CHIESA DI SANT’ANIELLO A CAPONAPOLI

La chiesa di Sant’Agnello Maggiore, detta anche di Sant’Aniello a Caponapoli o Santa Maria Intercede, che si trova in Piazzetta Sant’Andrea delle Dame, nacque nel V secolo a.C. in quello che allora era il punto più alto della vecchia Neapolis.
Gli antichi coloni posero la chiesa in cima all’antica necropoli che si trovava sulla sommità di un’alta collina le cui pareti scendevano al picco verso la vallata dove confluivano buona parte delle acque pluviali  isolando e proteggendo in maniera naturale la necropoli.
Gli antichi greci si erano proprio spostati in questa nuova zona poichè avevano individuato in essa un luogo più sicuro dagli attacchi dei predoni che venivano dal mare.
Decisero di abbandonare quindi l’antico insediamento di  Partenope, ubicata tra il Monte Echia e Pizzofalcone, da loro fondata nel VII secolo a.c e si spostarono su questa collina fondando Neapolis che reputarono un luogo più adatto e protetto da ogni eventuale attacco nemico.

La chiesa fu dedicata a Sant’Agnello, o Sant’Aniello, ex vescovo di Napoli poi proclamato santo e patrono della città.
Si narra che a costruire la chiesa furono proprio gli stessi  genitori di sant’Agnello.
Pare che essi venissero continuamente in questo luogo a pregare la Vergine Maria affinchè concedesse loro la grazia di avere un figlio.
Avvenuta la grazia, per ringraziarla decisero poi di costruire e dedicare la chiesa a Santa Maria Intercede.
Secondo molti il santo sarebbe poi stato sepolto proprio in questa antica chiesa.

 

 

 

Secoli dopo, nel 1517,  la vecchia chiesa fu inglobata in una  nuova chiesa con annesso monastero (quest’ultimo nel 1809 venne poi soppresso).
In seguito ai bombardamenti durante la Seconda guerra Mondiale e agli scavi archeologici, la chiesa venne chiusa al culto, per essere poi riaperta nel 2011.
L’intera zona fino al Medioevo era ricca di templi con funzione religiosa dedicati varie divinità pagane ( Dio Sole, di Demetra, di Apollo e di Diana ) dove si veneravano le divinità e si svolgevano riti religiosi e vari sacrifici.
Le processioni invece avvenivano principalmente lungo l’attuale Via del Sole.

Nei secoli scorsi l’intera zona era considerata un luogo ameno dove si poteva respirare aria fresca e fare delle belle passeggiate. Era un luogo molto considerato e ambito anche per viverci che  diede luogo ad un famoso detto  “Coppole pè cappielle, e case ‘a sant’Aniello“, ossia contentarsi di vivere modestamente, ma respirare l’aria di Sant’Aniello.

Dalla stessa zona proviene  la testa di donna detta “Marianna ‘a capa ‘e Napule” , da molti considerato un reperto archeologico proveniente da un tempio dedicato alla Sirena Partenope , che dopo lungo peregrinare è attualmente custodita all’interno di Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli.

Nella chiesa, nel suo interno troviamo quello che resta dei numerosi furti vandalici e dello stato di abbandono e di degrado  in cui ha versato per anni .
Nonostante questo troviamo ancora oggi numerosi elementi di epoca medievale, decorazioni, bassorilievi e capolavori tra cui l’’altare maggiore scolpito nel Cinquecento da Girolamo Santacroce e numerose tele di grandi pittori che hanno lavorato a Napoli: Massimo Stanzione, Battistello Caracciolo, Francesco Solimena (La Maddalena sull’altare maggiore), e  Francesco De Mura. Belli anche  il bassorilievo di Annibale Caccavello e Giovan Domenico D’Auria raffigurante la Vergine con le anime Purganti.

Sotto il pavimento della chiesa , protetto da una lastra di vetro si può vedere un tratto di mura a doppia cortina  delle mura greche sopravvissuto al tempo e alle successive costruzioni edilizie .

Sant’Aniello  viene celebrato  il 14 dicembre, giorno in cui morì (596 d. C).  Viene considerato ufficialmente il santo protettore delle partorienti, ma solo di quelle che si recano in una chiesa a lui dedicata, il 14 dicembre.                                                                                                                                                                                Secondo una leggenda le altre partorienti  che non rispettano questo rito devono stare attente a tenersi lontane da forbici, coltelli o oggetti appuntiti in quanto  il bambino per punizione potrebbe nascere senza un arto.  In alcuni luoghi del Sud dove questa credenza è particolarmente diffusa, nel giorno di Sant’Agnello i futuri papà preferiscono stare a casa con la moglie per controllare che non corra nessun ipotetico pericolo.

Un detto popolare dice  ‘A Sant’Aniello nun tucca’ ne forbice e ne curtiello.

 

 

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