NA TAZZULELLA ‘E CAFE’

I napoletani sono celebri per il loro caffè . Insieme alla pizza, ai maccheroni , alla sfogliatella e al babà.

Il caffè è il simbolo di Napoli nel mondo.
A Napoli “a tazzulella ‘e cafè” è un rito quotidiano e la giornata non può cominciare senza aver preso il primo caffè a colazione, seguito poi da quello nella pausa a metà mattina, dopo pranzo, nel pomeriggio, e talvolta dopo cena, quasi a scandire i vari momenti della giornata.
Un momento piacevole da dedicarsi per distrarsi dai tanti problemi. Una pausa per chiacchierare del tuo passato o futuro fine settimana, della tua nuova macchina o della partita di domenica.
E’ la scusa migliore per rivedere un vecchio amico. Insomma un vero momento di socializzazione.

Nel resto del mondo il caffè si beve per risvegliarsi, o per prendersi un momento di pausa, per poi ributtarsi nel lavoro. E’ dunque usato per superare lo stress e ritornare al lavoro più carichi ed efficienti. Una bevanda gradevole da ingoiare da soli, velocemente, prendendolo magari alla distributrice automatica dell’ufficio.

A Napoli il caffè invece non serve per risvegliarsi: viene usato come accompagnamento dell’unico antistress che il napoletano concepisca: la socialità. Esatto! Il caffè a Napoli possiamo considerarlo come un induttore di socialità.
E’ questo il pretesto per fare due chiacchiere, per scambiarsi qualcosa; un “fattariello“, una confidenza, una battuta. Questa socialità libera la mente e allevia l’animo trasformandosi in antistress.  Il caffè è un modo per ricordarsi che i piaceri della vita vanno condivisi.

Il napoletano ama dunque il caffè perché accompagna la sua socialità. Non la promuove, come fanno in America (e nel mondo) i famosi Starbucks: quei locali che servono solo caffè, in un’atmosfera soft, rilassante.
Gli Starbucks offrono la possibilità e lo spazio per stare insieme: e che cosa fanno di diverso i napoletani che si incontrano in fila alle poste, per la strada, nelle piazze e nei vicoli?

Napoli è uno Starbucks a cielo aperto, e il napoletano lo sa. L’amore per i contatti umani diventa amore per caffè che tanto spesso vi si associa.
Ecco la spiegazione del segreto del caffè napoletano: a Napoli il caffè non è amato perché è buono; è buono perché è amato. E’ infatti davanti a un caffè che nascono le migliori amicizie, le più belle storie d’amore e si discute per un rigore dato o non dato alla propria squadra del cuore.
Un buon napoletano non rifiuta mai un caffè, a qualsiasi ora della giornata. Quindi lo farai contento se vuoi offrirgliene uno. Ma guai a darglielo dalla macchinetta da ufficio a gettone. Per un napoletano verace quello è tutto tranne che un caffè (è una “ciofeca“).
Il caffè’ deve essere buono e a questo proposito bisogna dire che il napoletano ha l’olfatto molto fine, e già dall’odore capisce se il caffè è buono o meno. Un caffè bruciato rischia di rovinargli l’intera giornata, così come un caffè annacquato.
Anche al bar ci sono dei riti ben precisi che involontariamente vengono usati perché oramai sono diventati una amabile consuetudine.

Se vedi un gruppo di napoletani al bar prendere dei caffè si resta affascinati nel vederli compiere in maniera automatica dei gesti senza neanche accorgersene.
Innanzitutto il napoletano odia bere il caffè di fretta, quindi va gustato lentamente. Questo deve poi essere sempre accompagnato da un bicchiere d’acqua (se il barista dimentica di dartelo, il napoletano puntualmente lo richiede). L’acqua serve a “sciaquarti “( pulirti ) la bocca prima di assaporare il caffè’, in maniera da apprezzarne di più il sapore e l’aroma.

Mai, poi, usare un bicchierino di plastica. Il caffè si beve rigorosamente in una tazzina di ceramica, oppure per chi ha gusti un po’ più particolari in un bicchiere di vetro. Ma mai in un bicchierino di plastica.
C’è chi beve il caffè completamente amaro, chi con una punta di zucchero e chi con massimo 2 cucchiaini. Ma un vero napoletano normalmente vuole sentire fino in fondo l’aroma del caffè e lo zucchero deve essere giusto quel poco che lo addolcisce.

E’ abitudine lasciare una mancia (pochi centesimi) al barista che ti farà un caffè. E’ un “grazie anticipato”, quindi ci si aspetta un ottimo caffè. Un modo per raccomandarsi al barista affinché il caffè preparato sia buono.

 

Il caffè e’ un modo talmente forte di rapportarsi con il prossimo dei napoletani che lo ha portato addirittura a socializzare anche con chi non conosce o conoscerà mai.
Vi sembra strano, vero? E invece no. Il gran cuore dei napoletani lo ha portato a inventarsi il “caffè sospeso“.
Si usava e vi assicuro, si usa ancora, a Napoli, talvolta, prendere un caffè al bar ma pagarne due (per chi viene dopo e non può pagarselo).

In questo modo chi non può permettersi il caffè al bar, ha un caffè offerto da qualcuno. I caffè sospesi vengono segnati su una lavagnetta. Di tanto in tanto qualcuno si affaccia alla porta e chiede se c’e “un caffè sospeso”…. e spesso riceve in cambio anche un sorriso.
Il caffè sospeso è sempre stato un gesto solidale e filantropico fatto da qualcuno che entrava all’interno di un bar con uno stato d’animo molto felice e gioioso.
Proprio grazie a questo suo stato d’animo, egli decideva di prendersi un caffè e pagare sia la sua consumazione, sia quella che sarebbe avvenuta dopo di lui: aggiungendo i soldi necessari per pagare un’altra tazza di caffè. Praticamente, in poche parole, veniva offerto il caffè ad uno sconosciuto che sarebbe entrato nel locale dopo di lui.

Se la persona arrivata successivamente avesse chiesto la presenza di un caffè sospeso, questo sarebbe andato certamente a lui, altrimenti a chiunque ne avesse chiesto la presenza.
Il famoso scrittore napoletano, Luciano De Crescenzo, che ha scritto un libro intitolato proprio “Il caffè sospeso”, racchiuse in una bellissima frase questa vecchia abitudine partenopea: Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del resto del mondo…
Questa è Napoli, signori miei, questo e’ il cuore dei napoletani, se c’e da festeggiare qualcosa, se la giornata è iniziata particolarmente bene, o anche solo per solidarietà, il caffè sospeso rappresenta la voglia di condividere la tua felicita’ con chiunque.
Il semplice gesto del caffè sospeso e’ molto di più di quello che appare. Lasciare un caffè pagato a beneficio di un qualsiasi avventore sconosciuto e’ la grande generosità del popolo napoletano. E’ la fiducia nel prossimo. E’ un gesto di speranza. Perché’ ti fidi del barista e speri che un giorno quel qualcun offra ad un prossimo un gesto d’amore e di solidarietà. Speri che quello a cui hai offerto il caffè, un giorno, quando le cose andranno meglio, si ricordi di offrirlo a qualcun altro. Perché’ non aspetti una tragedia o un terremoto per dimostrare a qualcuno che gli sei vicino comunque!
E ‘ un caffè offerto… a chi non conosci, all’intera umanità.

Il segreto della bontà del caffè napoletano è ” ‘o rito”, cioè l’amore che ci si mette nel prepararlo e poi berlo. Il segreto dell’eccellenza del caffè napoletano sta tutto qui.

La pianta del caffè non cresce a Napoli. I primi caffè non sono stati preparati, né bevuti, a Napoli. Eppure il caffè ha scelto Napoli come proprio domicilio stabile; è qui che si sente a casa, perché il caffè è una cosa , ma il caffè napoletano è un’altra.
Il segreto non sta come molti ingenuamente credono, nell’acqua di Napoli, o in chissà quale altra diavoleria ma solo nell’amore che ci si mette nel prepararlo, e nel berlo.

La caffettiera napoletana per eccellenza è la la mitica cuccumella, ( commercialmente soppiantata dalla moka ) una particolare macchinetta che va rovesciata, e che è stata portata alla notorietà da Eduardo nella famosa scena del balcone in “Questi fantasmi“. Il caffè realizzato con questa particolare caffettiera napoletana è tendenzialmente più lungo e dal gusto più delicato rispetto ad altre preparazioni (come ad esempio il caffè della moka). Con questa macchinetta, secondo gli ultimi depositari e cultori della tradizione napoletana si puo’ ottenere ‘o ccafè comme se faceva nà vota’ .

A rendere famosa la “napoletana” fuori dei confini di Napoli è stato Eduardo De Filippo, nella famosa scena del balcone in “Questi fantasmi” dove improvvisa per il suo dirimpettaio (il “professore”) una lezione di “Napoletana”: completa di “coppetiello” di carta da applicare sul beccuccio, per non far disperdere l’aroma.
Il segreto, raccontatoci da Eduardo nella commedia per ottenere un caffè perfetto è infatti coprire il beccuccio con un cuppetiello (cono) di carta “per preservare il fumo denso del primo caffè, che è il più carico e non si disperde”, da togliere al momento di versare il caffè da consumare rigorosamente bollente (magari da farsi servire in tazza fredda per non scottarsi il labbro).

La marca del caffè è fondamentale. Dovrà essere di vostro gusto, di buona qualità e senza alcuna miscela con altri generi di caffè.

Bisogna utilizzate acqua fredda ma senza troppo calcare.

Non pulire mai la caffettiera con saponi o detersivi. Va’ sciacquata con sola acqua bollente o al massimo con l’aiuto di uno spazzolino per lavare più accuratamente il filtro e con aceto o limone per disinfettarla.

 

 

Per fare un buon caffè con la caffettiera napoletana ci vogliono comunque alcuni minuti, ( 5-6 minuti ), forse troppi in un mondo dove tutti vanno di fretta. Devi aspettare che il caffè “scenda” e per fare questo ci vuole del tempo (secondo la vera filosofia del caffè napoletano).
La gente, purtroppo non vuole più aspettare, e per questo unico motivo, nel tempo, ha sostituito la cuccumella con la più veloce moka.
Non dimenticate inoltre che le miscele di oggi hanno una polvere molto più sottile di una volta e quindi non vanno bene per la cuccumella perchè si rischia che nel caffè possa passare un’eccessiva quantità di caffeina (con il rischio di superare i livelli di guardia e le dovute conseguenze del caso).
Chi vuole quindi usare la ‘ vecchia caffettiera ‘ deve prima comprare il caffè in chicchi e poi macinarlo fermandosi ad una macinazione più grossa per evitare che nella tazza finisca per passare un’eccessiva quantità di caffeina.

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