GENNARO PASQUARIELLO

PASQUARIELLO, Gennaro , figlio di un sarto , nacque a Napoli l’8 settembre 1869.
Frequentato per qualche mese l’Istituto di belle arti, Gennaro Pasquariello incomincio’ ad imparare il mestiere di sarto nella bottega di famiglia fin da piccolo ( 11 anni ) dove vi rimase per ameno 10 anni . Ma il padre in seguito dovette poi arrendersi e desistere dal suo intento di avviarlo alla sua professione , di fronte alla smoderata passione del figlio nei confronti del teatro e sopratutto del canto . Egli infatti alternava l’attivita di sarto a quello di comico in veste di Pulcinella e sempre piu’ frequentemente abbandonava la sartoria per farsi una scappatella in teatro . Era inoltre continuamente alla ricerca di qualcuno che lo potesse scritturare , ed era di conseguenza , solito frequentare i luoghi di ritrovo di capocomici e impresari .
In seguito si unì a un gruppo di girovago dilettanti con cui si esibì in numeri di varietà e semplici farse in vari paesi ; ottenne poi saltuariamente piccole parti da caratterista in una compagnia di prosa e fece le prime comparse come macchiettista al caffè Allocca di via Foria (noto anche come teatro Carlo Allocco) mentre il suo debutto ufficiale come cantante fu, sempre a Napoli, al caffè Scotto-Jonno nella galleria Principe Umberto.
Decise ben presto di abbandonare i numeri da macchiettista e di dedicarsi prevalentemente
alla canzone napoletana.
Ma Napoli era all’epoca un territorio dove nei grossi locali , come il Salone Margherita , già’ altri grandi artisti facevano la parte del leone ( Nicola Maldacea in primis ) e non vi era grande spazio per i giovani emergenti .
Costretto quindi a lasciare Napoli , ebbe un gran successo , con la sua voce e il suo timbro vocale fuori da ogni schema , a Milano , dove a dispetto degli scarsi studi, si rivelò non solo un cantante di eccelsa bravura e finezza, ma anche un innovatore. Inaugurò infatti , uno stile interpretativo originale e personalissimo che fece di lui l’equivalente di un ‘caposcuola’ senza maestri e senza allievi .
Le sue maggiori innovazioni riguardarono soprattutto il genere comico, nel quale, inventò l’uso del cambio di giacca per segnare il passaggio dal comico al drammatico.Elimino’ i travestimenti e sostituì ai baffi finti, alle parrucche e ai travestimenti l’utilizzo di cappelli, tubini, giacche e gabbanelle da lui create e adattate per i diversi tipi.
Seppe passare con agio e semplicità dal genere comico al drammatico-sentimentale.
Dopo il successo di Milano , seguirono quelli di Torino, Firenze e Roma , Parigi, Londra, Vienna .

I migliori teatri e cafè chantant d’Italia , d’Europa e d’Oltreoceano fecero a gara per scritturarlo .
Nell’apice della sua carriera , verra’ scritturato in locali posti in ogni parte d’Europa dove tutti volevano ascoltarlo, compreso Giacomo Puccini ed Arturo Toscanini.
Ritorno’ di nuovo a Napoli, dove debuttò trionfalmente al Salone Margherita .
Grazie a lui la canzone Ninì Tirabusciò musicata da Salvatore Gambardella su versi di Aniello Califano, conobbe un grande successo.

Fu il cantante più pagato dell’epoca .
La sua carriera lo vide in auge fino alle soglie della seconda guerra mondiale, quando poi purtroppo anche la canzone napoletana d’autore cominciò a declinare
Si ritirò dalle scene nel 1947 e, in seguito all’inflazione postbellica che svalutò la fortuna acquisita in vita e da lui conservata con parsimonia, visse gli ultimi anni della sua vita , povero, grazie a un sussidio della SIAE e a una sottoscrizione della Presidenza del Consiglio .Morì a Napoli nel gennaio del 1958.

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