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Il  28 marzo ricorre una delle pagine più dolorose della storia della nostra città .
Il tutto fu dovuto ad una famosa esplosione di motonave da guerra, che da qualche giorno, carica di materiale bellico destinato alle truppe italiane sul fronte africano, stava ormeggiata da qualche giorno nel porto di Napoli.
Il 28 marzo del 1943 , era ferma nel porto di Napoli la motonave Caterina Costa,  una nave enorme e  nuovissima (1 anno di vita ) che inizialmente apparteneva all’armatore genovese Giacomo Costa, ma che nel corso della seconda guerra mondiale fu requisita dalla regia Marina ed adibita al trasporto di rifornimenti bellici sulla tratta per l’ Africa del nord .
Era quello il periodo dove il delirio fascista portò a pensare che potessimo avere colonie nell’Africa del Nord, e la grande nave dopo essere stata riparata in seguito ad un attacco aereo in Tunisia ,aveva appena finito di caricare rifornimenti pericolosissimi: quasi 8000 quintali di carburante , esplosivi, 1500 tonnellate di munizioni, cannoni e decine di carrarmati,
Essa di trovava ormeggiata più o meno dalle parti dell’attuale ospedale Loreto Mare, sulla via Marina, quando improvvisamente si sviluppò di mattina un incendio che non si riuscì a domare per tutta la giornata Quando i vigili giunsero suo posto alla 14, la situazione era già fuori controllo .
Visto l’evolversi delle fiamme , il capitano vista la situazione consigliò l’affondamento della nave dato che era piena di bombe. Ma non si potette fare perché il mare era poco profondo in quel punto di ormeggio.
La nave divenne così una santabarbara galleggiante, ancorata al porto, e mentre tra
inutili tentativi di spegnere le fiamme, si decideva il da farsi le fiamme a quel punto raggiunse la stiva numero due, quella degli esplosivi, e la “Caterina Costa” con una tremenda esplosione saltò in aria.
La tremenda esplosione oltre a far sprofondare l’intero molo, dove era ormeggiata la nave, fece tremare tutta la città.
La zona del rione Loreto fu quasi rasa al suolo : schegge di metallo , pezzi di lamiere infuocati e vari pezzi di carrarmato si sparsero per tutta la città arrivando sino al Vomero e causando incendi e distruzione ovunque .
La metà d’un carro armato cadde sul tetto del Palazzo Carafa di Montorio, un altra metà atterrò sul tetto di un palazzo di via Atri .
Molti vagoni in sosta si incendiarono e ovunque molti edifici furono danneggiati dalle parti roventi della nave.
Furono coinvolte persino le zone cittadine del Lavinaio, piazza Garibaldi, il Borgo Loreto, la Sanità, piazza Carlo III, i Quartieri Spagnoli, e persino la collina dei Camaldoli che fu investita dalla pioggia di schegge e detriti.
Il bilancio finale delle vittime fu terribile : l’esplosione della nave Caterina provocò’ 600 morti e oltre 3000 feriti ma molti pur essendo scampati a lesioni varie , furono segnati in quella terribile giornata per tutta la vita.
Gli scampati testimoniano e raccontano di aver visto, con i propri occhi, persone senza testa correre in strada, poveri sventurati sorpresi dall’esplosione e rimasti decapitati dalle lamiere, i cui corpi straziati percorsero ancora qualche metro prima di stramazzare al suolo.
La cicatrice di questa brutto evento storico e’ ancora tuttora visibile sulla facciata del lato est del famoso maschio angioino , in quanto una scheggia della prua, o forse un cannone, (cioè non un colpo di cannone, ma proprio un cannone sparato dall’esplosione) fu scagliato con forza contro la facciata del castello procurando una tremenda ferita sul muro esterno.
Un altro rovente pezzo della nave centrò in pieno l’orologio che si trova sull’arco di Sant’Eligio a Piazza Mercato, che fu danneggiato e una lancetta andò perduta. L’orologio rimase con una sola lancetta per 50 anni, ricordando ai napoletani la violenta deflagrazione della nave fino al restauro avvenuto nel 1993.
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