LOTTO E TOMBOLA NAPOLETANA

A Napoli e provincia in tempi borbonici ( così come oggi ), il giuoco del lotto era molto praticato e peraltro ammesso come monopolio del Regno per sostenere le casse dell’erario.
Padre Rocco , intento a combattere il vizio in tutte le sue forme , riteneva il gioco del lotto un amorale e ingannevole diletto per i suoi fedeli e non manco’ di portare le sue lamentele presso il sovrano al fine di ottenere la sospensione del gioco .
Di conseguenza sorse una diatriba tra il re Carlo III di Borbone, che era deciso ad ufficializzare il gioco del lotto nel Regno( perchè se fosse rimasto clandestino avrebbe sottratto introiti alla casse dello Stato) ed il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, che riteneva il gioco del lotto un vizio amorale e ingannevole per il popolo .
Alla fine riuscì a spuntarla il re, ma a patto che nella settimana delle festività natalizie il gioco venisse sospeso perchè il popolo non doveva distrarsi dalle preghiere.   Il padre confessore spirituale del re aveva paura che la gente potesse non provare la contrizione del Santo Natale proprio perchè distratto dal  gioco del lotto ed alla fine convinse il sovrano.
Fu così che il cattolicissimo Carlo vietò il gioco del bancolotto pubblico nelle feste di Natale.
Il popolo ovviamente gradí poco il divieto e si organizzò in un altro modo ( evitando altresí che il Lotto finisse nelle mani della camorra) , ideando un giuoco familiare molto simile al Lotto, ma esente dalla gabella fiscale : i novanta numeri del lotto furono racchiusi in un” panariello” di vimini e furono disegnati i numeri su delle cartelle, così la fantasia popolana trasformò un gioco pubblico in un gioco a carattere familiare. Il nome tombola deriva proprio dalla forma cilindrica del pezzo di legno dove è impresso il numero e dal rumore che questo fa nel cadere sul tavolo dal panariello, che una volta aveva appunto la forma del tombolo.
Ogni persona aveva una cartella  ( scheda ) consistente in semplici cartoncini con sopra trascritti dei numeri ed ogni volta che il numero  estratto era  presente sulla scheda, il giocatore “copriva” la casella corrispondente con fagioli ,ceci, lenticchie , o altro materiale disponibile dopo i cenoni natalizi come i gusci di frutta secca .
Ma ricordiamoci che il gioco era vietato ed i napoletani avevano paura nei bassi del centro antico di giocare e di gridare i numeri e allora invece di gridare i numeri cominciarono a gridare il significato che essi diedero ai numeri e si cominciò a diffondere il primo significato di cabala
Ai novanta numeri del gioco furono dati significati diversi,  quasi tutti allusivi e talvolta scurrili.
Il divertente gioco trova ancora oggi spazio in tutte le abitazioni napoletane nelle festivita’ natalizie con le due versioni : lingua italiana e napoletana .La mitica tombolata tiene impegnati amici e parenti nelle giornate di feste natalizie , dopo cena  e nell’ultimo giorno dell’anno in attesa della mezzanotte che dà il benvenuto al nuovo anno.
 Molto famose a Napoli sono le tombolate dei “femminielli” dei vicoli dei quartieri popolari della città.
Oggi molte attive associazioni a Napoli hanno riattivato  la tipica e scostumatissima tombola,  che tutti i giorni, e tutte le notti, ancora viene giocata in qualche basso dei Quartieri Spagnoli o del Borgo S. Antonio Abate,sopratutto nel periodo natalizio.
La «Tombola Vajassa»  viene resa più coinvolgente dalla presenza di un «femminiello» in grado di dare piu’ colore ai numeri della smorfia .
 Come la tradizione vuole, infatti, e’ lo stesso femminiello a tirare e proclamare i numeri secondo la smorfia più colorita secondo il piu’ palpitante vissuto dei vicoli di Napoli.
 1 L’Italia
2 ‘ A criatura (il bimbo)
3 ‘A jatta (il gatto)
4 ‘O puorco (il maiale)
5 ‘A mano (la mano)
6 Chella che guarda ‘nterra (organo sessuale femminile)
7 ‘A scuppetta (il fucile)
8 ‘A maronna (la madonna)
9 ‘A figliata (la prole)
10 ‘E fasule (i fagioli)
11 ‘E surice ( i topi)
12 ‘E surdate ( i soldati)
13 Sant’ Antonio
14 ‘O mbriaco (l’ubriaco)
15 ‘ O guaglione (il ragazzo)
16 ‘O culo (il deretano)
17 ‘A disgrazia (la disgrazia)
18 ‘O sanghe ( il sangue)
19 ‘ A resata (la risata)
20 ‘A festa (la festa)
21 ‘A femmena annura (la donna nuda)
22 ‘O pazzo (il pazzo)
23 ‘O scemo (lo scemo)
24 ‘E gguardie (le guardie)
25 Natale
26 Nanninella (diminuitivo del nome Anna)
27 ‘ O cantero (il vaso da notte)
28 ‘E zzizze (il seno)
29 ‘O pate d”e criature (organo sessuale maschile)
30 ‘E palle d”o tenente ( le palle del tenente- riferito all’organo sessuale maschile)
31 ‘O padrone ‘ e casa (il proprietario di casa)
32 ‘O capitone (il capitone)
33 Ll’anne ‘ e Cristo (gli anni di Cristo)
34 ‘A capa (la testa)
35 L’aucielluzzo (l’uccellino)
36 ‘ E castagnelle ( sorta di petardi )
37 ‘O monaco (il frate)
38 ‘E mmazzate (le botte)
39 ‘A funa ‘nganna (la corda la collo)
40 ‘A paposcia (ernia inguinale)
41 ‘O curtiello (il coltello)
42 ‘O ccafè (il caffè)
43 ‘A femmena ‘ncopp” o balcone (la donna al balcone)
44 ‘E ccancelle (il carcere)
45 ‘O vino (il vino)
46 ‘E denare (i denari)
47 ‘O muorto (il morto)
48 ‘O muorto che parla (il morto che parla)
49 ‘O piezzo ‘ e carne (il pezzo di carne)
50 ‘O ppane (il pane)
51 ‘O ciardino (il giardino)
52 ‘A mamma (la mamma)
53 ‘O viecchio (il vecchio)
54 ‘O cappiello (il cappello)
55 ‘A museca (la musica)
56 ‘A caruta (la caduta)
57 ‘O scartellato (il gobbo)
58 ‘O paccotto (liimbroglio)
59 ‘E pile (i peli)
60 Se lamenta (si lamenta)
61 ‘O cacciatore (il cacciatore)
62 ‘O muorto acciso (il morto ammazzato)
63 ‘A sposa (la sposa)
64 ‘A sciammeria (la marsina)
65 ‘O chianto (il pianto)
66 ‘E ddoie zetelle (le due zitelle)
67 ‘O totano int”a chitarra (il totano nella chitarra)
68 ‘A zuppa cotta (la zuppa cotta)
69 Sott’e’ncoppo (sottosopra)
70 ‘O palazzo (il palazzo)
71 L’ommo ‘e merda (l’uomo senza princìpi)
72 ‘A meraviglia (la meraviglia)
73 ‘O spitale (l’ospedale)
74 ‘A rotta (la grotta)
75 Pullecenella (Pulcinella)
76 ‘A funtana (la fontana)
77 ‘E diavule (i diavoli)
78 ‘A bella figliola (la bella ragazza)
79 ‘O mariuolo (il ladro)
80 ‘A vocca (la bocca)
81 ‘E sciure (i fiori)
82 ‘A tavula ‘mbandita (la tavola imbandita)
83 ‘O maletiempo (il maltempo)
84 ‘A cchiesa ( la chiesa)
85 Ll’aneme ‘o priatorio (le anime del purgatorio)
86 ‘A puteca (il negozio)
87 ‘E perucchie (i pidocchi)
88 ‘E casecavalle (i caciocavalli)
89 ‘A vecchia (la vecchia)
90 ‘A paura (la paura)
La cosa divertente è che quando i nostri napoletani emigrarono negli Stati Uniti dopo quache generazione  , ricordavano il gioco tramandato dai nonni , ma non ricordavano il complicato  nome ” Tombola “. Si ricordavano però che si giocava con i fagioli.Ora tutti noi sappiamo che  in americano il fagiolo si chiama Beans e allora nasce il Beans game ( gioco dei fagioli) .
Il famoso bingo americano che a questo punto possiamo dire che sia nato a Napoli  nel suo nel centro storico.
Altra curiosità legata al lotto e alla tombola :
Un tempo , quando ad accompagnare una donna all’altare per sposarsi ci voleva una buona dote, purtroppo molte giovani fanciulle non riuscivano a sposarsi se non avevano un minimo di dote.
Documenti dell’epoca attestano che la dote nel Settecento subì notevole incremento al punto tale che spesso nelle famiglie aristocratiche si sosteneva il matrimonio di una o al massimo due figlie per non disperdere troppo le finanze. Tra madre e figlia esisteva il cosiddetto “legame della dote” ossia una lunga e scrupolosa complicità nell’accumulare soldi che avrebbero consentito alla ragazza un matrimonio migliore. Soprattutto nelle classi meno abbienti, madri e figlie lavoravano sodo per questa finalità.
Addirittura , e fin dal Medioevo talvolta succedeva che alcune donne si davano alla prostituzione pur di accumulare la dote necessaria .
Il fenomeno divenne talmente diffuso che Federico II di Svevia , nelle prima metà del 1200 , promulgò una legge di perdono per le madri che avevano indotto alla prostituzione addirittura le figlie per miseria al fine di procacciarsi l’ambita dote ,mentre in precedenza venivano punite.
Si escogitò allora per consentire a tutte le donne di avere le stesse probabilità di maritarsi ,un sistema basato su di un sorteggio fatto tra tante per selezionare a sorte una fanciulla che andava data in sposa a chi ne facesse richiesta o ne avesse necessità.
Dato il gran numero di giovani bisognose ,fin dal 1500, i sorteggi , che venivano chiamati ” beneficiate “divennero sempre più  frequenti .
Nel 1682 fu istituito a tal riguardo il gioco del lotto con lo scopo di abbinare ai numeri da estrarre le doti per le giovanette bisognose dette per l’appunto ” maritaggi “.Il lotto rimase poi collegato al ” maritaggio” almeno fino al 1865.
Con Carlo di Borbone prima e successivamente con Ferdinando di Borbone nel 1816 i re resero possibile alla  estrazione anche la partecipazione  dei Conservatori e lentamente ai maritaggi si unirono anche i ” monacaggi “, ovvero le doti per le fanciulle che prendevano i voti.
I 90 numeri furono distribuiti in questo modo  : da 1 a 30 il diritto spettava alle giovani del Real Albergo dei Poveri, da 31 a 60 a quelle dell’Annunziata , da 71 a 80 a quelle dell’Ospizio di San Gennaro dei poveri ,da 71 a 80 a quelle del Ritiro di San Vincenzo Ferreri e Immacolata Concezione , da 81 a 90 a quelle del Conservatorio di San Eligio e della Maddalenella.
Le sedi dove si teneva la cosidetta ” beneficiata” legata al gioco del lotto furono varie di cui la principale e più famosa si trovava alla Pignasecca.

 

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