LAGO d’AVERNO

È un lago di origine vulcanica, profondo al centro 34 metri circa.

È la località flegrea che maggiormente evoca Omero, Virgilio e il culto dell’oltretomba, perché fu ritenuta l’ingresso all’Ade. Oggi questo piccolo lago, circondato da colline, è molto lontano dall’immaginario terrificante che ne dovevano avere gli antichi.averna-12
Dalle sue sponde si innalzavano fumi densi, mentre dalle sue acque scure venivano fuori esalazioni di gas che non permettevano neanche agli uccelli di volarci sopra. Intorno era circondato da colline rivestite con folti e scuri alberi così da formare tenebre boschi che erano consacrati a un’antica divinità che fu chiamata con diversi nomi: Proserpina, Ecate, Giunone e Averna.

Venne quindi identificato dagli antichi come lo specchio d’acqua cantato da Omero e da Virgilio e tutti credevano che quello specchio d’acqua, nato da un antico cratere ormai spento, celasse la porta di ingresso agli inferi. Il luogo appariva ricco di paura e mistero poichè oltre al lago nero su cui non potevano volgersi in volo gli uccelli, questo era anche il luogo dei vaticini della Sibilla, delle misteriose grotte abitate dai Cimmeri e della inestricata e inesplorata foresta sacra a Proserpina.

All’epoca della guerra civile a Roma tra Sesto Pompeo ed Ottaviano per sopraggiunte ragioni di guerra il luogo sacro e misterioso venne trasformato per la sua importante posizione geografica in una formidabile roccaforte militare e marittima ad opera di Ottaviano per difendersi dalla potente flotta di Pompeo che minacciava tutto il litorale campano.

I miti che avvolgevano i luoghi vennero inesorabilmente profanati e sfatati per ragioni pratiche da Ottaviano che avviò imponenti opere di ingegneria per un nuovo e più attrezzato porto, profanando addirittura anche la sua foresta sacra per far sorgere da quegli alberi, pontili, navi e approdi mentre le misteriose grotte dei cimmeri divennero depositi di attrezzi.averna-7

Su ideazione di Agrippa, fu collegato al mare mediante il lago Lucrino, con un ampio canale, per realizzarvi un colossale arsenale (Portus Julius) (fu scavato un canale di comunicazione tra il lago di Averno ed il lago Lucrino e tra quest’ ultimo e il mare ). Fu in quell’occasione anche costruita una galleria che forando il monte Grillo congiungeva rapidamente il porto militare con la vicina Cuma e fu allestito un efficiente cantiere navale per la costruzione e la riparazione delle navi.

L’ eruzione del Monte Nuovo del 1538 purtroppo sconvolse l’intera zona. L’improvvisa eruzione di un vulcano alto 140 metri e di 1250 metri di base sulla sponda orientale del lago di Lucrino fini col sconvolgere completamente l’assetto urbanistico della zona distruggendo per sempre le ultime opere a noi tramandate greche e romane.

Ci viene solo consegnato dalla storia lungo la sponda orientale del lago d’Averno, la grandiosa sala termale, nota come “tempio di Apollo”, di età adrianea, coperta da una cupola con un diametro di circa 38 metri, di poco inferiore a quella del Pantheon a Roma.

Sulle sponde del Lago viveva, secondo Strabone (anche Omero ne parla nella sua opera), anticamente un popolo che viveva in case sotto il suolo chiamate Argille.
Era il popolo dei Cimmeri, misteriosi abitanti del mondo sotterraneo (a cui non era consentito vedere la luce del sole) che attraverso gallerie si visitavano l’un l’altro, vivendo di quello che ottenevano dalle cave ( un ricompenso elargito da quelli che consultavano l’Oracolo e dal re del luogo che dava loro una rendita fissa.
I Cimmeri erano quindi dei sacerdoti dediti al culto oracolare che permettevano agli stranieri di visitare l’Oracolo che era situato sotto terra.
Non si è mai saputo con certezza della loro esistenza ma pare che dovevano essere coloni provenienti dalla grecia o discendenti degli Opici dediti al culto di qualche divinità notturna. Infatti secondo un antico rito a loro era proibita la luce e nessuno doveva mai vedere il sole e poteva andare fuori dalle caverne soltanto durante la notte. Un altro dei tanti misteri che avvolgevano il tenebroso lago su cui non volavano uccelli.

Oggi il fiato mortale dell’Averno è ormai spento e gli uccelli hanno ripreso a volare su quello specchio di acqua dove un tempo le ombre dei morti passavano nel regno dell’Ade e dove i vivi andavano ad interrogare gli arcani del futuro.

 

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Pozzuoli (Na) - Lago d'Averno

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