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Domenico Cotugno era originario di Ruvo di Puglia, un paesino di campagna che all’epoca contava poco più di 1000 anime ( 1736.). Nato il 29 gennaio del 1736 da una famiglia di modesti agricoltori trascorse sua infanzia lavorando nei campi e aiutando i genitori nelle piccole attività quotidiane di una famiglia di campagna, fra un aratro e una vigna.
L’incontro con il primo libro avvenne quasi per caso. Aveva appena 9 anni quando conobbe un certo Frate Paolo, che prese in simpatia quel giovane ragazzino di campagna che, ad ogni sua visita, faceva mille domande e non smetteva mai di parlare. Riconoscendo in lui un certo talento ed una spiccata curiosità mentale , Frate Paolo decise dopo qualche tempo di portarlo con sé nel seminario di Molfetta e di insegnargli a leggere e scrivere.
Di lì, si innamorò della lettura. E poi della filosofia , della matematica.ed infine della medicina E studiando l’anatomia sezionando animali, non potendo lavorare su cadaveri umani.
Lureatosi in in tempi record alla Scuola Medica Salernitana, all’epoca una delle più prestigiose del mondo,il giovane medico decise quindi di recarsi a Napoli in cerca di fortuna, ma senza un soldo. All’epoca la città, era governata da un illuminato Carlo di Borbone ed , era considerata una delle capitali della scuola medica mondiale.
CURIOSITA’: Si racconta che durante le lezioni spesso sveniva a causa del poco sonno e del mangiare pessimo, dato che non poteva permettersi nemmeno due pasti al giorno.
Domenico era uno di quei ragazzi del sud poverissimo di famiglia cresciuto nella povertà che pur non avendo i mezzi economici e nessuna conoscenza, era comunque animato da grande determinazione e volonta di studio . Pur di ottenre quello per cui combatteva decise quindi con grandi sacrifici di andare a vivere a vivere da solo in bettole e posti malfamati, dando fondo ai 6 denari mensili che i genitori riuscivano a mandargli dalla lontana Puglia.
Dopo un lungo girovagare si presentò quindi un giorno all’Ospedale degli Incurabili, perché erano alla ricerca di un assistente medico. Lavorò giorno e notte, senza mai fermarsi, mangiando poco e dormendo ancora di meno. Ogni occasione era buona per imparare e, quando tornava nella stanzetta, continuava a leggere libri di medicina.
La carriera di Cotugno, da quel momento, fu un continuo susseguirsi di scoperte storiche, come quella dell’anatomia dell’orecchio e del nervo che fa starnutire, avvenuta a soli 25 anni. Poi a 30 anni vinse il concorso per la cattedra di Anatomia all’università di Napoli, superando in classifica addirittura il suo anziano primario. E quella cattedra fu occupata da lui per 50 anni.
Nel frattempo sul trono di Napoli era salito Ferdinando IV, che venne presto a conoscenza di questo giovane medico. Decise di convocarlo a corte e, presto, diventò medico del Re. Poi diventò anche Protomedico e, con la sua lunghissima esperienza, si dedicò allo sviluppo di una commissione per la salute pubblica, la prima nella storia di Napoli. Realizzò il Ricettario Farmaceutico napoletano, una sorta di “bibbia” di tutti i rimedi medici e dei relativi costi. E proprio lui fu la persona che divise la carriera di farmacista da quella del medico.
Anche da professore fu illuminato e rivoluzionario nel suo campo. Non dimenticò mai gli sforzi che fece per studiare e, per questo, finanziò di tasca propria gli studi dei suoi studenti più meritevoli. Era anche un fortissimo sostenitore della serietà e dell’integrità del medico: un professionista è tale quando è serio e credibile. Basta pensare che uno degli ultimi atti di Cotugno, prima della morte, fu un messaggio di severissimo rimprovero a un tale Francesco Boccalino, un dentista che cercava di procurarsi clienti inscenando spettacoli di marionette.
A tal proposito, Alexandre Dumas riporta, nella sua “Storia dei Borbone di Napoli”, un aneddoto con protagonista proprio Domenico Cotugno il quale conducendo la sua solita battaglia contro medici inaffidabili e scorretti , si scagliò contro un suo collega chirurgo che spalleggiava una truffatrice nota come la “Santa delle Pietre ” .
Egli molto risentito di questa truffa inscenata fra un collega chirurgo ed una sedicente santa, fece di tutto per svelare il trucco con il quale i due miseramente si arricchivano alle spalle della gente.
CURIOSITA’: A metà del ‘700 a Napoli c’era una donna che diceva di avere la renella, ma non nei reni come coloro che hanno i calcoli. La sua renella produceva pietrine che ogni giorno emetteva dal sedere. Queste pietruzze divennero a Napoli amuleti intorno al quale si era creato un vero e proprio com-mercio, in quanto il popolo le considerava pietre miracolose, ottime per risolvere qualunque problema e per guarire da ogni male.
La stessa regina Maria Carolina d’Austria, la moglie di Ferdinando Borbone, anch’ella molto super-stiziosa, era una fervente proselita della truffatrice e custodiva diverse di quelle pietre “miracolose”. Tutto ciò non faceva altro che aumentare la notorietà della impostora.
La donna viveva all’Ospedale Maggiore di Napoli ed era spalleggiata da un chirurgo che, forse in buona fede, avvalorava il miracolo.
Davanti a questa immonda e truffaldina commedia Domenico Cotugno decise che era giunto il momento di smascherare la truffa della cosiddetta Santa e del chirurgo che le serviva da manutengolo.
Un giorno fece irruzione nell’ ospedale dove si trovava la santa e si fece consegnare il “prodotto” della giornata. La donna aveva generato (o meglio defecato) ben 14 pietre. Allora Cotugno la fece rinchiudere e sorvegliare per due o tre giorni; ma stranamente lei continuava a produrre le pietre come al solito.
L’allievo che Cotugno aveva messo a guardia della santa aveva però osservato che la donna metteva ogni tanto le mani in tasca e portava qualcosa alla bocca come se fossero delle pastiglie. Allora Cotugno le vieto di avvicinare le mani alla bocca e chiese che le tenesse sempre in buona vista. La Santa non si arrese e foce finta di chiedere una presa di tabacco; al momento di avvicinarla al naso però inghiotti tre o quattro pietre.
Il giovane allievo di Cotugno scopri l’inganno. Il Cotugno fece entrare alcune donne che denudarono la santa e trovarono un piccolo sacchetto cucito all’interno della sua camicia che conteneva centinaia di piccole pietre; e le stesse pietre erano contenute in un amuleto che teneva al collo.
E cosi Cotugno aveva sbugiardato la Santa! Nella sua camera fu trovata una valigia piena di monete argente, vasellame e oggetti preziosi molti dei quali venivano proprio da doni della Regina Maria Curolina.
La cosa incredibile è che malgrado il tribunale l’avesse dichiarata colpevole di truffa non mancarono a Nupoli negli anni successivi fedeli che continuavano a mandare doni alla Santa delle pietre.
Insomma … lo avete capito bene…Domenico Cotugno è stato un grande medico che addirittura ha dato il suo nome ad un ospedale che si occupa di malattie infettive, doveper anni vi ha svolto la professione come primario.
Egli in cittàe era un personaggio considerato leggendario e additittura soprannominato “l’Ippocrate Napoletano“. Durante gli ultimi anni della sua vita era così famoso che si diceva che a Napoli “nessuno poteva morire senza il suo permesso“.
Eppure, dietro la storia di uno dei padri della medicina moderna, c’è una vita di sacrifici e studi di un ragazzino di provincia che, senza un soldo in tasca e con tanta forza di volontà, diventò uno degli uomini più potenti e famosi del suo secolo. Uno di quei medici che ha mostrato come con determinazione , perseveranza, volontà di studio e grande intelligenza, si può ugualmente riuscire ad ottenere quello per cui uno combatte e addirittura riuscire a primeggiare .
Il suo successo è sopratutto un omaggio a tutti quelli che non essendo figli di noti professori, riescono comunque a diventare con sacrificio dei bravi medici. Uno dei pochi simboli di meritocrazia in un settore sempre più preda di raccomandazioni e clientelismo politico.






