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Nel cuore del centro storco di Napoli immersa in una trama di vicoli che raccontano storie secolari, si trova Via San Biagio dei Librai. Si tratta di una delle strade più affascinanti e iconiche della città. Questo stretto e vivace corso, parte integrante di Spaccanapoli, non è solo una strada: è un viaggio nel tempo, un palcoscenico in cui arte, cultura e tradizione si intrecciano per offrire un’esperienza unica a chiunque vi passi.

Lungo i suoi circa 700 metri, questa stretta via, dove l’antica Spaccanapoli divide in due parti uguali la Napoli ottocentesca, scoprirete palazzi nobiliari,  chiese antiche , balcono bombati, fregi sulle colonne,  affascinanti portoni  con antiche porte inchiodate , maioliche lucenti dei chiostri, lapidi, iscrizioni, cappelle votive e incredibiliraggi di   luce del sole che rifletteono su antichi monumenti  . Tra i tanti bellissimi palazzi ricchi di storia, due in particolare vanno assolutamente visti: il primo è  il palazzo Santangelo, con il suo bellissimo portale eretto nel 400 da Diomede Carafa dove in fondo al cortile possiamo scorgere la copia in terracotta dell’enorme testa di cavallo donata da Lorenzo il Magnifico (realizzata a Firenze da Donatello), mentre il secondo è  il bellissimo palazzo Marigliano, un esempio straordinario di architettura rinascimentale, dove ha vissuto Costanza Chiaramonte regina di Napoli ed ex moglie del re Ladislao di Durazzo.

N.B. La testa del cavallo il cui originale in bronzo è oggi conservato al museo nazionale, mentre esiste sul vicino palazzo Marigliano una scritta che recita:”Qui presso la casa di San Gennaro sorgeva la basilica augustale e qui nacque l’arte dei maestri librai”

Ci troviamo quindi in un  luogo meraviglioso del nostro centro antico  , ricco di identità napoletana e  tanto decantato dallo stesso scrittore Stanislao Nievo all’interno del romanzo “Il prato in fondo al mare”. Ecco le sue testuali parole: “Nel mezzo della città si apre via Spaccanapoli, un rettilineo di più di un chilometro, stretto e vociante, che divide in due l’enorme agglomerato. È il cuore della città e di questa babele della storia. Qui visse e morì il grande Benedetto Croce“..

Tutti gli appassionati di storia, cultura e sopratutto filosofia , certo non potranno restare indifferenti di fronte a questo riferimento culturale; lungo la via, al N. 31  si trova infatti la  casa natale di G. B. Vico, dove il filosofo nacque e visse fino all’età di 17 anni, e dove era solito passare le notti studiando nella sottostante piccola bottega del padre libraio.

Via San Biagio dei Librai, come subito noterete nel momento in cui vi recate sul posto, rracchiude un fascino del tutto particolare.  Sempre pullulante di gente, essa unisce  piazzetta Nilo e via Duomo e fa parte del vecchio Decumano, detto inferiore, rappresentando per molti la vera anima della città partenopea … un luogo unico, del nostro centro storico .. ed un incredibile  microcosmo in cui si  incontrano  storia e contemporaneità.

Il suo  nome di San Biagio dei Librai è  dovuto alla corporazione dei librai e all’antica presenza di botteghe di librai e stampatori che, nel periodo rinascimentale, animavano questo tratto della città, rendendolo un punto di riferimento per l’intellighenzia e la cultura napoletana.

Le facciate dei palazzi, spesso adornate da antichi stemmi e decorazioni in pietra, sussurravano storie di famiglie nobili e mercanti che un tempo popolavano questa via. Le chiese, con i loro portali imponenti e gli interni ricchi di affreschi e opere d’arte, invitavano a un momento di contemplazione. Percorrendo la  stretta e vociante, strada non si può a questo proposito, non entrare nella chiesa di San Biagio Maggiore, dedicata al protettore di coloro che soffrono di problemi alla gola. La devozione al santo risale all’VIII secolo, grazie alle monache provenienti dall’Armenia, che arrivarono a Napoli in quel periodo. Le religiose portarono con loro, tra le altre cose, una reliquia assai preziosa, ovvero il cranio di San Biagio. Da quell’epoca in poi il santo è molto amato dal popolo napoletano ed è anche in virtù di questa devozione che la via è divenuta un’icona nel cuore dei partenopei.

N.B. La Chiesa di San Biagio Maggiore, un piccolo edificio religioso che si erge all’incrocio di Via San Biagio e di Via San Gregorio Armeno  è rimasta chiusa al pubblico per numerosi anni. Solo nel 2007 venne  riaperta, dopo ingenti lavori di restauro, grazie alla Fondazione Giambattista Vico, che  scelse questo edificio anche come propria sede.

Adiacente a questo prezioso luogo di culto si trovava e si trova ancor oggi,  la Chiesa di san Gennaro dell’Olmo, fondata nel 1631 dal cardinale Federico Boncompagni.

CURIOSITA’: A sentire un’antica leggenda, lì vi era, in passato, un albero di olmo, al quale venivano appesi i premi destinati ai partecipanti ai duelli ed ai palii cittadini. Ma una delle caratteristiche più curiose del luogo è la presenza dell’ospedale delle Bambole, una bottega artigianale, tramandata di generazione in generazione, un autentico patrimonio unico della metropoli campana.

Via San Biagio dei Librai in cuor mio rassomigliava ad una galleria a cielo aperto di palazzi storici e chiese che raccontano secoli di storia e arte. Camminare per questa stretta via, grazie ai tanti negozi storici e alle botteghe che custodivano  l’anima del luogo ,percepivo  quell’eredità intellettuale e artigiana,  di un tempo che sembrava non essere mai passato.

Camminando lungo questa strada,prima dell’avvento del turismo, fino a qualche anno fa si alternavano a negozi di artigianato, librerie, antiquari e oreficerie, offrendo un’esperienza multisensoriale che coinvolgeva  la vista, l’olfatto e l’udito,  Questo tratto di strada era insomma qualcosa di meraviglioso dove era possibile percepire quell’eredità intellettuale e artigiana, che un tempo dominava la scena .Era insomma come entrare in un universo parallelo, dove il tempo sembrava  fermarsi e l’anima perdersi  nella bellezza dei libri e nell’atmosfera unica delle chiese, delle dimore storiche e delle botteghe. Questa strada, cuore pulsante del centro storico della città, era  un autentico tempio per gli amanti della cultura e delle storie, un luogo che aveva  il potere di emozionare e di risvegliare i sensi.

Purtroppo oggi con l’avvento dell’industria turistica tanti negozi storici e diverse botteghe che fino ad un recente passato custodivano  l’anima del luogo  hanno ceduto il passo a friggitorie , pizzerie, ristoranti e sopratutto tanti b&b.

N.B.Attualmente, in centro città si contano oltre 12mila bed and breakfast di cui 5mila avviati negli ultimi due anni.

Gli antichi vasci, che un tempo caratterizzavano questo luogo, sono stati tutti trasformati in svilenti bar , barretti da 2 euro a Spritz , e luoghi adibiti al commercio indiscriminato di cuoppi di zeppole , panzarotti o pizze a portafoglio. Storiche botteghe,antiche  librerie e  centri culturali  hanno dovuto cedere l’arte e la loro storia millenaria ad una svilente ed un’insana quanto scadente invasione di fast food, ,paninoteche , ristoranti , pizzerie e improvvisati “ chioschetti “ di limonate a cosce aperte, nonchè  attività di dubbio gusto come kebabbari e negozi di souvenir made in China .

Antichi palazzi nobiliari Ricchi di meravigliosi affreschi sono stati tutti trasformati in case vacanze e bad snd breakfast arredato con freddi mobili Ikea .

Caratteristici bassi o terranei che affacciano sulle strade sono stati sostituti e adibiti a microbar per smerciare cibo fritto che ha regalato ad un luogo già deturpato da graffiti sulla maggior parte delle sue antiche chiese ed antichi monumenti, un caratteristico odore di frittura ,

Oggi questa antica e meravigliosa caratteristica strada , mortificata da un turismo ‘ mordi e fuggi’ si sta sgretolandosi sotto il peso di enormi contraddizioni  mostrando le sue disfunzioni più visibili dovute ad un’inammissibile incuria amministrativa, al sottosviluppo, alla malavita e alla diffusa sottocultura, da cui una insanabile frattura sociale tra il popolino e un’èlite di grande spessore culturale ma eccessivamente dottrinale, che stoicamente, e diciamo pure, eroicamente, ancora vi risiede: fattori che hanno impedito il consolidarsi di una vera affermazione culturale di tutto il nostro centro storico.

Questo antico luogo, dichiarato dall’Unesco nel 1995 Patrimonio dell’umanità, per la sua unicità nel possedere un impianto urbanistico storico fieramente difeso dalle omologazioni architetturali tanto di moda nel resto del mondo ,  andava difeso ad oltranza dalla globalizzazione e per quanto possibile cercare di farla restare immutata nella sua antica struttura . Vederla così trasformata e invivibile per me è un dolore immenso .

L’industria turistica ha stravololto  in maniera capitalistica non solo l’antica urbanistica della città ma anche lo stesso odore di questa città che oggi puzza di frittura o genovese ovunque .
Oggi di quella targa che ci nominava unici nel mondo non c’è più nulla .
Siamo diventati una metropoli come tante altre .

Oggi purtroppo la nostra antica Via San Biagio  non esiste piu, in quanto tutti hanno  tristemente patteggiato la loro antica identità  in favore di quell’industria turistica che ha trasformato in maniera capitalistica quella vecchia economia del vicolo .

I tanti negozi storici e le antiche  botteghe di in  tempo che aveva caratterizato il luogo  lasciando allo stesso  comunque la sua impronta ricca di storia e arte hanno lentamente abdicato al loro ruolo narrativo in favore dell’effimera cultura turistica .

La nostra antica Via San Biagio , cosi come tutto il nostro centro storico ha inaugurato in questo modo quel  lento degrado narrativo che si è sviluppato attraverso una immagine di città sregolata. dove tutti si divertono , ridono e sopratutto mangiano a basso costo .

Povera Via San Biagio ai Librai…. tu  non sei  mai  stata  solo una strada, ma un luogo dell’anima, un microcosmo dove ogni angolo parlava di bellezza, di cultura, di passione. Cammminare tra le tue mura  significava lasciarsi avvolgere da una sensazione di meraviglia, quella stessa meraviglia che solo i libri e i luoghi intrisi di storia sanno regalare.

In un mondo sempre più digitale, questa strada rappresentava un’oasi di autenticità, un luogo dove il passato e il presente si incontravano, dove la carta e l’inchiostro continuavano a raccontare storie che nutrono il cuore e la mente.

Ogni passo lungo via San Biagio dei Librai rappresentava  un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo. Ricordo di  piccoli laboratori artigianali dove gli abili maestri della rilegatura creavano opere d’arte uniche, trasformando ogni libro in un gioiello.

Che bello entrare in quelle  librerie specializzate in testi antichi, dove si potevano  trovare volumi che raccontavano la storia di Napoli, con illustrazioni e mappe che parlano di un passato ricco e affascinante. Che malinconia vedere al posto di quelle librerie solo negozi che friggono e vendono roba per mangiare .

Sarò un vecchio romantico ma confesso che mi mancano quei luoghi con i loro libri usati che sembrano aspettare proprio te, quasi a sussurrare: “Portami a casa, ho qualcosa da dirti”.

Mi mancano quelle voci dei librai che con passione raccontavano le storie dietro ogni libro, creano un sottofondo musicale che avvolgeva i visitatori. Ogni parola pronunciata sembrava un invito a fermarsi, a sfogliare, a lasciarsi ispirare. Toccare le copertine, sentire la texture della carta, è un gesto che connette con l’intimità della lettura, con la promessa di un viaggio interiore che ogni libro custodisce.

Si! Mi manca quel profumo della carta antica oggi sostituito da quello della genovese . Esso si mescolava a quello delle spezie, del caffè e dei dolci tipici che si diffondevano  dai vicoli adiacenti.

Mi mancano quelle botteghe, con le loro insegne scolorite e le vetrine piene di volumi di ogni epoca, catturavano lo sguardo come scrigni pieni di tesori. I libri, impilati in maniera apparentemente caotica che sembrano voler raccontare mille storie contemporaneamente. Alcuni mostravano gli antichi segni del tempo, con le pagine ingiallite e le copertine consumate, mentre altri brillavano di colori accesi, pronti a catturare l’immaginazione di chi li sfogliava.

Non è solo la vista a essere rapita, ma anche l’udito e il tatto.  e sicuramente anche la mancata accettazione di un presente che oggi proprio non mi piace.

 

STORIA DI SAN BIAGIO

 San Biagio, vescovo e martire armeno del IV secolo, è uno dei 52 santi co-protettori della città. Egli viene considerato protettore della gola e della voce, quindi anche di chi lavora con la parola: librai, scrivani, tipografi, insegnanti, oratori e cantanti.
San Biagio è anche patrono degli animali, si dice che i soldati di Agricola cercando bestie per i giochi del circo, trovassero molti animali feroci di tutte le specie, leoni, orsi, iene, lupi, che si erano radunati in perfetta armonia davanti ad una grotta. Da questa uscì un uomo che li benedisse e li congedò perché tornassero nelle tane e nei deserti da cui erano venuti. Solo un enorme leone rimase lì, presentò una zampa a San Biagio e si fece estrarre una spina che vi si era conficcata, poi se ne andò tranquillo.
Ma San Biagio,protegge anche i cardalana (perché la leggenda vuole che fu martirizzato con i pettini di ferro dei cardolana, mestiere ormai estinto da quando i materassi non sono più in lana) e sopratutto protettore dei medici (perché era medico).
Si narra a tal proposito che egli al letto dei sofferenti curava le infermità del corpo, e con la buona parola e l’esempio cristiano cercava pure di risanare le infermità spirituali.
Amato dalla gente e tenuto in grande considerazione dalla chiesa cristiana per la vita religiosa con la quale diffondeva la voce di Dio , una volta morto il vescovo di Sebaste, egli venne eletto a succedergli. Da quell’istante la sua vita fu tutta spesa pel bene dei suoi fedeli.
Ma in quel tempo la persecuzione scatenata da Diocleziano e continuata da Licinio infuriava nell’Armenia per opera dei presidi Lisia ed Agricola. Quest’ultimo, appena prese possesso della sua sede, Sebaste, si pose con febbrile attività in cerca di Biagio, il vescovo di cui sentiva continuamente magnificare lo zelo.
Nel frattempo Biagio per sfuggirà alla cattura si era comunque rifugiato in una caverna del monte Argeo.
Per moltissimo tempo rimase celato in quella solitudine, vivendo in continua preghiera e continuando sempre il governo della Chiesa con messaggi segreti. Un giorno però un drappello di soldati mandati alla caccia delle belve per i giochi dell’anfiteatro, seguendo le orme delle fiere, giunsero alla sua grotta. Saputo che egli era precisamente il vescovo Biagio, lo arrestarono subito e lo condussero al preside.
Il tragitto dal monte alla città , avvenne tra una folla di persone che intuito il pericolo che correva il buon uomo , accorse da ogni dove per dare un ultimo saluto al povero vescovo in somma venerazione.
Fra tanta gente corse anche una povera donna che, tenendo il suo povero bambino moribondo sulle sue braccia, scongiurava con molte lacrime il Santo a chiedere a Dio la guarigione del figlio. Una spina di pesce gli si era fermata in gola e pareva lo volesse soffocare da un momento all’altro. Biagio, mosso a compassione di quel bambino, sollevò gli occhi al cielo e fece sul sofferente il segno della croce.
Ovviamente il bambino guarì subito e da allora San Biagio e’ divenuto il santo protettore della gola ( si fa la tradizionale benedizione con due candele incrociate).
Proseguendo il viaggio verso Sebaste san Biagio incontrò una donna disperata perché un lupo feroce le aveva sottratto l’unico maiale. Donna, non ti affliggere,rispose il santo alla sua richiesta di aiuto lo riavrai presto. E subito arrivò il lupo restituendo docilmente il maiale.
Portati infine a Sebaste, il prigioniero venne condotto dal giudice Agricola, che voleva convincerlo a sacrificarsi agli idoli; ma il Santo con gran calma gli dimostrò che quello era un atto indegno di una creatura ragionevole, perché la ragione dice all’uomo che vi è un Dio solo, eterno, e creatore di ogni cosa, e non molti dei. Per tutta risposta il giudice lo fece battere con verghe e poi gettare in carcere.
Dopo qualche tempo lo volle di nuovo al tribunale, per interrogarlo nuovamente, ma trovò sempre in lui la più grande fermezza. Gli furono allora lacerate le carni con pettini di ferro e così lacero com’era fu sospeso ad un tronco d’albero. Sperimentati ancora contro l’invitto martire tutti i supplizi più inumani, fu condannato ad essere sommerso in un lago. I carnefici condottolo sulla sponda lo lanciarono nell’acqua, e mentre tutti si aspettavano di vederlo annegare, Biagio tranquillamente si pose a camminare sull’acqua finché raggiunse la sponda opposta. Il giudice, fuori di sè, vedendo di non poter spegnere altrimenti quella vita prodigiosa, lo fece alla fine decapitare.
Nella nostra città San Biagio è molto venerato fin dal Medioevo e la chiesetta barocca dal prezioso interno barocco a lui dedicata si trova su Spaccanapoli, in quel punto dove la famosa strada prende il nome di San Biagio dei Librai (nome dovuto alla corporazione dei librai) in cui ebbe i natali nella vecchia libreria paterna il filosofo Gianbattista Vico.
La devozione al santo risale all’VIII secolo, grazie alle monache provenienti dall’Armenia, che arrivarono a Napoli in quel periodo. Le religiose portarono con loro, tra le altre cose, una reliquia assai preziosa, ovvero il cranio di San Biagio. Da quell’epoca in poi il santo è molto amato dal popolo napoletano ed è anche in virtù di questa devozione che la via è divenuta un’icona nel cuore dei partenopei.
Al santo guaritore dei malati di gola, sono di fatto legate numerose leggende .
Si racconta per esempio che durante una grave epidemia che colpiva la gola e il respiro, i fedeli di Napoli si rifugiassero nella chiesa di San Biagio Maggiore.
Una notte, mentre la situazione sembrava disperata, la campana della chiesa avrebbe iniziato a suonare da sola, senza che nessuno la toccasse. Il giorno dopo molti malati migliorarono improvvisamente. Da allora si diffuse la convinzione che San Biagio proteggesse la voce e il respiro dei napoletani, e il culto divenne ancora più forte.
Un’altra tradizione popolare racconta che, nei periodi più duri, librai e copisti in rovina lasciassero un foglietto scritto a mano sull’altare del santo, chiedendo lavoro o protezione.
Secondo la leggenda chi scriveva una richiesta con onestà trovava presto un impiego mentre chi invece mentiva o imbrogliava… perdeva la voce per qualche giorno .
Da qui nasce anche la fama di San Biagio come santo che “non perdona la parola falsa”.
A tal proposito molti napoletani anziani dicono che entrando a San Biagio ai Librai bisogna parlare a bassa voce o fare silenzio, perché il santo “ascolta tutto”, soprattutto ciò che viene detto con la voce.
Ma a Napoli esiste e dura da lungo tempo un antico detto che riguarda questo santo :
San Biase, ‘o sole p’e case: o tristo se n jesce e lo buono trase ovvero a San Biagio il sole per le case: il male se n’esce ed il bene entra, cioè sta per finire l’inverno.
Una sorta di previsione metereologica contenuta nei detti napoletani che vuole solo ricordarci che in questo periodo ormai l’inverno si considera alle spalle.
CURIOSITA’ : Una antica leggenda popolare narra che una donna, poco prima di Natale, si recò da un Frate di nome Desiderio per fare benedire il panettone che aveva preparato per la sua famiglia. Il frate, avendo poco tempo a disposizione, le chiese di lasciargli il dolce e tornare prenderlo dopo qualche giorno, così lo avrebbe benedetto appena ne avrebbe potuto.Solo dopo Natale, però, il prelato si accorse di avere ancora suddetto il panettone, del quale si era completamente dimenticato. Così il frate pensò che la donna se ne fosse dimenticata ed inizio a mangiarlo pian piano, per non buttarlo.

Il 3 febbraio la donna però si presentò dal frate per avere indietro il suo panettone benedetto. Frate Desiderio, dispiaciuto per averlo già mangiato, si recò comunque a prendere il recipiente vuoto da restituire alla donna. E qui la sorprendente scoperta: c’era un panettone grande per due volte quello che gli era stato lasciato a Natale. Un miracolo avvenuto proprio nel giorno di San Biagio, protettore della gola. Da allora l’usanza è quella di consumare un panettone, definito appunto di San Biagio, proprio in questo giorno.

 

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