PIEDIGROTTA

La zona di Piedigrotta rappresenta un altro simbolo della millenaria storia di  Napoli , sopratutto della sua canzone , ma ancor prima della poesia , poiche’ qui , alle spalle della chiesa di Santa Maria di Piedigrotta e ai piedi del costone di tufo di Posillipo , si trova il Parco Vergiliano , che deve il suo nome alla tomba mausoleo di Virgilio ed ospita anche il sepolcro di Giacomo Leopardi .
Il rapporto di questi due grandi poeti con la citta’ di Napoli fu intenso e per certi versi tormentato ; basta ricordare  che il primo visse a lungo in citta’ e in epoca medioevale , la popolazione lo considero’ come un patrono attribuendogli poteri magici , legati alla leggenda dell’uovo che da’ il nome al Castel dell’ Ovo e ad un’ altra leggenda legata proprio alla Crypta Neapolitana dove pare che Virgilio avesse invocato dal nulla un gruppo di demoni infuocati affinche’ potessero scavargli la grotta in una sola notte .
Il secondo invece, vi mori’ in circostanze misteriose , forse di colera , ancora giovane nel 1837.
Poco lontano dalle due tombe e’ visibile la Grotta vecchia o romana di Posillipo ( da cui derivano i nomi di Piedigrotta o Fuorigrotta ), detta dagli antichi Crypta Neapolitana, scavata nel I secolo a.c. dall’architetto Cocceio per collegare Napoli a Pozzuoli.
A tal proposito va ricordato che tre gallerie a poca distanza l ‘una dall’altra , perforano la collina di Posillipo per rendere piu’ agevole la comunicazione della citta’ con la zona flegrea.
I trafori eseguiti in epoche diverse sono ; la grotta vecchia – la grotta nuova e la grotta della Laziale ( deve quest’ ultima il suo nome alla societa costruttrice , che fu appunto la societa’ laziale ) . E’ interessante notare che alla grotta non riusciamo a dare il nome di uno dei tanti uomini che hanno illuminato la nostra citta’ e ci limitiamo a chiamarla …. laziale ….
La grotta vecchia , accanto a quella attuale ( delle quattro giornate o grotta nuova  ) non e’ piu’ agibile ed ha un’antichissima origine , il II o III secolo a.c. Essa consisteva in un cunicolo cosi’ basso che in alcuni punti i viandanti erano costretti a chinarsi per non urtare con il capo nella volta. Ristrutturata ed ampliata alla fine del I secolo dall’architetto romano Lucio Cocceio , il cunicolo fu chiamato ” cripta Neapolitana ” ed indicata come ” grotta di Cocceio ” appunto dal nome del costruttore .
Una prima volta alla meta’ del 400, durante il regno di Alfonso I d’Aragona , ed una seconda volta un secolo dopo, durante il vice regno di Pietro de Toledo ” la cripta ” fu restaurata e resa piu’ alta mediante l’abbassamento del suolo che fu pure lastricato .
In epoche recenti altri restauri furono eseguiti ( da Carlo di Borbone e Ferdinando II ) finche’ essendo ormai inadatto alle nuove esigenze del traffico il traforo fu definitivamente abbandonato nel 1882 .
Dopo l ‘ ultimo restauro la grotta misurava 720 metri di lunghezza , dai 4,15 ai 6,65 metri di larghezza e dai 20 ai 25 metri di altezza ; quest’ultima misura era attuata ai due sbocchi.
Una particolarita’ di questa grotta e’ quella di iniziare vicino alla tomba di Virgilio e terminare di fronte alla tomba di Leopardi .
Abbandonata la vecchia ” cripta Neapolitana “, fu scavato , dal 1883  al 1885 , un nuovo traforo poco distante dal primo che tuttavia incontro ‘ non poche difficolta’ per la diversita’ degli strati che compongono la massa di tufo della collina di Posillipo .
Questa nuova galleria  fu chiamata ” la grotta nuova ” e dopo la seconda guerra mondiale ” galleria delle quattro giornate “. Essa risulta piu’ corta della laziale (lunga 900 metri ), in quanto misura poco piu’ di 700 metri , la stessa lunghezza , quindi della grotta vecchia .
Prima di imboccare questa galleria , dopo che si e’ passati sotto il ponte della ‘direttissima ‘ si puo’ vedere in alto a sinistra , l’imbocco , in parte coperto dell’antica “cripta Neapolitana “.
Piedigrotta quindi costituisce i resti dei due sommi poeti , ma questa zona e’ anche famosa per l’antichissimo culto della Vergine , le cui origini sono tante remote da confondersi tra il rito pagano dedicato a Priapo, dio della Fecondita’, che si svolgeva nella crypta Neapolitana e quello legato al culto mariano della Madonna del serpente ( o Madonna dell’Hidria ) diffuso gia’ da tempo nelle colonie della Magna Grecia.
Con il cristianesimo la cappella pagana fu sostituita dalla chiesa di Piedigrotta , dove fu posta la statua della vergine che secondo la leggenda fu trovata seguendo le indicazioni che la Madonna aveva dato in sogno a tre differenti persone , l’8 settembre del 1353.( una monaca, un eremita e un monaco benedettino).
Il primo impianto della chiesa risale al 1207 quando viene citata da Giovanni Boccaccio nel 1339 in una lettera scritta ad un amico mentre Francesco Petrarca ricorda nei suoi scritti che anche i forestieri di passaggio a Napoli si recavano in visita alla chiesa , da quando nel 1353 , il giorno 8 settembre , la vergine fosse apparsa a tre  diverse persone .
Da allora in poi e’ nata l’abitudine di venerare la Madonna in questo giorno .
Illustri personaggi si recavano in pellegrinaggio presso la chiesa : Alfoso  d’Aragona , Ferrante d’Aragona ,Maria d’Austria , Carlo di Borbone , Ferdinando IV,  Papa Pio IX , Giuseppe Garibaldi , e tanti altri .
Strettamente connessa al culto della Madonna di Piedigrotta fu per lungo tempo l’omonima festa caratterizzata da processioni , carri allegorici , sagra di canzoni , luminarie e fuochi d’artificio a cui partecipava tutto il popolo.
Piedigrotta e’ sempre stata la festa piu’ amata dai napoletani con origini antichissime che risalgono ai baccanali erotici che si celebravano nella vicina Cripta Neapolitana intorno al simulacro del Dio Priapo .
Per anni la festa e’ stata certamente la piu’ amata dal popolo e dai nobili ; Angioini , Aragonesi ma sopratutto i Borboni fecero della ‘parata di Piedigrotta ‘, un momento di festa ideale per far dimenticare ai napoletani tutti i guai e la poverta’. Per nove sabati gruppi di devoti arrivavano a Napoli in pellegrinaggio per chiudere miracoli o ringraziare la Madonna .Si pregava , si mangiava si cantava.
Nel 1835 Piedigrotta divento’una festa dedicata alla musica e da qui le canzoni napoletane incominciarono a farsi conoscere nel mondo
La festa di Piedigrotta , a partire dal 1835 , con il brano ” te voglio bene assaje “, divenne il simbolo per eccellenza della canzone napoletana , nonche’ evento deputato alla presentazione annuale delle nuove canzoni con una grande partecipazione massiva di cantanti , musicisti ed editori. ( il festival ha dato luce a tante e belle famose canzoni napoletane  come Fenesta vascia ,  o sole mio , michelamma e tante altre ). Tra i personaggi illustri residenti nel luogo e legati alla festa , anche per essere stato autore di celebri melodie , va ricordato Eduardo Nicolardi.
Negli anni 60 del 900 la festa di Piedifrotta comincio’ un lento ed inesorabile declino travolta dalla incuria delle autorita’.

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