SFRUCULIÀ ‘A MAZZARELLA ‘E SAN GIUSEPPE

SFRUCULIÀ ‘A MAZZARELLA ‘E SAN GIUSEPPE

 

Il celebre cantante lirico Nicola Grimaldi detto Nicolini , era un famoso castrato napoletano assai famoso nell’ambiente teatrale nella Napoli del ‘700.Egli fu applaudito in tutti i teatri inglesi nonche’ in quelli di Venezia e Napoli .

Dopo soli 4 anni di permanenza in Inghilterra egli divenne famosissimo e ricercato da tutti i teatri che facevano a gare per accaparrarsi le sue applauditissime prestazioni .

Divento’ idolo della stessa regina Anna dalla quale ricevette al momento del commiato diversi doni di valore che porto’ in Italia assieme ad un reliquia preziosissima da lui acquistata pare ad un’asta e ritenuta parte del bastone di San Giuseppe .
Si racconta che il tenore napoletano avesse solo acquistato una delle tante false “reliquie” esistenti in giro per l’Europa (e quindi fosse stato solo truffato da alcuni imbroglioni ).
Il bastone di legno pare fosse appartenuto a San Giuseppe, che l’aveva utilizzato per accompagnare Maria alla Grotta di Betlemme e che, secondo molti, fosse addirittura necessario per scacciare il maligno dal corpo dei posseduti.
All’ epoca, e ( alcuni studiosi lo ritengono tuttora ) si credeva si trattasse effettivamente del bastone (o, almeno, di un “pezzo” o “avanzo” dello stesso) al quale San Giuseppe soleva stancamente appoggiarsi e che, per motivi del tutto ignoti, era giunto in Inghilterra, dove il Grimaldi, grazie alla sua fama e influenza, sarebbe riuscito a strapparlo “dalle mani degli eretici…per trasportarlo a Napoli”.
Tornato definitivamente a Napoli ( dopo essersi esibito al teatro La fenice di Venezia) e stabilitosi nell ‘Albergo Como alla Riviera di Chiaia , Grimaldi colloco’ la preziosa reliquia , subito battezzata dal popolo come la ” mazzarella di San giuseppe ” nella cappella di pertinenza del proprio appartamento ( in una nicchia appositamente creata ) ed era solito esporla solennemente al pubblico in occasione della festa del Santo .
Ogni diciannove marzo, giorno in cui si festeggia il santo, si faceva una gran festa nella zona che diveniva luogo di attrazione per la popolazione ( per tradizione si allestiva la fiera degli uccelli ) e in strada si disponevano numerose bancarelle che esponevano zeppole, pizze fritte dolci e frittelle.
La festa durava otto giorni consecutivi durante i quali si ripetevano riti e preghiere per celebrare questa ricorrenza religiosa.
Per espressa richiesta e per non deludere le aspettative dei fedeli, il Grimaldi ogni anno, per tutta la durata della festa , esponeva alla venerazione del pubblico napoletano la gelosa reliquia che provocava una inevitabile ressa di fedeli che s’accalcava con foga intorno al povero “legnetto” oggetto di curiosita’ e venerazione e purtroppo c’era sempre chi furtivamente riusciva a scalfire una piccola scheggia sacra da portare a casa.
Per evitare quindi che i visitatori per devozione asportassero scheggie della preziosa reliquia , il cantante vi mise di guardia un fedele servitore veneziano ( tale Andrea Musciano ) il quale appena qualcuno avanzava le mani verso la reliquia, ammoniva , nel suo dialetto , di < no sfregolar la masarella de San Giuseppe >.
La celebre frase nel corso degli anni venne udita da moltissimi napoletani e modificata nella forma dialettale partenopea tutt’ora in uso, divenendo da allora in poi una comunissima esortazione a non infastidire .
L’ espressione “Nun sfruculià ‘a mazzarella ‘e San Giuseppe”letteralmente invita a non “sfregare” (dal latino “fricare” sminuzzare) il bastone del Santo .
Oggi la famosa mazzarella e’ gelosamente custodita a Napoli, nella congregazione di San Giuseppe dei Nudi a S. Potito , dove fu trasferita per metterla in salvo dai fedeli poiche’ ad ogni “carezza” dei fedeli di fatto il “legno” perdendo volume si era pericolosamente ridotto.
Alla morte del Grimaldi, la “mazzarella ” sacra era passata ai suoi discendenti che però avevano dato vita ad una lunga questione giudiziaria tanto che il Tribunale decise di affidarla definitivamente ai canonici presso cui è conservata insieme a ciò che resta del mantello del santo.
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