BERNARDO TANUCCI

Bernardo Tanucci  nato in Toscana a Stia in provincia di Arezzo  nel 1698  e morto  a San Giorgio a Cremano in provincia di Napoli nel 1783 ,  fu per lunghi anni l’uomo di fiducia  politico della Casa Reale  borbonica a Napoli ( dal1754 al 1776).

Nato da una famiglia medio borghese toscana , si laureò in legge all’università di Pisa nel 1725 divenendo ben presto presso la stessa università   Professore  titolare della cattedra di diritto .In questa materia era ben considerato in Toscana ed il suo nome venne consigliato  dal granduca Gian Gastone de Medici  a Carlo di Borbone ( come uomo fidato, esperto  e competente)  , quando egli sostò in Toscana dopo aver lasciato il ducato di Parma alla volta della conquista del Regno di Napoli  e Sicilia .

Segui Carlo di Borbone a  Napoli dove divenne  ministro degli Affari Esteri, della Giustizia , delle Poste  , oltre che Consigliere e segretario di Stato  della Real casa. Tra titoli ed onorificenza nei suoi anni di servizio alla casa borbonica ottenne il titolo di  marchese del regno  per decreto regio nel 1752 e quello successivo di  Cavaliere dell’insigne e real ordine  di San Gennaro.

Durante il suo mandato tentò, spesso vanamente , di  apportare nuove riforme nel Regno  . Queste infatti spesso si scontrarono  con un vecchio sistema derivato da quasi due secoli di gestione vicereale in cui era radicalmente attecchito un baronaggio, titolare di ingenti patrimoni e di un esteso potere amministrativo e giurisdizionale fatto di intrighi , amicizie , raccomandazioni e favori, dove  ad avere la meglio era spesso il solo torna conto personale .Comandavano in quel periodo nel modo di pensare e fare il potere economico e giuridico,  una serie di potenti caste fatte di  nobili  aristocratici , corrotti magistrati e avidi  ecclesiastici .

Uomo di grande cultura  e fedeltà contribuì molto , nonostante tutto ,  a rafforzare l’indipendenza del nuovo regno ispirando la politica di riforme voluta da re Carlo specialmente nel settore dei rapporti fra stato e Chiesa  che vennero sancite in un concordato fatto nel  1741 la cui applicazione però andò ben oltre quanto avesse auspicato la Santa Sede. Tanucci si impegnò infatti  molto per affermare lo stato laico sulla chiesa che tentava continuamente di comprimere il potere statale . Egli di fatto lo fece riducendo  notevolmente il numero degli ecclesiastici e la costruzione di nuovi conventi , monasteri ed altri pii edifici ed eliminando una serie ed esagerato numero di strani diritti acquisiti dalla chiesa . Per capire questo basta pensare all’abuso del diritto di asilo che vedeva le chiese piene di delinquenti che venivano sottratti alla giustizie statale e gli abusi del clero che in possesso di immunità commettevano illeciti non punibili . Inoltre gli ecclesiastici godevano del diritto di  esenzione fiscale.

Il re ed il suo ministro si trovarono ad ereditare uno stato in una fase di preoccupante degrado lasciata loro da duecento anni di vicereame spagnolo aggravata ulteriormente dalla breve ma negativa gestione austriaca . Esistevano radicati nel Regno secolari privilegi feudali della nobiltà e del clero ai quali si erano aggiunti quelli dei Togati , cioè di magistrati , avvocati e giudici che sotto i vicerè e gli austriaci avevano amministrato la giustizia , in assenza di codici ,  a modo loro , applicando , interpretando e invocando leggi scritte ( o addirittura non scritte )  in maniera molto confuse .Tutto questo portò a far assumere loro un notevole potere nel regno seguito da un altrettanto  successo economico. Gli aristocratici  godevano infatti del privilegio di non pagare tasse se non quella sulla successione ( sul popolo invece  gravavano tasse di ogni genere ) .

In conseguenza di tutto questo , Tanucci si trovò di fronte ad un sistema fiscale il cui lo stato garantiva le proprie entrate attraverso i soli ricavi provenienti dalla vendita di beni e uffici pubblici  il cui sistema di riscossione era gestito da privati a cui era concesso l’ appalto . Questi erano solitamente gestiti da nobili aristocratici ” raccomandati ” a cui era concesso ” il favore ” ( ogni mondo è paese ) .Gli aristocratici che si erano ” accapparati ” questo servizio , ignorando qualsiasi principio di equità fiscale , tartassavano il popolo con gabelle di ogni  genere , creando in tal modo un regime fiscale in cui paradossalmente pagava di più chi aveva meno.

Tanucci tentò di mettere ordine a questo caos ma cozzando contro un invalicabile muro finì per ottenne solo pochi risultati : il primo fu la tassazione dei beni ecclesiastici , ed il secondo l’istituzione di un catasto detto onciario   con il quale  si introduceva un’imposta reale sulle proprietà fondiarie,  che finì però poi per mantenere le esenzioni per i beni feudali ed ecclesiastici: questa ” piccola ” variante alla norma fu introdotta nel catasto per le forti pressioni di nobili e clero, intaccati nei loro privilegi dal rendiconto introdotto nel provvedimento. In questo modo il  tentato progetto di alleviare il carico fiscale dei ceti umili non sortì l’effetto sperato.

Fallirono inoltre  i  tentativi di limitare la giurisdizione dei togati e di riformare le leggi con la istituzione di un ordinato codice. Egli infatti istituì una commissione di esperti giuristi, dando loro ordine di compilare un nuovo codice di leggi, ma questo codice  non fu portato a termine. perchè continuamente boicottato dai stessi magistrati  che   secondo questa  riforma dovevano essere  soggetti a giudizio  alla fine del loro mandato. Essi inoltre durante  l’esercizio della loro professione avrebbero dovuto giudicare secondo le leggi dello Stato e non secondo le consuetudini e  non avrebbero neanche più potuto attuare la cosiddetta composizione delle liti (attuale sistema del patteggiamento).

Il Tanucci tentò  anche l’istituzione di un Supremo Magistrato di Commercio che aveva il compito di sottrarre alla magistratura dominante il controllo totale su ogni affare economico (agricolo, commerciale, artigiano e marinaro) ma le reazioni furono tali sia a Napoli che a Palermo che il provvedimento dovette essere subito revocato.

Tra i suoi interessanti provvedimenti vi è da registrare quello particolarmente interessante di tentare di introdurre nell’intero  regno ( Napoli e Sicilia insieme ) una lingua italiana comune  in luogo di quella latina e spagnola  latino . Questo atto, apparentemente insignificante doveva servire a fornire un carattere “nazionale” al nuovo regno ma come potete ben immaginare fu osteggiato in molte sue parti sopratutto dai baroni siciliani .

A questa disastrosa situazione economica e giuridica  dobbiamo aggiungere la necessità costante di reperire sempre nuove somme di danaro per finanziare guerre e sopratutto far fronte alle enormi spese della corte e a quelle occorrenti per il rinnovamento monumentale del Regno . In conseguenza di tutto questo il re fu costretto a venir meno al giuramento fatto al padre di abolire i vecchi tributi . Egli non solo li conservò ma addirittura ne creò di numerosi altri .Un grande errore attribuito infatti al  Tanucci fu  infatti quello di instituire  le tasse sui generi alimentari, che provocarono  non poco frequenti rivolte popolari, come quella del 1764 , in occasione di una carestia che colpì  la popolazione, specialmente in  Sicilia .

Tentò per risollevare le sorti economiche anche di richiamare in città  la comunità ebraica di Napoli, esiliata nel  1540  dall’imperatore Carlo V d’Asburgo , concedendogli  numerosi  privilegi e immunità proprie. La speranza era che gli ebrei facessero ripartire, con la loro iniziativa imprenditoriale e mercantile, l’economia del Regno, ma il provvedimento scatenò un’ondata di antisemitismo tra la popolazione, fomentata specialmente dal clero, che giunse a lanciare l’anatema contro re e regina di non avere un erede maschio, se non si fossero scacciati gli ebrei dalla città.. Re Carlo allora assecondò le richieste popolari e con un nuovo editto, emanato il 30 luglio 1747 , espulse  nuovamente la comunità ebraica da Napoli.

Iniziative di successo furono invece la stipulazione di trattati di commercio con Svezia , Danimarca ,e  Paesi Bassi , oltre alla riconferma di quelli tradizionali con  Francia , Spagna e Gran Bretagna e sopratutto la fondazione della Reale Accademia Ercolanense formatasi a seguito degli scavi archeologici di Ercolano e PompeiIl  che  portarono  alla luce un  numero enorme di reperti archeologici da fornire nello spazio di pochi anni l’allestimento di  un  museo Ercolanense da far invidia a molte grandi città europee.  Gli scavi portarono  alla luce una intera città con  teatri, templi, pitture , statue, marmi e bronzi, nascosti nel seno della terra da oltre  milleseicento anni. ed il Museo che le esponeva  divenne una delle mete preferite del Gran Tour da parte dei giovani rampolli dell’aristocrazia europea.

Questo portò il sovrano ed il Tanucci a rifare la faccia da un punto di vista monumentale alla città e ignorando  le precarie condizioni economiche in cui era ridotto il popolo per elevare  Napoli al rango di grande capitale a livello europeo si diede inizio ad una grande opera di   rinnovamento della città  che vide in pochi anni  la costruzione del Teatro San Carlo , la costruzione della Reggia di Capodimonte  (dove venne trasferito il tesoro dei Farnese  e successivamente allestita la fabbrica di porcellane ) , la  costruzione della Reggia  di Portici  ( dove era presente  il Museo Ercolanense con  depositate ed esposti i reperti archeologici provenienti dagli scavi di Ercolano e Pompei ) , l’ inizio della costruzione dell’enorme  dell’Albergo dei Poveri  , le realizzazione del Museo Borbonico Archeologico nell’ex sede dell’Università , la sistemazione  del litorale di Mergellina e la strada di Posillipo e sopratutto  la realizzazione della prestigiosa Reggia di Caserta .

 

 

 

Alla partenza del re  Carlo per Madrid  nel 1759, ( dove divenne Carlo III di Borbone) , Tanucci , venne nominato presidente di un consiglio di reggenza  voluto dal padre, per il piccolo Ferdinando IV   di appena 9 anni. Il re per non lasciare campo libero al papa , che si era offerto come reggente pensò bene di istituire  un consiglio di Stato il cui compito era di reggere la Cosa Pubblica e al contempo educare il giovanissimo re Purtroppo Carlo lasciò istruzioni particolareggiate per la successione  e per la reggenza ma nulla sull’educazione del figlio, che affidò a Domenico Cattaneo ,Principe di San Nicandro che si rilevò un precettore mediocre .Egli , infatti , da uomo ignorante , bigotto ed ipocrita , curava solo le apparenze , disinteressandosi totalmente di impartire a Ferdinando una educazione consona al suo rango. Il giovane re parlava solo il dialetto napoletano e aveva frequenti contatti con la plebe , circondandosi di compagni di gioco sicuramente non adatti alla sua regale dignità . Il Principe lo  fece crescere sano e robusto, ma diciamoci la verità, assolutamente ignorante riguardo la politica e la specialissima situazione interna del regno che avrebbe dovuto governare . Il suo unico pensiero era quello di informare il re Carlo di quanto fosse bravo nella caccia ( vera passione del re Carlo ) e di quanta selvaggina egli quel giorno aveva  eventualmente ucciso.

Domenico Cattaneo , principe di San Nicandro  , fu uno dei più accaniti nemici ed  oppositori del Tanucci nel consiglio di reggenza . I due avendo idee completamente  diverse sui privilegi dell’aristocrazia e della chiesa  , entrarono  spesso ferocemente in contrasto . Il potente principe , appoggiato e protetto dalla regina Amalia e dai gesuiti  guidava una sorta di piccolo partito a cui aderivano vari esponenti dell’aristocrazia tradizionale che detenevano il monopolio finanziario a Napoli . Essi sfruttando la propria posizione acquisita a corte cercavano di ottenere quanti più possibili vantaggi personali  da un punto di vista economico  e sopratutto  ottenere potere e  influenza sul re .

Il Tanucci  nella sua politica anti -clericale , trovò un fermo ed accanito avversario nel Principe che contribuì non poco a rendere scarsamente efficace la reggenza. Dietro i due uomini si schierarono, infatti, in pari numero gli altri reggenti del consiglio , di modo che più volte il Consiglio veniva ad essere paralizzato dall’esito nullo delle votazioni.

Il principe di San Nicandro , godeva dei favori del re e vantava un grosso credito nei confronti dello stato borbonico . Per capire la sua importanza a corte basta solo pensare che al tempo di Carlo di Borbone  venne inviato come ambasciatore in Spagna, alla corte di Filippo V  ed in quel luogo  poco tempo dopo gli venne conferita la massima onorificenza del  il titolo di “grande di Spagna”. Nel 1759, quando re Carlo salì al trono spagnolo, il C., che era precettore del piccolo Ferdinando IV, entrò addirittura a far parte del Consiglio di reggenza.

Per Tanucci non era facile combattere contro un avversario così potente e sopratutto così protetto da regina e autorità ecclesiastiche . Ogni volta che vi era  consiglio, egli trovava puntuale ,  ferma e decisa  la sua opposizione ad ogni decreto proposto contro i privilegi dell’alta  aristocrazia ma sopratutto contro quelli della chiesa ( come per esempio  l’opposizione alla prammatica, emanata dalla stessa Camera di S. Chiara, che obbligava i possessori dei beni ecclesiastici a destinare un terzo dei loro redditi ad elemosine: in questo caso trovò  un’opposizione tanto efficace da far revocare il provvedimento).

Non dotato di molta cultura né di alte qualità morali, preoccupato soprattutto di non perdere il proprio ascendente su Ferdinando e di acquisire una duratura posizione di supremazia a corte, il Principe , facendo passare in secondo piano cultura e buone maniere ,  aveva favorito le naturali inclinazioni del giovane Ferdinando  a respingere occupazioni impegnative e a ricercare divertimenti e compagnie poco consone alla sua condizione. I risultati della sua azione educativa, svolta con una certa grettezza e sotto la spinta di interessi personali, non si può certo dire a distanti di anni , che furono  brillanti ed a guardar bene neanche i suoi rapporti con Ferdinando andarono nel modo da lui sperato visto che una volta cresciuto egli  non mancò di mortificarlo in più occasioni, ed in pubblico, al punto da costringerlo addirittura  a dimettersi dalla carica di maggiordomo maggiore.

Come dicevamo prima , quando Carlo dovette andare via per assumere il titolo di re di Spagna , furono da lui scelti e nominati  reggenti  nel Regno delle due Sicilie, il principe di San Nicandro e Domenico Di Sangro per il regno partenopeo, mentre per la parte siciliana furono scelti il   principe di Camporeale ed il principe  Michele Reggio. Al marchese Tanucci toccò invece il delicato compito di presidente e uomo di fiducia  del re con il quale doveva mantenere  costanti rapporti di corrispondenza e seguire direttive politiche da lui dettate .Carlo III, prima di andar via si premuni così di lasciare  a Napoli un uomo di sua fiducia, e   «cane da guardia della dinastia», come lo stesso Bernardo Tanucci si autodefiniva . In questo periodo , in attesa del compimento del sedicesimo anno di età del piccolo Ferdinando ,infatti il   Tanucci e  Domenico Cattaneo  principe di Casciano,  continuamente   in stretto contatto con Carlo III , diedero luogo sempre indottrinati da re Carlo , ad una rigorosa politica riformatrice che portò all’espulsione dei gesuiti dal regno e all’incameramento dei loro beni.

La notte del 31 marzo 1767 , 5800  gesuiti vennero arrestati a Madrid per ordine di Carlo III. E, dopo essere stati spogliati dei loro beni, furono imbarcati su una piccola flotta di velieri sconquassati e costretti ad abbandonare il paese natale. Ammassati nelle stive e tormentati dalla fame,  e dalle malattie, gli esuli raggiunsero dopo settanta giorni di navigazione il porto di Civitavecchia, che era il porto principale della Santa Sede. Contavano ovviamente sull’accoglienza del papa, e si disperarono quando invece Clemente XIII li respinse minacciandoli  addirittura di prenderli a cannonate se non fossero andati via. Gli esiliati furono così obbligati a riprendere la navigazione e vagare per altri quattro mesi, in cerca d’un paese disposto ad accettarli, prima di poter mettere piede a terra in Corsica.

A Napoli, ovviamente  seguirono a pochi mesi di distanza scene analoghe a quelle di Madrid. Tanucci fece infatti arrestare quasi seimila gesuiti. E, dopo averli imbarcati a Pozzuoli su delle imbarcazioni sgangherate, li spedì  seguendo l’esempio di Carlo III nel porto di  Civitavecchia . Stavolta però Clemente XIII si mostrò più generoso. Permise ai profughi di sbarcare e assegnò loro un piccolo sostegno, bastante a non farli morire di fame e trascorrere  in miseria il resto della loro esistenza.

Viene naturale chiedersi per qual motivo i seguaci di Sant’Ignazio di Loyola furono cacciati dal Portogallo, dalla Spagna, da Napoli, dalla Francia, da Parma e da Malta. La risposta è semplice.: I gesuiti erano diventati molto potenti ed enormemente ricchi. I loro beni facevano gola a tutti. Coi soldi, i terreni e gli immobili sequestrati ai gesuiti Tanucci rimise in sesto le finanze dello regno.. Tutte le entrate dei vari episcopati a abbazie affluirono alla corona, conventi e monasteri superflui vennero soppressi, le decime abolite e nuove acquisizioni di proprietà da parte delle istituzioni ecclesiastiche tramite la manomorta  vietate.

 

 

N.B. Il termine manomorta indica il patrimonio immobiliare degli enti, civili o ecclesiastici, la cui esistenza è perpetua. Tali beni, solitamente fondiari, erano inalienabili (cioè non trasmissibili ad altri) secondo un vecchio istituto giuridico di origine addirittura longobarda . . Essi, perciò, riducevano la capacità impositiva dello stato perché non davano luogo né al pagamento di imposte sulla vendita né a imposte di successione. Il termine giuridico trae origine dal  francese antico main morte per indicare una forma di possesso rigida come quella della mano di un morto che non lascia più la presa perché contratta dalla rigidità cadaverica.

Ma la battaglia contro i diritti clericali da parte del Tanucci non finiva quì . Egli infatti abolì la famosa chinea , cioè il tributo annuale che i re di Napoli versavano al papa come segno del loro  vassallaggio presente  sin dal tempo di Carlo d’Angiò e decretò che  la pubblicazione delle bolle papali necessitavano sotto il suo governo della previa autorizzazione reale (il cosiddetto exequatur) aggiungendo che da quel momento in poi  le concessioni non si considerarono più eterne.  Le nomine vescovili nel Regno avvenivano per  mano del sovrano ( era lui a raccomandare il nome ) .   Gli appelli a Roma vennero in generali  proibiti  e possibili talvolta solo con  l’assenso del re.  il matrimonio venne sottratto alla chiesa e dichiarato un contratto civile.

Il papa Clemente XIII reagì  a tutto questo scomunicando il Tanucci che reagì occupando immediatamente le enclave pontificie nel territorio di  Napoli , Benevento e Pontecorvo , che vennero restituite alla Santa Sede solo dopo la soppressione della Compagnia di Gesù .L’espulsione dal Regno dei Gesuiti e  la confisca del loro patrimonio economico e terriero (nella sola Sicilia si trattava di 40.000 ettari di terreni coltivati in vario modo) , influenzò molto la politica del Tanucci. Su consiglio di Antonio Genovesi (economista di grande prestigio dell’università napoletana) egli scelse  riguardo ai beni immobili agricoli, di non acquisirli al regio demanio ma di parcellizzarli e concederli in uso ai contadini. Questa fu una grande riforma e vista l’enormità dei beni gesuitici in Sicilia ebbe sopratutto nell’isola un peso notevolissimo.

I Gesuiti inoltre gestivano la quasi  totalità delle scuole e dei collegi, ( oltre a  chiese e  biblioteche ) e l’istruzione  dei giovani napoletani era sempre stata una loro pecularietà e la  chiusura delle case e collegi gesuitici implicò quindi  che decine di migliaia di studenti si trovassero di colpo senza scuole e senza professori. La loro espulsione  portò  di conseguenza  finalmente all’istituzione di una scuola pubblica .Lo Stato si appropriò delle strutture ma stavolta  non delegò l’insegnamento ad altri ordini religiosi e al contrario creò un corpo docente costituito da laici che potevano accedere all’insegnamento solo per concorso e senza conflitto d’interesse ( in tal modo  un canonico ad esempio, anche se preparato non poteva contemporaneamente ricoprire l’incarico di insegnante e di canonico ). Si crearono inoltre biblioteche pubbliche precedentemente gestite solo dal corpo clericale e l’Università laica di Palermo . Ovviamente non mancarono le proteste dei vescovi contro i nuovi insegnamenti nelle scuole a seguito dell’espulsione dei Gesuiti  ma queste vennero liquidate dal Tanucci “come non valide “.

 

Quando Ferdinando giunse al compimento del sedicesimo anno d’età,  divenendo  maggiorenne dovette assumere il potere, e il Consiglio di reggenza venne trasformato di conseguenza in un Consiglio di stato, con funzioni consultive. Ferdinando preferì  comunque , anche su consiglio del padre, di  lasciare ancora  il governo nelle mani capaci dello statista toscano.

 

Tanucci era fedelissimo a  Carlo III. Anche dopo che aveva lasciato il trono di Napoli per salire su quello di Spagna.egli infatti  continuava a obbedire ciecamente ai suoi ordini. che considerava sacri. Quei comandi per lui erano «oracoli». Diffidava, come Carlo III, degli austriaci. E, dopo il matrimonio di Ferdinando IV con l’arciduchessa Maria Carolina, temeva che gli austriaci tramassero per impadronirsi nuovamente delle Due Sicilie.

Carlo chiese e pretese  dal Tanucci di scrivere  ed inviargli ogni settimana un resoconto dettagliato su quanto accadeva  a Napoli e nelle Due Sicilie. In tal modo egli  si teneva al corrente sugli eventi politici.,  sui  pettegolezzi della  vita privata di personaggi importanti ,aveva notizie su  alti esponenti della corte, e sopratutto sul comportamento del figlio  Ferdinando IV e la moglie Maria Carolina di cui poco si fidava.

Quando  Ferdinando IV compì venticinque anni  lo scenario incominciò a cambiare.  La moglie Maria Carolina appena sposata diede immediatamente chiari segnali di volersi interessare attivamente alla vita politica entrando subito in attrito con Tanucci . Chiese ed ottenne contro la volontà del Tanucci di entrare a far parte del Consiglio di Stato . Alla nascita del figlio primogenito, principe ereditario,  Maria Carolina  entrò infatti in pieno diritto a far parte  del Consiglio di Stato e subito incominciò ad interessarsi attivamente della vita politica del Regno ( pro Austria) finendo presto a giungere  in aperto contrasto con il Tanucci ( pro Spagna).

 

Tanucci rappresentava Carlo III vale a dire il vincolo che subordinava Napoli alla Spagna. Mentre per Tanucci Carolina rappresentava invece la lunga mano degli Asburgo per attrarre il reame nell’orbita della sua famiglia austriaca.
Maria Carolina mirò a svincolare lo Stato dalla tutela spagnola, e criticava continuamente qualsiasi tipo di decisione presa dal Tanucci al solo scopo di denigrarlo agli occhi del re e del consiglio di stato. La nuova regina voleva che il marito smettesse di fare  il «re di cartone» e presto convinse  Ferdinando che era indispensabile mandare in pensione Tanucci.  Maria Carolina  non vedeva l’ora di sbarazzarsi di quel «cane da guardia» che aveva già fatto in passato l’impossibile per vietarle d’intervenire nel governo.Lo scontro tra  il Tanucci e Carolina fu  quindi inevitabile e la lotta tra i due molto accesa ma alla fine ebbe la meglio la regina. Tanucci non potè evitare la scalata di Maria Carolina alla “stanza dei bottoni” e quando ciò avvenne il suo destino fu segnato. Egli dovette dapprima acconsentire di vedersi molto ridotto il suo raggio di azione per poi rassegnarsi ad uscire completamente  di scena.

Il re Ferdinando, d’altronde una volta raggiunta la maggiore età cominciò a sentire sempre più impellente il desiderio di emanciparsi da Tanucci e soprattutto dalla tutela paterna. Voleva essere lui il re e non solo l’esecutore degli ordini di suo padre.

Bernardo Tanucci

Dopo la nascita di Carlo Tito (morto a tre anni), la regina divenne sovrana a tutti gli effetti sedendo in Consiglio di Stato come da contratto matrimoniale . Ella con la nascita di un figlio maschio aveva diritto di regnare partecipando al Consiglio di Stato  e a quel punto il ministro Tanucci fu licenziato  e con malo modo  conseguentemente allontanato dalla corte dopo 42 anni di fedeltà alla corona.

Il Tanucci  disgustato a quel punto si ritirò in campagna, nel suo «casino con masseria» che possedeva a San Giorgio a Cremano dove qualche tempo dopo poi morì (30 aprile 1783) .Il suo corpo venne seppellito nell’antica chiesa della comunità fiorentina oggi scomparsa denominata chiesa di San Giovanni dei fiorentini. La sua Tomba ,quando venne purtroppo abbattuto l’edificio  di culto de fiorentini venne poi successivamente trasferita , nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi in piazzetta Monteoliveto ,(alle spalle di piazza Carità ).

Ferdinando si guardò bene ovviamente dall’entrare nello scontro nato tra il Tanucci  e la regina e quando quest’ultima prese saldamente in mano le redini del governo egli fu ben contento di affidargli un compito da lui ritenuto noioso e impegnativo al punto da richiedere un notevole dispendio di forza e tempo. Poco incline all’etichetta di corte, preferì alla politica di corte certamente la sua passione per la caccia e alla regina Carolina le belle contadine della campagna di San Leucio.

Il re Carlo  fu invece indignato dall’uscita di scena del Tanucci e ingiunse al figlio di sostituire il Tanucci con una persona altrettanto fedele e leale individuata nella persona di Giuseppe Beccatelli Bologna , marchese della  Sambuca che fu subito inviso e successivamente licenziato da Carolina che ,decisa  di fare di Napoli una potenza asburgica , voleva a quel posto un uomo i di sua personale fiducia. Maria Carolina si adoperò talmente tanto in quel periodo da addirittura arrivare anche a controllare la fitta  corrispondenza del Tanucci, con Carlo ,pur di strappare le due Sicilie all’orbita di influenza della Spagna di Carlo III, e  riconsegnarla alla tutela austriaca di mammà. ( le missive di Carlo III, dopo essere state aperte, lette e risigillate, venivano  consegnate al destinatario con notevole ritardo ) .

Per evitare rappresaglie da parte del Re Carlo inizialmente il suo posto fu affidato al marchese Caracciolo e solo dopo la morte di quest’ultimo al favorito della regina il ministro inglese principe John Acton  che nel corso degli anni godendo  della completa fiducia dei Reali fece  passare  il Regno di Napoli  dall’orbita spagnola a quella austro-inglese  .La politica di Acton in accordo con i  desiderata di  Maria Carolina  oltre a quella  antispagnola , fu sopratutto dopo la morte della sorella della regina  Maria Antonietta ,  ghigliottinata a Parigi  (moglie di Luigi XVI ) , durante gli eventi della Rivoluzione francese , quella di avversare la Francia sia in politica estera  che interna .

La regina mostrò proprio in questa circostanza , scontrandosi spesso con il  Tanucci il suo errato ed effimero modo di fare politica .In un primo momento infatti Maria Carolina era un’accesa simpatizzante dei ” liberi muratori “, cioè dei massoni che avevano costituito una potente loggia nel regno . Essi rappresentarono  le basi  di quel pensiero liberale che si diffuse tra la  giovane ‘intelligentia napoletana che fini poi per sfociare nei famosi moti rivoluzionari del 1799  e la conseguente fuga dei sovrani in Sicilia.

Tanucci combattè questo movimento massonico che si muoveva sottobosco in città e arrivò anche ad arrestare alcuni cadetti del Real Battaglione accusati di appartenere alla loggia , ma Maria Carolina anch’essa massonica intervenne in loro difesa  schierandosi apertamente a favore dei movimento massonico. Non solo  ma per vendetta convinse il marito ad inquisire il Tanucci insinuandogli il dubbio che questi aveva gestito la vendita dei beni dei gesuiti in maniera dubbia. .Ferdinando di questa cosa informò il padre mettendo iil ministro n cattiva luce ( con tanta felicità contentezza della regina ).

Tanucci  al contrario era sicuramente un uomo potente ma certamente corretto ed onesto e di questo ne era convinto anche re Carlo che però in quella circostanza capì che purtroppo il suo fedele collaboratore era certamente caduto in disgrazia . Tanucci dall’alto della sua onestà ,  combattè la corruzione e  sicuramente non rubava. A dimostrazione di ciò basta  vedere la sua villa nobiliare portata in dote dalla moglie a San Giorgio a Cremano  lungo il Miglio d’oro di Napoli. Questa sua residenza estiva   confinava con la località di Portici dove  sorgeva  la residenza estiva del sovrano e nonostante l’importanza del proprietario,  si caratterizzava per un’estrema semplicità di forme e strutture anche se lo stesso poteva se avesse voluto adornare la sua dimora con molti dei reperti degli scavi di Ercolano di cui si occupava personalmente.

La dimostrazione della sua onestà deriva anche  dal fatto che durante i suoi 22 anni di governo non si arricchì di ville o tenute e nonostante fosse un uomo molto in vista , abitava in città nell’odierna Via Gennaro Serra in un semplice appartamento , mentre subito dopo il suo allontanamento , il marchese della Sambuca che prese il suo posto andò all’assalto dei beni dei gesuiti. Appena nominato segretario di stato, Sambuca senza sborsare un centesimo s’impadronì mediante uno stratagemma della vasta tenuta di Rinazzo nel territorio di Marsala. E poi acquistò, pagando prezzi irrisori, altri sette grossi feudi nella zona di Mazzara.

N.B. La massoneria in Italia fu introdotta da Napoleone e diffusa tra le truppe ufficiali vide  tra le sue fila grossi personaggi come Giuseppe Bonaparte , Gioacchino Murat , e successivamente  i Savoia , Cavour e Garibaldi ,  oltre che la stessa regina Maria Carolina che la abbandonò solo quando si accorse che la sorella ” perse la testa “( nel vero senso della parola ).

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marchese Caracciolo

La stolta politica di Maria Carolina e  John Acton portò  a far gravitare sul regno anche l’influenza britannica e la presenza a corte di numerosi personaggi e amici inglesi che tanto influirono poi sulle future discutibili decisioni prese da Maria Carolina in occasione dei moti repubblicani quando in contrasto con quanto promesso dal Cardinale Ruffo rinnega  tutte le condizioni della resa concordate con i repubblicani  e condanna alla morte in un vero massacro centinaia di patrioti  tra cui la parte migliore dell’intellighenzia meridionale.

 

 

CURIOSITA’: Sapevate che nel 1742 Tanucci suggeri’ al re lo spostamento della capitale del regno da Napoli a Melfi ?

Dopo la spedizione navale britannica contro Napoli , considerata  l’esposizione della città agli attacchi via mare,  il Tanucci  considerava infatti Melfi un luogo maggiormente protetto dai possibili attacchi inglesi  perche localizzato  in una posizione continentale.

 

 

 

 

 

 

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