IL RE POMODORO

Il pomodoro, originario dell’ America , fu importato in Europa  dagli spagnoli nel XVI secolo   ma venne ignorato dal punto di vista alimentare per circa due secoli. Le prime piante importate dal Perù avevano frutti gialli ( da cui il nome pomo-d’oro) e considerate non commestibili vennero  sopratutto prese in considerazioni come  piante ornamentali. Essa era vista come una  pianta da appartamento , da regalare , e velenosa da mangiare.e solo nelle seconda metà del settecento ci si accorse che era invece una prelibatezza in cucina.

Gradualmente attraverso vari innesti si giunse ad ottenere i frutti rossi e solo  tra la fine del XVIII  e l’inizio del  XIX secolo  la  salsa di pomodoro divenne comune a molte ricette.  La sua coltivazione iniziò nel settecento  nell’area dell’attuale comune di San Marzano sul Sarno e territorio limitrofo , dove attecchì bene grazie alla fertlità del suolo vulcanico  e si diffuse  fino a diventare una delle più importanti della Campania .

 

Il pomodoro deve il suo caratteristico colore rosso al LICOPENE , un potente antiossidante capace di fare ‘ pulizia ‘ nel nostro organismo contrastando l’attività dei radicali liberi , cioè di alcune molecole instabili che danneggiano il Dna delle cellule e quindi provocare alterazioni di tipo tumorale .
Il pomodoro e quindi un prodotto con proprietà antitumorali capace inoltre di ridurre anche il colesterolo ‘ cattivo ‘ in circolo e quindi il rischio di ipertensione , malattie coronariche e iperplasia prostatica .
L’Ideale e’ consumare i pomodori cotti o in salsa poiché il calore rende disponibile una quantità di licopene 5 volte superiore rispetto ai pomodori crudi .
Anche un filo di olio extravergine può fare la differenza perché, tramite i suoi grassi , attiva il principio attivo del licopene come insegna la nostra tradizione partenopea con la nostra pasta e le nostre pizze .

 

Recentemente , nel territorio di Ercolano è stato riscoperto il vecchio pomodoro giallo ,che , ricco di pectina , appare molto simile a quello originario importato dai conquistatori spagnoli in America , in quanto piccolo , rotondo e giallo . Esso negli ultimi tempi , appare sempre più presenti su alcuni particolari tipi di pizze .

Tra le varietà più famose a Napoli vi è il  pomodoro Sammarzano, quasi estinto alla fine del  XX secolo  a causa di una virosi  che colpì le coltivazioni e recentemente recuperato alle coltivazioni, grazie a studi e selezioni Vari decenni fa la Campania era leader indiscussa nella produzione di questo tipo di pomodoro con almeno il 35 %del totale nazionale , percentuale scesa successivamente al 3% a causa della virosi .

Questo tipo di pomodoro mostra una forma allungata con una polpa carnosa e compatta con pochi semi ed è particolarmente adatto per le ” conserve ” che una volta si facevano in casa in bottiglia ( la passata ) , o in barattolo ( i pelati o a pacchetelle , cioè a spicchi ) .

 

Un tipo di pomodoro da  tavola , spesso usato nella famosa ” insalata caprese ” dove compare in associazione con il basilco ed il fiordilatte dei Monti lattari è invece ” il pomodoro di Sorrento ” di forma rotondeggiante , grosso , di colore rosso chiaro ( con sfumature  spesso verdi )  polpa carnosa e compatta e sapore dolce .

Ma quando parliamo di pomodori campani non possiamo non citare il famoso  pomodoro del Vesuvio  che si conserva a lungo raccolto a grappolo da appendere fuori al balcone (‘o piennolo).

 

Il pomodoro del piennolo   è stato dichiarato  dalla Unione Europea nel 2009  prodotto DOP . Esso può essere coltivato,  solo a  300 metri sopra il livello del mare fra le terre, ricca di sali minerali del Parco Nazionale del Vesuvio.

Il suo colore rosso vivo si racconta sia dovuto a piccole gocce della lava del Vesuvio che, nutrendo l’ortaggio, gli danno vita e resistenza.. La sua buccia infatti è capace di conservare  tutte le sostanze nutritive anche a lungo termine, . Il suo sapore fresco e acre lo rendono unico al mondo e impossibili da coltivare altrove. Intorno ala sua origine si racconta una strana leggenda .

Si racconta infatti che Lucifero creò Napoli rubando un pezzo di Paradiso, ma la terra, toccata dal Diavolo, era diventata arida e fiammeggiante. Quando Gesù vide quell’angolo di mondo sottratto al Cielo iniziò a piangere e, le sue lacrime, cadute sulle pendici del Vesuvio, resero la terra vulcanica fertile e produttiva.

Il nome  “pomodorino del piennolo” è dovuto al modo in cui i pomodorini vengono conservati e coltivati  ” appesi ” in una rete che li tiene sospesi su bastoncini o pezzi di legno.

Si racconta, anche intorno a questo modo di conservarli un’antica storia  che parte da Torre del Greco . In questo luogo  le mogli dei pescatori  si occupavano  di intrecciare e sistemare le reti che servivano per la pesca. Quando, però, i mariti andavano in mare, per continuare a lavorare, le donne usavano la stessa procedura per intrecciare i piccoli nodi delle reti del “ piennolo ”.

A Napoli è sorta l’industria conserviera che ha portato in tutto il mondo i celebri “pelati” e il “concentrato” di pomodoro. Molti sono poi i metodi casalinghi di conservarlo, dai pomodori in bottiglia, fatti a pezzi oppure passati per essere sempre pronti agli usi più vari, fino alla  famosa “conserva” in cui il pomodoro viene stracotto e concentrato fino a diventare una crema scura e vellutata..

Un tempo era moto diffusa l’abitudine nelle famiglie napoletane di  fare ” le butteglie ” di pomodori , cioè prepararsi da soli delle bottiglie in cui conservare il pomodoro da riutilizzare poi durante tutto l’inverno .

La preparazione delle ” bottiglie ” di pomodori era un evento tradizionale che avveniva ogni anno alla fine dell’estate e chi come me ha avuto la fortuna di parteciparvi ha solo potuto sviluppare ed amplificare il concetto di famiglia .

Partecipare a questo evento con tutta la tua famiglie ed i parenti più stretti è  uno dei più bei ricordi che un uomo possa conservare . E’ una di quelle immagini indelebile che appena compaiono , come in un grande spot pubblicitario , immediatamente ti riportano in mente la  famiglia  ed il suo significato.

Come vi dicevo prima , questa tradizione era un tempo molto diffusa . Bisognava alzarsi molto presto per la raccolta o meglio l’acquisto dei pomodori  che una volta  selezionati venivano poi   lavati . A questo punto iniziava  la preparazione del passato con l’aggiunta di alcune foglie di basilico (elemento indispensabile per aromatizzare la conserva), al quale seguiva   l’imbottigliamento con l’aggiunta spesso di qualche pomodoro a fette (‘a pacchetelle) . Infine avveniva   il delicato compito della tappatura  in genere affidato alle mani più esperte.

Il lavoro era lungo ed ognuno teneva il suo ruolo dai piuù piccoli ai più grandi , nonni compresi che insieme ai bambini erano i veri protagonisti dell’evento .I nonni quali esperti e sapienti consiglieri ed i bambini invece quali festanti immagini di ometti felici di partecipare alle attività di famiglia e sentiri utili mentre magari giocavano con le mani in acqua per lavare i pomodori . Una festa per l’intera famiglia , lontani da televisiori, serie televisive e play-station che tendono ad isolare tutto e tutti e non cementare la famiglia .

Ancora una volta era la nostra filosofia di vita a prevalere contro la solitudine dei tempi moderni in cui  l’uomo è sempre più rinchiuso in se stesso lontano da amici e parenti . Una cerimonia ” epicurea “fatta di fatica e sudore ma capace di coinvolgere  l’intera famiglia ,dai bimbi agli anziani , che avvolti dal profumo del pomodoro e sazi di spighe abbrustolite nella cenere al termine di quella giornata si volevano certamente più bene. Un giorno dedicato all’amore dove si insegnava ed imparava ad amare.

Il lavoro  terminava con la cottura delle bottiglie in grossi bidoni adagiati su trespoli in ferro.  Mentre Infatti terminata la lavorazione ,  le donne provvedevano alla pulizia, gli uomini allestivano l’area destinata alla  cottura  delle  bottiglie  di  pomodoro (quasi  sempre  uno  spazio all’aperto); sul fondo dei capienti bidoni veniva sistemata una grossa “pezza di sacco” (per dare una cottura meno aggressiva alle bottiglie). Tutte le bottiglie erano adagiate in modo sapiente, e terminata questa operazione i bidoni venivano poi riempiti di acqua e coperti con altre “pezze di sacco” (affinché venisse raggiunta più velocemente ed in modo duratura la temperatura di ebollizione).

 

Oggi tutto questo   è sempre più rara da vedersi,  e probabilmente tra non moltissimo tempo scomparirà dai nostri costumi, sia per i costi sempre più bassi  delle conserve industriali pronte in barattolo, sia per la sempre minore disponibilità delle giovani famiglie ad affrontare il “faticoso impegno” della conserva artigianale. Una tradizione  che perdendola porta via un pezzo di amore all’uomo moderno , indaffarato e preso dal vorticoso correre dei suoi impegni .

 

CURIOSITA’:

Cristoforo Colombo scoprì il pomodoro presso gli Aztechi messicani che lo chiamavano TOMATOES , portandolo in Spagna .

Solo a fine 500 venne esportato a Napoli da Siviglia .

Insieme al pomodoro vennero  anche importate le PATATE, MELENZANE, PEPERONI e FAGIOLI .

Uno dei motivi per cui il pomodoro ebbe una improvvisa ed incredibile diffusione , fu quello di una voce che si diffuse a fin settecento secondo la quale esso fosse un alimento afrodisiaco. Ovviamente questa voce, vera o falsa , garantì al pomodoro un successo incredibile che lo portò a sposarsi perfettamente con la pasta ( nasce il ragù ) e con la pizza ( nasce la pizza napoletana ).

 

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