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Il 17 agosto non è un giorno come tanti .
Sì ! Perché tanti anni fa ed esattamente il 17 agosto del 1389 avvenne nella nostra città la prima liquefazione del sangue di San Gennaro.
Ora sono certo che tutti vi siete alzati dalla sedia sconvolti … ma credetemi le cose sono andate proprio in questo modo .
Certo lo sappiamo tutti che il rito della liquefazione del sangue di San Gennaro viene celebrato nella nostra città il sabato che precede la prima domenica di maggio, data della traslazione del corpo del santo, il 19 settembre, giorno del suo martirio, e il 16 dicembre, anniversario dell’eruzione del Vesuvio del 1631. quando si dice che San Gennaro fermò l’arrivo della lava alle porte della città.
Ma questo racconto della prima liquefazione del sangue di San Gennaro compare in una fonte scritta da un cronista nel cosiddetto Chronicon Siculum, una cronaca trecentesca che registra un avvenimento straordinario.
“ Quella mattina a Napoli si tenne una “maxima processio”, una grandissima processione, per celebrare il miracolo del sangue del santo custodito in un’ampolla e apparso liquido, quasi — scrive il cronista — come se fosse uscito quel giorno stesso dal corpo del martire “
Questa è la più antica testimonianza documentaria finora conosciuta della liquefazione.
Ma per comprendere veramente quel 17 agosto bisogna dimenticare per un momento il rito come lo conosciamo oggi e tornare nella Napoli tormentata della fine del Trecento.
Il Regno in quel periodo attraversava una delle sue stagioni più difficili. La città era divisa dalla lotta dinastica tra gli Angiò-Durazzo, sostenitori del giovane Ladislao, e gli Angiò-Valois, che appoggiavano Luigi II d’Angiò. A questa contrapposizione politica se ne aggiungeva un’altra, religiosa e altrettanto profonda: era il tempo del Grande Scisma d’Occidente, con la cristianità divisa tra il papa di Roma e l’antipapa di Avignone.
Napoli viveva quindi tra lotte intestine, violenze, incertezza politica e difficoltà materiali. Ed è probabilmente dentro questa situazione che bisogna collocare il ricorso a San Gennaro.
Secondo una ricostruzione ricordata dalla stessa Arcidiocesi di Napoli, il sangue del martire potrebbe essere stato esposto proprio per invocarne l’intercessione e chiedere al patrono di liberare la città dai mali che la affliggevano.
Fu allora pero’ che accadde qualcosa….
Il sangue conservato nell’ampolla venne trovato già liquido.
Ed è proprio qui che la vicenda assume un’altra affascinante sfumatura
Il 16 agosto 1389, appena un giorno prima della maxima processio, erano arrivati a Napoli due ambasciatori del re di Francia Carlo VI.
E non erano certo dei semplici visitatori…
La Francia aveva infatti deciso di sostenere Luigi II d’Angiò nella lotta per il Regno di Napoli e proprio in quei mesi Carlo VI aveva messo a disposizione ingenti risorse per appoggiarne le pretese al trono. L’arrivo di due suoi emissari in una città politicamente spaccata , la liquefazione del sangue di San Gennaro e la grandissima processione per il prodigio che ad esso seguì, immaginate quale grande impressione dovette suscitare nella mentalità di quel Popolo napoletano del Trecento.
Diciamocelo francamente … tutto questo contesto, sapeva molto più di significato politico che religioso ..
Il prodigio doveva essere interpretato dal popolo e dai nobili come un segno favorevole alla parte angioina.
Ma .. il bello della storia viene dopo.
Perché, se i napoletani del 1389 potevano leggere quel sangue sciolto come un auspicio per Luigi II d’Angiò, gli avvenimenti successivi andarono diversamente. Ladislao riuscì progressivamente a imporsi, rientrò stabilmente a Napoli nel 1399 e Luigi dovette abbandonare il Regno.
Insomma .. San Gennaro anche quella volta, come tutte le volte che il suo miracolo viene forzato .. poi la strada opposta.
Ma questo vero non scoraggiò le successive rimasti reali che hanno conquistato la nostra città .
Questa straordinaria forma di captatio benevolentiae , certo non fu la sola che o vari regnanti usarono per conquistarsi la simpatia e l’approvazione del popolo .
Re, viceré e governanti compresero perfettamente quanto fosse importante il rapporto con il patrono per conquistare il favore di una popolazione che spesso guardava con diffidenza chi arrivava a governarla. Rendere omaggio a San Gennaro significava anche rendere omaggio a Napoli.
Ogni sovrano conquistatore appena entrato in città da Porta Capuana, per prima cosa si recava al nostro Duomo per accogliere là benevolenze di San Gennaro.
Essi erano soliti utilizzare questo scioglimento del sangue strumentalizzandolo per i propri
scopi politici .. si presentava davanti a San Gennaro assisteva al prodigio e attraverso quel gesto cercava simbolicamente di stabilire un rapporto con il popolo napoletano.
Ed è proprio intorno a questo intreccio fra fede, potere e consenso che nei secoli nacquero anche racconti molto più difficili da separare dalla leggenda.
Qualche tempo dopo anche lo stesso Carlo di Borbone pensò bene di utilizzare San Gennaro per ottene la benevolenza del popolo napoletano. Il 10 maggio del 1734, non appena entrato in città. Carlo di Borbone fece la sua prima sosta al duomo di Napoli; qui ricevette la benedizione del Cardinale Pignatelli e donò al santo una croce di diamanti e rubini.
Il nostro Carlo era talmente attaccato al santo protettore che, quando nel 1759 dovette lasciare Napoli per andare a Madrid a prendere la corona di Spagna con il nome di Carlo III, pensò bene che sarebbe stata una buona idea portare via un piccolo souvenir; e quindi fece prelevare dall’ampolla grande un po di sangue di San Gennaro per portarlo nel Monastero dell’ Escorial a Madrid.
Ma San Gennaro lontano da Napoli non fa il medesimo lavoro. Il sangue dell’ampolla pare che a Madrid non si sarebbe mai liquefatto; e oggi è sparita del tutto, nessuno sa più che fine abbia fatto.
Captatio benevolentiae della prima ampolla … la seconda finita in Spagna che non fa miracoli .. e la terza ?
Sì !
Perché anche se non tutti lo sanno, esiste anche una terza ampolla del sangue di San Gennaro che si trova nel Rione Sanita’ custodita presso i Vincenziani ai Vergini. Essa fu ritrovata nel 2016 ed è oggi custodita presso l’antico Complesso monumentale Vincenziano, situato di fronte al noto Palazzo dello Spagnolo Rione sanità.
L’ampolla è la terza ufficialmente certificata, infatti al momento del suo ritrovamento era corredata di un documento d’epoca, un’autentica del Vescovo di Ferentino datata 1793, in cui viene specificata la donazione ai Padri della Congregazione della Missione di Napoli.
Ampolle che spariscono a altre che riappaiono dall’oblio .. come notate i percorsi del sangue di San Gennaro sono molteplici.
Insomma il mistero da sempre presente intorno alle ampolle di San Gennaro si infittisce.
D’altronde in una città di sangue liquefacente , “ urbus sanguinuis “ come veniva nominata Napoli nel 600 , questo non deve sorprendere .
Poi tocco’ nel 1799 ai francesi ed intellettuali giacobini che il giorno successivo alla proclamazione della Repubblica Napoletana per avere il consenso del popolo napoletano a governare la loro città, dinnanzi ad una grande affluenza di popolo in gran parte molto scettico, chiesero a San Gennaro nel Duomo, per volontà del generale francese Championnet, di provvedere alla liquefazione del sangue posto nella sua le ampolla.
Il generale francese era sicuro che il santo avrebbe dato un segno di consenso al nuovo ordine repubblicano, e grazie alle sue manovre alchemiche San Gennaro gli diede ragione facendo sciogliere il sangue presente nell’ampolla. Avvenuto il miracolo, l’ampolla fu mostrata a tutti dall’Arcivescovo di Napoli Cardinale Giuseppe Maria Capece Zurlo.
Il generale era convinto che questo gesto gli comportasse la benevolenza del popolo proprio come in prededenza era accaduto ad altri nuovi regnanti nel passato ma questa volta il popolo reagi diversamente. Al vedere il sangue liquefarsi in presenza dei “ repubblicani Giacobini” il popolo napoletano restò senza pregare tutto ammutolito
Questa volta il famoso San Gennaro aveva ” sbagliato “e il popolo senza pensarci neanche
molto decise di sostituirlo.
Egli venne accusato di essere un partigiano della democrazia repubblicana, della libertà, dell’uguaglianza e quindi di essere amico dei
“giacobini”, e per questo fu detronizzato da patrono della città partenopea e sostituito da
Sant’Antonio da Padova.
Il ” giacobino ” San Gennaro da quel momento e per ben 15 anni non fu più patrono della città partenopea. Dumas racconta anche dell’esecuzione di un busto del santo, che con una corda al collo venne trascinato per strada, tra lo scherno della gente e poi gettato in mare, “I lazzari proclamarono nuovo santo patrono e nuovo generalissimo di tutti gli eserciti napoletani Sant’Antonio da Padova…”
Ma sicuramente uno degli episodi più affascinanti riguarda Giovanna II d’Angiò-Durazzo, sorella di Ladislao e regina di Napoli dal 1414.
Suo fratello , il grande re Ladislao era morto dopo quattro giorni di agonia perché colto da un malore che non si riuscì a diagnosticare,( secondo alcuni si trattò di un veneficio ) il 6 agosto del 1414.
Fu trasportato a lumi spenti ( perchè ancora scomunicato ) nella chiesa di San Giovanni a
Carbonara e poi inumato.
Il giorno successivo ai funerali di Ladislao, all’età di 43 anni Giovanna venne quindi proclamata regina , ma il popolo non sembrava molto convinto di questo avvicendamento .
Serviva quindi assolutamente che il popolo napoletano concedesse la propria benevolenza alla regina Giovanna Il e per farlo serviva il parere favorevole di San Gennaro.
Il miracolo dello scioglimento del sangue quella volta doveva avvenire in un giorno diverso, anche a costo di manipolarlo con una formula alchemica.
E questo come e’ contenuto in una cronaca medievale fu visto liquefarsi il successivo 17 agosto grazie alla conoscenza da parte della regina di una misteriosa formula alchemica capace di provocare artificialmente la liquefazione di una sostanza simile al sangue conservato nelle ampolle.
Ma la leggenda non termina qui.
Si racconta infatti che Giovanna avrebbe deciso di affidare quel segreto a uno dei monumenti più straordinari della Napoli del Quattrocento.
La sorella Giovanna succeduta al trono, fece erigere nel 1428 al fratello un monumentale sepolcro alto fino al soffitto.
Costruito su disegni di Andrea di Firenze il monumento è ancora oggi visibile nella bella
chiesa di San Giovanni a Carbonara fondata da Giovanna I d’Angio e rifatta dallo stesso
Ladislao.
Il monumento è sostenuto da quattro enormi statue raffiguranti le virtù; nella prima sezione si vedono le statue del fratello e della sorella seduti uno accanto all’altro.
Più in alto troviamo il sepolcro del re con la figura del defunto sopra il coperchio.
Alla sommità si eleva infine la statua equestre del re che è raffigurato con la spada levata in alto.
E’ insomma su questo gigantesco monumento funebre che ancora oggi domina l’interno della chiesa che secondo la leggenda, la regina Giovanna avrebbe fatto nascondere il segreto
di quella formula capace di far “sciogliere” il sangue.
La prossima volta che entrerete nella chiesa, fermatevi davanti all’immenso mausoleo di Ladislao. Guardate attentamente quelle statue, le nicchie, le colonne , i rilievi e le pieghe di quel gigantesco racconto scolpito nel marmo.
Se davvero Giovanna II avesse voluto nascondere lì la sua misteriosa formula, dove l’avrebbe messa?
Dietro una statua?
Dentro una cavità del monumento?
Tra due blocchi di marmo?
Oppure quella formula non è mai esistita e da secoli stiamo semplicemente inseguendo una delle tante meravigliose leggende che Napoli sa costruire intorno alla propria storia?
Nessuno può dirlo.
Ma se un giorno entrerete a San Giovanni a Carbonara, probabilmente vi sorprenderete comunque ad alzare gli occhi verso il mausoleo di Ladislao e a cercarla.
Guarderete magari con un occhio diverso quella
spettacolare architettura di marmo popolata da statue, figure allegoriche, nicchie, colonne e rilievi, attribuita alla bottega di Andrea da Firenze.
Gli alchimisti, secondo antichi racconti , operarono propri qui nella chiesa di San Giovanni a Carbonara. E la Regina Giovanna fu proprio lei a nascondere la formula alchemica della liquefazione del sangue all’interno della tomba del fratello Ladislao di Durazzo,
Che ne dite di mettervi alla ricerca della formula miracolosa ?
In fondo, sono trascorsi soltanto seicento anni





