IL CORNO

 

Il corno è il simbolo per eccellenza della scaramanzia napoletana.
Per i napoletano di oggi è più evidente la funzione del corno come antidoto contro il malocchio ed esso è inteso come un “portabene” che esorcizza il male e le negatività e spesso viene sostituito alle porte o ai balconi da cascate di peperoncini rossi, che con i loro semi piccanti hanno la funzione simbolica di allontanare le malelingue.
Negli anni si e ‘ perso il vero senso della sua funzione e lo si accarezza senza saperne il suo vero significato e la sua origine.
Ma il corno, non è altro che la stilizzazione del fallo del dio grecoromano Priapo, custode dei campi, protettore dal malocchio e dio della prosperità della casa e della pesca.
Priapo figlio di Afrodite e di Zeus era un dio della mitologia greca e romana, noto per la sua dote della lunghezza del pene.
La moglie Era, gelosa del rapporto adulterio di suo marito Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo conferendogli un aspetto grottesco, con enormi organi genitali, particolarmente pronunciati nelle dimensioni del pene e del glande, ritenuti nell’antichità l’origine della vita.
Priapo, era un Dio campestre che proteggeva orti e giardini , egli dominava l’istinto, la forza sessuale maschile e la fertilità della natura cioè la forza generatrice. Non fu accettato fra gli dèi olimpici poiché tentò, ubriaco, di abusare di Estia e venne espulso. Anche l’asino, simbolo di lussuria, gli ragliò contro per farlo scappare, così da sottolineare quale intento criminoso avesse.
Estia era una dea , che scelse di rimanere nubile per potersi dedicare alla grande famiglia degli Dei , pigliandosi cura del focolare con il compito di tenere acceso il fuoco .
Estia si prendeva cura di tutti , cosi’ tutti si si prendevano cura di lei .
Su all’Olimpo tutti gli dei si raccoglievano intorno al focolare di Estia . Il fuoco che sprigionava teneva tutti caldi e creava l’atmosfera di casa . Sul fuoco si cucinava e si preparavano gradevoli bevande
Era una dea molto dolce , giudiziosa e gradevole a cui tutti gli Dei volevano un gran bene e il tentativo di Priapo di abusare di lei ottenne l’effetto di farli arrabbiare tutti e il risultato fu di conseguenza l’ espulsione di Priapo dall’Olimpo .
Il culto di Priapo risale ai tempi di Alessandro Magno e fu largamente ripreso anche dai Romani, soprattutto collegato ai riti dionisiaci e alle orge dionisiache. Il suo culto era anche fortemente associato al mondo agricolo ed alla protezione delle greggi, dei pesci, delle api, degli orti. Spesso infatti, cippi di forma fallica venivano usati a delimitare gli agri di terra coltivabile.
Il suo animale era l’asino, sia a causa dell’importanza che esso aveva nella vita contadina, sia per una sorta di analogia fra il pene di Priapo e dell’asino.
Per quanto concerne l’etimologia della parola Priapo, essa deriva probabilmente da pri(h)àpos (“colui che ha sul davanti un hàpos”, cioè un pene).
Già molto diffuse in Grecia e poi a Roma, le feste in onore di Priapo, definite falloforie, avevano un grande rilievo nel calendario sacro.
Nell’arte romana, veniva spesso raffigurato in affreschi e mosaici, generalmente posti anche all’ingresso di ville ed abitazioni patrizie. Il suo enorme membro era infatti considerato un amuleto contro invidia e malocchio. Inoltre, il culto del membro virile eretto, nella Roma antica era molto diffuso tra le matrone di estrazione patrizia a propiziare la loro fecondità e capacità di generare la continuità della gens. Per questo, il fallo veniva usato anche come monile da portare al collo o al braccio. Sempre a Roma, le vergini patrizie, prima di contrarre matrimonio, facevano una particolare preghiera a Priapo, affinché rendesse piacevole la loro prima notte di nozze.
Priapo risulto’ ‘ anche essere uno degli dei più venerati nella Campania Felix e il suo culto ebbe molta diffusione a Napoli ed in provincia risultando essere tra i più antichi riti misterici napoletani : nei riti “segreti” della fecondità le vergini, designate da una sacerdotessa, venivano accompagnate in grotte sotterranee e denudate nel corso di una cerimonia ritenuta di fondamentale importanza. Il nudo iniziatico sarà lentissimo a morire nei riti esoterici napoletani e si trasmetterà nei secoli fino alla Tarantelle Cumplicate che si tenevano nella grotta di Piedigrotta. Distesa su una “pelle marina” ottenuta con unione di diverse pelli di pesci del golfo, la vergine veniva posseduta da un giovane vestito a sua volta da pesce.
Da questi riti pagani nacquero una serie di commistioni che si trasformeranno poi in ritualità cristiane come il culto del pesce di San Raffaele (‘o pesce ‘e San Rafèle), di San Pasquale Baylon e della Madonna di Piedigrotta.

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