L’ ANTRO DELLA SIBILLA

…… ed io raccolsi un mucchietto di polvere nella mano , glielo mostrai e chiesi tanti anni di vita mi fossero dati , quanti granelli stringeva la mia mano .
O povera me , sciocca ! Dimenticai di chiedergli che quegli anni fossero di gioventu’ .
Ma questo mi avrebbe ancora concesso , se avessi ceduto alle sue voglie . Disprezzata l’ offerta di Febo , eccomi qui, nubile .

Ma ormai l’eta bella mi ha girato le spalle e la penosa vecchiaia avanza con tremulo passo e io purtroppo la dovro’ sopportare .
Vedi infatti sono già’ vissuta sette secoli per raggiungere il numero di granelli di polvere , ancora devo vedere trecento secoli raccolti e trecento vendemmie . Verra’i un giorno che la lunga esistenza mi rendera’ piccola , da grande che ero , e il mio corpo consunto dalla vecchiaia si ridurra’ ad un fuscello infinitesimale . Non si riuscira’ piu’ ad immaginare che qualcuno abbia potuto amarmi e che io sia potuta piacere ad un Dio . E forse perfino Febo stentera’ a riconoscermi o dira’ no , giammai l’amai .Cosi’ mi ridurro’.
Poi diventero’ completamente invisibile , ma che ci sono si capira’ dalla voce . Si , la voce e’ il mio destino .Il fato Me la lascera’ .
Ovidio . Metamorfosi . XIV

L’ antro della Sibilla e’ formato da un lungo corridoio rettilineo (dromos) lungo m. 13 1,50, largo m. 2,40 e alto circa m. 5, di forma trapezoidale scavato nel tufo con luce e aria che gli arriva da alcuni pozzi .
Il complesso si apre , alla fine , piegando verso destra ,su una sala rettangolare e su un ambiente diviso in tre celle, ( Oikos endodatos), la sala oracolare ovvero il luogo dove la Sibilla pronunciava le sue sentenze e diffondeva i suoi vaticini e ad alcune stanze sotterranee , identificabili , secondo tradizione con i lavacri della Sibilla , oggi sommersi dalle acque a causa del bradisismo .
Il monumento, tutto scavato nel tufo, affascina e incute paura, per l’atmosfera di mistero che lo circonda. Stando alla descrizione di Virgilio è proprio in questo luogo da ricercare la sede della leggendaria sacerdotessa di Apollo.
Il luogo , come cita Virgilio nell’Eneide ( libro VI) fu anche visitato da Enea nella speranza di conoscere il proprio destino per mano della Sibilla Cumana da lui consultata.
Una vecchia orrenda , di quasi mille anni di eta, ‘ come narrano i poeti  Properzio e Ovidio .
Una antica leggenda narra che la Sibilla di Cuma era una donna affascinante la cui bellezza fece invaghire il dio Apollo . Davanti ai suoi continui rifiuti egli decise di tentarla con l’offerta di un dono . Chiese percio’ alla fanciulla di chiedere qualunque cosa . Ella , a questo punto si chino’ a terra , prese nel proprio pugno una manciata di granelli e chiese al dio di poter vivere quanti anni erano i granelli di sabbia stretti nella sua mano , dimenticando di chiedergli pero’ che quegli anni fossero di gioventu’ e quindi far accompagnare a questo desiderio il dono della giovinezza eterna .
Il dio accontento’ la Sibilla che presto’ capi ‘ il suo errore . Apollo pur di possederla propose di porre rimedio alla sua richiesta facendo accompagnare al suo desiderio di vivere a lungo anche il dono della giovinezza eterna , ma la bella Sibilla purtroppo ‘ disprezzo’ l’ offerta pur di non cedere ai desideri del potente dio .
Ben presto pero’ la Sibilla comprese la condanna che il suo desiderio le aveva inflitto .
Da allora fu costretta alla lunga penosa vecchiaia che inesorabilmente la rendeva sempre piu’ brutta e piccola
La longevita’ accompagnata dai danni della vecchiaia , fece si che l’indovina si riducesse ad una sorte di larva umana che passava i suoi giorni con l’unico desiderio di poter porre fine alla propria esistenza , desiderosa solo di morire .

” … quanto alla Sibilla cumana , io l’ho veduta con questi occhi , sospesa in una bottiglia . I ragazzi le domandavano< ‘ Sibilla , che vuoi ?” e lei rispondeva < voglio morire >….
( Petronio , Satyricon ).

Le Sibille ( o Pizie ) erano sacerdotesse vergini con il dono della profezia che si trovavano ovunque esistesse il culto di Apollo.
Il suo culto partito dall’Asia Minore , raggiunse le colonie italiche e successivamente anche Roma .

I principali luoghi di culto oracolare furono quelli di Delfo , dell’Africa e di Cuma .
Ogni luogo di culto di Apollo aveva la sua Pizia che si differenziava nel nome per tradizione
Tutti gli scrittori dell’antichita ‘ sono d’accordo nell’ammettere che le Sibille siano realmente esistite ma discordavano intorno al loro numero .
Platone nel Fedro accenna ad una sola , l’Eritrea .
Solino ed Ausonio ne citano invece tre : ‘Eritrea , la Sardica e la Cumea.
Eliano ne conta quattro : l’Eritrea, la Sardica , l’Egizia e la Samia.
Varone ne elenca invece dodici : l’Eritrea , la Delfica , la Caldea , la Frigia , la Persica , l’Ebraica , l’Egizia , la Libica , la Cumana , l’Ellespontica , la Tiburtina e la Sardica .
Feneci infine ne aggiunse altre due : l’Europea e la Tiburtina .
Tre di esse erano italiane : la Frigia , la Cumea e la Tiburtina .
La importante fu quella Cumana che inizialmente si chiamava Cumea .

Tanta fu la fama e la devozione per le Sibille che ogni anno i rappresentanti di tutti i popoli affrontavano lunghi e pericolosi viaggi per poterle consultare .
I volti delle Sibille furono scolpiti sui marmi , incisi sui metalli , intarsiati sui legni , dipinti sulle tele e sulle pareti .

Oltre a questa sacerdotesse , anche altre donne reputate indovine e profetesse furono chiamate Sibille come : Cassandra ( figlia di Priamo ) , Campusia , Colofonia , Manto ( figlia del famoso indovino Tebano in Tessaglia ) , Elissa , Carmenta , Fauna o Fatua ( adorata sotto il nome di Dea Bona ) e la regina Saba ( ebbe fama di Sibilla presso gli ebrei )

Le profezie delle Sibille venivano operate in uno stato di trance mediatico e mentre erano in trance certamente non potevano trascrivere ” le loro profezie che venivano invece interpretate e trascritte per opera delle sacerdotesse presenti al rito .
I sacerdoti che assistevano ai riti sacri delle veggenti , raccoglievano i reconditi messaggi delle Pizie e abbellendoli e depurandoli li trascrivevano nei famosi libri sibillini .
Sorsero cosi’ diversi libri di profezie che circolavano nei templi dedicati ad Apollo che servivano sopratutto a sostituire le sacerdotesse li’ dove non potevano essere presenti .
I più ‘ famosi di questi libri furono certamente quelli della Sibilla Cumana giunti fino a Roma nel gravoso destino di governare i grandi eventi della potente citta’.
Le sacerdotesse , durante il rito preparatorio mettevano in bocca foglie di lauro , cioe’ una pianta che se masticata a lungo ha il potere di favorire una sorte di trance ipnotica .
Inoltre alcune condizioni locali , come ad esempio i fumi di anidride carbonica presenti presso il il lago di Averno , potevano indurre fenomeni di intossicazione tali da causare stati temporanei di euforia psicotica.
L’ alternativa al classico vaticinio consisteva nella ” scrittura su foglie “.
La scrittura su foglie era legato all’ dell’interpretazione dei segni ed in particolare all’interpretazione dei tagli presenti sulle foglie masticate , che venivano letti allo stesso modo dei visceri degli animali o dei segni nel cielo .
A Cuma , la Sibilla ricorreva ad entrambi i modi per proporre i propri vaticini , uno per mezzo del tradizionale responso su foglie , l’altro in uno stato di trance furioso mentre era invasa .
E’ per questo che Enea chiedera’ alla Sibilla di esternare il proprio responso a voce e non su foglie che facilmente il vento puo’ sconvolgere .

Di tutti i libri attribuite alle Sibille di Apollo nelle varie aree del mondo , i più’ importanti furono quelli della Sibilla Cumana custoditi all’interno del Campidoglio a Roma .
Questi libri , detti sibillini e tanto celebri nella storia di Roma contenevano i grandi destini dell ‘alma citta’( Fata Urbis Romae ).
La leggenda racconta che la Sibilla Cumana si reco’ personalmente da Tarquinio il Superbo e offri’ in cambio di trecento monete d’oro i nove libri che contenevano tutte le profezie .
Davanti al rifiuto del re , la vecchia sacerdotessa brucio’ tre dei nove libri e chiese ancora al re la stessa somma di denaro stavolta per i rimanenti sei libri .
All’ennesimo rifiuto di Tarquinio , la Sibilla diede nuovamente alle fiamme tre dei rimanenti libri e chiese lo stesso prezzo .
A quel punto il re , impressionato da questo gesto e timoroso di vedere distrutti per sempre gli ultimi manoscritti , diede alla Sibilla quanto richiesto e custodi’ gelosamente gli scritti.
Si racconta che fossero scritti su figlie di palma , parte in versi e parte in geroglifici simbolici , ed erano custoditi dentro una cassa di pietra da due sacerdoti il cui numero fu successivamente portato a quindici.
Solo ai sacerdoti era concesso la facolta’ di prendere i libri dalla cassa e la loro consultazione avveniva in occasione di terremoti , pestilenze , inondazioni , guerre o prodigi strani che facevano intravedere i segni di un grosso cambiamento o di un imminente catastrofe per lo stato.
I sacerdoti , accompagnati da schiavi che conoscevano il greco , leggevano quindi le profezie e le interpretavano attraverso una serie di rituali rimasti sconosciuti .
La consultazione suggeriva gli atti da compiere per modificare il corso degli eventi e le cerimonie ed appare quindi ovvio come ” il potere dei libri ‘ fosse enorme .
Sapientemente manipolati e interpretati potevano dare addirittura indirizzi politici .
Al popolo non era dato vedere i libri , pena il supplizio destinato ai parricidi cioe’ cuciti vivi in un sacco di cuoio e gettati in mare .
Quando nell’83 un grande incendio distrusse i libri custoditi nel Campidoglio si apri’ una fase incerta della politica romana e poco tempo dopo venne dato incarico ad una apposita commissione( che giro’ attraverso tutti i templi della Grecia e dell’Asia Minore) , di ricostruire i libri perduti alla ricerca delle originarie profezie .
La commissione , di chiara matrice politica , provvide quindi a ricostruire i libri oracolari che sancirono da quel momento in poi il potere divino di Giulio Cesare , di Antonio e di Ottaviano .Da quel momento in poi infatti l’Impero trovera’ la propria conferma nelle antiche profezie .
( Ottaviano fece stralciare quasi duemila profezie non in linea con il suo nuovo corso politico )
Sotto il regno di Nerone i libri bruciarono nuovamente e furono nuovamente ricostruiti .
Sotto il regno di Giuliano bruciarono di nuovo e furono per la terza volta raccolti e stavolta rinchiusi in casse dorate e alloggiate sotto la base del tempio di Apollo Palatino dove stettero fino al 450 D. C. per poi essere raccolti e posti ancora una volta in Campidoglio dove vennero consultati fino al VI secolo .

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