CHIESE ED OSPEDALE DELLA S.S. TRINITA’ DEI PELLEGRINI

Nel 1578, un artigiano di nome Bernardo Giovino e altri sei suoi colleghi artigiani napoletani riunitisi  nella chiesa di Sant’Aspreno diedero origine alla fondazione della  “Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti”.

L’Arciconfraternita nasceva ispirata sul modello di un’altra Arciconfraternita dei Pellegrini presente  a Roma, che al culto divino associavano anche una fattiva e pratica opera di caritevole assistenza quotidiana ai  bisognosi.

L’intento dei fondatori era quello di costituire una confraternita con lo scopo di dare accoglienza ed assistenza ai tanti pellegrini  di passaggio in città  che nel corso dei loro lunghi viaggi sostavano a Napoli.
Il proposito di costruire un complesso chiesa-ospedale, si inseriva nella tradizione cristiana dei grandi pellegrinaggi dell’epoca dove era diventata una  consuetudine devozionale  radicata nel sentimento religioso. In quel periodo  infatti erano tantissimi i fedeli che pellegrinavano da un luogo di fede cristiana ad un altro ed era consuetudine nelle grandi città costruire strutture di accoglienza e preghiera per meglio accogliere i poveri pellegrini.

San Filippo Neri accoglie i pellegrini di Giacinto Diano

La prima casa ospitale (Ospedale) venne aperta nel 1579 presso il convento di S.Arcangelo a Baiano per poi essere trasferita per necessità di spazio nei dintorni di S. Pietro ad Aram in locali decisamente più ampi.
Infine il piccolo Ospedale venne definitivamente trasferito nel fabbricato che fu fatto costruire dal duca Fabrizio Pignatelli su un residuo pezzo di terreno rimastogli dopo la confisca subìta di  un vasto territorio di orti e giardini  (che si estendevano dalla Pignasecca fino a Santa Chiara )  serviti al solo scopo di creare la famosa Via Toledo.
Sulla parte residua rimasta egli allora fondò nel 1574 un fabbricato che fu poi successivamente adibito ad ospedale per i pellegrini ed una chiesa chiamata di Santa Maria Materdomini  che  fu poi inglobata nella costruzione della nuova chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini.

Il nobile duca Fabrizio Pignatelli fu un grande cavaliere del Regno di Gerusalemme, che infermo ed indebolito dalle tante battaglie condotte nella sua vita ( difese Napoli dall’assedio dei francesi, liberò la Calabria dall’avanzata turca e sedò le rivolte nel Regno di Napoli), decise di ritirarsi a vita privata e  realizzare nel 1574 sia una chiesa chiamata  di Santa Maria Materdomini ( oggi ancora  visitabile) sia la costruzione di un ospizio per i poveri pellegrini ( divenuto poi ospedale ) su questo pezzo di terreno  di sua proprietà rimastogli situato a ridosso delle mura della città (oggi nei pressi di Portamedina alla Pignasecca).
Il nobiluomo era anche un grande benefattore che aiutava l’arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti che svolgevano attività benefiche e religiose e nella quale alla preghiera e al culto si affiancavano  anche l’assistenza e l’ospitalità ai pellegrini.
Il nobile Pignatelli riuscì prima della sua morte a vedere compiuta solo la chiesa di Santa Maria Materdomini e non il suo ospizio che venne ultimato solo successivamente.

Tuttavia, nel suo testamento, egli lasciò la chiesa e una grande somma di denaro in eredità a chi avesse portato a compimento la sua opera.
Un anno dopo sei artigiani, tra i quali si ricorda il sarto Bernardo Giovino, chiedono ed ottengono dagli eredi del duca il benestare a trasferire l’ Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini ( con la quale già collaborava in vita il Pignatelli ) nel fabbricato al fine di completare i lavori  per l’Ospedale e finalmente avviarne l’opera caritevole nei confronti dei Pellegrini di cui il duca di si era ripromesso prima di morire.

Gli esecutori testamentari del Pignatelli, anche in considerazioni della passata collaborazione e affiliazione del loro stretto parente,  identificarono la Confratenita come degna di ricevere l’eredità morale e patrimoniale di Fabrizio Pignatelli, dando così inizio a quella meritevole e caritevole attività cittadina verso i poveri di  cui  l’Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini  si è resa protagonista nel corso degli anni, assumendo un ruolo di primo piano nella storia religiosa e sociale della città.

Nel 1582 l’Arciconfraternita riceve a questo punto l’eredità di Fabrizio Pignatelli nella quale si affermavano i diritti sull’ospedale e la chiesa di S. Maria Mater Domini, e  sugli edifici annessi.
Venuti in possesso del fabbricato, l’Arcicinfraternita  dal 1591  trasferisce quindi il loro primitivo l’ospedale in maniera definitiva in questo  fabbricato dando origine a quello che in seguito a numerosi rifacimenti rappresenta oggi l’attuale Ospedale dei Pellegrini conosciuto anche come Vecchio Pellegrini.
Nei primi decenni della sua storia l’Arciconfraternita conosce una crescita impetuosa: aumentano i pellegrini ospiti del complesso, e con essi i confratelli che se ne prendono cura.
La necessità di disporre di spazi e luoghi adeguati sempre più ampi portò alla decisione di ampliare i vecchi edifici, i cui lavori furono affidati all’architetto Carlo Vanvitelli e la conseguenza fu la costruzione della attuale Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini che inglobò la vecchia e piccola precedente chiesa di Santa Maria Materdomini ( che ne divenne quasi una cappella).
L’Arciconfraternita che inizialmente svolse doverosamente il suo ruolo di sola assistenza ai Pellegrini estese ben presto la sua assistenza anche ai convalescenti e sul finire del 1700, la sua opera anche alla cura degli ammalati poveri che progressivamente presero nel suo ospedale il posto dei pellegrini, il cui numero, per mutate forme di vita, andava diminuendo.
L’ospedale sanitario, succeduto a quello dei pellegrini, fu quindi lentamente indirizzato nel 1815, al soccorso dei feriti, mentre furono istituiti gli ambulatori per cure e consultazioni mediche ed un dispensario di medicine, estendendo le cure anche agli ammalati cronici.
Nel 1816 aprì anche  il primo reparto di chirurgia a cui seguirono tanti altri e nelle più diversificate specializzazioni. Dopo l’ultima grande guerra per legge la struttura passava alla sfera pubblica e l’Arciconfraternita si dovette staccare suo malgrado dall’Ospedale.

Per accedere alla chiesa bisogna oltrepassare l’ingresso dell’Ospedale Pellegrini ed accedere al  suo cortile dove si impone subito alla nostra vista il maestoso scalone di piperno sormontato dalla facciata della chiesa.
Immediatamente ci viene in mente che in quell’edificio esistono due diverse chiese.
La prima, più piccola, denominata di Santa Maria Materdomini, fatta costruire dallo stesso Fabrizio Pignatelli al primo livello dello scalone a doppia rampa, mentre la seconda e più grande Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini fatta costruire dalla Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini si trova al secondo livello

La vecchia di Santa Maria Materdomini, come possiamo vedere, ha mantenuto la semplicissima facciata cinquecentesca in piperno realizzata da Giovan Francesco di Palma  (allievo del Mormando). Francesco Laurana tra i vari lavori partecipò a quelli di costruzioni  per il bellissimo arco di Castel Nuovo.
Il suo semplice portale d’ingresso è sormontato da una nicchia nella quale era posta un tempo una statua della Madonna con Bambino di Francesco Laurana, datata intorno agli anni Sessanta del XV secolo e attualmente esposta all’interno della chiesa, sull’altare maggiore. Questa statua era inizialmente posta  a tutela dei pellegrini, all’ingresso della chiesa  e solo successivamente fu posta nel suo interno.

 

L’interno di questa piccola chiesa è composto da una singola navata e custodisce nel suo i per volontà del defunto, il Monumento funebre di Fabrizio Pignatelli, realizzato da Michelangelo Naccherino. Lo scultore lo realizzò in marmo bianco e colonne in marmo giallo, con due leoni che sorreggono la statua in bronzo del fondatore.

Sulla sinistra è presente un dipinto del 1721, raffigurante la Vergine con i Pellegrini e la Carità, mentre sul lato opposto è esposto  il dipinto di Nicola Malinconico ritraente la Vergine coi Santi Gennaro patrono di Napoli e San Francesco di Paola

 

 

Da ammirare anche i bei dipinti di San Filippo Neri e San Carlo Borromeo, opera di un autore ignoto del Seicento

Alla morte del duca Fabrizio Pignatelli, la piccola chiesa venne ceduta all’Arciconfraternita della Santissima Trinità (che già gestiva l’adiacente nosocomio)  che si occupò anche della gestione della nuova e più grande chiesa Santissima Trinità dei Pellegrini.

 

San Filippo Neri

 

 

Per accedere alla meravigliosa chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini, bisogna recarsi nel  cortile dell’Ospedale Pellegrini e salire il maestoso scalone a doppia rampa.

Alla chiesa, che si trova al secondo livello si accede oggi attraverso un ingresso laterale aperto su via Nuova dei Pellegrini, mentre un tempo vi si accedeva proprio per le scale a doppia rampa presenti nel cortile dell’ospedale.
La chiesa che vediamo oggi, datata 1796 fu disegnata ( insieme all’ospedale )  da Carlo Vanvitelli  in occasione dei lavori di ristrutturazione e ampliamento che sia la chiesa che la struttura ospedaliera (che in seguito a vari rifacimenti è l’attuale Ospedale dei Pellegrini alla Pignasecca )  resisi necessari  in conseguenza dell’aumentato numero di pellegrini e fedeli che affollavano il luogo.
I lavori furono affidati all’architetto Carlo Vanvitelli ( figlio del più famoso Architetto Luigi Vanvitelli ) che concentrò i suoi importanti interventi sopratutto nella sua facciata e nella navata in modo da assumerne l’aspetto che mostra ancora oggi.

La facciata della chiesa  è caratterizzata dalle pregevoli statue in stucco di Angelo Viva, raffiguranti San Filippo Neri e San Gennaro .  Il portale è incastonato tra quattro pilastri appena sporgenti dalla parete stessa   ( lesene corinzie )  sormontate da un timpano triangolare dove si trova fatta in stucco  la Trinità con Cherubini ed Angeli.
Ai lati del timpano, opera di Angelo Viva, prima del termine del Settecento, furono collocate le statue anch’esse in stucco dei Santi Filippo Neri e San Gennaro Martire.

Nel suo interno dove si alternano nel rivestimento stucco e piperno possiamo ammirare un po ovunque in tutti gli ambienti  pregevolissime opere d’arte  commissionate dall’Arciconfraternita o ad essa donate.
La chiesa e’ una di quelle che concentra il maggiore numero di opere eseguite da artisti diversi. Tra le opere pittoriche infatti possiamo ammirare dipinti di  Andrea Vaccaro, Francesco Fracanzano, Onofrio Palumbo ,Francesco Solimena, Guido Reni, Giuseppe Bonito , Paolo De Matteis, Giacomo Farelli, Paolo De Majo, Francesco De Mura, Giuseppe Bonito, Giacinto Diano ,   Massimo Stanzione , Jusepe De Ribera e tanti altri .

MASSIMO STANZIONE
fracanzano
FRANCESCO SOLIMENA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

vaccaro
Giacinto Diano La piscina probatica
MADONNA CON IL BAMBINO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Filippo Neri di GUIDO RENI
FRANCESCO DE MURA
Paolo De Majo
ANDREA VACCARO
JUSEPE DE RIBERA detto lo spagnoletto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’architettura del tempio  nel suo interno è alquanto singolare; la pianta è formata da due ottagoni uniti da un rettangolo, con il primo ottagono che assume la funzione di navata ed il secondo che funge da oratorio, mentre il rettangolo è il presbiterio.


Sulla cupola della grande navata ottagonale vi sono splendidi affreschi  di Melchiorre de Gregorio raffiguranti i quattro evangelisti.


L’altare maggiore datato 1747 è in giallo, verde e rosso antico. E’ opera di Mario Gioffredo, architetto ostracizzato dalla nobiltà napoletana per il pasticcio combinato al palazzo dei Casacalende a Spaccanapoli.
Sull’altare  vi sono opere in stucco di Angelo Viva, con ai due lati altrettanti dipinti di Paolo De Matteis, entrambi raffiguranti San Giuseppe con il Bambino, mentre altri dipinti sono attribuiti a pittori della scuola di Giuseppe Bonito.

Paolo De Matteis
GIUSEPPE BONITO

 

 

 

 

 

Nel primo altare a sinistra troviamo un’opera di Onofrio Palumbo che raffigura San Gennaro che allontana i fulmini da Napoli.


Alle spalle dell’altare maggiore, realizzato in preziosi marmi, e disegnato da Mario Gioffredo  ma successivamente ampliato da Carlo Vanvitelli, troviamo il gruppo della Trinità, modellato in stucco e cartapesta da Angelo Viva.

GRUPPO DELLA TRINITA’ DI ANGELO DE VIVA

 

 

 

Anche molto belle  e preziose  a mio parere infine, le sei sculture in legno di pioppo policromo, realizzate tra il XVI e il XVII secolo da maestranze napoletane, che raffigurano a grandezza naturale scene della Passione di Cristo.
Inizialmente le figure erano più di venti  , ma oggi  purtroppo a noi ne sono pervenute  solo cinque : Madonna, San Giovanni e Maddalena, un Cristo alla colonna, un Ecce Homo e un Cristo portacroce.

Nel presbiterio, troviamo quattro tele alle pareti che  sono opere  di Giacinto Diano, allievo del De Mura.  In questo ambiente, piu’ di ogni altro viene ricordato l’opera misericordiosa svolta dalla Arciconfraternita che viene raffigurata in due grossi dipinti posti  alle pareti .


In questi due dipinti possiamo vedere in uno di essi  la Lavanda dei piedi dei Pellegrini ad opera dei confratelli vestiti in abito rosso ( l a tunica rossa e’ il simbolo dell’amore verso i poveri ) che rappresenta l’umiltà  ed il valore spirituale della solidarieta’, e nell’altra ammirare una rappresentazione della fondazione dell’Arciconfraternita di cui ovviamente il protagonista è  Filippo Neri che con accanto i fratelli della Confraternita, riconoscibili sempre dal solito saio rosso (come il sangue di Cristo) istituisce e istruisce l’Arciconfraternita.

Giacinto Diano
Giacinto Diano

Oltre il presbiterio  prende posto il coro e l’oratorio della Confraternita, coperti da una seconda cupola ribassata.
L’elegante Coro che rappresenta il vero pezzo forte della chiesa  è purtroppo per motivi a noi sconosciuti  reso inaccessibile ai visitatori . E’ un vero peccato non riuscire a vederlo ! Esso,  progettato da Giovanni Antonio Medrano fu addirittura realizzato prima della chiesa  ed e’ costituito in radica di noce  e stucchi .
Fu infatti  poi completato dall’architetto Giuseppe Astarita che ha disegnato gli ornamenti, e  la ricchissima decorazione  in stucco . Ha inoltre rifinito  la cupola con motivi in oro zecchino.

 

 

 

Sul fondo trova posto il dipinto di Francesco De Mura Santissima Trinità e la Vergine eseguito per la Terrasanta e le  tele di Paolo De Majo.

PAOLO DE MAJO


Nella volta della stanzetta di raccordo tra il presbiterio e l’oratorio si trova una bellissima opera di Crescenzo Gamba “La Gloria di San Filippo Neri” .

CRESCENZO GAMBA

Sotto il presbiterio, a livello quindi del cortile dell’ospedale fu realizzata nel 1578 una ‘terrasanta ” allo scopo di dare sepoltura nella chiesa ai confratelli che ne facevano richiesta costituendo per anni  quell’ipogeo che con la costruzione della cappella nel cimitero di Poggioreale fu poi abbandonato .
La solidarietà del sodalizio verso i confratelli defunti si manifestava in due modi: con la pietosa opera della loro sepoltura e con le celebrazioni di Messe e recite di preghiere in loro suffragio.
La sepoltura nella terrasanta del sodalizio avveniva a seguito di richiesta fatta dal confratello, in vita o, dopo la morte, dai suoi familiari ed era preceduta da un funerale che si svolgeva nella chiesa ed al quale intervenivano i Primi Ufficiali ed i confratelli, in sacco rosso, accorsi numerosi all’invito loro rivolto dal Primicerio.
A questa partecipazione si dava molta importanza, per l’affetto da manifestarsi al confratello morto. Le Regole anzi raccomandavano a quei confratelli che non fossero potuti intervenire di supplire alla loro assenza con la recita di preghiere per l’estinto ed anche con il guadagnarsi un’indulgenza, comunicandosi in quelle chiese che la concedevano, da applicare alla sua anima.
Per i confratelli poveri le spese funerarie e di sepoltura erano sostenute dal sodalizio, secondo le disposizioni dei Primi Ufficiali.


Per i confratelli che, per disposizioni loro o dei familiari, venivano sepolti in altre chiese, le onoranze funebri erano limitate e consistevano nella partecipazione alle loro esequie di una rappresentanza di confratelli in sacco rosso e con il gonfalone, i quali seguivano il feretro fino alla porta della chiesa prescelta, dinanzi alla quale però si arrestavano, per tornare poi subito indietro. I suffragi, per tutti i confratelli defunti, consistevano nella celebrazione, nella chiesa della confraternita e nell’anno della loro morte, di una Messa solenne e di venti piane. Ma per quelli che si erano dimostrati assidui alle funzioni le Messe piane erano cento. Se poi il confratello fosse morto mentre si trovava ad essere Primo Ufficiale venivano aggiunte cinquanta Messe piane, da celebrarsi all’altare privilegiato.

Dalla chiesa della Trinità, attraverso il Corridoio delle Lapidi, si accede agli ambienti destinati alla vita dell’Arciconfraternita che rappresentano un vero gioiello d’arte e sono opera dell’architetto Giovanni Antonio Medrano: Salone del Mandato, Sale della Vestizione, Sala degli Albi d’Oro, Galleria dei Dipinti.
Nel corridoio delle lapidi troviamo un gruppo marmoreo della Trinità,  di  autore  ignoto napoletano databile agli inizi del XVII secolo.

GRUPPO DELLA TRINITA’ DI AUTORE IGNOTO

Nella cappella delle Reliquie, possiamo vedere i preziosi arredi e oggetti liturgici perfettamente conservati dal500 ad oggi.

BUSTO RELIQUIARIO DI SAN FILIPPO NERI
BUSTO RELIQUIARIO DI MARIA MADDALENA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il corridoio delle lapidi dal quale come detto si accede ai saloni dove vivevano i confratelli e all’ufficio del Primicerio e’ così’ chiamato perché’ mostra sulle sue pareti sculture e lapidi, recanti i nomi dei vari Benefattori che con grossi lasciti hanno formato nel tempo un considerevole patrimonio da cui l’Arciconfraternita trae i mezzi per le proprie attività caritative.


La stanza del Primicerio è la stanza destinata a studio del legale rappresentante dell’Ente ( Primicerio ) e la sede dove vengono effettuate anche le riunioni dell’Arciconfraternita.
L’ambiente è arricchito da sculture e dipinti fra cui uno molto bello di Pietro Bardellino.
In questo luogo  viene anche conservato, in una apposita bacheca, lo storico Bastone del Primicerio in Ebano tornito e avorio che rappresenta una splendida  manifattura napoletana di fine XVII sec.
Per raggiungere le Sale della vestizione si attraversa il corridoi detto dei ritratti in quanto le sue pareti sono arricchite da dipinti che ritraggono Papi e Cardinali che nei secoli sono stati membri del Sodalizio. La caratteristica di tali opere, di autori vari, che tutti i soggetti raffigurati hanno, piegato su di un braccio il saio rosso segno distintivo della loro appartenenza all’Arciconfraternita.


Le sale della vestizione sono tre ambienti  dove, in appositi armadi, si custodiscono i sai rossi che i confratelli indossano in occasione delle funzioni religiose.
Sono tutti ambienti bellissimi con soffitti a volte affrescati dagli artisti Michele Porta e Crescenzo Gamba  . Tra tutti questi noi troviamo bellissimo il  dipinto della Gloria di San Filippo Neri dove il Santo viene ritratto in ascesa verso il cielo sorretto da angeli opera sublime di Crescenzo Gamba .
In una delle sale troviamo dei manufatti in legno intarsiato dorato, recanti in alto il dipinto della Trinità , chiamato Albo d’oro in quanto in apposite caselle sono riportati i nomi dei confratelli.
Il Salone del Mandato e’ forse il luogo piu’ rappresentativo dell’Arciconfraternita .Esso e’ quello che maggiormente indicava il mandato dell’Arcicinfraternita .


Questa nasceva infatti ispirata sul modello di un’altra Arciconfraternita dei Pellegrini presente  a Roma, e  dedicata a San Filippo Neri  che al culto divino associavano anche una fattiva e pratica opera di caritevole assistenza quotidiana ai  bisognosi .
La loro opera misericordiosa che dalla fine del 500 continua fino ad oggi come abbiamo visto e’ ben raffigurata nei  due grossi dipinti posti nella chiesa  alle pareti  del presbiterio in cui tutta scena e’ improntata principalmente intorno alla la Lavanda dei piedi dei Pellegrini ad opera dei confratelli vestiti in abito rosso , un gesto che simbolicamente rappresenta l’umiltà  ed il valore spirituale della solidarieta’.

 

Il nome di questa sala richiama appunto l’antica tradizione di destinare nelle case religiose  e soprattutto ma non esclusivamente nei monasteri  un luogo dedicato alla liturgia della lavanda dei piedi, ripetizione di quella che Gesù fece agli apostoli, dopo aver dato loro il comandamento:”Mandatum novum do vobis, ut diligatis invicem…”.

Nei primi secoli di vita dell’Arciconfraternita ogni sera in una sala detta, appunto, del Mandatum sita nel cortile i confratelli lavavano i piedi dei pellegrini ospitati a significare lo spirito di umile accoglienza che informava la vita dei confratelli.
Nei primi decenni del XVII secolo in questo spazio dove oggi si trova il salone  venivano ricoverati in una camerata  di coloro  che trascorsi i tre giorni di ospitalità accordati ai pellegrini dall’Arciconfraternita, apparivano ancora convalescenti e bisognosi ancora di cure e ristoro .

Ogg alla Augustissima Arciconfraternita dei Pellegrini di Napoli  sono iscritti quasi più di mille persone . Essi sono quasi tutti personaggi di spicco comprendenti i più bei nomi della magistratura italiana, e dei grandi professionisti in primis  medici, ed  avvocati, nonchè  altisonanti rappresentanti delle istituzioni publiche e private, dei docenti universitari e dei grandi  imprenditori partenopei  che ovviamente sempre nel segno della fratellanza ( I suoi membri si definiscono infatti tra loro “confratelli” ) continuano a svolgere opere caritevoli .

Il loro simbolo è un occhio contenuto nel triangolo e contornato di raggi: immagine assai simile a quella presente nell’iconografia classica massonica.

 

 

Commenti via Facebook

(345 Posts)