LA REGINA GIOVANNA

La storia della regina Giovanna e’ bellissima. Una storia che si presta benissimo alla sceneggiatura di un gran film e sembra incredibile come ancora nessun regista se ne sia appropriato per farne un capolavoro.

Intrighi di corte, potere, congiure, alleanze, inganni, amori, tradimenti, guerre e misteri …. Insomma, ci sono proprio tutti gli ingredienti per realizzare un gran film o meglio una grande serie televisiva.

Se volete conoscere la storia di questa nostra prima vera regina napoletana, vi consigliamo di sedervi a leggerla quando avete un po’ di tempo perche’ la storia e’ un po’ lunga (ma ne vale la pena) e sono certo che vi appassionerete. Magari il consiglio e’ di leggerla in vari tempi o puntate come una vera serie televisiva.

Allora , mettevi comodi a sedere e iniziamo.

Credo che sia importante per ben capire la Regina Giovanna fare un piccolo importante riassunto relativo ai tempi e ai personaggi di quel periodo:

Re Carlo II d’Angio’ detto ‘lo zoppo‘, sposo’ Maria d’Ungheria da cui ebbe 14 figli.
La regina Maria era la figlia del re d’Ungheria Stefano V e sorella del futuro re di Ungheria Ladislao IV .
Re Ladislao fu anni dopo , assassinato e il pontefice alla sua morte , designo’ erede Maria d’Ungheria , che pero’ cedette i diritti al trono di Ungheria al suo primogenito Carlo Martello.
Il primo dei 14 figli, Carlo Martello, divenne quindi re d ‘Ungheria.
Il secondo figlio era una donna (Margherita) e quindi il trono doveva andare in successione al terzo che era Ludovico. Margherita intanto sposa Carlo di Valois ( fratello del re di Francia , Filippo IV il bello portando in dote le contee d’Angio e del Maine ).

Ludovico (nato nel castello del Parco di Nocera inferiore ) rinuncio’ invece al regno in favore del fratello Roberto (quarto figlio) ed entro’ nell’ordine francescano. Divenne poi Vescovo di Tolosa e in seguito fu nominato Santo.
Si dice sia il protettore degli esauriti perché’ molti anni dopo la sua morte il suo corpo fu riesumato e si vide che era intatto tranne il suo cervello , derubato e tutt’ora non ritrovato.
E’ venerato in Valencia ( dove e’ sepolto ) e Marsiglia ed e’ patrone di Serravalle pistoiese.
A Marano , in provincia di Napoli vi e’ una chiesa a lui dedicata in cui viene venerato.
Fu ostaggio, per molti anni, insieme ad altri fratelli presso gli Aragonesi, per la liberazione del padre.

Roberto detto ‘ il saggio ‘ fu quindi l’erede e futuro re di Napoli.
Il re Roberto sposo’ in prime nozze Jolanda d’Aragona ( figlia di Pietro III d’Aragona ) da cui ebbe due figli maschi entrambi poi deceduti ( Luigi a 9 anni e Carlo a 30 anni ) ed in seconde nozze Sancia d’Aragona da cui non ebbe figli.
Il giovane figlio Carlo, morto prematuramente a 30 anni, aveva comunque lasciato due bambine in tenera eta’, Giovanna e Maria venute dal suo matrimonio con Maria Valois (figlia di Carlo di Valois). Roberto decise che a diventare regina del futuro Regno, alla sua morte, fosse la prima delle due, cioè Giovanna.

Re Roberto, senza eredi e temendo le rivendicazioni sul regno del nipote Caroberto ( figlio di Carlo Martello ), diede in moglie quindi Giovanna al figlio di Caroberto, Andrea d’Ungheria, assicurando cosi’ la successione al regno di una Angioina e porre fine, nello stesso tempo, alle continue rivendicazioni del re di Ungheria.

Nel novembre del 1330 nella grande Sala di Castelnuovo, Roberto, conferì’ solennemente il diritto di successione alla piccola Giovanna.
Tre anni dopo, conclusa felicemente la trattativa, Andrea d’Ungheria e Giovanna d’Angio furono uniti in matrimonio che provvisoriamente fu tale solo di nome avendo ognuno degli sposi solo 7 anni.

Nel suo testamento Roberto d’Angiò aveva comunque disposto che Giovanna regnasse da sola, e che il marito avrebbe avuto solo i titoli di principe di Salerno e Duca di Calabria. Inoltre, in caso di morte della regina e non essendovi figli, la corona doveva passare alla sorella Maria d’Angio.

Furono queste due clausole a far muovere due donne a corte: Agnese di Perigord e Caterina di Courtenay.

Il quinto figlio, Filippo, principe di Taranto , sposa Caterina II di Courtenay ( figlia di Caterina I di Courtenay , imperatrice di Costantinopoli , e di Carlo di Valois ) che porta in dote il titolo di Imperatrice di Costantinopoli .
Caterina , una volta rimasta vedova , visse a corte di Giovanna con i suoi due figli, Roberto e Luigi di Taranto. Si vuole che fosse anche l’ amante del ricco e potente Niccolo’ Acciaiuolo, Gran Siniscalco del Regno.

Caterina mirava al matrimonio di uno dei suoi figli con Giovanna ma c’era l’ostacolo di Andrea d’Ungheria già marito della regina, ciò nonostante incoraggiò ed agevolò i rapporti amorosi, prima di Roberto e poi di Luigi con la regale cugina.

Il tredicesimo figlio di Carlo, Giovanni, sposa Agnese di Perigord, sorella del potente Vescovo e Cardinale Perigord che partecipando a molti conclavi e contribuito a elezioni di molti Papi usufruiva di conseguenti vantaggi .
Agnese, fece sposare il suo primogenito, Carlo di Durazzo, con Maria d’Angio’ ( sorella di Giovanna ) sperando che morendo la regina, senza eredi, il figlio sarebbe diventato re.
Anch’essa dopo la morte del marito si trasferì alla corte di Giovanna .

Agnese di Perigord e Caterina di Courtenay quindi, entrambe vedove di due fratelli di Roberto, aspiravano entrambe per uno dei loro figli alla corona del regno.

Altro importante personaggio a corte capace di influenzare Giovanna, fu senza dubbio la sua governante FILIPPA da Catania (Filippa la Catanese, Filippa Cabanni) .
Giovanna rimasta orfana della madre in giovanissima età, le era molto affezionata e l’ascendente esercitato da Filippa su di lei che doveva considerarla quasi una madre, risultò decisivo quando, nel gennaio 1343, Giovanna successe al nonno Roberto sul trono di Napoli.
Dimostrò subito quanto fosse forte l’attaccamento alla vecchia governante con una serie di concessioni a favore di lei e dei suoi congiunti (donò a Filippa un giardino nei pressi di Napoli) e soprattuto con la nomina di Roberto de Cabanni a conte di Eboli e gran senescalco del Regno.
Divenuta regina nel 1343, ricordò espressamente, in un diploma rilasciato in favore di Filippa le cure affettuose prodigatele negli anni della sua infanzia.

Filippa Cabanni detta ‘ la catanese ‘ era una donna di umilissima origine, lavandaia e moglie di un pescatore, quando fu assunta al servizio della corte angioina come balia di Luigi, secondogenito di Roberto duca di Calabria e di Jolanda d’Aragona. Entrò al servizio dell’allora duca di Calabria nel 1301, in coincidenza con l’occupazione angioina di Catania quando appunto nacque Luigi d’Angiò. Conclusa la spedizione siciliana, la duchessa di Calabria portò Filippa con sé a Napoli, dove ella rimase anche dopo la morte prematura del principino (a 5 anni ). Rimasta vedova, Filippa sposò poi Raimondo de Cabanni, un ex schiavo moro, il quale era diventato maestro delle cucine reali. In occasione del loro matrimonio Roberto d’Angiò assegnò agli sposi, una rendita di 20 once annue.
Ambedue, ben presto, raggiunsero con ambizione e tenacia un’invidiabile posizione alla corte angioina, dove i loro figli crescevano nella quotidiana consuetudine con i principi reali e i grandi del Regno.
Alle dirette dipendenze della famiglia reale, fu facile a Filippa donna di indubbie capacità e ambizioni, di guadagnarsi la piena fiducia di Roberto d’Angiò, diventato re nel 1309, il quale la impiegò come governante delle due nipoti, Giovanna e Maria, figlie dell’erede al trono Carlo duca di Calabria e di Maria di Valois.
Dal matrimonio con Raimondo de Cabanni le erano nati tre figli, Carlo, Perrotto e Roberto, giunti tutt’e tre alle più alte cariche nella casa del re, i quali, dimentichi della loro umile origine, ostentavano veste e dignità di principi di sangue reale.

Nella sua qualità di governante delle figlie del duca di Calabria e dama di compagnia della regina Sancia, seconda moglie del re, Filippa si preoccupò di circondare le giovani principesse di propri congiunti: in un elenco delle loro “domicelle” del 1336 figurano infatti due sue nuore, Margherita da Ceccano, moglie di Carlo, e Sighilgaita Filomarino, moglie di Roberto, e due nipoti, Sancia e Caterina, figlie rispettivamente di Carlo e di Roberto. Sancia de Cabanni con tutta probabilità era coetanea di Giovanna e diventò una delle sue migliori amiche.

Roberto Cabanni, in particolare, fece una carriera esemplare.
Inizialmente fu destinato alla carriera ecclesiastica, è nominato chierico di re Roberto d’Angiò e della regina Sancia. Il re gli concesse una rendita di quattrocento once annue, mentre il papa gli concesse benefici del valore di trenta once nell’arcidiocesi di Napoli.
Nonostante questa ricca dotazione, egli decise di lasciare l’abito ecclesiastico, in coincidenza con la morte del padre, assurto negli ultimi anni della sua vita alla dignità di siniscalco dell’ospizio reale.
Fu devotissimo del re Roberto, che assistette amorevolmente anche durante la sua ultima malattia divenne dopo solo 5 giorni dalla sua morte vicesiniscalco dell’ospizio del re.
Ma la sua vera carriera, sapientemente assecondata dalla madre, governante delle giovani duchesse di Calabria Giovanna e Maria nipoti di Roberto, ebbe inizio solo con l’ascesa al trono di Giovanna nel gennaio del 1343.
Nella corte angioina, dove i parenti della giovane e inesperta regina, i due gruppi famigliari cioè dei Taranto e dei Durazzo, e i grandi del Regno gareggiavano per il predominio, i Cabanni avevano il vantaggio dell’attaccamento personale di Giovanna, cresciuta con le cure materne di Filippa e in quotidiano contatto con loro. Sin dai primi giorni del suo regno il Cabanni appare nella cerchia dei più fidati consiglieri: la regina Giovanna lo creò gran siniscalco del Regno, elevando in tal modo un semplice maestro della casa reale a una delle più alte cariche dello Stato.
La sorprendente carriera del Cabanni , dette luogo a molte dicerie, tramandate dalle cronache del tempo, secondo le quali egli era l’amante della regina (secondo Boccaccio la cosa non era vera). La nomina di Roberto Cabanni a una carica così alta attesta comunque la grande influenza esercitata da lui e dalla madre sulla regina.

Giovanna I e’ stata il primo sovrano napoletano a governare il regno ed anche per questo
fu una Regina molto amata dal popolo napoletano.
Il suo regno, fu estremamente travagliato, da varie vicende e la sua vita fu attraversata da alterne vicende domestiche e sentimentali.
Eredito’ un regno sulla soglia di un disfacimento totale amministrativo e politico, privo di qualsiasi ordine e reggenza, e pieno di uomini senza scrupoli che approfittando della assenza di un vero reggente, cercavano di trarre quanti più profitti possibili.

Gia’ durante la reggenza, per la minorita’ della regina, la pubblica amministrazione era diventata precaria, quasi inesistente, perchè ognuno faceva i propri interessi e perfino la giustizia, rimasta tale solo di nome, era venduta al migliore offerente.
Con l’assenza di un vero re, i baroni in provincia si soverchiavano a vicenda e qualcuno si impossessava anche delle terre demaniali rimanendo impunito. A corte era tutto un susseguirsi di manovre e di intrighi per l’accaparramento delle cariche più’ importanti e redditizie.

La buona regina Sancia d’Aragona, vedova di Roberto d’Angio, stanca di assistere a tale disfacimento del regno, si era ritirata nel convento dI Santa Chiara, per passare, poi in quello di Santa Croce dove fini’ i suoi giorni.

Il ruolo politico e militare tenuto da Napoli al tempo di Roberto , come pure l’ordine e la tranquillità interna del regno erano quindi solo un lontano ricordo quando la giovane regina prese possesso del regno.
Uscita di tutela a 18 anni, Giovanna, priva di esperienza, si trovo’ quindi di fronte a una situazione difficile, con accanto un marito che non amava e attorniata da familiari che male la consigliavano.

La sua figura e’ stata giudicata in maniera contraddittoria: lussuriosa e sanguinaria per taluni, di profonde qualità morali e di rara bellezza per altri.

Molto si e’ scritto sulla nipote di Roberto d’Angio e come sempre accade si e’ spesso esagerato in un senso e nell’altro sia descrivendola come una donna debole, tradita e sfortunata, sia dicendole volitiva, furba e crudele, pronta a qualsiasi cosa pur di soddisfare la sua lussuria.

Le leggende sulla sregolatezza della regina hanno confuso la figura della regina Giovanna con quella della nipote Giovanna, la sorella di re Ladislao, che fu regina con il nome di Giovanna II, della quale sappiamo che fu perfida, crudele, istigatrice di guerre e donna dai facili costumi.

La regina Giovanna I era una persona colta, raffinata prudente, gentile d’animo e di grande fascino, una donna certamente fuori dal comune e che Boccaccio non esitò a definire ” gloria non solo delle donne ma anche dei re”.
Senza negare la poca castigatezza amorosa di Giovanna, che del resto e’ provata dai quattro mariti e dai numerosi amanti, e’ necessario scindere la regina dalla donna perche’ ebbe per i suoi sudditi piu’ attenzioni di quante ne ebbero i suoi predecessori, alleviando le miserie, accogliendo molte richieste e facendoli partecipare alle sue gioie.

Il popolo sia pure a modo suo le portava affetto.
Dimostro’ di essere anche molto pietosa concedendo alla Corporazione dei Cuoiai il permesso di erigere una Cappella Votiva sul luogo dove quasi un secolo prima era stato decapitato Corradino di Svevia ( permesso che a suo tempo Carlo d’Angio ( suo bisnonno) aveva negato alla madre del giovane principe.

Bisogna quindi a mio parere, prima di raccontare della Regina Giovanna sapere di quanti la circondavano e la consigliavano. Delle colpe date a Giovanna, molte infatti possono essere addossate a coloro che la circondavano e principalmente agli stessi parenti, ognuno dei quali brigava per avere il possesso effettivo del regno.
Da qui il formarsi di fazioni a corte, di manovre, intrighi e congiure che portarono all’assassinio di Andrea d’Ungheria, un delitto che a sua volta, provoco’ guerre, invasioni e ribellioni seguite da rovine e miserie.

Il papa incorono’ Giovanna a Roma, regina del regno di Napoli, e secondo testamento ( e volontà papale ) Andrea fu escluso dal trono. Il matrimonio tra i due fu un vero e proprio fallimento, non solo per la giovane eta’ dei due sposi ma per la loro diversità di carattere e sopratutto di cultura. Erano difatti due persone totalmente diverse: rozzo e ignorante lui, raffinata e colta lei.
Bisogna anche dire che già’ prima che fosse regina ella intratteneva un rapporto intimo con il cugino Luigi di Taranto, figlio di Caterina II di Courtenay.

Andrea, era stato informato da alcune voci compiacenti dei trascorsi amori a corte di Giovanna , prima con Roberto e piu’ recentemente con Luigi di Taranto e lui pur sopportando la doppia umiliazione di principe consorte e di marito tradito faceva buon viso a cattivo gioco, in attesa della vendetta di quando sarebbe diventato re.

Egli per questo contava sul suo potente fratello Luigi, succeduto al padre sul trono d’Ungheria, che a tale scopo, aveva già ‘ intrapreso un’energica azione presso il papa.
Gli fu quindi consigliato di mordere il freno allo scopo di riavvicinarsi al talamo coniugale e procreare un erede (cosa che gli garantiva il trono).
All’incoronazione di Giovanna, intervenne la madre di Andrea, regina d’Ungheria, che al ritorno da Napoli chiese al papa di rivedere le disposizioni in merito all’esclusione del figlio Andrea dal trono di Napoli, ottenendone una mezza promessa.
Il papa promise che in qualche modo nel tempo avrebbe rivisto le iniziali posizioni e questa notizia una volta giunta a Napoli creo’ non poche apprensioni in tutta la corte che vedeva minacciato il loro potere al punto che in molti incominciarono a pensare di organizzare una congiura contro il re.
La notizia poi che la regina era incinta e che quindi a questo punto il papa non avrebbe più’ indugiato ad inviare la bolla per l’incoronazione di Andrea fece precipitare gli eventi.

Nella notte tra il 18 e il 19 settembre, fingendo di essere un messaggero venuto da Napoli con importanti ed urgenti notizie, uno dei congiurati busso’ alla porta dell’appartamento reale. Andrea che effettivamente aspettava le lettere papali per la sua incoronazione (infatti quando giunsero portavano la data del 20 settembre) non sospettando nulla , ancora assonnato , sommariamente vestito e disarmato usci ‘ e si trovo’ in mezzo ai suoi assassini. Braccia vigorose lo tennero fermo, un bavaglio soffoco’ le sue grida ed un laccio di seta intrecciato gli fu stretto intorno al collo finchè la vita non l’abbandonò. Il cadavere fu gettato dall’alto dal terrazzo nel giardino sottostante.

L’ episodio fece molto clamore in citta’ e provoco’ lo sdegno del popolo che chiese a gran voce i nomi dei responsabili.
Gli autori del delitto non furono identificati, ma è molto probabile che la responsabilità ricada in primo luogo sull’ambiziosa zia e sui cugini della regina, Caterina di Courtenay duchessa di Taranto e i suoi figli Roberto e Ludovico.

La connivenza di Roberto Cabanni e della sua famiglia, non fu mai accertata; neanche la responsabilità della regina è stata possibile provare, mentre l’ipotesi della responsabilità dei Taranto sembra avvalorata dalla circostanza che Roberto già poche settimane dopo il crimine chiese al pontefice la mano di Giovanna.

Subito dopo il delitto fu arrestato un servo addetto alla persona del principe, Tommaso Mambricco, che messo alla tortura aveva confessato tutto ciò che i suoi accusatori avevano voluto fargli confessare, poi strappandogli la lingua, per evitare qualche altra rivelazione compromettente per personaggi in alto loco, era stato fatto morire straziato da tenaglie roventi sulla Piazza di Aversa davanti al popolo.

Questa sommaria esecuzione non aveva soddisfatto nessuno, e il popolo capendo che qualcosa si nascondeva promuoveva sommosse ogni giorno sempre più violente con l’ intento di avere giustizia e verità.

La situazione comunque precipitò all’inizio dell’anno successivo, quando la rivalità esplosa tra Luigi e Roberto di Taranto per la mano della regina ripropose la questione dell’assassinio di Andrea d’Ungheria. Unitosi al cugino Carlo di Durazzo, Luigi di Taranto ottenne l’appoggio del pontefice che ordinò un’inchiesta sul delitto.

I due principi fomentarono nel marzo del 1346 tumulti popolari e a capo della folla napoletana assediarono per quattro giorni la regina in Castel Nuovo, costringendola a consegnar loro il siniscalco del suo ospizio e i presunti accusati, molti dei quali appartenenti agli ambienti più intimi della regina.

Sottoposti alla tortura furono indicati come colpevoli dell’assassinio di Andrea alcuni personaggi della sua corte ed alcuni nobili, tra essi: Filippa Cabanni, suo figlio Roberto e la nipote Sancia con il marito Carlo Gambatesa conte di Morcone.

I Cabanna erano assurti a grande potenza da umile condizione e in particolare Filippa ‘la catanese’ era stata la balia di Roberto e Ludovico d’Angio mentre i suoi figli Roberto e Sancia godevano i favori di Giovanna essendone secondo alcuni il primo l’amante (o secondo altri il piu’ grande amico di infanzia) e l’altra l’amica più intima.

Giovanna dopo lunghi tentennamenti e lunghe esitazioni dovette cedere, anche se a malincuore, alla violenza e consegnare i malcapitati. Sottoposti alla tortura, tutti e tre ammisero la partecipazione al delitto.

Consegnati al gran giustiziere del Regno Bertrando Del Balzo, furono incarcerati nel Castel dell’Ovo, e dopo aver di nuovo ammesso, sempre di nuovo sotto la tortura, la partecipazione all’assassinio di Andrea d’Ungheria vennero condannati a morte.
A nulla valse l’intervento della regina Giovanna in loro favore.

Filippa, ormai in età avanzata, non sopportando le durezze del carcere vi morì per i maltrattamenti subiti prima dell’istruzione del processo, tra il 10 marzo e il 2 agosto 1346, giorno nel quale suo figlio Roberto salì sul patibolo.
Roberto Cabanni, privato dei beni e delle dignità, fu condannato a morte e giustiziato a Napoli il 2 agosto 1346, dopo aver subìto atroci tormenti.

Ma non era ancora tutto finito, anzi …

Tutto questo infatti non valse a placare l’ira di Luigi re d’Ungheria, fratello di Andrea che diede luogo ad una vera e propria spedizione punitiva contro la regina accusata di essere la vere colpevole del delitto.

Giovanna aveva sempre affermato che il marito era uscito per prendere un po’ d’aria e che lei, dopo aver atteso un certo tempo che rientrasse, si era addormentata e non aveva udito nulla ma nei messaggi inviati in Ungheria dai cavalieri al seguito di Andrea la regina era apertamente accusata di uxoricidio.

Nessuna prova pero’, nè allora nè in seguito, fu possibile produrre per convalidare l’accusa e tre mesi dopo Giovanna dava alla luce un bambino al quale fu dato il nome del suo avo : Carlo Martello.

L’ evento che in altri tempi avrebbe avuto grande risonanza nel regno, passo’ quasi inosservato perché ‘ il popolo tumultuava quasi ogni giorno chiedendo la punizione degli assassini di Andrea.

Il popolo finalmente si placo’ con l’ esecuzione dei presunti colpevoli, ma questo non servi’ a placare invece la collera di Luigi d’Ungheria che credeva fortemente nella colpevolezza della regina e voleva punirla. Organizzo’ quindi una spedizione per invadere Napoli e attuare la sua vendetta.

Spaventata dalla incombente minaccia ungherese e sperando di essere più’ protetta, Giovanna concesse la mano a Luigi di Taranto al quale concedeva già i suoi favori.

I due si sposarono nella chiesa voluta e fondata dalla stessa Regina nel Largo delle Corregge (oggi via Medina), anticamente nota come “Incoronatella” o “Pietatella”, e oggi chiamata Santa Maria dell’ Incoronata.

Nell’occasione la regina fece dono di una reliquia (una spina) della corona di Cristo che aveva ricevuto dal re di Francia (proveniente dalla Sainte chappelle di Parigi).
La reliquia è rappresentata anche nel portale d’ingresso e l’episodio conferì alla struttura il nome appunto di “Incoronata”.

Luigi d’Ungheria, nonostante le esortazioni del papa (che minaccio’ anche la scomunica ) inizio’ la sua marcia in Italia e il solo tentativo peraltro fallito, da parte di Carlo di Durazzo (marito della sorella Maria ) non bastò ad arginare la sua entrata nella città Napoli.

La regina abbandonò Napoli per cercare rifugio nelle sue terre in Provenza e quando il re magiaro si presento’ alle porte di Aversa ella già veleggiava verso la Francia per raggiungere Papa Clemente VI che aveva stabilito la sede papale ad Avignone.

Il marito la segui poco dopo mentre il figlio postumo di Andrea rimase a Napoli ( che non rivedrà mai più).

Luigi d’Ungheria fece il suo ingresso nella capitale cavalcando in assetto di guerra e circondato dai suoi capitani; rifiutò ogni onore e qualsiasi cerimonia, raggiunge Castelnuovo e vi si rinchiuse mentre la sua gente occupava la piazza e gli altri castelli della città.

Durante i pochi giorni rimasto ad Aversa, il re magiaro aveva fatto arrestare Roberto e Filippo di Taranto, fratelli del nuovo marito di Giovanna, e Roberto, Luigi di Durazzo.
Vennero inizialmente tenuti prigionieri a Napoli e poi trasferiti in Ungheria dove rimasero prigionieri 5 anni mentre le loro case furono saccheggiate.

Carlo di Durazzo (marito di Maria d’Angio, sorella della regina) invece, ritenuto dall’ungherese il diretto responsabile dell’assassinio, venne decapitato nello stesso posto dov’era stato assassinato il fratello Andrea.

Il popolo, diffusasi la voce che tutta la città sarebbe stata saccheggiata si armò con tutte le armi che fu possibile trovare e si ammassò rumoreggiando davanti a Castelnuovo.
Una deputazione cittadina fece sapere al re magiaro che i napoletani comprendevano il suo dolore e lo rispettavano, erano pronti a riconoscere la sua autorità e ad ubbidirlo ma che non avrebbero tollerato il saccheggiò della città anche a costo della vita.

Impressionato e ammirato per il fermo atteggiamento dei cittadini e per non compromettere la facile conquista, il re diede rassicurazioni in merito e impartì ai suoi uomini gli ordini opportuni.
L’appagamento sia pure parziale della sua vendetta, lo scoppio della peste e l’insorgere di nuove questioni in patria, indussero il re di Ungheria a ritornare in Ungheria.

Lascio’ oltre mille uomini a presiedere i castelli di Napoli e delle guarnigioni nelle fortezze delle provincie, e penso’ di portare con se in Ungheria l’erede al trono, suo nipote Carlo Martello, figlio di Giovanna e del fratello.
Di questo bambino, che allora contava due anni, non si seppe più’ nulla. Corse voce, di li a poco, di essere morto nell’aspra terra di suo padre.
Quando si seppe che il re magiaro era salpato dalla città, il popolo napoletano con un moto spontaneo insorse acclamando e invocando la sua regina.

Giovanna si era intanto presentata umilmente al papa proclamando la sua innocenza per l’assassinio di Andrea e sollecitato un giudizio.
Venne di seguito convocato il Collegio dei Cardinali davanti al quale la regina riusci’a a respingere le accuse degli ambasciatori ungheresi e ad affermare la propria innocenza.
Fu pertanto assolta dal Concilio e riusci inoltre ad ottenere la dispensa papale per regolarizzare il suo nuovo matrimonio.
Quando seppe della partenza da Napoli del re ungherese organizzo’ il ritorno.

Cedette a papa Clemente VI la citta’ di Avignone e con il denaro ricavato allestì  una flotta con le quali raggiunse Napoli.
Fu accolta con gioia dalla popolazione già informata dell’assoluzione papale ma riuscì ad avere di nuovo il possesso della città solo dopo altri 5 mesi, quando gli ultimi ungheresi assediati nei vari castelli non avendo più viveri fuggirono via mare.

Giovanna rientrò trionfante in Castelnuovo, ma i problemi per la citta’ purtroppo non erano finiti.
Si era appena terminato di provvedere ai bisogni della città rimasta abbandonata per tanti mesi a se stessa, quando due nuove sciagure la colpirono: il terremoto nello stesso anno e la nuova invasione di Luigi d’Ungheria l’anno dopo il quale a differenza della prima invasione arse e saccheggio’ tutto il possibile lungo il suo cammino attraverso il regno.

L’ intervento del papa portò ad una tregua giusto quando il re magiaro aveva appena occupato Capua (dopo un mese di assedio).

Il patto tra il papa e il re prevedeva che la regina e suo marito lasciassero Napoli per stabilirsi a Gaeta sotto la protezione Pontificia mentre Luigi d’Ungheria, lasciando delle guarnigioni nelle zone del regno occupate, sarebbe ritornato in patria.
Il Papa nel frattempo, avrebbe riesaminato il giudizio del concilio di Avignone con la promessa della perdita del regno da parte di Giovanna nel caso di colpevolezza nel nuovo giudizio.

Seguirono lunghe trattative successive tra il papa e Luigi di’ Ungheria fino a quando fu raggiunto un accordo definitivo: il papa si impegnava a punire i colpevoli dell’uccisione di Andrea che erano rimasti impuniti e le località del regno occupate dagli ungheresi sarebbero passate sotto il controllo dei legati papali; mentre i principi prigionieri sarebbero stati liberati dietro versamento di un riscatto e una generale amnistia avrebbe garantito la libertà e la conservazione dei beni a tutti coloro che avevano parteggiato per il re di Ungheria .

La regina tornò a Napoli ma un nuovo problema nasceva: si chiamava Luigi Durazzo, (fratello di quel Carlo fatto giustiziare ad Aversa dal re magiaro) portato prigioniero in Ungheria. Questi, ritornato dalla lunga prigionia in seguito alla mediazione del papa, si lamentava di non godere degli stessi privilegi accordati agli altri principi, parenti come lui, del sovrano.
Il suo carattere violento e riottoso lo portarono a raccogliere intorno a se i baroni scontenti con i quali ben presto organizzò un piccolo esercito che incominciò ad occupare terre in Puglia e Capitanata, approfittando anche dell’assenza del marito di Giovanna impegnato in Sicilia ( nel vano tentativo di riconquistarla ).

Lo scopo era quello di occupare e impadronirsi i del regno ma il suo errore fu quello di formare il suo piccolo esercito con soldati mercenari ungheresi rimasti nel regno a battagliare per soldi poiché gli stessi non esitarono a cambiare bandiera e venire a patti con Luigi di Taranto (che li mando’ a combattere in Sicilia pagandoli solo un po’ di più) quando questi, tornato in tutta fretta dalla Sicilia, a capo del suo esercito lo attaccò per mettere di nuovo ordine nel regno.

Privato della sua forza principale dovette ritirarsi nel castello di Monte Sant’Angelo, sul Gargano dove fu poi costretto ad arrendersi alle milizie regie che lo assediavano.
Fatto prigioniero, fu poi portato nelle prigioni di Castel dell’Ovo dove morì secondo molti per avvelenamento.

Un mese dopo moriva anche Luigi di Taranto ( 42 anni ) e Giovanna rimase vedova per la seconda volta .

Un anno dopo, a 37 anni, convolo ‘ a nozze con Giacomo di Maiorca, un bellissimo giovane ma principe povero, che non fu associato al trono. Fu questa la causa, probabilmente, per cui due anni dopo egli abbandonò la moglie e andò a guerreggiare nella Spagna, dove morì.

Giovanna rimase così vedova per la terza volta e in più’ nello stesso anno mori ‘ anche il Gran Siniscalco Niccolo’ Acciaiuoli, che per 20 anni aveva dato un valido apporto alla conduzione del regno.

La regina si ritrovò quindi sola ad affrontare vecchi e nuovi problemi del regno: la questione delle terre siciliane, la repressione del brigantaggio dilagante, la ribellione del duca d’Andria (Francesco del Balzo) e le richieste del re di Ungheria.
Il re di Ungheria chiese (più che richieste i suoi erano ordini) di inviare, in maniera di farli cosi’ crescere alla sua corte, Carlo di Durazzo ( figlio del duca morto in prigione a Castel dell’Ovo ) e Margherita di Durazzo, ( figlia di quel Carlo fatto giustiziare ad Aversa e di Maria d’Angiò, sorella della regina).

I due ragazzi, nonchè cugini, vivevano da piccoli a corte della regina: il primo, Carlo, rimasto orfano a 8 anni, era stato educato e protetto da Giovanna che vedeva in lui il probabile successore al trono non avendo figli ed eredi diretti.
Margherita, era anch’essa rimasta orfana dopo la prematura morte di Maria (sorella di Giovanna) avvenuta nel 1366, ed era cresciuta coccolata ed educata in maniera amorevole dalla zia Regina.

In un primo tempo Giovanna oppose un netto rifiuto alla richiesta ma poi per evitare un ulteriore attrito tra i due regni acconsentì. I due ragazzi vissero così alla corte ungherese secondo i costumi magiari in modo che un giorno si sarebbe seduto sul trono napoletano un re più ungherese che Angioino.

Ovviamente i due giovani ragazzi si sposarono secondo volere del re a cui furono sempre affezionati e devoti pur sapendo di essere questo l’uccisore del loro rispettivo padre e zio (anche se il padre di Carlo era morto in carcere ad opera di Luigi di Taranto e della regina Giovanna, trauma che il giovane ragazzo e futuro sovrano non dimenticherà mai).

Luigi d’Ungheria era così finalmente soddisfatto avendo raggiunto il suo scopo; gli unici infatti che potevano vantare titoli per la successione del regno di Napoli erano sotto il suo diretto controllo.

Giovanna intanto all’età di 50 anni convolò a nozze per la quarta volta: il prescelto fu Ottone di Brunswick, cadetto di una famiglia principesca germanica, che datosi al mestiere delle armi era ormai un valente e valoroso capitano di ventura, quello che ci voleva per i brutti tempi che correvano.

Giovanna riuscì’ comunque a destreggiarsi bene tre le emergenti difficoltà contrastando il brigantaggio e sconfiggendo in una sanguinosa guerra i De Balzo. Risolse la questione ungherese consegnando a malincuore i ragazzi al re Luigi e infine con la mediazione del papa risolse definitivamente la questione siciliana.

Ma purtroppo papa Gregorio XI nel mese di marzo del 1378 moriva e la sua morte dava l’avvio al grande scisma che doveva poi lacerare la Chiesa per quasi 40 anni coinvolgendo l’Italia, parte dell’Europa e il regno di Napoli.
La fine del papa, purtroppo per Giovanna, causo’anche la fine del suo regno e della sua stessa vita.

Bisogna prima dire che per oltre 70 anni, negli ultimi tempi la sede papale era stata ad Avignone e solo l’anno precedente la sua morte  Gregorio XI l’aveva riportato a Roma.
Furono questi i motivi che indussero i romani a scendere in piazza e minacciare di morte i cardinali, riuniti in conclave, se non fosse stato eletto un papa italiano.

Quando i cardinali si riunirono in conclave a Roma , per scegliere il nuovo papa i tumulti aumentarono, la folla aumento’ ed i cardinali impauriti elessero il napoletano e arcivescovo di Bari Bartolomeo Prignano. Il nuovo papa prese il nome di Urbano VI.

Ma ai Cardinali francesi la cosa non fu ben digerita e una volta trasferiti ad Anagni dichiararono vacante la sede papale essendo illegittima perchè avvenuta sotto la pressione popolare che aveva coartato la loro volontà.
Dopo questa dichiarazione i Cardinali si riunirono di nuovo in conclave a Fondi ed elessero nuovo papa, Roberto di Ginevra, che assunse il nome di Clemente VII.
Il re di Francia  Carlo V si dichiarò subito per Clemente mentre Luigi d’Ungheria ritenne valida l’elezione di Urbano.

Giovanna commise un grande errore che pago’ poi a caro prezzo. In un primo momento aveva festeggiato il papa eletto a Roma tra l’altro di origini napoletane (e di conseguenza subito amato dal suo popolo) per poi in un secondo momento riconoscere Clemente VII.

Giovanna era sicuramente in buona fede e seguiva solo i suoi sentimenti religiosi, convinta dell’elezione illegittima di Urbano VI perché ‘convinta dal parere di eminenti ecclesiastici da lei consultati.
Non fece nessun calcolo, neanche quello di pensare che Urbano VI era napoletano e che il popolo aveva esultato con gioia l’avvento al papato di un concittadino.
La maggior parte del popolo disapprovò quindi la sua scelta e al momento opportuno le fu ostile.

Urbano e Clemente non si limitarono solo alle bolle con le quali si scomunicarono a vicenda ma si contesero la tiara anche con le armi.
La situazione precipitò quando il papa Clemente VII, lasciato Fondi, si rifugiò a Napoli, per sentirsi più’ sicuro, presso la regina Giovanna.

La regina ordinò grandi festeggiamenti per onorare l’ospite che prese dimora nel Castel dell’Ovo, ma il popolo in disaccordo con la regina incominciò ad agitarsi dando luogo a tumulti; una folla sempre più numerosa incominciò ad accalcarsi. Ben presto scoppiarono incidenti, il palazzo arcivescovile venne invaso e devastato e le case di coloro conosciuti come sostenitori dell’antipapa saccheggiate.
La folla minacciosa alla fine si accalco’ di fronte al Castel dell’Ovo inneggiando a papa Urbano VI. Dopo tre giorni di disordini, il papa preferì lasciare Napoli e far leva per la Provenza ove stabilire la sua sede ad Avignone.

E Giovanna ?
Giovanna sotto la pressione popolare acconsentì a riconoscere Urbano VI come il solo papa legittimo, ma poi giunto suo marito Ottone con le sue milizie, ritornò alla sua prima decisione favorevole all’antipapa.
Questo atteggiamento ambiguo offese ed inasprì il popolo che, deciso a difendere i diritti di Urbano, passò direttamente alla rivolta armata contro tutti coloro che sostenevano Clemente VII (iniziò così una vera guerra civile) compreso lo lo stesso potere regio.

Dopo il voltafaccia, il papa Urbano non tardo’ ad accusarla di eresia, scomunicandola e deponendola, invitando di conseguenza Luigi, re d’Ungheria a invadere il regno di Napoli, per offrirgli la corona.

Il re di Ungheria, ovviamente, accetto’ l’offerta del pontefice e delego’ il giovane principe Carlo di Durazzo ad avanzare verso Napoli alla testa di un esercito per conquistare il regno di Giovanna.

La notizia riempì di sgomento la regina che non trovò altra strada se non quella di chiedere aiuto al re di Francia con il quale raggiunse l’accordo di adottare come figlio suo fratello Luigi d’Angiò, conferirgli il titolo di duca di Calabria (titolo che spettava ai futuri regnanti) e riconoscendo di conseguenza come suo successore.

Giovanna rese pubblica l’adozione di Luigi d’Angiò solo quando Carlo di Durazzo nel suo cammino verso Napoli sostò a Roma per negoziare l’investitura del regno, chiamandolo subito al suo soccorso.
Nella sua chiamata di urgenza Giovanna promise l’immediata associazione al trono di Luigi d’Angiò, ma la sfortuna volle l’improvvisa morte del re di Francia Carlo V.
Il principe francese quindi era in quel momento impossibilitato a muoversi perchè impegnato a reggere il regno del fratello vista la minore eta’ dell’erede Carlo VI.

Carlo di Durazzo entrò a Napoli senza grandi resistenze grazie anche agli aiuti dei sostenitori papali e senza l’opposizione del popolo.
Giovanna con i familiari e circa 500 fedeli si rinchiuse in Castelnuovo sperando di poter resistere fino all’arrivo dei soccorsi chiesti a Luigi d’Angiò.

Intanto ad Avignone l’antipapa Clemente VII incoronava Luigi d’Angio re di Napoli invitandolo a destituire Carlo e a impadronirsi del trono.
Giovanna sperò fino alla fine l’arrivo dei francesi ma questi purtroppo non arrivarono mai.

Ottone coraggiosamente si dispose con le scarse forze di uomini rimasti a sua disposizione nel largo antistante il castello ed ingaggiò battaglia.

Il combattimento fu aspro e violento ma alla fine gli Angioini, malgrado il loro valore, furono sopraffatti. Ottone rimasto appiedato per aver avuto il cavallo ucciso, fu fatto prigioniero.
Due giorni dopo, svanita ogni speranza di soccorso francese, la regina fece aprire le porte del castello e si arrese al vincitore.

Dapprima imprigionata nel castello dell’Ovo, poi in quello di Nocera ed infine a Mauro Lucano. Mori il 27 luglio del 1382 a 56 anni e dopo 38 anni di regno.
Carlo Durazzo dichiarò che era finita per morte naturale ma corse voce di morte per strangolamento su ordine dello stesso ingrato nipote.

Oggi nella deliziosa cittadina di Mauro Lucano, grazie alla vivacità della semplice gente di questo luogo, si tiene ancora vivo ogni anno nel mese di agosto la memoria della Regina Giovanna con una manifestazione abbellita da giochi coreografici e ricca di costumi e colori. La bella e folcloristica manifestazione locale che vede coinvolti tutti gli abitanti inizia con un corteo a cui partecipano oltre seicento figuranti tutti a sfilare in costume storico medioevale; i nobili, i cortigiani con le loro dame, gli armigeri, gli sbandieratori e i musici. Tutti a fare da cornice alla figura della regina d’Angiò, ancora unica e vera protagonista della festa.

Ah ! Dimenticavo.
Nel settembre del 1382 , quindi un mese dopo la morte di Giovanna mori’ anche Luigi d’Ungheria ed il trono per discendenza passò alla figlia Maria che ancora minore lasciava la reggenza alla madre Elisabetta di Polonia.
Carlo di Durazzo invece lamentava il trono come suo essendo unico erede maschio e si precipitò di conseguenza in Ungheria dove, una volta giunto, col favore di una buona parte del popolo e della nobiltà spodestò Maria ed assunse la corona di Ungheria con il nome di Carlo II. Ma la vedova di Luigi, Elisabetta, decisa a liberarsi dell’usurpatore, ordì un complotto contro di lui facendolo assalire da un gruppo di sicari e imprigionarlo nelle carceri di Visegrad dove mori’ avvelenato per mandato pare della stessa regina Elisabetta (1386). Entrambi i figli, prima Ladislao e poi Giovanna II gli successero sul trono di Napoli.

E Luigi d’Angiò? Questi invase con il suo esercito il regno solo due anni dopo ma giunto in Puglia mori’ improvvisamente senza portare a termine l’ impresa .

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