ISIDE E NAPOLI

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Sorella e sposa di Osiride, Iside fu la dea più popolare dell’antico Egitto ed una delle divinità più famose di tutto il bacino del Mar Mediterraneo .
Il suo nome, Iside, significa antico ed era chiamata anche Maat, che significa Conoscenza o Sapienza.
Il suo culto duro’ migliaia di anni e si diffuse sia nel mondo ellenico che in quello romano dove nonostante all’inizio fosse ostacolato, dilagò con gran fervore in tutto l’impero .
Qui , il suo culto subi’ comunque una metamorfosi e si trasformo’ in un culto misterico per i legami della Dea con il mondo ultraterreno .
Secondo il mito, infatti , Iside con l’aiuto della sorella Nefti assemblò le parti del corpo di Osiride, riportandolo alla vita. Per questo era considerata una divinità legata alla magia e all’oltretomba.
Iside, originaria del Delta, è la grande Dea della maternità e della fertilità che insegno’ nella mitologia greca alle donne d’Egitto l’agricoltura l’arte di macinare il grano , filare il lino , tessere e ricamare .
Insegno’ alle donne come convivere con gli uomini istituendo il matrimonio.
La stessa Dea viveva col proprio fratello Osiride, dio delle acque del Nilo che una volta raggiunta l’età adulta, sposo’.
In Egitto proteggeva le madri dei bambini ammalati e siccome aveva ricomposto i pezzi del fratello Osiride sparsi dall’ invidioso dio Seth, assicurava un passaporto per tornare dopo la morte.
Essa ha rappresentato per secoli la compagna ideale , l’anima gemella per eccellenza . La sua devozione ad Osiride fu tale che lei potè salvarlo dalla morte per ben due volte, ricomponendone i pezzi e restituendogli la vita.
Iside rappresenta il potere femminile , simbolo di sposa fedele e madre premurosa , protettrice del focolaio domestico e protettrice dei naviganti . Era la moglie dolente e tenera sorella, era colei che apportava la cultura e dava la salute.
Rappresenta la forza di una donna che ama e che soffre per tale amore , combatte e vince
la morte per riportare il suo amato alla vita, e può pertanto con altrettanta facilità abolire la morte per i suoi seguaci pieni di fede.
Iside venne rappresentata in vari modi: come una vacca, insieme ad Hathor, o con corna bovine tra le quali è racchiuso il sole, oppure con l’icona del falco o come una donna con ali di uccello. Questa immagine della donna alata la si ritrova spesso dipinta sui sarcofagi nell’atto di prendere l’anima tra le ali per condurla a nuova vita. Solitamente, però, la si conosce raffigurata come una donna vestita con in testa un trono e con in mano un loto, immagine di fertilità. Il suo simbolo è tiet, chiamato anche nodo isiaco, probabilmente indicante la resurrezione e la vita eterna.
Il suo culto ha lasciato un segno tangibile nella cultura napoletana. Lo si può riconoscere nel ferro di cavallo che spesso accompagna il corno per i riti scaramantici. Il ferro di cavallo, infatti, non è altro che l’icona delle corna di Iside e dell’immagine arcaica che indica il ventre materno e la mezza luna, che sono i simboli della fertilità della donna.
Nei rituali pubblici celebrati in suo onore, nella festa della fertilità, e nel mese di Hathor, (novembre) erano portati in processione un fallo, rappresentante Osiride, e un vaso pieno di acqua che lo precedeva. La coppa e il fallo sono gli eterni simboli della generazione che ricorrono sempre. Li troviamo nei riti primitivi – la torcia, che è chiamata l’uomo, e la coppa in cui penetra, che è detta la donna. Il foro nella terra al centro dell’accampamento in cui ogni soldato romano gettava la sua lancia; il calice del santo graal, nel quale era conficcata una lancia che faceva gocciolare eternamente sangue, la sacra fonte battesimale fertilizzata dall’immersione della candela accesa.
A Napoli era presente fortemente il culto domestico di Iside , venerata come ‘ la mamma ‘ per eccellenza . La dea che allatta un bambino in una posa simile a quella della Madonna della Seggiola di Raffaello, che appare in sogno e ascolta le preghiere dei fedeli e che ha a che fare con un mito che parla di resurrezione.
Le testimonianze del culto domestico della Dea presenti in Campania sono innumerevoli al punto che possiamo considerare la Campania , la regione prima in Italia con un numero di templi dedito alla Dea . « Centri come Benevento vantavano qualcosa come quattro templi a Iside chiamati Isei .
Napoli e l’ Egitto sono sempre stati molto uniti da un profondo legame sin dai tempi dell’antichità’ quando mercanti e coloni provenienti dall’Egitto si stanziarono con abitazioni e botteghe nel centro storico della città, dove eressero anche un monumento in onore del Dio Nilo , un ‘ entità’ fluviale ( quindi figlia dell’oceano) , che occupa ancora oggi uno slargo dei nostri amati decumani .
La piazzetta prende appunto il nome dalla statua del Dio Nilo eretta dagli Alessandrini che duemila anni fa si stanziarono con abitazioni e botteghe in questo punto della città, ed eressero tale monumento in memoria della loro patria lontana .
I mercanti portarono con se riti orfico-dionisiaci e isiaci molto noti in tutto il bacino del Mefiterraneo. Incominciarono quindi a diffondersi e proliferare anche a Napoli culti egiziaci di cui i più’ famosi erano quelli dedicati a Iside ma paradossalmente erano anche i più segreti: essi venivano infatti celebrati solo dagli adepti, per lo più Alessandrini
Iside fu una delle divinità più famose di tutto il bacino del Mar Mediterraneo e non manco’ per omaggio dei suoi devoti per lei la costruzione di una statua e di un tempietto.
È’ da notare che ancora oggi esistono due chiese dedicate a Santa Maria Egiziaca, una monaca ed eremita egiziana nata ad Alessandria d’Egitto nel 344 , venerata come santa dalla Chiesa cattolica : la monumentale e barocca chiesa a Forcella e quella sulla collina di Pizzofalcone, ( una delle chiese basilicali della città).
Pratiche pagane che ricordavano quelle egiziane venivano praticate in molti luoghi della città’ , uno su tutti “il Cimitero delle Fontanelle”, una necropoli pagana dove veniva usato un sistema di inumazione che ricorda quello della mummificazione: fino al 1700 le inumazioni erano fatte in nicchie a forma di sedia in cui il cadavere veniva deposto seduto, “in posizione faraonica”.
Il povero filosofo Giordano Bruno,che studio’ e prese i voti nel convento di San Domenico , ricordiamo che fu condannato a morte per eresia dalla Chiesa perché, tra l’altro, sosteneva che la religione cristiana fosse diretta emanazione di quella egizia. Bruno inoltre affermava che la religione magica egiziana fosse l’unica vera religione . Questa divinità non accettata dalla religione ufficiale , doveva insieme ad altri culti paralleli sparire ( come il Dio Mitra ) e
proprio per questo la statua del Dio Nilo ricca di fogli di carta che chiedevano grazie alla divinità, monete , capelli e qualsiasi cosa pur di convincere il Dio Nilo ad aiutare quella gente bisognosa , fu decapitata e spodestata e perduta per secoli. Finché nel Medioevo non fu ritrovata.
Altri noti e misteriosi personaggi vissuti a Napoli sono stati accompagnati da un alone di mistero legato al culto egizio , come Giuseppe Balsamo , conte di Cagliostro , fondatore in Francia di una massoneria di Rito Egizio che abito’ a Napoli per qualche anno intorno al 1773 , portando con se teorie iniziatiche che si ispiravano tutte all’antico Egitto .
La più’ grande testimonianza giunta a noi della diffusione nel mondo romano del culto egizio della dea Iside e’ senza dubbio rappresentato dal tempio di Iside a Pompei eretto tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.c.
Assai danneggiato dal terremoto, il tempio fu ricostruito dopo il 62 a.c., ed è stato rinvenuto in ottimo stato di conservazione, adorno di stucchi, statue e dipinti, e con tutta la suppellettile per il culto ancora al suo posto.
Numerosi affreschi provenienti dal tempio di Iside sono conservati presso il Museo archeologico nazionale di Napoli, dove è anche esposto un plastico che ricostruisce l’originale struttura del tempio.
Altro poco conosciuto Tempio di Iside si trova a Marechiaro :La Chiesa di Santa Maria del Faro, fu infatti costruita a Marechiaro sulle rovine di un precedente tempietto della Dea Iside, denominata poi Dea Fortuna. La famiglia Mazza nel 1600 aveva collocato una grande lapide nella nicchia di un’antica rovina romana sotto la chiesa, in riva al mare, con l’attestazione della presenza in quel luogo di un antico tempietto dedicato alla Dea Iside – Fortuna; purtroppo la preziosa iscrizione venne frantumata e dispersa come diabolica. Tuttavia possiamo ritrovarla nell’opuscolo del Guiscardi (Napoli, 1906).
I misteri legati alla dea Iside restano i più importanti e segreti di Neapolis. La dea era identificata con la luna, quindi solo conoscendo la forza trascinante dei riti lunari praticati per lungo tempo dalla comunità di alessandrini presente a Napoli in epoca romana – rituali notturni legati al nascere e al tramontare della luna – si può capire il grande amore dei napoletani per la luna e la notte.

BREVE STORIA DI ISIDE

Iside era la prima figlia di Nut,( Dea del cielo) e di Geb, (Dio della terra) e nacque nelle paludi del Nilo ; era sorella di Nefti, Horus il vecchio, Seth ed Osiride.
Una volta raggiunta l’età adulta, Iside andò in sposa al fratello Osiride. Essi regnarono felici sull’Egitto . Essi si amavano tanto, molto, troppo, più di quanto possa esprimere la parola. Non c’e nulla di pi grande del loro amore…L’armonia che li circondava era tale che tutti ne rimanevano piacevolmente coinvolti. Le loro giornate scorrevano all’insegna del nutrimento del mondo; i poteri di Iside associati a quelli di Osiride facevano sì che il cibo scaturisse a profusione dal ricco suolo egiziano e dal fertile Nilo e per tale motivo veniva considerata la benefattrice dell’Egitto.
Le loro notti erano scandite dall’estasi dell’amore; non vi era luna o stella che potesse offuscare la loro passione.
Osiride era la Luna e Iside la natura.Ma in seguito essa divenne la luna – sorella, madre e sposa del dio della luna.
Iside, La luna, è anche Madre Natura, che è sia buona che cattiva
Osiride girava continuamente per tutto l’Egitto ad insegnare alla gente a coltivare i campi e piantare le vigne .
Tutti amavano Iside e Osiride – tutti tranne Set, il loro gelosissimo fratello (geloso anche perchè sua moglie Nefti si era innamorata di Osiride) .
Il popolo era felice e Osiride godeva di tanta popolarita’, ma questo non faceva altro che rendere sempre più geloso Seth che non faceva altro che pensare a cosa organizzare per prendere il suo posto e ricevere gli stessi onori .
Alla fine fece costruire un magnifico cofano istoriato che aveva le dimensioni esatte del corpo di Osiride e durante un banchetto promise di regalare il prezioso stipo a quello fra i convitati che sdraiatosi in esso lo avrebbe riempito perfettante .
Molti ci provarono ma il cofano risultava sempre o troppo grande o troppo stretto ; infine anche Osiride fece la prova ma quando gia’ si rallegrava di aver vinto la gara , perché il suo corpo occupava perfettamente il vano , gli amici congiurati di Seth irruppero nella sala , lo inchiodarono e lo saldarono con il piombo e infine lo gettarono nelle acque del fiume Nilo in piena . Osiride di li a poco mori’ affogato .
Iside travolta dal dolore si tagliò i capelli e si strappò le vesti soffrendo per la perdita subita . Disperata si mise, accompagnata da Anubis, a cercare la bara.
Essa si lamentava e piangeva ambra che rese d’oro il deserto . Setacciò ogni angolo alla ricerca del suo innamorato e dopo molto vagare giunse in Fenicia, dove la regina Astarte fu presa da pietà per lei senza tuttavia riconoscerla e la prese come nutrice del principe ancora bambino.
Iside curò tanto bene il piccolo da metterlo come fosse stato un ciocco nel focolare del palazzo, dove la madre, terrorizzata, lo trovò fumante. Essa afferrò il piccolo e lo estrasse dalle fiamme, annullando in tal modo la magia che Iside stava effettuando su di lui per dargli l’immortalità. Iside fu chiamata a spiegare il suo comportamento e così venne rivelata l’identità della Dea e raccontata la sua ricerca. Allora Astarte rivelo’ alla dea che ella aveva usato un sarcofago trovato ed utilizzato come colonna : Iside subito si accinse ad aprirlo e come sperato ci trovò Osiride, ma egli era morto .Iside riportò finalmente il cadavere in Egitto per sepellirlo ma il malvagio Set ( il mostro dalla faccia di mulo ) non si diede per vinto: animato dalla più feroce crudeltà, trovò il corpo di Osiride, lo riconobbe, sguainò la spada e fece a pezzi Osiride. Come se non bastasse sparse i pezzi per il mondo. Uno al Cairo, uno a Luxor, uno a Meroé, uno a Gerusalemme, uno a Napoli…..
Quando Iside stava per mummificare Odiride vide la bara vuota e ci pianse sopra un giorno intero. ( per questo motivo era anche chiamata la Dea piagnona )
Senza perdersi d’animo, Iside si trasformò in uccello e percorse il Nilo in lungo e in largo, raccogliendo ogni frammento di Osiride. Nel collocare ciascun frammento l’uno accanto all’altro, servendosi della cera per unirli, Iside si accorse che mancava il fallo di Osiride; per questo motivo, essa ne plasmò uno nuovo usando l’oro e la cera.
Successivamente, grazie ai suoi poteri magici, Iside fece rivivere Osiride per un breve lasso di tempo. Fu in questa occasione che inventò i riti di imbalsamazione per cui gli egizi sono ancora famosi e li eseguì sul corpo di Osiride, pronunciando delle formule magiche: il dio risorse vivo come lo è il grano dopo le inondazioni primaverili in Egitto. E la magia del loro amore le permettè di concepire un figlio suo.
Quel bambino, il dio Horus con la testa di falco, divenne forte e possente – e la sua forza lo spinse a vendicarsi di Set per l’assassinio di Osiride. Ma Iside, madre di tutte le cose, non gli permettè di distruggerlo fino in fondo.
Osiride, vendicato dal figlio Horus e resuscitato da Iside per il solo tempo del concepimento , non pote’ comunque stare tra i vivi e regnò sul regno dei morti.
Per la sua capacità di riportare dalla morte alla vita , Iside era considerata anche una divinità associata alla magia e all’oltretomba.

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