IL VOMERO

Il Vomero e’ la zona collinare di Napoli. Dal punto di vista monumentale, le principali attrattive del Vomero sono il Castel Sant’Elmo, la Certosa e la chiesa di San Martino, e la villa Floridiana con il suo splendido parco .
Si possono visitare due interessanti musei : il museo  Nazionale di San Martino con i ricordi della storia di Napoli e il Museo Nazionale delle ceramiche Duca di Martina donato alla citta’ da donna Maria Spinelli nel 1931 .
La sua storia inizia quando sulla sommità della collina nel secolo X , fu eretta una cappella dedicata a S. Erasmo, che diede alla zona la denominazione di “S. Elmo”.
Il nome San Erasmo , fu trasformato prima in ‘ Eramo ‘, poi in Ermo, ed infine in Elmo, che diede il nome alla collina .
In epoca normanna all’apice del colle, nel 1170, fu realizzata una torre di vedetta al posto della quale, nel 1300, gli angioini costruirono un castello che chiamarono Belforte che poi venne ristrutturato nella caratteristica forma a sei punte che oggi vediamo nel 1500 dal viceré Don Pedro de Toledo per le esigenze che i nuovi mezzi bellici comportavano ( le artiglierie ) .
Il castello completamente rifatto secondo le regole militari che i tempi comportavano fu chiamato ‘Castel San Erasmo’ e in seguito Castel S. Elmo .
Il Castello S. Elmo assistette, nel 1799, alla nascita della Repubblica napoletana, quando
I patrioti vi avevano innalzato l’ albero della libertà, e il giorno precedente avevano proclamato la “Repubblica Napoletana, una e indivisibile”, dichiarando la caduta della monarchia.
Sotto gli Angioini, sorsero le prime ville e i primi palazzi e nel 1325 Carlo d’Angio commissiona la costruzione della famosa Certosa di San Martino. Un monastero dei certosini che seguiva le regole di San Benedetto , ora et labora , qui quindi si pregava e lavorava . Circondata da giardini e boschi era in una posizione ideale per la contemplazione e la solitudine , la preghiera e il silenzio .
In origine la collina era chiamata Colle del Paturcium (si presume da Patulcius, un aggettivo che i romani associavano a Giano, Dio di ogni apertura cui la collina era dedicata, che significa appunto “colui che apre” ) . Trasformato nel medioevo in “Patruscolo” e poi “Patruce” da Pontano nel Rinascimento, nel ‘600 si diffuse poi il nome attuale derivante dal “casale del Vommaro” dove pare si svolgesse a quel tempo una sorta di palio tra contadini che gareggiavano a chi facesse il solco più dritto con i vomeri ; dalla città affluivano i curiosi al grido di “jammo a vedè ‘o juoco d’’o vommaro”, trasferendo così al luogo il nome dell’attrezzo.
Il toponimo Vomero che tutti adoperiamo non e’ quindi riferito a tutta la collina ma ad un antico casale di essa, e trae origine dalla sua antica vocazione agricola e al gioco del “vomere”. Un passatempo che i contadini della collina praticavano nei giorni festivi
che sanciva come vincitore chi, con il vomere (la lama) dell’aratro, avesse tracciato un solco quanto più possibile dritto; un curioso intrattenimento per il quale accorreva ad assistere un gran numero di persone dalla città
Nel periodo romano e greco il Vomero era attraversato dalla Via Antiniana ( così detta perché’ vi si trovava una villa dell’Imperatore Antonino ) che collegava, le città di Neapolis e di Puteoli . La vecchia via corrisponde, attualmente, alla Via S. Gennaro ad Antignano e’ famosa perché’ vide verificarsi intorno al IV secolo d.C. il primo miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. Accadde infatti che, mentre si effettuava processionalmente la traslazione del corpo del Santo alle catacombe a lui intitolate, giunti in località Antinianum, alcune persone offrirono ai sacerdoti due ampolle contenenti il suo sangue, che immediatamente si sciolse. Sul luogo del miracolo fu eretta un’edicola, più volte distrutta e ricostruita, e, poco distante una chiesa, intitolata a “S. Gennariello” .
Il Vomero un tempo era un luogo prevalentemente agricolo ( tutta la zona era, infatti, rinomata, per i suoi broccoli ) e con i suoi piccoli villaggi e casali costituiva una periferia agricola, per la maggior parte disabitata e lontana dalla città di Napoli.
E’ stato , per secoli , grazie alla gran massa di verdure coltivate soprannominata ‘ la collina dei broccoli ‘.
Durante la peste del 1656, la collina venne utilizzata come rifugio da parte della nobiltà e del clero e grazie alla scoperta della sua aria salubre ( e alle nuove crescenti esigenze di espansione urbana della citta’ ) ben presto nel secolo XVII tutta la collina cominciava ad essere costellata di ville.
Nel secolo XVIII, il Vomero era luogo prediletto per la villeggiatura e numerose erano le ville che vi sorgevano ; esso fu quindi concepito, gia’ sin dal suo inizio , come un quartiere residenziale destinato alle classi nobiliari e anche a quelle regali in seguito all’acquisizione da parte di Ferdinando IV di Borbone per se e la sua sposa morganatica Lucia Migliaccio di Floridia di terreni utili all’edificazione della Villa Floridiana (1817) .
La Villa Floridiana è un complesso formato da un grande parco verde e da una villa che ospita il Museo Nazionale delle Ceramiche Duca di Martina; una delle più grandi e antiche collezioni di arti decorative europee e orientali (oltre 6000 pezzi), donata dal duca di Martina alla città di Napoli.
La villa risale alla prima metà del XVIII secolo, e come detto nel 1816 Ferdinando IV di Borbone la acquistò per regalarla come residenza di villeggiatura alla moglie morganatica, Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, a cui deve tuttora il nome. Dopo l’acquisto, il sovrano incaricò l’architetto toscano Niccolini di riadattare in stile neoclassico la preesistente palazzina, e fece ampliare ed arricchire i giardini con oltre 150 specie vegetali, sotto la supervisione di Friedrich Dehnhardt, all’epoca direttore dell’Orto Botanico di Napoli. Il complesso alla fine dei lavori comprendeva due ville (denominate rispettivamente Villa Floridia e Villa Lucia, (che erano separate da un vallone), un teatrino all’aperto, un tempietto circolare a colonne doriche e cupola, finte rovine, fontane, statue e serre, tutto in stile neoclassico.
Vale la pena di fare una passeggiata tra i viali alberati della bella Villa per vedere questo luogo stupendo , dalla cui bellissima terrazza del Belvedere affacciandoci ,possiamo ammirare uno stupendo panorama del golfo e del lungomare di Napoli
Oggi il parco è un rilassante polmone verde nel cuore dell’affollato quartiere vomerese: Ma i bei percorsi tortuosi del parco, le architetture ottocentesche, il bel panorama che si può ammirare dal belvedere, e il museo nazionale della ceramica Duca di Martina, ne fanno anche una meta culturale rilevante per i turisti e per i cittadini
Nel primo dopoguerra, il Vomero aveva, ormai, assunto la fisionomia di elegante quartiere residenziale . La magia del panorama, le grandi ville e le variopinte palazzine residenziali nell’elegante stile tardo Liberty; la vivacità dei parchi e delle vetrine dei prestigiosi negozi e delle attrattive sempre più crescenti fanno oggi del Vomero uno dei quartieri più chic e ambiti di Napoli , collegato al centro da metropolitana e funicolari.
Per meglio collegare il centro di Napoli con la crescente urbanizzazione collinare fu realizzata la “salita dell’Infrascata”, attuale Via Salvator Rosa, per consentire all’aristocrazia del centro di raggiungere le case di villeggiatura in collina.
I primi veri interventi di urbanizzazione si ebbero pero’a valle con Ferdinando II di Borbone che si preoccupò delle esigenze della città dal punto di vista urbanistico-stradale con la realizzazione del Corso Maria Teresa, l’attuale Corso Vittorio Emanuele, che doveva collegare Mergellina alla zona collinare . Il sovrano vietò con un decreto di edificare sul lato panoramico della strada, salvaguardandone la vista del mare e del Vesuvio. Il tratto verso Piazza Mazzini fu realizzato dopo l’unità ed è infatti notevole la differenza estetica con quello più basso.
Nel 1885, ( fu emanata la “legge per il Risanamento di Napoli” con la quale si pianificò l’edificazione del Vomero.
L’11 Maggio del 1885 Re Umberto I e la Regina Margherita insieme al sindaco Nicola Amore presenziarono alla posa della prima pietra per la costruzione del “Nuovo Rione Vomero” che venne formalmente inaugurato il 20 Ottobre 1889 con l’apertura della funicolare di Chiaia. Il progetto prevedeva l’urbanizzazione di un’area di circa mq. 650000 . Le nuove strade furono battezzate il 19 Aprile del 1890 quando il Comune definì i 37 nomi di artisti vari a cui intitolarle.
Per l’attuazione del “progetto Vomero” si rese necessaria l’approvazione di un piano regolatore che avvenne nel 1886. Dopo di che, fino al 1890, alcuni palazzi di stile neorinascimentale andarono sorgendo lungo Via Scarlatti e parecchie villette liberty lungo Via Luca Giordano, mentre Piazza Vanvitelli andò acquistando la sua fisionomia, con i quattro palazzi fatti edificare dall’Istituto romano di beni stabili. I collegamenti fra il Vomero e la città bassa si ebbe con l’entrata in funzione della funicolare di Chiaia, e dopo anche con la funicolare di Montesanto. (1891)
Il periodico d’elite “Napoli Nobilissima”, nel 1893, così descrive gli interventi appena realizzati: “Le opere sono mirabili e danno alla città un aspetto ordinato, ma quanto si è guadagnato, tanto si è perduto di notevole bellezza”.( riferendosi particolarmente alla perdita di spazi verdi e di paesaggi panoramici ).
Il nuovo quartiere continuò a prendere lentamente forma nei primi decenni del ‘900 anche con villini dotati di giardini che si contrapponevano agli edifici prima umbertini, e poi liberty e neoeclassici. Sorsero anche chiese, scuole, impianti sportivi, cinema, teatri, (Nel 1933, alla presenza del principe Umberto di Savoia, fu inaugurato il teatro Diana ) ristoranti e anche nosocomi, facendo della zona una città nella città, maggiormente collegata col centro tramite una nuova funicolare inaugurata nel 1928 col nome di “centrale” per la sua pozione intermedia tra quella di Chiaia e Montesanto.
Non dimentichiamo che il secondo conflitto mondiale ha visto il Vomero protagonista per l’episodio delle “Quattro giornate di Napoli” che ebbe lì il suo inizio e la sua fine. Quando, infatti, si diffuse la notizia dello sbarco degli americani, si costitui’ subito un movimento di resistenza locale con un comando politico,( con sede nel liceo Sannazzaro ) e un comando militare, che presto, appena costituito un gruppo di uomini armati , si diresse minaccioso verso lo stadio Collana dov’era il comando tedesco. Appresa la notizia, il comando tedesco si affrettò a rastrellare quanti più uomini poté. Nello scontro che inevitabilmente avvenne quasi tutti i partigiani caddero e, soltanto i rinforzi, giunti più tardi, riuscirono ad avere ragione dei nemici. Dopo questo episodio così glorioso di storia cittadina e di quartiere, allo stadio del Vomero fu attribuita la nuova denominazione di “stadio della Liberazione “.

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