santuario si trovava proprio nella regione nilense , forse proprio nei pressi  del  monumento del Nilo , all’inizio della via Pignatelli , dove il ritrovamento di grossi quadroni di pietra fanno pensare che essi siano le  fondamente del Tempio . Secondo molti  il Tempio è da ricercare nei sotterranei del palazzo fatto erigere al Largo Corpo di Napoli da Antonio Beccadelli , detto il Panormita , esponente di spicco dell’Umanesimo napoletano , durante il regno di Alfonso V d’Aragona . Il palazzo sorge lateralmente alla statua del Nilo , in un tratto di strada che veniva chiamata ” de bisi ” , dal napoletano “mpsisi ” ( appisi ) perchè vi passavano , provenienti dalle carceri della Vicaria , i condannati all’impiccagione prima di andare al supplizio.

Secondo molti altri invece l’antico Tempio di Iside era preesistente nel luogo dove poi è stata costruita poi la famosa cappella del principe di Sansevero. Molti infatti sostengono che la famosa  Cappella San Severo,sia stata proprio edificata sull’area sacra di un preesistente luogo di culto dedicato alla dea Iside,  e secondo gli stessi autori essa proprio per questo motivo è  ritenuta ancora oggi , come in tempi antichi  un sito iniziatico pregno di simbologia esoterica.

La stessa statua raffigurante la “Pudicizia” sembrerebbe far riferimento a Iside velata e parrebbe essere collocata nello stesso punto geografico dove in precedenza era disposta la statua della divinità egizia.

 

La dea Iside era in quei tempi una delle divinità più famose in tutto il bacino Mediterraneo e la dea più popolare dell’antico egitto  ed I mercanti egiziani ovviamente   non mancarono di portare  con loro anche  i l suo culto ed i suoi   misteriosi  riti celebrati  spesso di nascosto  .

Ma il Tempio di Iside non era l’unico a sorgere in queta zona .

Nel luogo dove oggi si trova  in questa zona il palazzo Casacalenda , esisteva prima al suo posto la chiesa di Santa Maria alla rotonda  che a sua volta era sorta sul peesistente Tempio di Vesta , la dea del focolare . Il sontuoso edificio , come solitamente era solito fare per i templi dedicati a questa Dea , per rappresentare l’universo , aveva una forma rotonda ed era decorato con marmi molto preziosi e ricercati , preziose sculture ed eleganti colonne ricche di pregevoli iscrizioni .Il Il suo simbolo  era un cerchio e poichè  I suoi primi focolari erano rotondi anche  i suoi templi ebbero la stessa forma . Il sacro fuoco di Estia ardeva al centro del Tempio e rappresentava il  focolare domestico .  La dea e il fuoco erano una sola cosa e nella sua rappresentazione univa le famiglie l’una all’ altra,  e le città-stato alle colonie. Estia era l’anello di congiunzione spirituale fra tutti loro.

Negli scavi che si operarono successivamente in questo luogo per la costruzione del palazzo , furono rinvenuti a diverse profondità molti antiche reperti archeologici tra cui una bella statua della Dea Vesta con la benda , un gran fonte antico di marmo per l’acqua lustrale , un tripode ed altri oggetti di culto della Dea .

Nella regione Nilense , si trovava anche , sul colle di San Giovanni Maggiore , presso il mare ,  il Tempio ed il sepolcro della Dea sirena  Partenope come sembra dimostrare una lapide che si trova nell’interono dell’attuale Basilica di San Giovanni Maggiore , sorta  sui resti dell’antico Tempio. Sulla lapide , una stana epigrafe risalente al medioevo mostra  incise le seguenti parole :  ominigenum rex aitor/scs + ian/partenopem tege fauste  ( o sole che passi nel segno del mese di gennaio , generatore di tutti i beni , proteggi felicemente Partenope ). Le due frasi sono separate da una croce iscritta in un cerchio tra le parole SNS e IAN , ovvero a San Gennaro , affinchè protegesse l’antico sepolcro di Partenope ?

CURIOSITA’: Nel sottosuolo della chiesa di San Giovanni Maggiore tra i tanti oggetti che si scoprirono in occasione della sua fondazione , furono anche ritrovati alcuni stanzoni sotterranei adorni di marmo e con bellissimi pavimenti a mosaico in cui era presente  tra l’altro una  statua alata femminile con trecce annodate e vari ruderi di antica struttura greca .

In verità prima che sorgesse l’attuale basilica di San Giovanni , sui resti dell’antico Tempio di Partenope  si ergeva  anche un altro Tempio pagano dedicato da Adriano ad Antinoo, il giovane e bellissimo amante dell’Imperatore Adriano morto annegato durante una crociera sul Nilo.     L’imperatore , che amava con eccessivo trasporto il giovane Antinoo, dopo averne lungamente pianto la perdita a  sublimazione del suo grande dolore trasformò il    suo divino amante in un Dio e fece innalzare in sua memoria numerosi templi in vari luoghi dell’ Impero e destinò al suo culto numerosi sacerdoti .Il Tempio di Napoli era uno dei piu belli per magnificenza . Il culto e la divinità di Antinoo si estinse poi in seguito alla morte  di Adriano .

 

L’intera regione Nilense era anche il luogo  che ogni anno vedeva tenersi la  festa alla sirena Partenope che avveniva con grandi   libgioni e sacrifici di buoi che venivano offerti alla dea . La sua memoria veniva ogno anno onorata con delle corse che avvenivano lugo untratto di strada , chiamato ” corso Lampadico “che iniziava dal Ginnaio in zona Forcella ed attraversando la regione Nilense finiva  al sepolcro della dea sul colle di San Giovanni Maggiore .Si trattava delle famose corse lampadifere che altro non erano che pagani giochi funebri e solenni , celebrati di notte , al chiarore di fiaccole ardenti portate da nudi giovanotti .

 

ARISTEI:  era una  delle piu importanti Fratie di Neapolis. Essa  si trovava nei pressi di Castel Capuano . Il suo nome derivava da Ares  ( Marte ), il dio della guerra  , figlio di Zeus e di Era .Secondo altri invece il suo nome derivava da Aristeo , figlio di Apollo e della ninfa Cerere che allevato dal saggio centauro Chirone era diventato esperto nelle arti della medicina .Secondo una più curiosa ipotesi pare che il nome della Fratia possa addirittura derivare da  Aristos (Migliore), che non era altro che il modo con cui si autocelebravano. Il loro fretion sorgeva presso il porto antico.

EUMELIDI: era la principale Fratria della città .  I suoi residenti  veneravano Eumelo o Falero, dio patrio e primo leggendario fondatore della prima città.  Essa aveva sede sulla collina di Sant’Aniello a Caponapoli (oggi Via Sapienza) ed aveva il suo fretion  nell’attuale Largo Donnaregina.  La collina , un tempo il luogo più alto della città , secondo  la maggior parte dei studiosi è il luogo dove pare  sia nata  e poi sviluppata intorno ad essa  Neapolis. In questo colle ,  essi concordano che , accanto all’agoreuterio della fratria, sorgeva il  sepolcro di Parthenope, che originariamente era collocato sull’isolotto di Megaride (Castel dell’Ovo). Intorno a questo sepolcro, si correva la “nuova” Lampadoforia; quella ripristinata, cioè nel 430 a. C. col il rinnovato culto della Sirena.

CINEIKUMEI: ( o Eubei ) : come dice il nome essa era una Fratia formata dai discendenti dei coloni provenienti da Eubea che avevano inizialmente fondato Cuma e che piu’ tardi fondarono  un  nucleo urbano  nell’area a valle di Pizzofalcone, sulle sponde del fiume Sebeto che chiamarono Parthenope . Questi primi  abitanti della città avevano elevato il suo fretion tra l’attuale Piazza San Domenico Maggiore e Via Mezzocannone, dove sorgeva il tempio di Vesta.  La loro Fratia si estendeva nella zona del Decumano inferiore , fini a di  fronte l’attuale  chiesa dei Santi Filippo e Giacomo . In questa area di trovava anche un  un antico antico Tempio dedicato a Dionisio e Vulcano. Nella chiesa di Santa Maria Rotonda , che un tempo sorgeva sopra questo Tempio , venne infatti tempo fa , ritrovato un cippo marmoreo , attualmente depositato presso il nostro Museo Aercheologico, dove in bassorilievo sco scolpite le immagini di Dionisio ed alcune iscrizioni probabilmente riferite ad Anubi , la  divinità egiziana dalla testa di cane . Questo reperto ha posto la discussione tra gli storici , che probabilmente la Fratia , non sarebbe stata composta da Cumani , ma piuttosto da Egiziani residenti nella regione Nilense.

Gli AGARREI: di questa fratria si conosce poco o nulla.  Secondo alcuni il nome  sarebbe derivato dalla zona particolarmente   acquosa  , che caratterizzava il luogo.  il nome derivava secondo loro  dal rumore delle acque del fiume Sebeto che scorreva in prossimità delle attuali rampe di San Marcellino, ai confini della città antica. L’ipotesi invece  più accreditata sostiene che il suo  nome potrebbe essere messo in relazione con gli Agarei , un’antica popolazione araba che c aveva la sua sede nel luogo dove oggi si trova la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, presso le rampe di San Marcellino.

Gli JONEI: il nome della fratria consente di risalire ai primi greci, forse Ateniesi, che approdarono nel Golfo. La loro sede, in epoca romana, era situata nella regione dell’attuale Via Sedile di Porto.

Gli EUNOSTIDI: la fratria degli Eunostidi era composta, forse, dai greci Beoti e prende il nome da Eunosto, figlio di Ileo, re della Beozia. La fratria degli Eunosti aveva la sede in una vallata lontano dalla città, posta tra il teatro ed il muro di cinta settentrionale, in prossimità dell’attuale “borgo dei Vergini”.

MOPSOPITI: questa fratria è poco conosciuta. Prende il nome da Mepso, eroe greco che partecipò alla spedizione degli Argonauti. In epoca romana il fretion di questa fratria era presumibilmente collocato nella zona di Chiaia, fra Largo di Castello e Piazza S. Caterina da Siena a Chiaia.

PANCLIDI: questa fratria, in epoca romana, aveva il suo fretion in prossimità dell’attuale Chiesa di San Pietro in Vinculis .  Essa ha  origini oscure ed oggi  conosciuta  solo grazie ad un’iscrizione rinvenuta , a grande profondità , sotto la chiesa di San Pietro in Vinculis  , dove probabilmente aveva la sua sede. Secondo alcuni , i Panclidi , dovevano essere particolarmente dotti e sembra che fossero abili preparatori di unguenti nonchè come ricorda una lapide anche  raffinati profumieri.

Prima di parlarli dell’importante Fratia Ercolanense o Forcillense  dobbiamo ricordarvi la Fratia dei  THEODATI  che probabimlmente doveva trovarsi nei pressi  dove ora si trova la chiesa di Santa Maria Donna Regina . In questo luogo è stata infatti scoperta una iscrizione di epoca imperiale romana  che parla di un Tempio dedicato agli dei Augusti Vespasiano e Tito sorto in una fratia in origine dedicata ad Apollo, dio della musica, dei canti e della poesia , nato da Zues e Latona , nonchè fratello di Artemide , dea della luna e della caccia .

L’antica Fratia  Ercolanese o Forcillense si trovava tra l’attuale San Lorenzo e Forcella . Era questa una Fratia  dove un tempo nell’attuale via Sapienza era presente un ‘imponente Porta Romana , (distrutta solo in epoca medievale ) ed ancora tanti secoli prima addirittura un magnifico Ginnasio ,ed  un ippodromo , nonchè  il famoso Tempio dedicato al semidio  Ercole ,  numerose terme ( per cui fu detta anche termense ) , uno stadio e persino un anfiteatro presente nella zona tra Porta Capuana e Porta Forcella ( nei pressi della  vecchia e diruta chiesa di San Nicola dei Caserti , anticamente chiamata ” ad Amphitheatrum “.

In questo Anfiteatro  si svolgevano sul modello dei giochi olimpici della Grecia , formidali gare fra atleti provenienti da ogni dove , molti dei quali  formatisi nelle stesso ginnasio napoletano. Un  Ginnasio di Forcella  che formò secondo antiche scritture , una generazione di atleti particolarmente venerati dai greci e dai romani per il loro valore ma anche per la loro prestanza fisica . Essi infatti non solo imparavano a maneggiare con destrezza l’arco , la lancia e lo scudo ma rappresentavano per la loro avvenenza fisica il modello dell’eroe classico : fisico scolpito e coraggio da vendere . Il più valoroso di tutti , bello come un dio dell’olimpo , molto amato dai cittadini e dallo stesso imperatore romano che spesso assisteva alle sue gare , si chiamava Melancoma. Egli divenne molto famoso all’epoca  divenendo  nel tempo  per i romani , una vera e propria leggenda .Questo atleta diede infatti molta fama al ginnasio di Forcella e molti accorrevano per assistere alle  gare di lotta  dell’atleta più bello e forte di tutti.  Alla sua morte a recitare l’orazione funebre si scomodò addirittura il grande oratore Dione CrisostomoIl  superbo Ginnasio destinato all’uso dell’arte ginnastica ,si trovava ,nel bel mezzo di numerose terme che caratterizzavano  per lunga estensione  l’intera zona. L’intera insula era infatti un lungo susseguirsi di bagni termali dove si riversavano gente di tutte le estrazioni sociali che venivano a rilassarsi con bagni e massaggi o a fare ginnastica , ma anche a dilettarsi nel canto e nella recitazione  .

Inseparabile dal Ginnasio e dalle Terme come sempre avveniva nel tempo greco-romano , nellle immediate vicinanze si trovava anche un magnifico Tempio dedicato ad  Ercole , poi crollato  in seguito ad un terribile terremoto  . Esso venne prontamente riedificato per la sua  importante monumentalità su volere dell’allora Imperatore romano Tito che si prodigò molto anche per aiutare la città colpita duramente dal terremoto di probabile origine vulcanica  ( vesuvio ) a cui era poi eguito  un incendio lavico. La città  come ringraziamento all’Imperatore , istituiti in onore di Augusto dei fantastici giochi  denominati anticamente Italikà Romaia Sebastà Isolympia, ossia“Sacri Agoni Simili ai Giochi Olimpici”. Grazie a questi giochi più facilmente denominati ” Sebastá ” , che si svolgevano ogni 5 anni , ( per questo vennero nominanti Isolimpici) , Napoli per almeno  tre secoli, divenne un punto di attrazione per atleti e artisti originari di Roma, dell’Italia meridionale e di tutte le province orientali dell’Impero romano. Sessantuno sono le città note per la loro partecipazione. Duecentotrenta i vincitori registrati, fra cui anche cinque donne che si affermarono in varie specialità della corsa.  

  CURIOSITA’ : Oggi in seguito agli scavi della nuova stazione metropolitana Duomo in Piazza Nicola Amore , sono state trovate numerose vestigia, iscrizioni e templi  a cui gli archelogi  hanno  dato per le iscrizioni ritrovate il nome di: “Complesso monumentale dei Giochi Isolimpici”. Questo dimostra che l’antico Ginnasio era presente nella zona dell’ attuale Corso Umberto  , vicino all’odierna piazza Nicola Amore

Il Tempio di Ercole , era molto  famoso nell’antichità per l’imponenza delle sue strutture, tanto da essere ricordato come il tempio delle quaranta colonne. L’edificio dava il nome a tutta la regione limitrofa denominata “Regione Herculanensis” e sorgeva con precisione su un vicolo dell’attale quartiere  Forcella   e precisamente ,si trova sul luogo della chiesa di Sant’Agrippina a Forcella  lungo  Il vico  anticamente detto Ercolanense e poi dei tarallari . Secondo altri invece il Tempio sorgeva , sempre nella stessa area ma  nei pressi della chiesa di Santa Maria Ercoles ( poi intitolata a Sant’Eligio dei Ferrari ) o di Sant’Agostino .

CURIOSITA’: Nei secoli passati e fino alla seconda metà dell’Ottocento nel cavarsi le fondamenta di nuovi edifici sono stati ritrovati nel quartiere di Forcella , antiche vestigia di  colonne di marmo verde alte 20 palmi per lo più rimaste poi interrate.

Nel terminare la descrizione delle Fratie è importante ricordarvi che ancora oggi come vi abbiamo accennato prima non sappiama esattamente il numero delle fratie  napoletane allora presenti e probabilmnete a quelle sopra descritte vanno aggiunte probabilmente almeno la coseidetta Fratia dei Partenopei di cui però non v’è traccia di documenti o iscrizioni,  la Fratia degli Antinoidi  istituita solo in epoca imperiale intorno al tempio di Antinoo, il preferito dell’Imperatore Adriano, morto giovanissimo e la Fratia degli Oinonei , o Jonei composta da coloni ionici .

La prima , quelle dei Partenopei , che secondo alcuni pare derivasse dai primi abitatori di Partenope aveva  la sua sede sempre secondo gli stessi autori  in prossimità dell’attuale Piazza Vittoria , la seconda invece , quella degli Antinidi  si trovava  presso il colle di San Giovanni Maggiore,mentre la terza , quella degli Oinonei  occupava , una ampia zona presso il Sedile del Porto come attesta una lapide ritrovata nelle fondazioni del Palazzo Muscettola – Luperano , nei pressi del Museo Nazionale , nella quale è scritto che la Fratia degli Oinonei raccomanda agli dei un loro membro di nome Lucio Erennio Aristo .

N.B. : Jone , oltre ad essere il nome di una Nereide , era  anche il  figlio di Xuto ( re del Peloponneso ) e Creusa , da cui derivò il nome della stirpe ionica .Olineo era invece il re di Calidone , che per primo ricevette la vite da Dionisio  e che bandì la famosa caccia al terribile cinghiale inviato nelle sue terre da Artemide , alla quale parteciparono fra gli altri , anche i Dioscuri , Teseo, Giasone e Atalanta.

Le fratie con il tempo lasciarono poi il posto ai seggi o sediliI , che nella loro organizzazione possiamo  considerare gli antenati dei nostri attuali quartieri .  I seggi erano inizialmente solo degli edifici, prima chiamati ” tocchi ” ed infine anche “sedili ” dove si riunivano periodicamente i rappresentanti della nobiltà.

Sulla  facciata, dell’antico monastero della  Basilica di San Lorenzo di fianco al campanile, sono ancora oggi riportati i nomi di 7 antichi seggi, ognuno con il suo simbolo, che furono posti nel 1879  in ricordo delle riunioni che si svolgevano nella sala dell’allora tribunale di San Lorenzo Il MONASTERO che può essere considerato la vera anima storica della Napoli passata : in esso infatti risiedettero periodicamente l ‘ università fondata da Federico II di Svevia nel 1224 ( prima in tutta Italia , poi ospitata altrove )  e stabilmente il  tribunale della città .

Gli stemmi in terracotta raffigurano vari simboli : quello del Foro (FORCELLA porta il  simbolo Y – quello di MONTAGNA porta  un simbolo con tre monti – CAPUANA un simbolo di un cavallo bianco frenato – NILO un simbolo stavolta di cavallo nero sfrenato -PORTO un simbolo che rappresenta  Orione, PORTANOVA   il simbolo è fatto di una porta d’ oro chiusa – DEL POPOLO  il simbolo di una P ).

Nel 1266 questi seggi erano ben 29 mentre nel 1300 erano solo 10 per poi passare più tardi a solo 6 quando quello del Popolo fu soppresso durante il periodo aragonese ( ristabilito poi nel 1495 ).

Ogni sedile era comandato da sei rappresentanti che divennero otto nel rinascimento . Questi si occupavano dei vari problemi che sorgevano nel sedile dai più ordinari come il commercio , i prezzi , le liti , la giustizia ma si occupavano anche della difesa del luogo in tempo di guerra.

Il simbolo che accompagna lo stemma aveva una sua connessione con il luogo di appartenenza .

Il sedile di Porto per esempio aveva sul suo stemma un uomo villoso con un coltello nella mano destra rappresentante  Orione , il grande gigante cacciatore che per sfuggire alla collera di Apollo pensando di rifugiarsi in mare venne poi colpito da una freccia di Diana che lo mutò in una costellazione che ancora oggi prende il suo nome. Molti hanno anche identificato questa figura presente anche sulla facciata di un palazzo di via mezzocannone con quella di Colapesce , un ragazzo che passava molto tempo in mare  e che svelò ai pescatori la presenza di ingenti tesori presenti nelle grotte di Castel dell’Ovo  .Egli un giorno, durante una delle sue nuotate, recuperò galantemente il bracciale di una nobile e bella signora che era scivolato in acqua. Il gesto cavalleresco non fu però gradito ad una sirena (amante dell’eroe) che presa da un insano gesto di gelosia lo fece annegare quando il re , durante  una sua esibizione , per metterlo alla prova gli chiese di riportargli indietro una palla di cannone sparata in mare da una cima di una collina . Sceso in fondo agli abissi non  riemerse più .

Il cavallo invece presente sugli stemmi dei seggi di Capuana e del Nilo  non deve meravigliarci poichè i cavalli napoletani erano tra  i più ricercati in tutta Europa .Il  simbolo invece del seggio  Forcella  lo si deve  a quella “Y” che caratterizza una  biforcazione della sua strada che, ad un certo punto del percorso, interessa la via  per dividerla in due .
La  lettera Y , che invece appare  inserita nello stemma del Sedile di Forcella pare lo si deve  a quella  caratterizza  biforcazione della sua strada ad Y che, ad un certo punto del percorso, interessa la via  per dividerla in due . La lettera  Y   era anche quella sacra alle scuole pitagoriche che risiedevano  in questo luogo nella Napoli greca . Ricordiamoci  che in matematica la Y e’ una incognita e la scuola di Pitagora la considerava un simbolo di augurio e di buona fortuna .
Essa  rappresentava  la ” nascita del tutto ” cioe’ il tronco della vita che si va a dividere, l’albero di Jesse per la religione cristiana da cui tutto ha origine. Simbolo esoterico della scissione tra il mondo visibile ed invisibile , tra il bene ed il male che sempre hanno ossessionato l’intera zona .

La rivoluzione del 1799 decretò la fine dei Sedili . Con l’avvenuta restaurazione del Regno delle due Sicilie re Ferdinando non perdonò infatti l’appoggio che essi diedero alla causa repubblicana. Da allore nacquero così i quartieri napoletani che dopo il Risanamento arrivarono ad essere 29 e sono da allora sempre  più o meno gli stessi come li conosciamo oggi : Chiaia, San Ferdinando , Montecalvario , Avvocata, Stella, San Carlo all’Arena , San Lorenzo , Vicaria, Mercato, Pendino, Porto, San Giuseppe , Posillipo , Agnano , Vomero , Arenella , San Martino , Camaldoli , Capodimonte , Capodichino , Poggioreale , Bagnoli , Fuorigrotta , Ponticelli,  e Barra

La  città  intorno all’Agorà appariva  come abbiamo detto suddivisa in 4 grandi aree o quartieri :  Ercolanense , Nilense , Palatina e Montana .La prima  era quello Ercolanese o Forcillense , che come  vi abbiame detto a proposito delle Fratie si trovava tra l’attuale San Lorenzo e Forcella  era un  quartiere dove si trovava un superbo e magnifico Ginnasio , un ippodromo , numerose terme , un anfiteatro dove si tenevano dei giochi olimpici denominati ” Sebastá ” , nonchè  il famoso Tempio dedicato al semidio  Ercole .

Nel quartiere si trova un vicolo  da dove partivano le gare più famose della Napoli greca che avevano  come protagonista la mitica surena Partenope. In questa zona , in un vicolo anticamente detto Lampadius , corrispondente all’attuale vico della Pace , si svolgeva  infatti la rituale corsa con le fiaccole in onore di Partenope .  Si trattava delle famose corse  lampadiche , in cui i partecipanti dovevano correre di notte tra due ali di folla stringendo nel pugno una fiaccola accesa . Percorrendo i stretti vicoli e le strade  della città , gli atleti dovevano raggiungere il sepolcro innalzato a Partenope che si trovava in un punto ancora non meglio precisato in corrispondenza del porto .  La difficoltà ovviamente consisteva nel non far spegnere la fiaccola , e la palma del vicitore spettava al primo corridore che arrivava al traguardo con la fiaccola ancora accesa.

Nello stesso quartiere  si trovava  anche un antico Mitreo rinvenuto  durante i lavori per la rimozione delle macerie della chiesa di Santa Maria del Carmine ai Mannesi, sventrata e distrutta in seguito ai bombardamenti avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale .

In quell’occasione venne portato alla luce l’antico complesso termale di San Carminiello ai Mannesi che copre un’area di circa 700 mq. ed un luogo di culto ( Mitreo ) dedicato al  il Dio Mitra, una divinità di origine indiana e persiana, venerato dagli antichi persiani il cui culto era una delle religioni più diffuse nell’antichità . Esso  fu importato nell’antica Roma dalle truppe romane impiegate ad oriente, e destinato ai soli uomini , ebbe una grande diffusione a  Roma ( Nerone e Commodo ne erano grandi  devoti) divenendo nel mondo militare il culto di forza dei soldati romani  incoraggiato addirittura dagli stessi  Imperatori).  Il suo culto ad un certo punto fu così diffuso che lo si ritrovava in tutte le classi sociali, passando dagli schiavi, ai commercianti e finanche ai più alti funzionari di governo. Divenne un culto imperiale talmente potente e consolidato che probabilmente se Costantino non avesse scelto di adottare il Cristianesimo, il mondo occidentale potrebbe oggi essere diventato mitriaco.

Mitra sarebbe  secondo il suo culto , nato in una grotta il 25 dicembre e al termine del suo operato con l’aiuto del sole, sarebbe poi assurto in cielo a 33 anni, da dove continuerebbe  a proteggere gli esseri umani.
Vi ricorda niente tutto questo ?

Nei Mitrei durante la funzione rituali o celebrazioni era necessaria la presenza di un curatore intermediario poichè la dottrina prevedeva che la conoscenza del massimo mistero prevedeva il concorso di una presenza ( come lo spirito santo che pervade il sacerdote cristiano al momento della comunione) ed in una stanza specifica del Mitreo si teneva solitamente un banchetto rituale che era a base di vino, acqua e pane secondo uno schema molto simile a quello dell’eucarestia dei primi cristiani.

 

 

 

 

 

 


Il Mitreo di Forcella si trovava  dove ora  si trova la piccola chiesa del 500,  di Santa Maria del Carmine ai Mannesi  che precedentemente inglobava una preesistente chiesa eretta in  periodo Medioevale. Il toponimo della chiesa (ai Mannesi ) derivava dal nome che caratterizzava tutta l’intera zona. Esso era dovuto agli artigiani falegnami che qui vi lavoravano, riparando o costruendo carri ( I falegnami erano detti mennesi dal latino “manuensis”,  cioè che lavoravano con le mani, artigiani).
La chiesetta sorgeva  in Vicolo San Carminiello ai Mannesi, cosi chiamato proprio perché percorrendo quella stradina si arrivava ad una chiesetta in cui tutto era minuto e di dimensioni modeste al punto di ispirare tenerezza.

 

La seconda area o quartiere  era quello di Nilense che si trova tra mezzocannone e l’antico porto rinvenuto recentemente vicino al maschio angioino durante gli scavi per la nuova stazione della metropolitana

La terza area era chiamata Palatina o Campana e si trovava nell’attuale via Duomo . Qui si trovava il tempio dedicato ad Apollo , il dio solare che rappresentava uno dei culti principali dell’ epoca . Essa fu così chiamata dal palazzo, o Basilica Augustale e dal foro , e comprendeva gli odierni quartieri di San Paolo, dell’Arcivescovaso , di San Giuseppe dei Ruffi e dei S.S. Apostoli .

La regione veniva anche denominata campana  per la presenza di una porta che era diretta verso la Campania ed in essa si innalzavano gli importanti Tempi di Apollo , di Mercurio , di Nettuno , e dei  dei Dioscuri oltre che la Basilica Augustale ed  il Foro .

Il Tempio di Mercurio , messaggero degli dei   protettore dei viandanti , dei pastori e dei mercanti ,  si trovava dove adesso sui suoi resti hanno poi eretto la Chiesa de’ S.S. Apostoli ( Mercurio era stranamente anche il protettore di ladri ed imbroglioni , purchè dotati di vivace ingegno )Ermes, figlio di Zeus e della ninfa Maia, ( Mercurio per i romani )  era  grazie ai suoi  suoi calzari alati,velocissimo ed  aveva il potere di entrare nell’Ade a portare i messaggi ed uscirne senza alcuna conseguenza . Egli riceveva da Zeus e dagli altri dèi le missioni più delicate e aveva la libertà di trattarle a modo suo, poiché gli dèi avevano molta fiducia nella furberia e nell’abilità e prudenza con cui portava a termine l’incarico.

Il suo Tempio , non lontano dal Tempio di Apollo ,  sorgeva in via Tribunali , in Piazza Riario Sforza , dal lato del campanile del Vescovado che venne fondato su una parte delle sue rovine . Esso era  sostenuto da  grosse colonne di marmo cipollino ed era dera caratterizzato dalla presenza  dinanzi al pronao , o vestibolo del Tempio , nel luogo oggi detto guglia del Vescovado , dalla presenza di un colossale cavallo di bronzo che si trovava , eretto sopra una grande base .

CURIOSITA’: La superba opera greca  in bronzo si trovava con esattezza  nel luogo dove ora c’è la guglia di San Gennaro, in Piazza Riario Sforza ( un luogo un tempo denominato  appunto ” guglia del vescovado ” ) ,  e si si ergeva imbizzarito posto sopra un alto piedistallo  marmoreo . come sacro al Dio del mare.

Il colossale grande bellissimo cavallo di bronzo ,I era condiderato un vero capolavoro capolavoro di arte bronzea e rappresentava il massimo grado di perfezione in cui era giunta l’arte in quei tempi lontanissimi . Esso come vi abbiama accennato era dedicato a Poseidone , il  Dio del mare, dei cavalli e dei terremoti.(  Scuotitore della terra )  .Esso proveniva dal non lontano  Tempio dedicato al Dio Nettuno ( erano   separati dal solo piccolo vico chiamato Radius ) che  sostenuto da alte e grosse colonne di marmo cipollino senza basi e capitello , occupava con la sua bella facciata parte dell’attuale via tribunali , sorgendo sul  sito dove oggi si trova  il campanile del Vescovado che venne poi fondato sopra una parte delle sue rovine . Dinanzi al pronao , o vestibolo del Tempio , nel luogo dove ora c’è la guglia di San Gennaro, in Piazza Riario Sforza ( un luogo un tempo denominato  appunto ” guglia del vescovado ” ) , si ergeva posto sopra un alto piedistallo  marmoreo , un colossale meraviglioso cavallo imbizzarrito di bronzo .

Intorno a questo meraviglioso , colossale cavallo sacro al Dio del mare.e posto  su di un alto piedistallo  , nacquero numerose credenze popolari . Il popolo convinto che  fosse stato scolpita dal mago Virgilio con una stregoneria  credeva  che tale statua avesse il potere di guarire i cavalli malati. Vi  portava quindi  gli animali malati ornati di ghirlande di fiori e tarallini (simbolo del grano e della fertilità) che, per guarire, dovevano girare tre volte intorno alla statua .
Ovviamente questo rito pagano e le numerose credenze e  superstizioni nate  attorno alla scultura  che nonostante i secoli passati continuava a resistere nel tempo , diede poi a distanza di anni ,  molto fastidio alla chiesa cattolica . Il suo rito , in quanto pagano era molto inviso ed andava eliminato
.Esso è rimasto in quel luogo , fino al Medioevo, periodo in cui nel 1322 il  colossale cavallo spari’ per decisione dell’arcivescovo, il quale mal sopportava tali riti pagani , le credenze e le superstizioni attorno a quella scultura .
La statua poi fu fusa perché tali riti pagani erano invisi alla chiesa. Il corpo, si dice, servì per forgiare le campane del Duomo (  c’è chi racconta che quando suonano, tendendo l’orecchio si sente il nitrito del cavallo di Virgilio ) mentre la testa salvatasi dalle barbarie dei tempi è oggi  esposta nelle sale del Museo Archeologico Nazionale (una copia è nella stazione Museo della Metropolitana di Napoli e un calco di terracotta , si trova nell’ atrio del palazzo di Diomede Carafa, Duca di Maddaloni, ai Decumani .
In realtà però bisogna dire che la famosa testa presente nel palazzo di Diomede Carafa nonè affatto quella del  colossale cavallo sfrenato. Esso  fu  fuso integralmente, ma una certa corrente, nel corso dei secoli, ha condotto una mistificazione dei fatti, narrando che fosse stata risparmiata la testa, e che essa fosse quella presente nel palazzo Carafa in via San Biagio dei Librai . Ma in verità , Del Corsiero del Sole ( il cavallo di bronzo ) non esiste più alcun pezzo e la testa di proprietà di Diomede Carafa è tutt’altra scultura . Essa è  una testa di cavallo realizzata a Firenze da Donatello .
La Testa di cavallo è  infatto solo la  parte di un monumento equestre che Donatello avrebbe iniziato per Alfonso V d’Aragona, re di Napoli dal 1442 al 1458. Il monarca ambiva ad ottenere un monumento equestre a lui dedicato, simile a quello che Donatello stava concludendo a Padova per il Gattamelata, per collocarlo al centro dell’arco superiore dell’immane portale di ingresso a Castel Nuovo a Napoli, una delle opere più imponenti e ambiziose del primo Rinascimento italiano.
Desideroso da tempo di avere Donatello a Napoli per impegnarlo nella realizzazione del portale di Castel Nuovo, iniziato nel 1453, Alfonso commissionò all’ l’artista la costruzione di un cavallo di bronzo che Donatello non riuscì a completare per le troppe commissini in incarico . Alla  sopravvenuta morte di Alfonso ad essere pronta era la sola testa del cavallo ed  il successore sul trono di Napoli, Ferrante I, cetamente non mostrò alcun  interesse  portare avanti i lavori dell’immane portale. I costi erano elevati ed il denaro in quel momento serviva aben altre cose.
Nel 1466 morì anche Donatello e l’opera a quel punto , seppure incompleta , fu inviata a Napoli da Lorenzo de’ Medici nel 1471, proprio nell ’anno in cui fu compiuta la conclusione del portale.
Ferrante d’Aragona, successore di Alfonso, decise di donare la testa , oramai inutilizzabile per l’Arco, a Diomede Carafa, illustre rappresentante della corte aragonese in città.
Quando il palazzo passò dai Carafa al marchese Santangelo, la testa di cavallo del cortile fu trasferita al Museo Nazionale al quale fu donata dai principi di Colubrano che erano sul punto di vendere lo storico Palazzo . Il Santangelo ne fece eseguire una copia in terracotta dipinta, collocandola sul piedistallo originale
Da quel momento la sostituita copia in terracotta ha continuato ad essere per due secoli l’attrazione di quel cortile. Impossibile non affacciarsi almeno una volta a contemplarla.
Il cavallo aveva per i napoletani un grosso significato in termini di orgoglio e liberta’ poiche sessantanove anni prima , in occasione della conquista della città da parte di Corrado IV; questi aveva fatto mettere al cavallo un freno che lo imbrigliava , in segno di dominio sul popolo napoletano.
In tal modo il cavallo divenne simbolo della città di liberta’ e orgoglio .

CURIOSITA’: Il cavallo aveva per i napoletani un grosso significato in termini di orgoglio e liberta’ poiche sessantanove anni prima , in occasione della conquista della città da parte di Corrado IV; questi aveva fatto mettere al cavallo un freno che lo imbrigliava , in segno di dominio sul popolo napoletano. In tal modo il cavallo divenne simbolo della città di liberta’ e orgoglio .

Non poco lontano dove ora si trova il sito dell’Arcivescovado era  invece presente un bellissimo Tempio di ordine corinzio del Dio solare  Apollo , dio della musica, dei canti e della poesia , nel cui interno  si trovava una stupenda  opera greca mostrante il  NUME  (concetto astratto di divinità ) nel suo carro in procinto di percorrere i segni celesti  ( Quest’opera , era considerata all’epoca , la più perfetta nel suo genere e rappresentava il più bel monumento greco del Tempio ) . Il tempio  di quello che un tempo veniva considerato il l Dio protettore della città , era ben distinguibile dagli altri vicini Templi grazie alla sua  bella  facciata di otto bianche colonne corinzie e il frontone, sul quale era  dipinto, con il suo carro del sole, il Dio i.

 

 

I due bellissimi Tempi di Mercurio e di Apollo , sono oggi purtroppo andati distrutti ma in qualche modo ancora sopravvivono . A  beneficiare infatti  del gran numero di colonne del Tempio di  Apollo e di quello contiguo di Nettuno è stata sopratutto la nostra Cattedrale  di Santa Maria Assunta ( Duomo  di San Gennaro ). L’edificio fu infatti fondato sulle rovine e sui materiali ritrovati di questi due tempi che furono  ritrovati nello scavare le sue fondamenta ( furono ritrovati grossi pezzi  di architravi , capitelli e sopratutto un gran numero di colonne ) . Tutti i materiali , sopratutto le colonne furono infatti poi riutilizzati per la costruzione del Duomo.

Esse dopo aver essere state sepolte per secoli sotto terra , ritornarono a svolgere l’antica funzione di sostegno ( stavolta però di un tempio cattolico e non pagano ) di un edicicio sacro. Le tre navate della Cattedrale sono ancora oggi sostenute da quelle altissime colonne di granito orientale e africano che purtroppo hanno perso il loro colore originale poichè qualche stolto ha poi deciso di ricoprirle interamente di stucco ( forse per rendere più luminosa la chiesa ) . Nell’ antichissima Basilica di Santa Restituta , oggi ridotta al ruolo di cappella laterale , possiamo ammirare ben 16 colonne di marmo greco d’ordine corintio atte a sostengono gli archi  che appartengo al distrutto Tempio di Apollo.

L’attuale cappella di Santa Restituta è un vecchio luogo di culto di eta’ paleocristiana e rappresenta  quindi il luogo piu’ antico della cattedrale . Essa , inglobata nell’attuale Cattedrale riveste un particolare interesse storico, quale esempio di architettura paleocristiana : l’antica basilica voluta dall’imperatore Costantino  fu rimaneggiata con stucchi e affreschi nel Seicento a seguito di un terremoto. Oggi  si presenta con tre navate divise da colonne, ed ospita alcune  opere di Luca Giordano e diverse sculture trecentesche. A destra dell’abside c’è l’accesso al Battistero di San Giovanni in Fonte, considerato il più antico d’occidente.

A far parte dell’area chiama” Palatina ” vi era anche a Neapolis ,  un Tempio di ordine corinzio dedicato ai  Dioscuri , due eroi nati da un uovo considerato nella mitologia greca classica come un simbolo ” cosmico “. Due eroici miti greci costretti , pur di stare  insieme a vivere e a morire ciascuno di loro a giorni alterni .

Il Tempio  fu  fatto erigere da Tiberio Giulio Tarso in onore di Castore e Polluce e  fu  poi perfezionato e  consacrato da Pelagone ,un  liberto e procuratore di Augusto .Esso  sorgeva nella Piazza Augustale , ossia nell’odierna Piazza San Gaetano , in quel luogo  cioè dell’antica città greco-romana Neapoli in cui il  vecchio decumano maggiore si allargava a formare l’ agora’ , il foro del tempo romano, centro della vita cittadina politica , religiosa e commerciale di quei tempi .

Il Tempio  con la sua superba mole ,era considerato in quei tempi uno dei più sontuosi edifici della Napoli antica  innalzandosi  in zona maestoso ed elegante . La sua alta facciata era composta da  sei colonne di fronte e due sui lati che sostenevano un grosso architrave ed un maestoso cornicione con fregio in cui erano scolpite varie iscrizioni in greco , che sorreggevano un frontespizio trilaterale nel cui timpano si trovavano le effigie di Apollo col tripode , Mercurio col caduceo , il Sebeto in figura umana che versava acqua , Cerere ( Demetra ) coronata di spighe e di papaveri con la  cornucopia in mano ( forse per far notare l’abbondanza ) ed infine vari animali tipici della Campania . Del genere chiamato anfiprostilo esastilo era sostenuto da alte colonne accanalate ,coronate da leggiadricapitelli corinzi , conteneva nella sua pianta ,una vasta scalinata ,un vestibolo ,una cella e un doppio portico , ad esso si accedeva da una vasta scala che portava ad un doppio portico.

Castore e Polluce,  detti anche Dioscuri erano  ufficialmente due gemelli figli di Leda e del re spartano Tindaro , ma  si narra  secondo pettegolezzi dei miti greci che Leda, la loro madre, li avesse concepiti separatamente, unendosi nella stessa notte prima con Zeus e poi con suo marito : dall’unione con il dio sarebbe nato Polluce, dotato di natura immortale; da quella con Tindaro il mortale Castore . Il tutto era avvenuto perchè ( Zeus da buon seduttore e dongiovanni  si era trasformato in cigno per possedere Leda   : una bella rappresentazione di questo congiungimento carnale è presente nel sensuale affresco presente nella camera da letto della famosa Domus di Leda ed il cigno , una antica abitazione  rinvenuta, nella meravigliosa Pompei ,  lungo via del Vesuvio .  Una scena  ‘ad alto tasso di sensualità’  che vuole ricordare come dal doppio amplesso, prima con Giove e poi con Tindaro, nasceranno, fuoriuscendo da due diverso ovociti ,  i gemelli Castore e Polluce , cioè i Dioscuri.

 

 

Leda ritratta in un amplesso con Giove trasformato in cigno nella Domus intitolata 'Leda e il cigno'

 

I due gemelli erano inseparabili e sempre uniti nel compiere le loro imprese.: Castore era un grande domatore di cavalli, Polluce era invece un grande pugile  ed entrambi nelle loro discipline risultarano essere i vincitori nelle prime Olimpiadi  greche.

 

L’ antico Tempio dei Dioscuri è rimasto  intatto fino al terremoto del 1688  quando crollò del tutto  lasciando intatte  solo due  colonne del tempio pagano e i dorsi dei Dioscuri. Nell’odierna facciata della Basilica , le 2 colonne  scanalate di stile corinzio che oggi vediamo sono infatti  le sole  rimaste delle 8 che  precedentemente sorreggevano il tempio . Pensate che bello doveva essere l’intero colonnato con il timpano sovrastante prima del terribile terremoto . Questo purtroppo oltre a danneggiare seriamente la chiesa  fece crollare le 6 colonne di marmo i cui resti comunque  furono reimpiegati da Domenico Antonio Vaccaro e Francesco Solimena per la decorazione del pavimento e per le paraste della navata centrale dell’attuale  Basilica di San Paolo Maggiore.

Al posto delle statue di Castore e Polluce spiccano oggi le grandi sculture di Pietro e Paolo , propulsori del Cristianesimo nel mondo rappresentando così un altro fantastico luogo in città , sede dei grandi  contrasti   dove l’antico culto pagano , dialoga con la religione di Cristo in una elaborata strana teoria di opposti che coincidono nello stesso luogo .

 

 

La Basilica di San Paolo Maggiore fu eretta per celebrare la vittoria sui saraceni , avvenuta nel giorno di S. Paolo . Da Tempio pagano divenne inizialmente Basilica paleocristiana, finche’ nel 1538 fu affidata ai Padri Teatini , ordine fondato da San Gaetano Thiene. (da cui prende appunto il nome la piazza ) . Alle 2 estremità dell’ attuale facciata sotto le statue di San Pietro e di San Paolo , si vedono i dorsi dei Dioscuri che furono trovati , a loro tempo , tra le rovine del tempio pagano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Basilica , risalente alla fine dell’ottavo secolo , si eleva , in posizione scenografica, alla sommità di una seicentesca scalinata a doppia rampa che domina  l’intera piazza San Gaetano , dove forse più che in ogni altro luogo della nostra città si respira il passato di una volta . Tra antiche rovine e storici edifici si raccoglie ogni giorno come anticamente accadeva una enorme folla di persone che con il suo vociare si aggira tra caratteristici  locali  caratterizzati da vecchi sapori .

CURIOSITA’ : Per lungo tempo la piazza dove sorgeva il Tempio dedicato ai due gemelli ,  ebbe il nome di Piazza Augustale o di Mercato vecchio , poiche’ sotto il porticato della piazza vi si trovavano botteghe di commercianti e cittadini provenienti da ogni parte in preda a frenetiche contrattazioni . Il luogo era il vero cuore della vecchia Neapolis , animato e frequentato da greci, romani ,siriani , alessandrini ,egiziani tutti misti tra loro con l’ unico intento di realizzare un buon affare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La quarta ed ultima area di Neapolis era quella cosidetta ” Montana “ o Montagna in quanto comprendeva la parte più elevata della città corrispondente alla zona di Sant’ Aniello a Caponapoli dove sorgeva un santuario dedicato alla dea Madre ed un Tempio dedicato alla dea Fortuna . Questo luogo era il punto più alto della città ( molto più alto di oggi ) che si è poi abbassato nel tempo colpa terremoti e alluvioni e secondo molti era il luogo dove esisteva il sepolcro di Partenope . In questa regione oltre al Teatro e all’Odeon , si ritrovava anche il Tempio di Diana che si ergeva sul luogo della chiesa di Santa Maria Maggiore , accanto al campanile della pietra santa ed il piccolo santuario dedicato al dio Pan dove al suo posto poi il poeta letterato umanista Pontano ( segretario di Alfonso d’ Aragona ) fece al suo posto poi  erigere la sua cappella di famiglia ( un vero gioiello di architettura di epoca rinascimentale ).

Quest’area  conteneva il monumento più grande e magnifico che possedeva una volta Napoli .Esso era lungo oltre cento metri e poteva contenere a sedere molte migliaia di spettatori ( circa 6000). Si trattava dell’antico Teatro Romano che dopo lunghe ed accurate ricerche si è accertato che occupava quasi tutto il sito delle Anticaglie .
Il maestoso edificio   , era ordinato da due contigue figure geometriche , cioè da un semicerchiolegato ad un paralleligramma rettangolo : la parte semicircolare , destinata per l’uso degli spettatori , era disposta in gradazioni , in vomitori , in corridoi ed in logge : la parte  a parallelogramma invece serviva all’azione ede era divisa in iscenia e proscenio , in orchestra ed in pulpito .

Oggi , dopo lunghe accurate ricerche , sappiamo con certezza che la parte semicircolare del teatro cominciava dall’odierna chiesa di San Paolo Maggiore , perorreva con un  lugo giro tutto il sito dell’ Anticaglia , per poi giungere  fino  alla strada di Somma Piazza ( oggi via Pisanelli ) , mentre la parte a parallelogramma occupava invece tutto il sito dell’attuale convento di San Paolo Maggiore .

Nel teatro si rappresentavano drammi satirici , tragedie e commedie Particolare successo ebbe nel teatro di Napoli una commedia scritta dall’ Imperatore Claudio che fu anche premiata: cosi’ come ebbero fama di grandi artisti i mimi , i danzatori e gli istrioni napoletani , tanto da essere chiamati dagli imperatori i a Roma per esibirsi .
Accanto al teatro scoperto , era situato l’ Odeon , il teatro coperto , di dimensioni piu’ridotte dove si svolgevano la maggior parte dei spettacoli per evitare la dispersione di voci e suoni .

N.B.Il teatro fu realizzato in opus mixtum di reticulatum e latericium, tra la fine del I e gli inizi II secolo d.C. , periodo in cui venne completamente ricostruito, forse dopo il terremoto del 62 o l’eruzione del 79 d.C.

Per farvi avere un’idea di quanto era grande e vasto questo Teatro basta sapere  che la parte scenica era capace di contenere migliaia di cori ed un alto  considerevole numero di mimi e che proprio per la sua enome mole fu scelto secondo Svetonio  dall’Imperatore Nerone per esibirsi pubblicamente nel canto circondato da una quantità prodigiosa di giovanetti scelti dall’ordine equestre , e da circa cinquemila persone della plebe che disposti in gruppo accompagnavano e applaudivano i suoi ” ululati ” .

Nerone , appassionato di canto, era convinto di avere una bellissima voce e una tecnica di canto di fine bellezza e da tempo aveva oramai deciso di voler esibirsi pubblicamente .
L’ imperatore reputava perà  il popolo romano inadeguato per poter apprezzare le sue doti ( in realta’ non voleva esporsi troppo in Roma convinto che i giudizi nei suoi confronti sarebbero stati troppo severi ) e così prima di  partire per la Grecia dove si doveva esibire nei giochi Olimpici di Atene , decise di  esibirsi davanti a un pubblico più raffinato come quello di Napoli che  di antica dominazione greca era certamente dotato  di  una maggiore sensibilità ed  in grado  di apprezzare quindi al meglio le sue eccezionali doti canore.
Non fidandosi completamente decise comunque di assoldare una folla  di persone  che vennero  appositamente pagate per osannarlo e applaudirlo ( una vera e propria claque). La sera dell’ esibizione il teatro era gremito in ogni ordine di posto e quando l’ imperatore giunse con la sua lettiga , un coro di cento vergini e di altrettanti maschietti intonò uno dei canti da lui composto scatenando un vero delirio.

Tornando dalla Grecia come vincitore dei giochi olimpici , entrato  in citta’ dove fu accolto molto festosamente da tutta la popolazione decise per festeggiare di  esibirsi di nuovo a teatro dove ebbe come sempre grande successo , inaugurando cosi’ la prima di una lunga serie di rappresentazioni.
Egli a Napoli porto’ in scena grandi spettacoli musicali con grande successo , mobilitando grandi folle da tutta la Campania  ( Baia, Pompei , Stabia , Nuceria ) e allestendo rappresentazioni particolarmente ricche , fastose e di grande effetto scenografico , con la partecipazioni di un pubblico di giovanetti finemente adornato ( giovinetti romani che portava sempre con se’ ) e di un folto gruppo di Alessandrini del Seggio del Nilo , che rispondevano con dei cori e degli applausi caratteristici , muniti di strumenti rudimentali ( bombi , embrici, e cocci )
Nessun spettatore poteva lasciare il teatro prima della fine dello spettacoli per cui erano costretti ad assistere alla performance dell” imperatore che talvolta sul palcoscenico instancabile,nei momenti di pausa mangiava pubblicamente dinanzi alla folla costretta ad osservare.
Fu tale la vanita’ dell’ imperatore che volle addirittura esibirsi nel teatro scoperto , inadatto per la sua grandezza ; egli nonostante le difficolta’ riscosse comunque un grande successo grazie anche ad un pubblico accondiscendente ( quando si esibì Nerone quasi tutti erano schiavi portati da Roma a Napoli per applaudirgli…) che volle accoglierlo al suo ritorno a Napoli con gli onori dedicati soltanto agli eroi dei giochi sacri di antica grava memoria.
Durante una sua manifestazione canora, la città fu attraversata da una scossa di terremoto. Nerone per calmare il pubblico affermò che gli dèi, affascinati da cotale bravura, gli applaudivano estasiati ….

 

CURIOSITA’; Il teatro che doveva avere una facciata semicircolare , è rimasto visibile sino alla fine del 1500 dopodiché, durante la dominazione spagnola del 1600, fu istituita una legge che permetteva l’edificazione in qualsiasi punto della città. Il motivo fu semplice: troppi abitanti. Napoli contava all’epoca 250.000 cittadini, ed era tra le città più popolose d’Europa (era seconda soltanto a Parigi). Da quel momento incominciano a sorgere centinaia di abitazioni private in un’ edificazione selvaggia che sfruttavano qualsiasi tipo di spazio a disposizione senza nessun rispetto per siti storici poiche’ non vi era nessun piano regolatore che imponeva divieti e obblighi di costruzione . Cosi’ si ammassarono abitazioni moderne su luoghi e case antiche in un totale disordine architettonico.

 

Per accedere oggi all’antico Teatro bisogna oggi farlo da un insolito accesso . Bisogna infatti recarsi presso un ” vascio ” ,  cioè un ‘abitazione, al piano terra , che si trova in vico Cinquesanti ,nel nostro centro storico.

Essa entrando , si presenta come una normale abitazione antica: macchina per cucire, cucina, quadri alle pareti, qualche mobiletto e un letto.


Al letto è legata una corda, e la corda, una volta tirata, sposta il letto che rivela una botola. La griglia metallica separa il vascio da una scalinata sotterranea: discendendo è possibile giungere ai resti dell’ antico teatro romano.
Per il vecchio proprietario del vascio, non era possibile accedervi direttamente, data la presenza di un blocco di terreno a sbarrargli il passo. Ma egli si accontentava di scendere le scale per tenere al fresco del tufo le sue scorte di vino.
Una volta aperta la botola, la “cantina” era in realtà il corridoio di sottoscena: una sorta di “spogliatoio” dove gli attori (rigorosamente tutti maschi) correvano all’impazzata per raggiungere il palcoscenico, nel mentre si cambiavano continuamente.

 

Dall’ingresso si viene guidati nei “vomitoria”, i corridoi per raggiungere la cavea, e negli ambulacri esterni, su per le scale usate per arrivare fino alla “media cavea”, i posti centrali.
Si attraversano locali interni a edifici cresciuti intersecandosi con la muratura antica. Locali che hanno cambiato destinazione d’uso nei secoli: cisterne, riconoscibili per un intonaco speciale, stanze di appartamenti, a volte ottenute con soppalchi in legno che si vedono ancora.
Subito all’ingresso , prima che il Comune l’acquisisse per permettere gli scavi, i locali ospitavano una fabbrica di camicie: sotto il basolato è stato trovato il massetto romano. Di volta in volta lo spazio occupato dal teatro è stato ostruito o dedicato a funzioni diverse, come per esempio al seppellimento: infatti al VII secolo d. C., risale una piccola necropoli con sepolture multiple, dove sono stati trovati anche dei corredi funebri interessanti. Come spesso accade per gli scavi archeologici, è stata trovata una grande quantità di vasellame che sarà ospitata in un’area museale di prossimo allestimento.

 

Proseguendo verso il cuore dei resti, si trova un’arcata corrispondente all’ingresso del teatro. Fino a pochi anni fa, però, lo spiazzo veniva utilizzato come garage per motorini.
Uscendo dall’ex garage, si giunge al centro di un cortile tutt’ora abitato dove sempre all’interno del teatro stesso possiamo notare un grosso blocco di cemento in alto, incassato tra i mattoni d’epoca romana. Nient’altro che il bagno di una casa abitata, con tanto di finestrella che spunta nel lato del teatro.
Lo stupore iniziale nel vedere queste cose , lascia poi spazio al fantastico scenario di strutture murarie di epoca romana tra quelle moderne , creando una bellissima scenografia in cui domina la visione dell’antico attraverso le opere dei secoli successivi che ha finito per incastonare il vecchio teatro tra moderni edifici .

 

 

 

 

 

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