MONASTERO DI SANTA CHIARA

Il complesso di Santa Chiara costituito dalla chiesa e dagli edifici contigui che avrebbero poi accolto gli ordini delle clarisse e dei frati minori rappresentano il maggiore esempio del gotico a Napoli.
La chiesa fu costruita come reale cappella inizialmente dedicata al Sacro Corpo di Cristo o Dell ‘ Ostia Santa e la prima pietra fu posta nel 1310 , cosi’ come indicato su una iscrizione che si ritrova sulla fascia del basamento del campanile .
I regnanti diedero luogo ad una vera e propria cittadella con due porte di’ ingresso che si congiungevano ai lati della torre campanaria .
Entrambi gli ingressi sono ancora oggi presenti con i loro due portali trecenteschi di notevole interesse artistico .
Il vasto complesso fu costruito su una vasta superficie detta ” fuori gli orti ” ai limiti della cinta muraria , cosi’ da formare una mezza citta’ che Roberto di’ Angiò e la sua seconda moglie Sancia vollero dedicare all ‘ ordine di S. Francesco a cui erano devoti
La cittadella francescana fu realizzata costruendo due edifici religiosi contigui ma separati: un monastero, destinato ad accogliere le clarisse, e un convento, ospitante i frati minori francescani. Questa originale conformazione a “convento doppio” fu possibile grazie all’approvazione papale ottenuta nel 1317.
E’ interessante notare che per la prima volta si accoglievano nello stesso complesso in un ‘ area circoscritta ordini religiosi dei due sessi .
Nel tempo , pero ‘ i frati minori divennero sempre più ‘ numerosi , mentre le clarisse diminuirono fino a scomparire .
La chiesa si presenta oggi nelle sue originarie forme gotiche, con una facciata a larga cuspide, nella quale è incastonato l’antico rosone traforato, con il pronao dagli archi a sesto acuto .
La semplicita’ dell ‘ interno rispecchia i canoni della chiesa francescana , con un’ unica navata, su cui si aprono dieci cappelle per lato , ed e’ priva dell ‘ abside ; la parete di fondo , infatti e’ piatta.
La decima cappella sulla destra e ‘ dedicata ai Borbone , ma attualmente ospita solo la tomba di Filippo , il figlio demente di Carlo .
Nel cosiddetto ” transetto atrofizzato ‘ risalta in tutta la sua imponenza il sepolcro di Roberto di’ Angiò ‘ , fatto costruire da sua nipote Giovanna .
Alle spalle dell’altare è situato il Coro delle clarisse, composto da tre navate. Su una parete sono visibili i frammenti di un affresco raffigurante la Crocifissione, in cui si riconosce la mano di Giotto, chiamato a decorare le pareti della chiesa nel 1326.
I monumenti funebri, situati nel presbiterio, furono realizzati da scultori trecenteschi come Tino di Camaino, che lavorò alle tombe di Carlo di Calabria e di Maria di Valois, e i fratelli Bertini, cui si deve il sepolcro di Roberto d’Angiò.
Nel 1742 la chiesa subì delle modifiche ad opera dell’architetto D. A. Vaccaro. Fastosi rivestimenti donarono al complesso un aspetto barocco: l’interno fu ricoperto da marmi policromi, stucchi e cornici dorate; il tetto a capriate fu nascosto da una volta affrescata da grandi pittori dell’epoca, quali F. de Mura, S. Conca, G. Bonito e P. de Maio; G. B. Massotti si occupò dell’altare maggiore, mentre il pavimento in marmo fu eseguito da F. Fuga.
Poco distante , al di fuori della citta’ che cingeva la cittadella , la regina Sancia e re Roberto fecero inoltre fondare nel 1325 un secondo monastero , che dedicato alla Trinita’ fu destinato alle terziarie clarisse .
Il complesso di Santa Chiara mostra l’ atteggiamento religioso degli Angiolini che giunsero sul suolo napoletano con al seguito numerosi frati Francescani . Questi predicavano contro lo scomunicato Manfredi e gli Svevi .
Gli Angioini quindi ricompensavano questi frati con la edificazione di numerosi edifici e lasciti .
Tra i due regnanti in particolare fu la moglie Sancia ad avere una particolare preferenza nei confronti di questo ordine con desiderio di ritirarsi a vita monastica , forse a causa della morte prematura dell ‘ unico figlio Carlo , ma anche a causa dei rapporti freddi con il marito avvalorata da una richiesta di divorzio presentata dalla regina ma respinta da papa Giovanni XXII.
Indubbiamente essi erano entrambi molto religiosi al punto da indossare il saio francescano in molte occasioni .
Era trascorso poco meno di un anno dalla sua incoronazione che il re Roberto sollecitato dalla moglie Sancia ordino’ che si desse inizio ai lavori per la costruzione di una grande Basilica , destinata ad accogliere le spoglie della famiglia reale con annesso monastero per le clarisse .
L ‘ opera fu affidata al maestro Gagliardo Primario e Leonardo De Vita mentre al senese Tino de Cameino furono commissionate la sculture . Vennero destinati tremila Ducati al mese per la fabbrica .
La chiesa che era stata ideata come cappella regia sorgeva cosi’ maestosa e si dice che fu allora che con giustificato orgoglio re Roberto la mostro’ a suo figlio Carlo chiedendone il parere .
La risposta fu : pare fatta a somiglianza di una stalla . Questo perche’ nella sua semplicita’ che corrispondeva ai canoni della chiese chiese francescane , le cappelle , ai lati potevano sembrare mangiatoi di una grande stalla .
Il re risentito : badate che abbiate a mangiarvi voi per primo : che fu come un vaticinio in quanto il primo ad essere sepolto degli Angiolini fu proprio Carlo per la sua prematura morte .
Da allora Santa Chiara custodi’ le spoglie degli Angiolini .
Le dinastie che seguirono non confermarono la tradizione .
Solo quando Napoli , terminata la dominazione spagnola , ritorno’ ad essere capitale del regno , i sovrani della dinastia Borbone ripresero la consuetudine della sepoltura in Santa Chiara .
Carlo , il primo dei Borbone a Napoli volle la tumefazione del suo primogenito Filippo nella chiesa di Santa Chiara
Da quel momento i suoi successori concepirono il,progetto di una cappella all ‘ interno del complesso angioino , che accogliesse le spoglie dei sovrani e dei principi delle due Sicilie .
Ma ne Ferdinando ne il figlio Francesco dettero corso a tale progetto cosi’ i resti dei sovrani e dei principi borbonici furono ospitati in un locale adiacente al coro dei frati e qui rimasero per lungo tempo .
Con l’ arrivo dei Savoia il problema perse definitivamente ogni interesse .
Solo a seguito degli eventi bellici del 1944 che danneggio’ la Basilica si rece necessario trasferire le salme nella Basilica di S. Francesco di Paola , dalla quale furono poi tolte solo nel 1958 e collocate nella decima cappella dedicata a S. Tommaso Apostolo .
Questo magnifico tempio trecentesco rinnovato nel 700 , fu quasi del tutto distrutto da un bombardamento aereo del 1943 .
Essa fu ricostruita e restaurata sotto la direzione di Mario Zampino, secondo l’originario stile gotico.
Con coraggio e con passione recuperando tra le rovine quanto c’ era da recuperare , la chiesa e’ stata ricostruita ; le linee principali sono state mantenute , ma non ci sono più’ purtroppo molti dipinti e affreschi e possiamo ammirare solo quel che resta dei monumentali sepolcri degli Angiolini .
Nel mezzo del bellissimo pavimento ricostruito ( originariamente di Ferdinando Fuga ) c’e il grande stemma angioino -aragonese . Nella parte sinistra dello scudo si vedono i gigli di Francia del re Roberto e nella parte destra i 4 pali rossi aragonesi della regina Sancia .
Questa chiesa dal 300 in poi fu la chiesa della nobilta’ napoletana .
Nel tempo fu definita ” la chiesa dei re e del popolo ”
Nell’Austera chiesa , la mattina del 29 agosto 1344, Giovanna I fu incoronata regina,e qui, in una mattina del luglio del 1344,fu portato il corpo della bella angioina , perche’ nessuno dubitasse della sua morte.
Ma la regina era morta scomunicata e quindi non poteva essere inumata in terra santa , secondo quanto si tramanda tra i religiosi le spoglie furono prima tumulate nella sacrestia di Santa Chiara e poi buttate in una fossa comune coperta da una lastra di marmo vicino all’ingresso del chiostro. Per la grande regina quindi , assassinata nel sonno da quattro sicari ,non vi fu nessun funerale , nessuna tomba , nessuna benedizione .
Dal coro delle clarisse si accede al chiostro grande , detto delle clarisse , ma oggi dei frati minori , attraverso la grande scala , sulle cui pareti si intravedono tracce degli affreschi di Belisario Corenzio .
Dal porticato si accede ai viali dei giardini che nel 1742 Antonio Vaccaro ridisegno’ ricoprendoli con maioliche che realizzarono Donato Massa e suo figlio .
I motivi di queste ceramiche di scuola napoletana sono temi diversi e raffiguranti paesaggi campestri , scene mitologiche , festoni di fiori e frutta ( anche gli affreschi alle pareti ).
Il chiostro maiolicato , come detto , fu realizzato da Antonio Domenico Vaccaro per volonta’ della badessa Ippolita di Carmignano , la quale non bado’ a spese , pur di ottenere un luogo accogliente e adatto allo stile di vita delle sue ospiti , normalmente appartenenti a famiglie aristocratiche .
L’ architetto progetto ‘ il chiostro su un piano sollevato rispetto a quello dei portici . Esso e’ attraversato da quattro viali in croce . E’ di forma leggermente rettangolare , lungo 82,39 metri e largo 78,30 metri con 64 pilastri maiolicati di forma ottagonale sui quali sono poggiati archi a sesto acuto .
Uniche sono le scene dipinte sui parapetti dei pilastri rappresentanti le allegorie dei quattro elementi fondamentali : acqua – terra – Aria – fuoco .
Il complesso e’ arricchito da un refettorio con volta dipinta in maniera monocratica , da altri cortili e da suggestive cappelle trecentesche .
Nell ‘ area del complesso sono stati ritrovati resti di una stazione termale romana risalente al I – II secolo dopo Cristo . Gli ambienti visibili sono una vasca appartenente al calidarium o al tepidarium , una piscina per i bagni di vapore e una grande cisterna per il rifornimento idrico dell ‘ impianto .
Il monastero di Santa Chiara e’ oggi uno dei posti piu’ suggestivi di Napoli , che il grande mai troppo poco amato filosofo Benedetto Croce nella sua opera ” storie e leggende napoletane ” cosi’ ama ricordarcelo :
Quando levandomi dal tavolino , mi affaccio al balcone della mia stanza da studio , mi grandeggia innanzi a destra e quasi mi pare toccare con la mano , il campanile di Santa Chiara , che sul basamento di travertino , fasciato delle iscrizioni dedicatorie in lettere gotiche di Roberto di’ Angio’ e della regina Sancia di Maiorca , innalza i suoi tre piani dai decorosi finestrini in stile romanico , dorico , e ionico ; dall’ ultimo dei quali si sprigionano le volate d’ accordo , a distesa e a rintocco delle cinque ben sonanti campane , fuse nel seicento . Di la’ dal campanile , mi si profila come in fuga il muro merlato dell’ immenso monastero che la vita moderna ha assediato finora incarno delle sue cupide brame ….

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