Carnevale

La festa di carnevale oggi a Napoli e’ celebrata solo da qualche bambino mascherato pronto a lanciare coriandoli e soffiare un rudimentale strumento fischiante . L’ unica tradizione rimasta e’ quella culinaria , con le castagnole al migliaccio , le famose chiacchiere , la deliziosa lasagna e il sanguinaccio . A tal proposito bisogna ricordare che il sanguinaccio una volta veniva fatto con il sangue di maiale cotto con il cioccolato( ma le nuove norme sanitarie lo hanno vietato ) mentre oggi possiamo considerarlo una semplice crema di cioccolato .
Del carnevale,quindi, oggi e’ rimasto veramente poco , ma un tempo il popolo amava festeggiare questo periodo con grande euforia riversandosi nelle strade facendo baldoria e sopratutto grandi scorpacciate .
A Napoli il giorno di Sant’ Antuono ( 17 gennaio ) segnava l’ ingresso del Carnevale e in questa occasione si dava fuoco a cataste di roba vecchia.
Nei tempi dei Borboni la festa veniva annunciata al popolo al suono delle tofe ( grosse conchiglie al cui soffio corrispondeva un suono simile a quello delle sirene delle navi ). Da quel momento il popolo aveva licenza di fare baldoria e baccano . Un fiume di persone , armati di originali strumenti ( o’ scetavaiasse – o’ putipu’- o’ triccaballacche ) e di coriandoli , avanzava tra le strade lanciando coriandoli e uova ripiene di farina , sopratutto se il malcapitato avesse un cappello o fosse ben vestito . I gentiluomini infatti spesso non osavano avventurarsi per strada e partecipavano alla festa affacciati ai loro balconi ornati di festoni lanciando finti fiori , coriandoli e carta colorata.
Il teatro San Carlo ai tempi dei Borboni veniva trasformato in una grande sala da ballo, mentre i palchi fungevano da sale da pranzo dove si consumavano le specialita’ carnevalesche.
Il popolo ai tempi del viceregno spagnolo si esibiva nelle strade e nelle piazze con rappresentazioni mascherate e canti di carnevale dialogati .
In tale periodo nacquero i carri cuccagna che oltre a rappresentare scene allegoriche erano anche addobbati con prodotti mangerecci che avevano al seguito anche i ” cartelli delle quadriglie “, cioe’ canzoni dialettali stampate su pezzi di carta che venivano lanciate al pubblico e alla fine consegnate al re .Esse celebravano in tono scherzoso i vari mestieri .
Siccome i carri ripieni di cibo , spesso venivano saccheggiati provocando gravi incidenti , il re Carlo di Borbone stabili’ nel 1746 che i carri cuccagna invece di attraversare le strade cittadine , dovevano essere allestiti nel largo di palazzo ( piazza plebiscito) e che fossero guardati a vista da truppe armate fino all’ inizio dei festeggiamenti.
I carri furono poi sostituiti dall’albero della cuccagna( o palo di sapone) che veniva reso scivoloso grazie al sapone , in modo da rendere piu’difficile l’arrampicata dei concorrenti per arrivarci sopra dove erano raccolte le cibarie.
Da qui trae origine l’espressione ‘ cuccagna’ inteso come il paese delle meraviglie , delle delizie e del piacere. Il gioco era finalizzato all’ “abbuffata ” che a Napoli era l’ usanza da parte del popolo di saziarsi abbondantemente prima di iniziare il lungo digiuno quaresimale.
Tutto questo fu infine sostituito dalle famose costruzioni delle “cuccagne” .
Le cuccagne erano riproduzioni in cartapesta e legno di una collina artificiale , una villa, un castello, un galeone ed altro a seconda delle fantasie del costruttore ripiene di ogni sorta di cibarie,vestiti da uomo e da donna e ornamenti vari.
Partecipavano alla progettazione architetti , artisti e un gran numero di artigiani ed il finanziamento per la costruzione dell’ opera era assicurata in buona parte dal re.
La struttura era ricca di generi alimentari : caciocavallo , prosciutti, lardo , formaggi, polli ,capretti , agnelli , interi quarti di bue e non di rado anche animali vivi di grossa mole come buoi e vitelli . Dalle fontane montate sulla struttura zampillava il vino piu’ pregiato .
Tutto questo diventava di chi riusciva a prenderlo e conservarlo ; questa struttura infatti era destinata ad essere demolita nell’ assalto alle ore 22 dopo i 2 colpi di cannone che dal castello indicavano il segnale: il popolo a questo punto dava assalto alla costruzione cercando di arraffare quanta più’ roba possibile.
Le cuccagne in tutto erano solo quattro e si tenevano nelle ultime domeniche di carnevale. Venivano allestite in sei giorni , dal lunedì al sabato e si realizzavano nella piazza antistante il palazzo reale , l’ attuale piazza del plebiscito , allora denominata largo dI palazzo.

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