SPACCANAPOLI

La strada che , in gran parte , è quella che era il Decumanus della Neapolis greco-romana è chiamata comunemente ” spaccanapoli ”
E’ chiamata spaccanapoli perchè a guardarla dal belvedere della certosa di S. Martino divide in due parti uguali la Napoli ottocentesca.
E’ un nome privo di ufficialità e corrisponde in gran parte al decumano inferiore.
Era nel medioevo e nel rinascimento una delle strade più aristocratiche della città .
E’ un tratto di strada molto suggestivo e caratteristico , percorrere spaccanapoli significa di fatto incontrare dal vivo la cultura napoletana ,assaporare il profumo dei suoi cibi , calarsi nella sua lingua e nella sua musica
Nel suo lungo ma stretto rettilineo assume diversi nomi :
La strada comincia dall ‘ angolo di via Toledo con la breve via Maddaloni ,la quale è fiancheggiata da 2 bellissimi e storici palazzi : palazzo Maddaloni e palazzo d ‘ Angri .
Il primo ha dato il nome alla via , e ha l’ ingresso sulla via omonima , l’altro ha il suo ingresso principale nella piazza retrostante , poichè a causa di una vecchia diatriba il palazzo Doria D’ Angri fu costretto dall’ allora tribunale , a tenere chiuso il portone ( all’ epoca principale ) su via Maddaloni.
Palazzo Maddaloni è uno dei palazzi di maggior rilievo di Napoli l’ architetto Cosimo Fanzago ne fece una delle più belle residenze gentilizie napoletane ed era di proprietà di di Diomede Carafa , duca di Maddaloni ;
Il duca e la moglie diedero vita in questo palazzo ad un cenacolo di nobiltà , cultura e mondanità dove furono di casa Giacomo Casanova ed il letterato Pietro Napoli Signorelli .
Di fronte al magnifico portone del palazzo Maddaloni , si apriva un tempo anche quello secondario del contiguo edificio dei Doria D’ Angri , ma quest’ ultimo venne murato dopo un ‘ ordinanza delle autorità pubbliche , costrette ad intervenire per placare una lite scoppiata tra il duca e il principe , i quali trovandosi ad uscire contemporaneamente in carrozza dalle loro rispettive dimore , si erano reciprocamente rifiutati di cedersi il passo , rimanendo fermi per ore ed ostruendo il passaggio nell ‘ angusta via Maddaloni.
Palazzo Doria d’ Angri è tra i palazzi più belli della città ; esso fu costruito per volontà dei principi Doria ed è opera di Luigi Vanvitelli.
Affaccia su piazzetta VII settembre  ( nome rifiutato da tutti noi ) chiamata dai napoletani ” largo santo spirito “dal nome della omonima chiesa del 500 .
( accanto alla chiesa sorse un edificio che ospitò il conservatorio femminile della compagnia allo spirito santo ,dove trovarono dimora ed assistenza ragazze orfane , vedove , ex prostitute e donne in disagiate condizioni economiche e sociali .)
Fu nel 1860 la residenza di Giuseppe Garibaldi durante la sua permanenza a Napoli che dal balcone principale proclamò l’ unione del regno delle due sicilie a quello dell’ Italia.
Attraversata via S. Anna dei Lombardi e percorsa la strada intitolata a Domenico Capitelli ( un giureconsulto che prese parte ai moti del 1820 ) si giunge in piazza Gesù Nuovo .
In questa via si trova l’ ottica Sacco in cui l ‘ ottico Raffaele Sacco compose la canzone ” te voglio bene assaje nel 1835 ( lo ricorda una targa accanto all’ antica bottega ).
Nella stessa via ,vi furono stampati per la prima volta ” i canti di Leopardi ”
Piazza del Gesù Nuovo prende il nome attualmente dall’ omonima chiesa di epoca rinascimentale eretta nel palazzo, prima, dei Sanseverino , di cui è ben visibile il bugnato a punta di diamante sulla facciata principale .
Nel mezzo della piazza vi è la guglia dell’ Immacolata .
Lasciata piazza del Gesù ,ecco subito dopo , a destra , la chiesa di Santa Chiara. ( articolo dedicato a parte ).
Oltrepassato il campanile si scorgono le chiese di Santa Marta del XIV secolo, famosa per il codice di S. Marte e di S. Francesco del 1325 ora sconsacrata ( ristrutturata nel 1993 e riabbandonata )
Uscendo da Santa Chiara , si trova via Benedetto Croce , che prima aveva due nomi , nel primo tratto si chiamava via Trinità Maggiore e nel secondo via Mariano Semmola .
Alla strada è stato dato il nome dell’ insigne filosofo dopo la sua morte perchè abitava al n 12 , nel palazzo Filomarino già dei Sanseverino principi di Bisignano.
A partire dal 1900 qui’ dimoro’ Benedetto Croce che nel 1947 fondo’ l’ istituto italiano per gli studi storici con annessa biblioteca che tutt’oggi mette a disposizione degli studiosi un imponente patrimonio di libri divenendo una delle maggiori sedi culturali della citta’.
Oltre questa piazza sono degni di nota il palazzo Pinelli e il palazzo dei Carafa della Spina che ha un magnifico gigantesco portale barocco .
La strada continua con palazzi storici come palazzo Capone – palazzo Venezia del XIV sec. – palazzo Mazziotti e palazzo Pinelli Foggia .
Palazzo Venezia di origine trecentesca fu sede della rappresentanza diplomatica della repubblica veneziana a Napoli . Nel suo interno conserva un incredibile rigoglioso giardino pensile in cui in una sorprendente distesa di alberi e piante si nasconde una casina pompeiana di gusto neoclassico .
Via Benedetto Croce termina nella piazza San Domenico Maggiore che deve il suo nome alla omonima chiesa ; questa è una delle più importanti piazze della Napoli antica e merita pertanto un citazione a parte in un prossimo articolo .
Al centro della piazza si eleva una guglia sormontata dalla statua bronzea di San Domenico voluta dal popolo per la peste del 1656.
La piazza vanta famosi palazzi che in questa sede ci limiteremo a citare : palazzo del Balzo o Petrucci – palazzo Corigliano e Sansevero de Sangro -palazzo dei duchi di Casacalenda .
Il lato sinistro della piazza è occupato dalla scalinata della chiesa antica e della parte absidale della chiesa di San Domenico Maggiore .
Appena dopo piazza san Domenico viene la piazzetta Nilo , nome derivato da una colonia alessandrina installata in quei luoghi ai tempi dell’ impero romano .
Nel vicino largo corpo di Napoli a ricordare la colonia c’è la statua del Nilo che i napoletani credettero in seguito , d’ identificare nel ” corpo di Napoli ” donde il nome rimasto.
Ma il Nilo giacente che oggi si vede non ha la sua testa originale ; in tempi remoti la statua fu decapitata e sotterrata , quando poi venne nuovamente alla luce fu completata con lì attuale testa barbuta e collocata sul posto : questo avvenne nella seconda metà del 600.
La statua ha subito di recente un ‘ importante restauro con il ripristino definitivo della piccola testa di sfinge marmorea , trafugata oltre 50 anni fa e recuperata lo scorso dicembre in Austria .
In piazza del Nilo troviamo la chiesa di S.Angelo a Nilo del 1385 detta pure cappella Brancaccio , posta ad angolo con via mezzocannone
Di fronte alla statua ed a via Nilo vi è l’ attuale via Paladino da cui si giunge all’ antico collegio del Salvatore ( oggi università ) , alla chiesa del Gesù Vecchio ed alla collina di montenerone.
Su via Nilo troviamo i palazzi Pignatelli del seggio dei nobili del 1499 con annessa cappella al termine della via ,ed il palazzo di Antonio Beccadelli del XV sec.detto il panormita ( da Palermo ) , fondatore dell’ accademia pontaniana .
Una volta superata la chiesa di San Angelo a Nilo e oltrepassato la statua del Nilo , spaccanapoli prende il nome di San Biagio dei Librai , nome dovuto alla corporazione dei librai che avevano una confraternita nella strada intitolata al Santo , del quale è ancora visibile la chiesetta .
A sinistra appena inizia la strada c’e’ il palazzo Carafa dei Conti Maddaloni dove nacque nel 1476 Gian Pietro Carafa che doveva assurgere poi, all’ onore della tiara col nome di papa Paolo IV.
Subito dopo il palazzo Carafa troviamo la chiesetta di San Nicola a Nilo . questa si trova al piano rialzato e per accedervi ci sono , ai lati , 2 brevi scale che convergono alla sommità .
Rientranti , rispetto alla scala , ai lati ci sono 2 botteghe ,e sopra l ‘architrave di ognuna di esse troviato murato un pezzo di marmo , con una scritta risalente a circa 3 secoli fà che testimonia il diritto di asilo goduto dalle chiese .
La scritta cita : nel primo di febbraio 1706 per decreto della corte arcivescovile di questa città è stato ordinato che ques’atrio e le due botteghe dei bassi laterali restino profani e non godono dell’ immunità ecclesiastica .
In via San Biagio dei Librai al n 121 , proprio di fronte a San Nicola a Nilo troviamo il palazzo Santangelo , eretto , nella seconda metà del 400 da Diomede Carafa .
La facciata del palazzo è a bugne e sulla cornice del portale ci sono , ai lati , due busti d ‘ imperatori romani ed in una nicchia , a centro , una statua di Ercole . Il portale inquadra la porta lignea finemente intagliata che ai suoi tempi doveva essere una meraviglia ma che oggi è sciupata ed annerita.
In fondo al cortile si vede la copia in terracotta dell ‘ enorme testa di cavallo ( anche questa scolorita dal tempo ) che Lorenzo il Magnifico donò al Carafa : l’ originale in bronzo , si trova al museo nazionale .
Sempre nel cortile , a destra c’è una colonna con la statua di Ferrante , eretta per ricordare la cortesia del re che si degnò di attendere il Carafa , con il quale doveva andare a caccia .
Continuando la strada si vede a sinistra , al n 31 l’ ex libreria di Antonio Vico , dove , nella camera sovrastante nacque Gianbattista Vico .
Più avanti , sempre a sinistra al n 39 c’è il bellissimo palazzo Marigliano dei duchi Del Monte che fu dei Di Capua , conti d ‘ Altavilla .
Nell’ androne del palazzo , sui muri , campeggiano due scritte a grandi lettere nere : in una di queste è citato che in questo palazzo ha vissuto Costanza Chiaramonte regina di Napoli
Andrea di Capua sposò la ex moglie del re Ladislao di Durazzo .
Costanza era figlia di Manfredi Chiaramonte , un ricco e potente signore siciliano .
Re Ladislao sposò Costanza solo per la cospicua dote e per i mercenari che garantiva il padre , due cose a lui necessarie nella difficile lotta contro Luigi d’ Angiò che gli contendeva il possesso del regno di Napoli.
Re Ladislao successivamente ripudiò la moglie Costanza e per riparare , in parte, al torto che le aveva fatto , fece sposare la sua ex moglie con Andrea di Capua.
Proseguendo avanti , la via San Biagio sbocca in via Duomo.
A questo punto spaccanapoli,oltre il Duomo prende il nome di via Vicaria Vecchia , così chiamata perchè nel 400 c’ era il palazzo del Vicario detto , appunto palazzo della Vicaria .
Questo nome fu dato in seguito a Castel Capuano quando vi furono riuniti tutti i tribunali .
Più avanti , la strada prende il nome di Forcella e termina dove, un volta si ergeva la Porta Furcillensis o Ercolanese o Nolana , trasferita poi nel 1484 .
All’ ingresso di forcella si notano 2 chiese , quella di S. Giorgio maggiore del V sec. o S. Giorgitiello e l ‘ altra di S. Carminiello ai mannesi di epoca molto remota , sotto la quale possono vedersi i resti di antiche terme romane ( mannesi significa falegnami ).
Oltre troviamo le chiese di S. Maria a piazza ( antichissima ) e di S.Agrippina del XIII sec.
Più innanzi si nota la biforcazione a Y della via , da cui l’ etimologia del nome forcella , nei cui pressi vi è la chiesa di S.Agostino alla zecca del XI sec.

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