Screenshot

Loading

Aurelio Fierro nacque il 13 dicembre 1923 nel rigoglioso comune di Montella in provincia di Avellino, come sesto di undici figli di di Raffaele e Isabella Fortuna.
Cresciuto in una famiglia laboriosa, trascorse i primi anni aiutando nel negozio di ferramenta del padre, mentre proseguiva gli studi con grande impegno. Il genitore sognava per lui una carriera da ingegnere e il giovane Aurelio sembrava davvero avviato verso quel traguardo. Eppure, accanto allo studio, emergeva già un talento naturale per il canto: prima nel coro della parrocchia e poi negli anni del liceo e dell’università, la sua voce attirava l’attenzione di compagni e insegnanti.
All’università, durante le feste goliardiche, era sempre lui il protagonista.
La prima vera esperienza teatrale arrivò al teatro Diana nel quartiere Vomero, durante uno spettacolo universitario che gli procurò il primo autentico successo. Poco tempo dopo, passeggiando per via Toledo con alcuni colleghi, notò nella vetrina della casa musicale Curci una locandina: si cercavano nuove voci per la canzone napoletana, con un premio di trentamila lire per il vincitore. Incoraggiato dagli amici, si presentò alle selezioni. Un pianista molto noto in città, il maestro Evemero Nardella, ascoltandolo ne rimase entusiasta e decise di prepararlo per il concorso.

Il 18 luglio 1950, dopo varie selezioni, Fierro arrivò alla finale che si teneva al Giardino degli Aranci di Posillipo. Davanti al mare, in una cornice suggestiva, fu proclamato vincitore. Quella sera festeggiò con gli amici alla trattoria “Da Ciro” a Mergellina. Tornò a casa con le tasche quasi vuote ma con la consapevolezza che qualcosa stava cambiando.

Quel successo gli aprì le porte del mondo discografico e lo portò a firmare un contratto con la casa milanese Durium .
Fu il momento decisivo: Aurelio Fierro scelse di abbandonare definitivamente gli studi di ingegneria per dedicarsi alla musica.
Nel frattempo, un incontro destinato a segnare la sua vita personale avvenne il 31 dicembre 1951. In via Toledo conobbe Marisa Matone, studentessa presso l’Università della facoltà degli Studi l’Orientale . Fu un colpo di fulmine reciproco: da quel momento le loro vite si intrecciarono in un legame destinato a durare nel tempo.
La vera svolta del suo grande successo arrivò nel 1954 con una canzone inizialmente rifiutata da altri interpreti.
Tutto questo avvenne grazie ad un fortunoso evento che avvenne nella primavera del 1954 mentre Aurelio e Marisa salivano le scale del palazzo di San Pietro e Matela, dove aveva sede la Bideri .
Marisa sentì suonare e canticchiare una canzone che le piacque all’istante. Una volta in casa, seppe che il famoso maestro Ferdinando Albano (l’autore di pregevoli canzoni sceneggiate: ‘O Zappatore, O’ Schiaffo…) stava provando una sua nuova canzone, Scapricciatiello, destinata a Tullio Pane, un cantante già affermato. Questi, nei giorni successivi, sentita la canzone la rifiutò considerandola di genere minore (così era ritenuta la sceneggiata o, come si diceva in gergo, ‘a canzona ‘e giacca). Il rifiuto creò un serio problema per la Bideri: il maestro Albano era troppo importante per essere escluso dalla Piedigrotta. Marisa comprese la situazione e cominciò a brigare perché la canzone fosse assegnata ad Aurelio.
Gli ostacoli da superare erano tanti, non ultimo il fatto che la canzone di Albano non poteva essere affidata a un «primo numero» (così si chiamavano i giovani cantanti che aprivano lo spettacolo e non avevano alle spalle grandi successi).
La fortuna volle che tutti i pezzi da novanta interpellati non si prestassero a cantare la sceneggiata respinta da Pane.
Alla Bideri non restava che affidarla alla voce del giovane
Aurelio, Questi interpretò la canzone con quel tanto d’ironia che bastò a trasformare il dramma della sceneggiata in una commedia piena di brio e piacevolezza.
Scapricciatiello fu presentata per la prima volta al teatro San Ferdinando e ottenne un successo insperato, tanto che Aurelio dovette ripeterla per ben quattro volte. La stessa sera tu letteralmente prelevato da un gruppo di ammiratori portato a Porta Capuana dove, accompagnato dal maestroAnepeta, cantò nuovamente la canzone. La piazza esplose in un applauso frenetico, chiese il bis e per cinque volte di seguito Scapricciatiello fu ripetuta. L’indomani tutta Napoli la canticchiava.
L’evento fu anche l’addio definitivo di Aurelio agli studi d’ingegneria: Napoli avrebbe avuto un ingegnere in meno e un cantante in più.

Nel 1955 fu scritturato dall impresario Davide Matalon per una tournée in Canada, la prima di una lunga serie che terminerà solo nel 2002 in Giappone.

Nel settembre del 1956 Aurelio sposò Marisa e vinse il poletana con Guaglione e Suspiranno na canzone. Il successo si ripete’ anche nelle Piedigrotte successive : Lazzarella, un capolavoro nella storia della canzone napoletana, ‘ASonnambula, Serenatella sciuè sciuè, melodie indimenticabili cui fecero seguito molte altre.

Nel 1958 stravinse al Festival della Canzone Napoletana:furono suoi il primo e il secondo posto con Vurria e Giulietta Romeo.

Nello stesso anno partecipò’ all’VIII festival al della Canzone Italiano di Sanremo .Le edizioni che seguiranno partecipò a ben sette Sanremo) l’avrebbero visto tra i cantanti più applauditi.
Dal 1963 la canzone italiana cominciò lentamente ad allontanarsi dai suoi canoni tradizionali. Aurelio percepi la nuova aria e si allontanò dal palcoscenico dell’Ariston.

Le sue frequenti tournée da Tokyo a Toronto, da New York a Boston, da Washington a Los Angeles s’interruppero solo per permettergli di partecipare, con grandi soddisfazioni, ai
Festival di Napoli dove ancora resisteva la canzone da lui amata. Si arrivò così al al 1966 quando al festival di Napoli insieme a Giorgio Gaber , presento’ al pubblico una delle sue più note canzoni: ‘a Pizza, una canzone scritta da Alberto Testa .

Riprese le sue tournée, i successi non gli mancavano. Tornò in patria e fondò la casa editrice musicale King Universal. Con essa portò al successo numerose canzoni. Scrisse libri per la Rusconi: La grammatica della lingua napoletana, Storie e leggende napoletane; lavorò all’ Enciclopedia della canzone napoletana, un’opera che non riuscì a completare per poco.
«L’artista che ha ridato alla canzone napoletana la freschezza e la giocondità della sua migliore tradizione» muore a Napoli l’11 marzo 2005 con il rammarico che il suo popolo abbia cambiato, oltre ai gusti, forse anche il suo modo di sentire.

Il suo ultimo palcoscenico, è’ stato un ristorante fa lui fondato che si trova centro storico di Napoli in Piazza Santa Maria La Nova dal nome ‘A Canzuncella il quale è celebre per offrire una cena spettacolo con musica classica napoletana, cucina tipica, frutti di mare e pizza, in un ambiente rustico e accogliente vicino al centro storico.

Per molti anni, lo stesso Aurelio Fierro accoglieva gli ospiti e si esibiva dal vivo, rendendo il ristorante una tappa iconica per turisti e appassionati di musica classica napoletana.
Dopo la sua scomparsa nel 2005, la gestione del locale è stata portata avanti dalla famiglia, in particolare dalla moglie Marisa e dal figlio Fabrizio Fierro, anch’egli musicista e showman.

Commenti via Facebook
  • 5
  • 0