L’ABATE GALIANI

Nato a Chieti nel 1728, Ferdinando Galiani fu un uomo di grandissima cultura e raffinata intelligenza. Fu letterato, filosofo, pensatore e in primo luogo economista, dove fu per tanti versi un vero e proprio precursore.

Ferdinando Galiani è infatti ancora oggi universalmente considerato tra i massimi economisti di ogni tempo.

Appartiene da sempre a quel gruppo ristretto di economisti italiani annoverati tra i maggiori esponenti in assoluto della professione e della ricerca economica.

A 16 anni scriveva dissertazioni di argomento politico, economico, e archeologico.

A 18 anni era già’ autore di notevoli saggi e a venti scisse un trattato di economia (Della moneta) le cui intuizioni furono riprese poi da illustri economisti circa un secolo dopo .
La sua cultura era vastissima: andava dalle conoscenze delle lettere alla matematica, dalle scienze naturali alla mineralogia, dalla filosofia al diritto, dalla linguistica all’economia.
Conosceva e parlava di qualsiasi argomento si teneva in discussione con grande padronanza. Commentava ogni episodio della vita con aneddoti piccanti e allusivi con arguzia e intelligenza. Lo faceva con tale grazia e una mimica talmente espressiva che la gente dimenticava tutto pur di ascoltarlo.

Era un vero Epicureo e come tale conosceva tutti i segreti dell’animo umano.

Fisicamente non aveva un bell’aspetto: piccolo di statura, testa grossa, lievemente gibboso, gambe leggermente arcuate e asimmetriche che gli conferivano un’andatura sbilenca. A prima vista suscitava ilarità ma poi quando incominciava a parlare la forza del suo spirito e la potenza del suo intelletto emanavano un fascino irresistibile al quale nessuno poteva sottrarsi .
Carlo di Borbone volle conoscerlo e ammirato dalla sua eloquenza e cultura lo chiamo’ a far parte dell’Accademia Ercolanense.

Nel gennaio 1759 il ministro Bernardo Tanucci gli affidò un importante compito come segretario d’ambasciata Napoletana a Parigi. Occorreva in quel periodo affermare l’autonomia napoletana rispetto alle altre corti borboniche, nel momento in cui Carlo di Borbone ereditava il trono spagnolo e lasciava a Napoli un re bambino e un Consiglio di reggenza.

Tanucci individuò in Galiani l’ uomo giusto e più adatto a tale difficile compito.
Arrivato a Parigi presso la corte francese diede subito grande prova della sua bravura e delle sue enormi capacita’. Conversatore brillante e ricercatissimo, strinse amicizia con le persone più rappresentative della capitale. Quel piccolo e fisicamente ridicolo uomo divenne ben presto il personaggio più rispettato e richiesto di Parigi: stimato e apprezzato da tutti, stabilì intensi rapporti con la corte di Versailles e con il mondo culturale parigino.

Frequentatore dei più famosi salotti della capitale francese ne fu in pochi anni il più ricercato protagonista dove grazie alla sua splendida intelligenza e alle sue raffinate doti di grazia e galanteria associate al suo immancabile fascino scaturito dalla sua enorme cultura ebbe, con le donne, una incredibile e proverbiale fortuna (a dispetto e a risarcimento di un fisico poco attraente).

Galiani si era così ben ambientato a Parigi che torno’ a Napoli poi con gran dispiacere .
Lasciava onori, ricchezze e belle donne e per qualche tempo rimpianse Parigi .

Ma non ci volle molto tempo perché’ i fasti della corte di Napoli, non secondi a quelli di Parigi gli cancellassero ogni traccia di nostalgia.
A Napoli non fu meno onorato e ricercato. Egli fu ben presto conteso dai salotti più aristocratici della città e fu ospite fisso della corte reale; non vi era infatti ricevimento a corte a cui lui non partecipasse .

Il re lo nomino’ segretario del Supremo tribunale del Commercio e nel 1782 anche assessore del Consiglio superiore delle Finanze; nel 1784 fu infine inserito anche nella soprintendenza del Fondo della separazione che si occupava soprattutto del demanio militare. In tutti questi incarichi egli si distinse come uno dei più apprezzati consiglieri del governo e della Corona.

Tornato a Napoli riprese la sua attività letteraria scrivendo varie opere, tra le quali ricordiamo la Spaventosissima descrizione dello spaventoso spavento che ci spaventò tutti coll’eruzione del Vesuvio.

Si dedico’ anche agli studi di linguistica pubblicando un trattato sulla lingua napoletana e un vocabolario. Scrisse il libretto per l’opera” Socrate immaginario ” , musicato da Giovanni Paisiello .
La sua attivita’ letteraria suscito’ interessi e notevole successo riscuotendo riconoscimenti dai più grandi personaggi dell’epoca: letterati, filosofi, duchi, principi e finanche il papa gli conferirono attestati di stima.
Nel maggio 1785, da tempo malato di sifilide, fu colpito da apoplessia, ma riuscì a riprendersi e a compiere l’anno successivo un viaggio in Puglia. Nel 1787, nonostante i gravi problemi di salute, collaborò attivamente alla stipula del trattato commerciale con la Russia. Tra aprile e giugno fece un ultimo viaggio a Modena, Padova e Venezia.
Morì a Napoli il 30 ottobre 1787.

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