GALLERIA DEL PRINCIPE DI NAPOLI

La galleria è stata costruita tra il 1870 e il 1883, su progetto di Nicola Breglia: è costituita da tre bracci, ognuno dei quali termina con un’uscita caratterizzata da scalinate di lunghezze diverse a causa del dislivello presente tra la varie strade sulle quali la galleria si affaccia.

Originariamente era prevista la realizzazione di quattro “braccia”, ma questo non fu non fu mai realizzato  a causa della presenza, su quel lato, della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.

I lavori facevano parte di un più ampio programma di riqualificazione della zona con la bonifica delle cosiddette “fosse del grano”.
Al suo posto fin dal XVI secolo, sorgevano infatti  le cosiddette “fosse del grano”, che erano dei grossi  depositi  per il grano della città, costituiti da numerose cavità che si aprivano dietro i conventi di San Giovanni Battista delle Monache e di Santa Maria di Costantinopoli e si estendevano fino al Largo Mercatello (attuale Piazza Dante).
Le  cosiddette  “Fosse del Grano” non erano altro che l’antico stipo in cui veniva conservato il grano della città posto proprio al di sotto delle mura cittadine in modo da poterlo difendere in caso di attacco.
Quando finalmente fu abolito il monopolio sul grano ed i cereali in città, nel 1804, la struttura perse la sua principale funzione e venne adattata prima a prigione, poi a deposito ed infine in caserma militare.
Successivamente, in seguito alla decisione di prolungare Via Toledo fino al palazzo del Museo Nazionale,  si decise di demolire l’ex struttura dei granai  ed effettuare dei grossi cambiamenti urbanistici nell’area compresa tra il Museo Nazionale e piazza Bellini.
Fu abbattuta in quell’occasione anche la Porta di Costantinopoli e contemporaneamente aperta la salita delle fosse del grano, poi chiamata Via museo Nazionale che sarebbe l’attuale Via Pessina.
Dopo qualche interruzione dei lavori dovuti sopratutto alle interferenze degli abitanti del convento di Santa Maria di Costantinopoli  (il cantiere sfiorava i giardini ) fu aperta anche la Via Bellini.
In tutta Europa all’epoca ed in particolare in Francia ed Inghilterra, era di particolarmente tendenza costruire strutture come centri di aggregazione all’interno delle città.
Fu pertanto deciso, allineandosi al gusto europeo dell’epoca, di costruire al posto delle ” fosse del grano ” un nuovo centro commerciale (obiettivo mai raggiunto).
La galleria fu realizzata  in muratura  e completata da una copertura in ferro e vetro.


Nell’agosto 1965 a causa della scarsa manutenzione crollò la facciata del suo ingresso principale dal lato del Museo nazionale. In seguito a lavori di restauro è tornata accessibile dal 2009 ma ancora non è riuscita nella sua iniziale missione e versa purtroppo ancora oggi in uno stato di limbo della sua definitiva funzione.
La galleria oggi ospita prevalentemente uffici statali e privati, con poco spazio per le attività commerciali, che avrebbero dovuto caratterizzarla nella visione originaria.

In seguito alla caduta di calcinacci e perdite di acqua dalla cupola è stata negli ultimi tempi più volte dichiarata insicura e chiusa al pubblico ed il porticato prospiciente il Museo Nazionale è oramai divenuta sede abituale serale e notturna di tanti clochard. Un vero monumento alla decadenza.

Ultimamente è stato varato un progetto di rifacimento della cupola in vetro, della facciata e dei quattro condomini che affacciano all’interno della Galleria.
Tra sfascio e rilancio la galleria ancora oggi vive un momento di sospensione del proprio futuro, in attesa di una seria riqualificazione urbanistica  e certamente di ….tempi politici migliori!

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