PIAZZA DEL PLEBISCITO

Ai piedi della collina di Pizzofalcone, la piazza simbolo di Napoli , considerata una delle più belle del mondo, occupa uno spazio complessivamente di quasi 25 mila metri quadrati , meritando  così il titolo di  “la piazza “grande ” di Napoli. Destinata fino ai primi anni Novanta ad essere ridotta ad essere solo un grande parcheggio ( l’area antistante il palazzo reale era una strada a più corsie )  , oggi completamente pedonalizzata  è una delle mete fisse dei turisti, e luogo sede di importanti  manifestazioni di massa o concerti.

La zona era anticamente sede di conventi e monasteri tra i quali il piu’ vecchio era quello di S.S. Croce che doveva sorgere dove oggi si trova il Palazzo Salerno . Qui Roberto d’Angio’ fece seppellire il nipote Carlo Martello , mentre la regina Sancia , scelse, dopo la morte del re Roberto, di ritirarvisi a vita monastica fino alla sua morte nel 1345, e, dove, per suo volere fu sepolta

Anticamente la piazza non era come oggi : inizialmente infatti era solo un borgo con un grosso slargo irregolare che si trovava fuori le mura della antica  città  dove erano presenti  vari conventi e monasteri. Alla zona considerata un luogo solitario e alquanto malfamato si accedeva dalla città tramite l ‘antica  porta di Santo Spirito .  Nel 1482 giunse poi  a Napoli , invitato dal Ferrante d’Aragona , al quale erano giunte numerose voci sulla sua santità  , un monaco residente a Paola  ( un piccolo centro della Calabria )  capace secondo le molte voci in giro di numerosi miracoli . Il pio religioso Francesco venne accolto con grandi onori dal re e durante il suo soggiorno ricevette  ben presto dal sovrano la richiesta di fondare un convento in città.. Il monaco, futuro San Francesco di Paola , scelse  di costruire il suo convento  proprio nel largo prospiciente la porta di Santo Spirito . Attorno a questo monastero si andarono poi ad agglomerare case che formarono quello che  venne chiamato Borgo del Santo Spirito.

Antecedente al piano di rinnovo del vicerè Toledo ,dunque  tutta questa area si trovava fuori la porta aragonese  di Santo Spirito ed era il luogo dove si trovavano  tre grandi complessi conventuali angioini ( della Croce , di Santo Spirito e di San Luigi ) .

Nel 1500  con l’inizio del viceregno spagnolo nacque l’esigenza nel tempo  di costruire  una nuova residenza per i vicerè, che portò  a nuove modifiche della zona e alla  costruzione  del   Palazzo Vecchio .

Il vicerè Pietro di Toledo  effettuò una serie di grossi interventi urbanisti che comportarono la difficile e lunga opera di demolizione del convento di Santo Spirito ( 1562 ) e la sua ricostruzione , nonchè  l’espopriazione di parti del suolo agli altri due conventi per costruire a capo della nuova Via Toledo e Via Chiaia  il suo palazzo a forma di maniero fortificato su progetto dell’architetto Ferdinando Manlio e creare  una nuova grande spianata attraverso la quale si poteva accedere ai tre grandi edifici religiosi monastici della Croce , di San Luigi e di Santo Spirito.

Nel 1600, a distanza di un secolo, venne poi costruito il  Palazzo Reale  firmato dall’architetto reale Domenico Fontana, detto Nuovo per distinguerlo dal Palazzo Vecchio. La piazza nel 1602, a Palazzo Reale costruito, cambiò completamente volto ed abitudini, e prese il nome di largo di Palazzo.

Di lato sorgeva il vecchio Palazzo vicereale a forma di castello medioevale con torri e ponte levatoio ( sede del vicere’ di Napoli ) che fu in seguito demolito dopo un incendio per ordine di Federico IV. Seguiva immediatamente adiacente ad esso il nuovo Palazzo Reale a cui seguiva verso il mare i la grandiosa Fontana a tre archi , progettata da Pietro Bernini e Michelangelo Naccherino ( 1607 ) chiamata ” la fontana dei mostri” o dell’Immacolatella  ( oggi invece posizionata a Santa Lucia) e la grande statua del Gigante con il busto di Giove recuperata durante alcuni scavi effettuati a Cuma nel 1668 e risalente a circa 2000 anni prima.

 

Questo dipinto dell’artista olandese Gaspar van Wittel ( detto Gaspar ) poi naturalizzato italiano dove fu meglio conosciuto come Gaspare Vanvitelli  ( o Gaspare degli occhiali ), raffigura quel tratto della piazza che si potava vedere dalla rampa che collegava Santa Lucia al Largo di palazzo. Sulla destra vediamo dapprima la fontana del Gigante ed in seguito in tutta la sua imponenza il palazzo vicereale di Domenico Fontana prima dell’opera di consolidamento eseguita da Luigi Vanvitelli con a seguire il Palazzo Vecchio . Sulla sinistra il fianco della chiesa di San Luigi di Palazzo poi Santo Spirito di Palazzo con l’imbocco di via Toledo ed infine San Francesco Saverio , poi San Ferdinando .

Il neo palazzo costruito, fu chiamato ” Nuovo ” proprio per distinguerlo dall’altro Palazzo ‘ vecchio ‘ gia’ all’epoca esistente.
Nel 1602, la reggia e’ finita e la piazza che ha gia’ preso il nome di ‘ Largo di Palazzo’ cambia totalmente volto ed abitudini divenendo l’area pubblica più grande di tutta la città. Diviene in poco tempo il luogo privilegiato per lo svolgimento di feste , cavalcate, parate militari, e celebrazioni.           Nella piazza si fanno gare di destrezza e giostre d’armi che sono all’origine delle feste popolari che avranno il loro svolgimento nei tempi futuri .
I giochi dei soldati divengono pian piano vere e proprie feste che , vicere’ ed in seguito i re daranno a favore del popolo napoletano .
Sono ovviamente feste molto desiderate e seguite sopratutto se terminavano con la famosa ” cuccagna “.
Riproduzioni in cartapesta e legno di una collina , una villa , un castello , un galeone ed altro a seconda delle fantasie del costruttore ripiene di ogni sorta di cibarie ( non di rado animali vivi anche di grossa mole come buoi e vitelli ) abiti da uomo e da donna , ornamenti vari …..
Questa costruzione era destinata ad essere demolita nell’assalto alle ore 22 dopo i due colpi di cannone che dal castello indicavano il segnale : il popolo dava assalto alla costruzione cercando di arraffare quanta piu’ roba possibile .

Si ha memoria di cuccagne particolarmente ricche e di feste sfarzose come quella in occasione della nascita del figlio di Filippo IV, con giostra di torri . Un’altra ancora piu’ grandiosa , fu organizzata per l’ingresso di Carlo III in Napoli ed un’altra ( ancora regnante Ferdinando IV ) in occasione della condotta delle acque del fiume Serino in citta’.
L’acqua fu fatta zampillare nella piazza con un getto di 30 metri di altezza e di altrettanti metri era la collina artificiale , costruita per sostenere un edificio di 4 piani che finiva a cuspide , con in cima una statua della sirena Partenope : l’edificio conteneva lardo , prosciutti , formaggi , vesti di panno , galline e maiali vivi .
Tutto questo diventava proprieta’ di chi riusciva a prenderlo ed a conservarlo , e poiche’ la gente era tanta , coloro che non riuscivano a superare la ressa , tentavano poi di rifarsi sui piu’ fortunati ; si narra , come , in una di queste lotte accanite , un maialino fu addirittura letteralmente diviso tra i contendenti.
La geometria precisa dell’odierna piazza del Plebiscito è però dovuta a Murat ; questo grande emiciclo , fu infatti voluto da Gioacchino Murat . Il progetto prevedeva un vero e proprio FORO da chiamarsi ” FORO MURAT ” ma questo non pote’ essere completato e alla fine del re Gioacchino , era stato solo finito il porticato . ( fucilato , processato, condannato e giustiziato a Pizzo Calabro la sera del 13 ottobre 1815). Il re francese ,cognato di Napoleone ,per dare luogo al suo progetto con un decreto diede luogo alla demolizione delle due chiese di San Luigi e di Santo Spirito e dei loro  rispettivi conventi .
Quando Ferdinando IV rientro’ a Napoli penso’ bene di sfruttare l’opera del suo predecessore e volle che nel centro del portico sorgesse la chiesa che aveva promesso in voto se avesse riavuto il trono. Nacque così la chiesa di San Francesco di Paola . Il re incaricò per la sua costruzione incaricò  uno dei migliori artisti dell’epoca della scuola neoclassica , l’architetto Pietro Bianchi di Lugano che successivamente  nel 1822-16 abbelli anche ulteriormente l’ emiciclo della chiesa realizzando otto statue di leoni egizi.

Ponendosi di spalla alla Basilica di San Ferdinando , Piazza del Plebiscito e’ delimitata a destra dal settecentesco Palazzo Salerno che fu destinato a sede dei comandi militari .
Nel 1827 il palazzo venne concesso al principe di Salerno , figlio di Ferdinando IV come residenza privata e da allora prende il nome che ancora conserva .
Fu l’unica parentesi non militare ; ancora oggi e’ sede dell’attuale Comando della Regione Militare Meridionale .
A sinistra , l’ ottocentesco Palazzo Croce ( attuale Palazzo della Prefettura noto anche come Palazzo della Foresteria ) il cui nome deriva dalla ancora esistente chiesa della Croce di Palazzo , che venne ridotto allo stesso stile del palazzo Salerno .
Al centro dell’emiciclo si possono ammirare due bellissime statue equestri : una dedicata a Carlo di Borbone e l’ altra a Ferdinando IV . Entrambi i sovrani sono raffigurati con un incedere solenne e vestiti alla romana, segno evidente del dominante gusto neoclassico dell’epoca.
La realizzazione delle due statue dei cavalli, collocate a circa 50 metri una dall’altra sono opera di Antonio Canova, che cominciò il lavoro a partire del 1816, ma nel 1822 morì; la seconda, quindi, fu completata dall’allievo Antonio Calì ( il cavallo è opera del Canova mentre il re che lo cavalca è opera di Calì ).
Sul lato opposto , il maestoso impianto della Reggia la cui costruzione fu iniziata nel 1600 dal vicere’ di Castro ed il cui progetto e’ firmato dall’architetto Domenico Fontana .
Il viceré don Ferrante Ruiz de Castro commette la costruzione di un nuovo palazzo reale in occasione di una ipotetica visita a Napoli di re Filippo III di Spagna ( che non avvenne mai ) e a farne le spese furono i Domenicani che si vedono demolire convento e chiesa per far posto alla nuova costruzione senza potersi minimamente opporre . La prima pietra venne posta nel 1600 , in quella che all’epoca era chiamata piazza San Luigi.

 

Palazzo Reale – Ingresso e scalone

Il Palazzo Reale è stato ininterrottamente la sede del potere monarchico a Napoli e nell’Italia meridionale: suoi inquilini furono dapprima i viceré spagnoli e austriaci, poi i Borbone e infine i Savoia.
La sua facciata, che misura circa 170 metri fu completata nel 1613. All’epoca il porticato inferiore era aperto, lo chiuse Vanvitelli nel 1756.
L’architetto modifico’ radicalmente la facciata chiudendo alternativamente gli archi voluti dal Fontana e creando delle nicchie che dovevano ospitare delle statue .

 


Solo un secolo dopo e per volonta’ di Umberto I , nelle nicchie furono collocate le otto statue marmoree raffiguranti i più rappresentativi sovrani delle dinastie che hanno regnato a Napoli. Essi sono in ordine cronologico, partendo da sinistra avendo di fronte la facciata: Ruggero il Normanno, opera del Franceschi; Federico II, scolpito dal Caggiano; Carlo I d’Angiò, scolpito dal napoletano Solari; Alfonso V d’Aragona, realizzato dal D’Orsi; Carlo V d’Asburgo-Spagna, su un modello del Gemito; Carlo III di Borbone, immortalato dal Belliazzi; Gioacchino Murat, eseguito da Amendola ed infine Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d’Italia, realizzato da Jerace.

 

Statue del palazzo reale

Sono tra le statue più note della città, poste in una piazza annoverata tra le più belle d’Europa, soprattutto per la barzelletta che ogni napoletano conosce giocata sulla gestualità delle ultime tre statue: la prima sembra chiedere: chi ha fatto pipì qui a terra; la seconda: sono stato io; la terza: allora ti taglio il membro.
Un’ultima cosa : Avete mai provato a fare il giochino di camminare bendati verso i due cavalli ?
La parte libera della piazza è più o meno quadrata, e la distanza dal Palazzo Reale al diametro dell’emiciclo, sul quale sono collocati i cavalli, è più o meno di 170 metri ; tutti hanno provato, almeno una volta, ad attraversare bendati oppure ad occhi chiusi piazza del Plebiscito.
L’obiettivo, riuscire semplicemente a fare un percorso dritto, a passare attraverso le due statue, si è però per chiunque dimostrato “misteriosamente” difficile.
Scoprirete che, partendo bendati davanti al portone del Palazzo Reale, per quanto vi sforziate, è molto difficile che riusciate a passare tra i due cavalli installati dall’altro lato della piazza. Si tratta di fare una traiettoria diritta di circa 170 metri bendati . Quasi certamente devierete e finirete tanto fuori traiettoria da rimanere sorpresi.
Nelle foto dall’alto della piazza si vede chiaramente una certa pendenza del suolo , molto irregolare che costituisce un enorme fattore di disorientamento per chi, con la fascia sugli occhi, cerchi di passare tra i cavalli partendo dal Palazzo Reale ; se a questo aggiungiamo un pizzico di emozione e rumori in uno spazio enorme si capisce quanto sia difficile procedere diritti .
La tradizione vuole che la regina Margherita concedesse, una volta al mese, a uno dei suoi prigionieri di avere salva la vita a patto di superare proprio quella prova, partendo dalla porta di Palazzo Reale che è esattamente al centro delle due statue del Canova. Non ci riuscì mai nessun prigioniero, per una “maledizione” della sovrana. La stessa – leggenda vuole – che impedisce ancora oggi si possa riuscire “nell’impresa

CURIOSITA’ : La statua di Carlo  Borbone non doveva in origine essere  destinata a lui ma a Napoleone in quanto venne commissionata al Canova da Giuseppe Bonaparte precedente re di Napoli. Il ritorno di Ferdinando sul trono fu però più veloce del completamento della statua del nemico ed egli anzichè distruggere  l’opera pensò bene di utilizzare il cavallo e di sostituire il cavaliere . Accadde così che Carlo di Borbone si ritrovò sul cavallo di Napoleone . Pochi anni più tardi anche Ferdinando volle tenere compagnia al padre e incaricò il Canova di riprodurlo in una posizione analoga accanto al padre . Il Canova però mori dopo aver solo completato il cavallo ed il suo monumento venne poi completato da Antonio Calì.

NB : La piazza del Plebiscito, ex Largo di palazzo,  prende l’attuale nome dal plebiscito popolare del 1860  dichiarato da molti come falso, con cui Napoli diceva sì all’annessione al Regno dei Savoia.

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Per amor di cronaca, si racconta che dopo l’avvenuto plebiscito dell’unità d’Italia nel 1860, le due statue dei re borbonici  divenuti  personaggi politicamente molto ingombranti furono al centro di un dibattito dove venne decisa la loro distruzione.

Fortunatamente qualche “genio” amante della storia e dell’arte riuscì a convincere di desistere alla demolizione suggerendo, in séguito, di sostituire le due teste borboniche con quelle di Garibaldi e Vittorio Emanuele.

Fortunatamente furono dimenticate anche dalla popolazione avversa, probabilmente perché la loro posa e somiglianza da “antichi condottieri romani” fece perdere la vera memoria storica, e così l’arte fu salva.

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