MATTIA PRETI

 Mattia Preti nato a Taverna (Catanzaro) nel 1613 fu detto  anche il ” Cavaliere Calabrese ” perchè  nato in Calabria e fatto  cavaliere da papa Urbano VIII  durante la sua attività a Roma .

Preti iniziò la sua carriera artistica a Roma entrando in contatto con la pittura di Caravaggio per poi spostarsi a Venezia e fare ritorno nella capitale prima di stabilirsi a Napoli, dove ebbe l’opportunità di perfezionare la propria tecnica pittorica.

La sua  storia a Napoli  incominciò in maniera quantomeno singolare grazie al suo temperamento animoso e aggressivo.

A Roma dopo una violenta discussione assassinò un critico d’arte che male aveva giudicato i suoi affreschi in Sant’Andrea della Valle e, per tale motivo, dovette fuggire nottetempo alla volta di Napoli. Ma una volta giunto a Napoli per cercarvi rifugio commise un secondo grave delitto.

Egli per cercare di oltrepassare il blocco sanitario che per motivi di sicurezza impediva a chiunque di entrarvi (la città era preda di una delle più terribili pestilenze) uccise una delle guardie che gli sbarravano il passo.
Il Mattia Preti era in una situazione tragica, alle sue spalle gli inseguitori e davanti un gendarme ostinato. Lo pregò e supplicò ma l’ uomo gli puntò l’alabarda sul petto e gli ordinò di allontanarsi. A questo punto egli afferrò il pugnale e assassinò il gendarme.

Egli allora fuggi verso Napoli in cerca di un nascondiglio sicuro.
L’uomo, riconosciuto, fu ricercato, arrestato e condannato alla pena capitale.

Ma anche questa volta riuscì a farla franca: uccidere un pittore di quel valore sarebbe stato un peccato.
Il tribunale della vicaria decise così di commutargli la pena: avrebbe dovuto dipingere quadri votivi su tutte le porte della città con scene sacre in segno di ringraziamento per lo scampato pericolo dalla peste: PORT’ALBA – PORTA NOLANA – PORTA CAPUANA – PORTA S. GENNARO (di tali affreschi purtroppo non vi è rimasta alcuna traccia tranne quelli ancora visibili ma molto degradati situati sopra l’arco di Porta S. Gennaro).

Dopo questo episodio invece, il temuto spadaccino nonchè grande artista, si trasformò nel più mite dei monaci e si trasferì a Malta.

Non manco’ comunque di lasciare nella nostra città altri capolavori come il ciclo, sul soffitto della chiesa di San Pietro a Maiella, il San Sebastiano per la chiesa di S.Maria dei Sette Dolori e la Madonna di Costantinopoli nella chiesa di San’Agostino agli Scalzi.
Al museo di Capodimonte e a Palazzo Reale possiamo ammirare inoltre le due redazioni del Figliuol prodigo.

Adottò Malta come sua seconda patria dove trascorse gli ultimi anni della sua carriera e della sua vita. Qui , come pittore ufficiale dei Cavalieri dell’Ordine, fu impegnato nella decorazione della cattedrale di S. Giovanni a La Valletta con Storie del Battista . Le sue opere più importanti sono appunto legate a questa Cattedrale dove eseguì una serie di raffigurazioni della vita di San Giovanni su tutta la volta della chiesa e il famoso “San Giorgio a cavallo” della pala d’altare della cappella di Aragona.

Le sue opere sono comunque sparse in numerose altre chiese di Malta ed in particolare presso la chiesa di San Paolo a Medina e la chiesa di San Lorenzo a Vittoriosa

Morì nel 1699 a La Valletta.


 

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