POSILLIPO

POSILLIPO

Il quartiere e’ tra i piu’ belli e panoramici di Napoli e si snoda lungo l’omonima via fatta realizzare da Gioacchino Murat dal 1812 al 1823 , dalla quale si dipartono numerose stradine che scendono verso il mare e salgono sulla collina .
Splendide ville , eleganti palazzi , e alcune chiese caratterizzano questa zona collinare e panoramica della citta’ particolarmente amata e frequentata sin da tempi antichissimi da illustri personaggi proprio in ragione del suo nome , strettamente legato alle sue bellezze naturali ( il nome deriva dal greco < Pausillipon > letteralmente inteso come < pausa al dolore > o luogo dove cessano gli affanni).
Fu meta di esponenti di spicco dell’alta aristocrazia romana , uomini di affari e politici desiderosi di delizie come Mario Silla , Crasso , Pompeo, Cesare , Bruto , Lucullo , Cicerone e tanti altri .
Essi fecero tutti a gara per conquistare un angolo del paradiso terrestre compreso tra la costa flegrea e la spiaggia di Chiaia , celebrata da Virgilio .
La fama di Posillipo ebbe origine gia’ all’epoca di Publio Vedio  Pollione come sede per la sua grande e lussuosa villa , poi lasciata in eredita’ ad Augusto. Secondo alcuni la zona si chiamava Pausillypon proprio dal nome della villa del I secolo a.c. del patrizio Publio Vedio Pollione , uno degli uomini piu’ ricchi della tarda repubblica romana , appartenente ad una facoltosa famiglia di Benevento ; egli fu tanto potente al punto di ottenere il governo dell’Asia, ma venne bollato da Cicerone come uno dei piu’ libertini ed iniqui uomini dei suoi tempi.
A Posillipo egli aveva una villa tanto grande che Ovidio la paragono ‘ ad una citta’, mentre Plunio Seneca e Svetonio la descrissero particolarmente lussuosa , con piscine e vasche dove venivano allevate murene che si cibavano di schiavi infedeli e ribelli .
Leggenda e storia vogliono che a questa crudele sorte venne condannato un cameriere colpevole di aver rotto un prezioso calice durante un banchetto in onore di Augusto.
E fu proprio lui,dopo aver cercato di intercedere affinché la pena fosse evitata e di fronte al secco rifiuto di Vedio Pollione , ad imporre la volonta’, non solo graziando il giovane , ma anche punendo il severo padrone di casa ordinando la rottura di tutto il vasellame custodito nella villa .  L ‘ episodio tuttavia non altero’ la devozione nei confronti dell’Imperatore , tanto che egli morendo lo lascio’ erede della sua villa.
Con Augusto la gia’ splendida villa del ricco ma crudele Pollione prese il nome di Pausilypum , cioe’ lo stesso nome dato dai greci all’intera collina .
Il primitivo nucleo fu quindi ampliato ancora di più ed adeguato alle nuove esigenze di residenza augustea , dando vita ad un complesso di varie strutture di  Otium , distribuite scenograficamente dalla collina fino al mare .
Sul mare  su alcuni isolotti di tufo , c’erano pregevoli costruzioni e sul piu’ grande dei tre , chiamato Gaiola , sorgeva probabilmente un piccolo tempio dedicato a Venere , dove i naviganti venivano a raccomandarsi prima di iniziare i loro viaggi , tanto che questo scoglio era chiamato Euplea , appunto uno dei nomi della Dea .
L’isolotto  , secondo molti , appare dominato o infestato da una maledizione o jettatura ,e i napoletani gia’ di per se ‘ un tantino superstiziosi temano questo posto che considerano quanto meno un luogo di sfortuna  ; a tal proposito sembra che una teoria pagana avrebbe individuato proprio nella fine del paganesimo la causa della maledizione che aleggia intorno al luogo , in quanto la dea Euplea sarebbe adirata con i profanatori del luogo sacro.
Secondo altri il luogo e’ vittima di un maleficio di Virgilio ,infatti poco lontano da qui altri ruderi romani che sono volgarmente chiamati ‘ a casa del mago ‘ avvalorano l ‘ipotesi che qui il grande poeta dai poteri magici avesse avuto dimora ed una scuola . La tradizione popolare colloca infatti la scuola di Virgilio proprio nei pressi della Gaiola ( dal latino Caveola , piccola grotta ) , un rudere affondato oggi nel mare .
Con la decadenza dell’impero le antiche e lussuose costruzioni di epoca romana vennero abbandonate e finirono per essere ricoperte dalla vegetazione o per crollare in mare a causa dei fenomeni di bradisismo.
Nel 1840 con il lavori  di costruzione per la nuova strada venne scoperto per puro caso il varco di una crypta o grotta , occultato e ostruito da un’enorme quantita’ di terriccio trascinato dalle acque piovane nel corso dei secoli .
Il re Ferdinando II di Borbone incuriosito ne ordino’ l’immediata apertura e da una prima scritta apparsa dai primi colpi di piccone si apprese che la grotta era gia’ stata restaurata ai tempi del re Ferrante d’Aragona da un certo Onorio nel 1488.
In seguito si scopri che si trattava dell’imboccatura orientale della cosiddetta ” Grotta di Seiano “aperta dall’architetto Lucio Cocceio Aucto nel primo secolo a.C.
La galleria romana monumentale della grotta di Seiano (da cui di accede nei pressi dell’ultimo tornante di Coroglio ) segna l’ingresso della villa Pausillypon del Patrizio romano Publio Vedio Pollione , esempio sublime di villa patrizia marittima di eta’ imperiale con un teatro mozzafiato a picco sul mare  (affaccia  sulla baia di trentaremi ) . Da questo luogo affiacciandosi sul bel panorama possiamo ammirare sullo sfondo l’isolotto di Nisida e alzando lo sguardo alla sommita’ di questo promontorio ammirirare il bel Parco Virgiliano .
L’operazione porto’ così alla luce dopo anni di oblio e di abbandono il magnifico teatro all’aperto , un Odeon , un tempietto e verso il mare  gli avanzi di uno stadio , di un acquedotto , di una piscina e qualche rudere della cosiddetta Scuola di Virgilio dove secondo leggende medievali  il  poeta -mago  insegnava arti magiche, creando pozioni ed eseguendo riti magici; proprio queste pozioni finirono per inquinare lo specchio d’acqua intorno alla Gaiola finendo per gettare secondo antichi detti  un potente maleficio su tutti coloro che vi si trattenevano per molto tempo.
Gli storici identificano il grandioso complesso come la sola parte rappresentativa della stupenda villa  del ricco e crudele  Vedio Pollione la cui spietata fama tramandata nel tempo contribuì molto a rafforzare i miti negativi sulla costa tra Trentaremi e Marechiaro.
L’isola della Gaiola infatti  è un posto magico e di una bellezza eccezionale, ma anche un luogo un po’ sinistro,  e famoso oltre per la sua bellezza, per la nota  maledizione che le aleggia intorno.
Sull’isola della Gaiola si trova una villa abbandonata ( chiamata Villa Paratore) e di notte, quando il mare è in tempesta e la salsedine accompagna il fragore del mare ,l’isolotto e la villa hanno un aspetto che rende alquanto inquieti .
La leggenda della maledizione della Gaiola nasce quando il primo proprietario e costruttore della villa, Luigi de Negri, mandò in rovina la sua Società della Pescicoltura del Regno d’Italia nel Mar di Posillipo, che aveva sede proprio alla Gaiola.
Nel 1911 il Capitano di Vascello marchese Gaspare Albenga, per far ammirare la costa alla marchesa Boccardi Doria, fece incagliare l’incrociatore corazzato San Giorgio sulla secca della Cavallara, proprio in prossimità della Gaiola.
In breve tempo l’isola venne comunemente riconosciuta come jellata, e gli eventi che seguirono alimentarono ulteriormente questa leggenda.
Nel 1926 la villa era collegata alla terraferma da una rudimentale teleferica. In una notte di tempesta il cavo si spezzò mentre una signora tedesca, Elena Von Parish, stava rientrando sull’isola. La donna venne rapita dal mare e sparì. Hans Praun e Otto Grumbach, che ospitavano la donna alla Gaiola, furono talmente scossi dalla vicenda che si suicidarono: uno subito, e l’altro qualche tempo dopo aver fatto ritorno in Germania.
Una barca di scugnizzi marinaretti del collegio Ascarelli-Tropeano fu travolta nel 1931 dalle onde sullo stesso scoglio della Cavallara.
Maurice Sandoz, titolare della nota casa farmaceutica, abitò sull’isola negli anni 1950, ma finì in una clinica psichiatrica dove si suicidò convinto di essere finito in bancarotta.
Il barone tedesco Paul Karl Langheim negli anni a cavallo del 1960 fece brillare di vitalità quell’angolo di Posillipo, organizzando feste ed incontri mondani. Un periodo tanto splendente da mandarlo rapidamente sul lastrico.
Fu allora che Giovanni Agnelli acquistò la villa (Agnelli è famoso anche per aver subito numerosi lutti in famiglia) che la tenne pochi anni e la rivendette a Paul Getty, magnate del petrolio, nel 1968. A lui tutto filò liscio fino al 1973, quando la ‘ndrangheta rapì il figlio. Dopo l’amputazione di un orecchio del ragazzo, la famiglia Getty pagò un riscatto di 17 milioni di dollari.
Nel 1978 l’isola passò a Gianpasquale Grappone, detto Ninì, creatore del Loyd Centauro. Finì in galera travolto dai debiti, ed il giorno in cui la villa fu messa all’asta, la moglie Pasqualina Ortomeno morì in un incidente stradale.
La proprietà sull’isola infine andò nelle mani della Regione Campania, che la affittò a varie associazioni. Nessuna di queste però mantenne la promessa di restaurare l’edificio, e la cattiva fama della villa non fu mai cancellata.
Nel 1960 venne ritrovata nella villa un affresco quadrato che mostrava una grande testa con un viso terrificante, di più di un metro di larghezza, forse raffigurante una gorgoneion .Convinti che portasse sfortuna lo si fece nascondere dietro una parete ma Augusto Segre ( nipote del senatore Paratore , proprietario della villa ) riuscì in tempo a fotografarlo prima dell’occultamento.
Si tratterebbe di un affresco del II secolo d.C  di cui poco si conosce e di cui nessuno si è mai interessato a saperne di più. I greci usavano raffigurare la Medusa decapitata per proteggersi dai nemici, e forse la storia della villa , il silenzio sulla sua esistenza , il suo spostamento o il suo occultamento ruota proprio in questo strano simbolo ; un affresco romano dal significato duale: porta-jella e protettivo.
Solo a partire dal viceregno, la zona di Posillipo conobbe un rinnovato splendore con la costruzione di nuove ville e palazzi  affermandosi di nuovo  come luogo prediletto della nobilta’napoletana .
Tra le nuove ville e palazzi ricordiamo : il casino del Principe della Roccella – la villa del Duca di Vietri , tanto grande da ospitare i vicere’ con tutta la sua corte – la proprieta’ del Duca di Maddaloni – la proprieta’ degli Spinelli Principi di Tarsia – la proprieta’ dei Gagliardi Pricipi di Ischitella .
Villa Barracco merita una citazione a parte in quanto la tradizione la vuole come dimora di Lady Hamilton ,Emma Lyon ,  consorte dell’ambasciatore d’Inghilterra Sir William Hamilton e amante dell’eroe britannico ( non certo di Napoli dove mostro’ di essere uomo poco onorevole ) delle guerre napoleoniche ammiraglio Nelson .( la bella Emma fu amica e consigliera della regina Carolina )
Emma in realta’e la figlia del marchese Marignoli , proprietario nell’800 dell ‘edificio che per la sua posizione era stato investito  nei secoli precedenti del titolo di ‘ palazzo delle cannonate ‘.
In questo quartiere e’ anche presente la residenza napoletana del Presidente della Repubblica , Villa Rosebery , cosi’ chiamata dal nome dell’ultimo proprietario inglese ( che l’aveva celebrata con l’espressione ‘ ho visto in essa il paradiso ‘) . Fu donata ai Savoia e ribattezzata Maria Pia ( senza grande successo ) . La Villa e ‘ la scena solenne dell’ultimo atto della monarchia sabauda : qui Vittorio Emanuele III firma l’abdicazione e prende la strada dell ‘esilio il 9 maggio del 1946.
La Villa con il suo parco di oltre 66 mila  metri quadrati e’ oggi proprieta’ del demanio dello stato e residenza ufficiale a Napoli del Presidente della Repubblica .
Recentemente mentre si esaminavano i suoi sotterranei e’ stata scoperta da un geologo una vecchia cisterna d’acqua ( con molta probabilita’la piu’ grande presente a Napoli ) realizzata a metà dell’800 dai più grandi ingegneri napoletani per volontà di Luigi di Borbone che la chiamo “Brasiliana“, in onore della moglie che era originaria del paese sudamericano.
La cisterna che si trova a 12 metri sotto terra è collegata ad un pozzo oggi coperto di vegetazione. All’epoca il pozzo serviva per prelevare l’acqua da dare agli animali e per irrigare il grande giardino della villa che proprio nel 1800 venne ampliato fino ad assumere le proporzioni moderne. Per irrigare un giardino di quelle dimensioni ci volevano migliaia di litri d’acqua ed e’ per questo che con tutta probabilità è stata costruita la cisterna.
Nella piccola insenatura di riva fiorita  , alle soglie del piccolo borgo di Giuseppone a mare si puo’ ammirare in tutto il suo fascino la bella Villa Volpicelli  , neogotica con finestre bifore e torri di guardia merlate .
Nell’ultimo tratto , verso capo Posillipo , al termine dei tornanti che oltrepassano la chiesa di Santa Maria del Faro ( del 1200 ) troviamo invece il suggestivo borgo di Marechiaro , un caratteristico villaggio di pescatori convertito al turismo gastroeconomico e balneare . Qui troviamo la famosa  ‘ fenestrella e Marechiaro ‘ resa celebre dai versi di Salvatore Di Giacomo nel 1885.
Gli scogli di Marechiaro ebbero ed hanno tutt’ora grande fama ; il suo nome pare derivi dal latino  mare planum ( dove il mare e’calmo ), divenuto poi in dialetto napoletano mare chiaro e quindi Marechiaro .
Poco distante una nuova deviazione verso il mare collega all’insenatura della Gaiola .
Via mare superati i ruderi della scuola di Virgilio , lo specchio di mare delimitato dagli isolotti della Gaiola , collegati da un malfermo ponticello porta alla caia e alle grotte di trentaremi , un anfiteatro naturale scavato dal mare , dal vento e dall’uomo .
Oggi la zona e’un’area marina protetta ( “l Parco sommerso di Gaiola” ) di  42 ettari di mare che si estende dal Borgo di Marechiaro alla Baia di Trentaremi .
Sui suoi fondali  è possibile osservare i resti di porti, ninfei e peschiere attualmente sommersi a causa del lento sprofondamento della crosta terrestre (bradisismo). Tutti questi sono in gran parte afferenti alla Villa Imperiale di Pausilypon, affiancata dai resti dell’imponente Teatro del I secolo a.C., appartenuti al liberto romano Publio Vedio Pollione e oggi parte del Parco archeologico di Posillipo.
Il Parco sommerso di Gaiola ha anche una notevole importanza biologica per l’insediamento in pochi ettari di mare di numerose comunità biologiche marine tipiche del Mediterraneo.
Posillipo, purtroppo , nel 900 fu vittima un’intensa urbanizzazione con la costruzione di molti palazzi in cemento armato e moderne ville .Precursore della nuova edilizia fu la realizzazione dell’emiciclo di Piazza Sanluigi , realizzato nei primi anni 30 dopo imponenti lavori di scavo del costone tufaceo .
Fra i tanti personaggi illustri che abitarono a Posillipo alla fine del XIX secolo , spicca il grande musicista Richard Wagner il cui soggiorno napoletano e’ legato Villa Doria D ‘Angri ed anche alla celebrita’ che egli dono ‘ ad un giovane posteggiatore napoletano Giuseppe De Francesco detto ‘ lo zingariello ‘
Ma l’edificio che era ed e’ tutt’ora il simbolo del quartiere e’ il celebre bel  «palazzo Donn’Anna», a picco sul mare , la cui storia tra misteri e leggende si intreccia con l’affascinante figura di Anna Carafa che lo abito’ e gli diede il nome.
Il palazzo fu inizialmente di proprieta’ dei principi Carafa di Stigliano e quindi di Anna Carafa ( da qui palazzo donn’Anna ),  moglie di don Ramiro Guzman vicere’ di Napoli . La bella donna volle fortemente per se la piccola reggia sul mare ma accessibile da terra dove si rinchiuse quando il destino la lascio’ unica erede della famiglia sino alla morte .
Fu da sempre luogo di feste e di sollazzi per la gente patrizia specie durante il periodo vicereale quando tutta la nobiltà’ spagnola , accorreva alle magnifiche feste che  Donn’Anna Carafa teneva nella grande sala del palazzo che si ergeva maestoso sul mare.
Il palazzo nel corso del tempo  ha portato ad una sovrapposizione della bella Anna Carafa con la regina Giovanna .
Una sovrapposizione dovuta alla leggenda creatasi intorno al palazzo che ha condotto tra queste stanze la celebre Giovanna.
La regina Giovanna era una persona colta , raffinata  prudente , gentile d’animo e di grande fascino , una donna certamente fuori dal comune e che Boccaccio non esito’ a definire ” gloria non solo delle donne ma anche dei re ).
Senza negare la poca castigatezza amorosa di Giovanna , che del resto e’ provata dai quattro mariti e dai numerosi amanti ,le leggende sulla sregolatezza della regina ,hanno confuso la figura della regina Giovanna con quella della nipote Giovanna , la sorella di re Ladislao , che fu regina con il nome di Giovanna II , della quale sappiamo che fu perfida , crudele , istigatrice di guerre e donna dai facili costumi .
I sotterranei del palazzo sono infestati secondo leggenda del popolo ,dalle urla degli amanti della nobile Anna Carafa , trucidati dopo i rapporti amorosi o quelli degli amanti della bella regina Giovanna ? Sappiamo solo che il misterioso palazzo e’ stato da sempre luogo ideale per illeciti incontri amorosi grazie certamente anche alla posizione e l’architettura stessa dell’edificio con tante segrete sale . Il  poter accedere per acqua e per terra , rendevano agevoli le ingegnose e studiate infedelta’ e galanti tradimenti delle nobili dame . Quindi numerosi furono allora gli scandali , le risse , e i duelli dei prodi amanti e mariti cavalieri .
Un fantasma pare aleggi ancora oggi nell’affascinamte misterioso  palazzo supportato dai suoni  inquietanti  che si odono provocati dall’infrangersi delle onde del mare sugli scogli delle segrete : pare che siano quelli  di Donna Mercede de las Torres , nipote spagnola di Donna Anna Carafa di Medina Coeli , sparita senza lasciare tracce perche colpevole di aver scelto come amante Gaetano di Casapesenna e di aver scatenato cosi’ la gelosia dell’altra vera amante del giovane Casapenna , la bella potente  duchessa  Donn’Anna Carafa , moglie del duca di Medina .
Divenuto luogo di villeggiatura , Posillipo ebbe nel 1839 il suo primo stabilimento balneare creato da alcuni pescatori esortati dal principe Colonna e poi intitolato alla sovrana molto amata dai napoletani . Il bagno Elena nei pressi di palazzo donn’Anna e’ tutt’ora uno dei piu’ antichi lidi della zona .

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