SANT’ASPRENO : primo vescovo di Napoli

S. Aspreno è stato  il primo vescovo della chiesa di Napoli e   visse tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C.Sant’Aspreno. Fu il patrono principale di Napoli fino al 1673, anno in cui fu poi sostituito da San Gennaro diventando da quel momento secondo patrono della città . 

Un’antica leggenda narra che S. Pietro, fondata la Chiesa d’Antiochia, dirigendosi verso Roma con alcuni discepoli, passò per Napoli, dove incontrò una vecchietta ammalata (identificata poi con S. Candida la Vecchia) che promise di aderire alla nuova fede se fosse stata guarita. Pietro la guarì dalla malattia e la donna gli raccomandò un suo amico di nome Aspreno da tempo ammalato e che se guarito anche lui certamente si sarebbe convertito. Così Pietro salvò anche lui dalla malattia e dopo averlo catechizzato, lo battezzò e prima di ripartire, lo pose a capo della nascente chiesa napoletana come vescovo poiché nel frattempo la comunità cristiana era divenuta ampia e necessitava di un pastore.

San Pietro

San Pietro con Santa Candida e Sant’Aspreno (olio su tela, 1895)

Pietro prima di riprendere il viaggio per Roma , consacrò  Aspreno come primo vescovo  a capo della chiesa di Napoli dove vi rimase in carica per circa 23 anni  acquisendo in particolar modo fama di guaritore.  Egli fu particolarmente ricolmo d’amore verso i poveri e si dimostrò sempre disponibile verso qualsiasi persona al di là del ceto e della condizione sociale, il suo speciale carisma fece accrescere la comunità cristiana napoletana.

Egli fece costruire durante il suo mandato l’edificio di culto di Santa Maria del Principio, dove poi sarebbe sorta la Basilica di Santa Restituta e quindi il Duomo di Napoli. La leggenda attribuisce ad Aspreno anche la fondazione della Basilica di San Pietro ad Aram, prima chiesa napoletana, dove è ancora presente l’altare su cui Pietro avrebbe celebrato il Sacrificio eucaristico.

Alla sua morte , i suoi resti secondo molti pare che inizialmente si trovavano conservati nelle Catacombe di San Gennaro e solo successivamente furono poi  traslati per decisione del vescovo di Napoli Giovanni IV lo Scriba (842-849) nella basilica Stefania dove tutt’oggi riposano sotto l’altare della cappella che porta il suo nome.

Nella Cappella del Tesoro di San Gennaro vi è attualmente custodito  insieme a quello di Gennaro e degli altri 50 Santi Patroni della città di Napoli, il suo busto d’argento insieme al bastone con cui l’apostolo Pietro lo aveva guarito  dalla malattia.

Chiesa di Sant'Aspreno ai Tintori

Chiesa di Sant’Aspreno al Porto (resti paleocristiani)

A Napoli  furono erette due chiese in suo onore e una cappella nell’antica basilica di S. Restituta.

La prima è la chiesa di Sant’Aspreno al Porto (VIII d.C.), nota anche come chiesa di Sant’Aspreno ai Tintori, situata nei pressi del porto, in via Sant’Aspreno, inglobata nel fianco del Palazzo della Borsa. L’altra è la chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi oramai chiusa da tanto tempo  che si trova nell’omonima piazzetta nel cosiddetto “Borgo dei Vergini” .

La chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi oggi distrutta e abbandonata venne costruita, insieme ad un convento, nel 1633, per poter assistere gli infermi nel cuore della Sanità nel Borgo dei Vergini e come tale ha dovuto subire la furia nel corso dei secoli delle cosiddette “lave”, cioè acque piovane che confluivano nella zona provocando vere e proprie alluvioni. Queste hanno con il tempo distrutto buona parte dell’edificio originale e dell’antica struttura oggi purtroppo resta poco o nulla.

I padri Crociferi, che costruirono la chiesa  soprattutto nel XVII secolo, furono particolarmente presenti negli ospedali e in tutti quei luoghi dove erano presenti persone malate a testimonianza del loro impegno missionario diffuso in tutta Napoli. Inoltre, inizialmente, la chiesa accolse gli studenti che avevano intenzione di prendere i voti prima che il noviziato fosse spostato nella chiesa delle Crocelle al Chiatamone.

Quella che vediamo oggi è la ricostruzione  che fu realizzato nel 1760 dagli architetti Bartolomeo e Luca Vecchione, collaboratori del celebre Luigi Vanvitelli

La facciata,è preceduta da una scalinata in pietra che fu costruita proprio per elevare la chiesa proteggendola dall’acqua in maniera tale che durante le inondazioni l’accesso alla chiesa fosse rialzato rispetto al manto stradale e quindi evitare l’allagamento della chiesa. Essa mostra  presenta numerose decorazioni in stucco chiamate lesene composite, una specie di colonne incorporate quasi totalmente nella parete. Il portale mostra influenze rococò mentre l’interno presenta sopratutto sulla cupola ornamenti in stile barocco.

Nel suo interno con una pianta a croce latina e una navata centrale dove si affacciano due cappelle per lato , vi lavorarono numerosi artisti che abbellirono la chiesa con magnifiche opere andate distrutte e perdute ( ? ) e di tutto il suo splendore oggi purtroppo non vi è quasi più traccia .  Si può ammirare solo uno scheletro vuoto che non riesce a testimoniare i fasti di una volta

La chiesa chiusa da tempo come altre duecento chiese n città, versa in un incredibile stato di abbandono con pavimenti rialzati , mattonelle distrutte e cancellate divelte .

sant'aspreno dei crociferi

Interno di Sant’Aspreno dei Crociferi

 

La Chiesa di Sant’Apreno ai Tintori così chiamata dal nome degli artigiani che abitavano il luogo  si sviluppa su due livelli, di cui il piano terra si suppone fosse  l’abitazione di S.Aspreno. L’oratorio della Chiesa, costruito su un impianto termale di epoca romana, era considerato un santuario e veniva visitato dai fedeli che chiedevano la grazia di esser guariti dall’emicrania, infilando la testa in una cavità presente  sotto l’altare.

 Sant’Aspreno, infatti  veniva e viene ancor oggi invocato per guarire l’emicrania. Molti attribuiscono questa sua dote miracolosa al fatto che fu decapitato a causa della sua conversione, mentre altri la associano al suo modo di fare penitenza e cioè mettendo una pietra sul capo. La grossa pietra che si dice  il santo usasse per le sue penitenze la si trova ancora oggi nella cappella  del vano sotterraneo dietro il piccolo altare del VIII secolo dove è posta  una grata di ferro. Al di sopra dell’altare maggiore è invece visibile il busto del santo ornato da ex-voto costituiti  prevalentemente da immagini di teste.

Durante la riprogettazione di piazza Bovio che prevedeva l’innalzamento del piano stradale, il piano terra poi divenne l’ipogeo. 

L’antica chiesa, dedicata al primo vescovo di Napoli, è oggi inglobata nel Palazzo della Borsa (attualmente sede della Camera di Commercio), costruito su  progetto di Alfonso Guerra in stile neorinascimentale .

La chiesa nota anche con il nome di Sant’Aspreno ai Tintori ,dal nome dagli artigiani che abitavano nel quartiere , venne realizzata nell’VIII secolo e secondo tradizione, indicherebbe sia la casa che la catacomba di Sant’Aspreno,

Nel XVII secolo il luogo di culto venne restaurato per volontà del devoto e miracolato mercante Salvatore Perrella; in questa occasione la disposizione dell’entrata venne invertita e, in un atrio, vennero posizionate dodici colonne provenienti dal Chiostro di San Pietro ad Aram appena abbattuto nel corso dei lavori per il Risanamento dell ‘intera zona . Nel 1895 la struttura venne ulteriormente rimaneggiata e successivamente  inglobata nel palazzo della Borsa al momento della sua costruzione .

Alla fine dell’ottocento, nel corso dei lavori per il Risanamento dell’intera zona  quando si decise di radere al suolo tutta l’area dei vicoli nei pressi del porto e costruire un quartiere ottimizzato urbanisticamente, a farne le spese dovesse essere pure la piccola cappella di Sant’Aspreno al Porto. Il progetto prevedeva che proprio al suo posto dovesse essere costruito il nuovo palazzo della Borsa. Dopo vivaci discussioni si decise invece poi di di inglobare l’antica chiesa nella nuova costruzione e di posizionarvi in aggiunta in un suo atrio dodici colonne provenienti dal Chiostro di San Pietro ad Aram appena abbattuto nel corso dei lavori

Ancora oggi Sant’Aspreno e’ invocato dai fedeli che soffrono di emicrania la cui festa liturgica viene ricordata il 3 agosto .

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